{N}NEL TEMPO DEI PERSIANI E DEI MACEDONI{/}

{K}LA RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO{/}

{N}Sesbassar {/}era ritornato con i rimpatriati portando con s\u00e9 oggetti di 
culto che erano stati asportati da Nabucodonosor. Si mise anche a 
lavorare per la ricostruzione della santa dimora di Gerusalemme: 
{C}"Diedero allora denaro ai tagliapietre e ai legnaioli, viveri e bevande 
e olio a quelli di Sidone e di Tiro perch\u00e9 facessero giungere legni di 
cedro... Lodavano e ringraziavano il Signore, poich\u00e9... si erano poste le 
fondamenta della casa del Signore"{/} [Esd_3,7] e [Esd_3,11].
{K}LA GENTE DEL PAESE{/}

{C}"Quando i nemici di Giuda e Beniamino vennero a sapere che i deportati 
costruivano un tempio al Signore, Dio d'Israele, si recarono da 
{/}{N}Zorobabele{/}{C}, da Giosu\u00e8 e dai capifamiglia e dissero loro: 'Vogliamo 
costruire assieme a voi, perch\u00e9 anche noi invochiamo il vostro Dio, come 
voi, e gli offriamo sacrifici sin dai giorni di Assar\u00e0ddon, re di 
Assiria, che ci condusse qua'. Ma Zorobabele, Giosu\u00e8 e i capifamiglia 
d'Israele risposero loro: 'Non tocca a voi e a noi insieme edificare un 
tempio al nostro Dio! Noi soli edificheremo per il Signore Dio d'Israele, 
cos\u00ec come ci ha comandato il re Ciro, re di Persia' {/}[Esd_4,1] ... 
[Esd_4,5].
Questa gente del paese si era formata lungo il tempo, a partire da 
popolazioni vinte da assiri e babilonesi, e che erano state deportate in 
Palestina. Certamente comprendeva anche una buona parte di popolazione 
giudaica, rimasta nel paese al momento della deportazione, e che si era 
mescolata con quelli arrivati di recente. Intendersi con tale gente 
voleva dire correre il rischio dell'idolatria, problema tanto ben 
descritto dal Deuteronomio: {C}"Non stringerai nessun patto con esse... Con 
esse non contrarrai matrimoni: non darai tua figlia a un loro figlio, n\u00e9 
prenderai una loro figlia per tuo figlio. Poich\u00e9 tuo figlio si 
allontanerebbe da me e servirebbero altri d\u00e8i" {/}[Dt_7,2] - [Dt_7,4].
Per molti anni, le lamentele degli abitanti del paese davanti alle 
autorit\u00e0 persiane e le interminabili discussioni con i giudei, 
ritardarono i lavori di ricostruzione. Tuttavia, nel dodicesimo anno del 
regno di Dario, sotto la spinta dei profeti {N}Aggeo {/}e {N}Zaccaria{/}, si pose 
fine all'opera e il tempio fu finalmente consacrato il primo aprile del 
515 a.C.
{K}IL TEMPIO E I SACERDOTI{/}

I giudei che erano ritornati dalla cattivit\u00e0 grazie all'editto di Ciro si 
resero presto conto che la loro terra formava ora parte dell'impero 
persiano. L'unica autorit\u00e0 esistente era quella del grande re e da nessun 
punto di vista era possibile ricuperare la propria identit\u00e0 e originalit\u00e0 
attorno ad un potere politico indipendente. Da allora, il tempio pass\u00f2 ad 
essere molto di pi\u00f9 che un simbolo di restaurazione. Si cambi\u00f2 nel centro 
e nel cuore della vita giudaica, e i sacerdoti che vi officiavano e 
garantivano il culto del Dio unico, cominciarono ad occupare un posto 
preminente nella nazione. Il primo sacerdote del tempio divenne il 
personaggio principale della comunit\u00e0 e prese il titolo di {N}Sommo 
Sacerdote{/}, mentre il rituale, la celebrazione delle feste e il rigoroso 
rispetto del calendario liturgico del tempio, costituirono il marchio 
fondamentale che avrebbe preservato l'originalit\u00e0 di Israele in mezzo 
alle altre province dell'impero. Fu con ogni probabilit\u00e0 allora che il 
libro del Levitico venne definitivamente redatto, mentre i Salmi, che 
erano il cuore della liturgia di Israele, furono raccolti, senza dubbio a 
somiglianza dei cinque libri della legge (il Pentateuco), in cinque 
libri, ciascuno dei quali terminava con una dossologia.
{K}L'ORAZIONE DEI SALMI{/}

I poemi e i cantici religiosi non sono un'originalit\u00e0 di Israele, e le 
letterature contemporanee all'Antico Testamento ce ne hanno lasciato 
numerosi esempi tanto in Egitto come in Canaan e in Mesopotamia. Non si 
pu\u00f2 dubitare che dall'epoca di Salomone il salmo abbia avuto un luogo 
privilegiato nella liturgia del tempio, e la tradizione ha voluto che 
fosse lo stesso re Davide a fissarne le regole. Tuttavia, il lavoro che 
si realizzava in questi momenti sotto l'impulso dei sacerdoti attorno al 
tempio ricostruito, dava un nuovo vigore a questa forma di poesia. 
Probabilmente, i leviti incaricati del canto e della sinfonia, "figli di 
{N}Asaf{/}" o "figli di {N}Idutun{/}" ebbero la loro parte nella composizione o 
nella selezione dei salmi. Con il tempo, le ricompilazioni si andarono 
arricchendo di orazioni personali o di lamentazioni collettive, che si 
riferivano a tale o a tal altro avvenimento del passato o alle prove 
passate dalla comunit\u00e0 di Gerusalemme; i salmi alimentavano la fede e la 
piet\u00e0 di Israele avevano un posto privilegiato nel rituale quotidiano del 
tempio e nelle celebrazioni delle grandi feste annuali.
{K}NEEMIA COSTRUISCE LE MURA DI GERUSALEMME{/}

