{N}1,{/}2: Appena dato il saluto, Giacomo passa alle raccomandazioni pratiche: le prove, le difficolt\u00e0 della vita presente devono essere considerate dai cristiani come fonte di gaudio, perch\u00e9 esse sono occasione di manifestare a Dio la propria fedelt\u00e0 e il proprio amore.

{N}2,{/}14: Giacomo non \u00e8 contro Paolo (cfr. Rm 1,17; 3,20): questi, infatti, parla della fiducia riposta nelle opere della legge mosaica, come se esse di per s\u00e9 potessero meritare la salvezza che, al contrario, ci \u00e8 meritata e applicata soltanto da Cristo, a cui noi ci uniamo mediante la fede. Anche Paolo dice, non una sola volta, che la fede per salvare dev'essere vivificata dalla carit\u00e0 (1Cor 13,2; Ef 2,10): tutte le raccomandazioni riguardanti la vita e le virt\u00f9 cristiane, sparse melle sue lettere, testimoniano quanto egli mirasse alla pratica.

{N}2,{/}20: Giacomo completa e spiega la dottrina di Paolo: questi parla della fede come radice delle opere buone che suppone, quegli parla delle opere come frutto della fede.

{N}5,{/}14: Il brano, secondo il Concilio di Trento, parla dell'unzione degl'infermi: indica la materia del sacramento (l'unzione con l'olio), la forma (orazione della fede unita all'unzione), il sacerdote come ministro, l'infermo come soggetto, gli effetti nel sollievo e nella remissione dei peccati.