La ricostruzione del tempio non sarebbe stata possibile senza l'aiuto dei 
giudei che occupavano in Babilonia alte posizioni nell'amministrazione 
imperiale. Per\u00f2, conclusa questa prima opera, restava ancora tanto da 
fare: la comunit\u00e0 dei rimpatriati viveva in grande decadenza. Il peso 
delle difficolt\u00e0 quotidiane, l'ostilit\u00e0 degli abitanti del paese verso 
questa gente arrivata di recente ma che voleva accaparrarsi i posti di 
comando in Giudea, e anche forse il sentimento di sentirsi abbandonati da 
quelli che avevano preferito restare in Babilonia, tutto questo smorz\u00f2 la 
fiamma che {N}Aggeo{/} e {N}Zaccaria{/} avevano acceso: il libro di {N}Malachia {/}fa 
un buon quadro della triste situazione del paese.
Neemia, coppiere alla corte di Artaserse I, si era messo in cammino. 
Arrivando a Gerusalemme aveva deciso di ricostruire le mura della citt\u00e0 
santa, e ci\u00f2 nonostante le risa burlone dei suoi oppositori. Il lavoro 
era durato cinquantadue giorni, ma il recupero del morale era altra cosa. 
Come capo, Neemia aveva dato il buon esempio, di disinteresse 
nell'esercizio delle responsabilit\u00e0. Aveva esortato i ricchi a condonare 
i debiti contratti dai poveri e a restituire ci\u00f2 di cui ci si fosse 
appropriato indebitamente. Aveva pure minacciato di punire severamente 
coloro che avessero contravvenuto a questi ordini.
{K}LA PERSIA CONTAVA SU ESDRA{/}

Neemia era aiutato nel suo arduo compito da un sacerdote di nome Esdra, 
anch'egli rientrato da Babilonia. La missione di Esdra era stata 
appoggiata da un decreto del re: {C}"Artaserse, re dei re, a Esdra, 
sacerdote e scriba delle legge del Dio del cielo. Salute. Tu sei inviato 
da parte del re e dei suoi sette consiglieri per una inchiesta su Giuda e 
Gerusalemme, secondo la legge del tuo Dio, che \u00e8 nelle tue mani... E tu, 
o Esdra, secondo la sapienza del tuo Dio, che tu possiedi, stabilisci 
magistrati e giudici che amministrino la giustizia per tutto il popolo 
dell'Oltrefiume, cio\u00e8 a tutti coloro che conoscono i decreti del tuo Dio. 
A chi non li conosce, voi li insegnerete. Di quanti poi non osservassero 
il decreto del tuo Dio e il decreto del re, sia fatta rigorosa giustizia: 
con la morte o con il bando o con la confisca dei beni o con la 
prigione!"{/} [Esd_7,6] ... [Esd_7,26].
Le difficolt\u00e0 contro cui cozzava allora la Persia possono spiegare 
l'estrema benevolenza del potere centrale verso quella che non era pi\u00f9 di 
una povera provincia. Per\u00f2 da una parte la ribellione del satrapo della 
provincia ad occidente dell'Eufrate (Transeufratania) che includeva la 
Palestina, e gli incessanti tentativi di ribellione dell'Egitto 
dall'altra, esigevano che si potesse contare senza riserva sulla fedelt\u00e0 
della Giudea, situata tra questi due fuochi di insurrezione.
{K}LA SOLENNE LETTURA DELLA LEGGE{/}

Sicuro dell'appoggio del re, Esdra cerc\u00f2 di riorganizzare la vita della 
comunit\u00e0 attorno alla legge di Yahweh. Convocato da Esdra, {C}"tutto il 
popolo si radun\u00f2 come un sol uomo nella piazza che sta dinanzi alla porta 
delle Acque. Dissero allo scriba Esdra di portare il libro della legge di 
Mos\u00e8, che il Signore aveva dato a Israele. Il sacerdote Esdra port\u00f2 la 
legge davanti all'assemblea degli uomini e delle donne e di quanti erano 
in grado di intendere. Sulla piazza che sta dinanzi alla porta delle 
Acque egli ne diede lettura dall'alba fino a mezzogiorno, davanti agli 
uomini, alle donne e a quanti erano in grado d'intendere. Gli orecchi di 
tutto il popolo erano volti al libro della legge. Esdra diede lettura del 
libro della legge di Dio, ogni giorno, dal primo giorno fino all'ultimo. 
Celebrarono la festa per sette giorni; nell'ottavo giorno ci fu 
un'adunanza solenne, come vuole la legge" {/}[Ne_8,1] ... [Ne_8,18].
{K}IL CASO DEGLI STRANIERI{/}

Per ristabilire la purezza del "popolo di Dio" in mezzo ad un mosaico di 
altri popoli trapiantati in Palestina dai paesi pi\u00f9 lontani del Vicino 
Oriente e attaccati, giustamente, ciascuno alle proprie usanze religiose, 
si mise in vigore l'antica legislazione mediante la quale i responsabili 
del popolo avevano protetto per gli anni addietro Israele dalla 
contaminazione dei cananei: {C}"Con esse non contrarrai matrimonio: non 
darai tua figli a un loro figlio, n\u00e9 prenderai una loro figlia per tuo 
figlio" {/}[Dt_7,3].
Con le invasioni prima e la cattivit\u00e0 dopo, si era trascurata questa 
prescrizione, e i matrimoni con stranieri erano diventati cosa corrente; 
questa negligenza raggiungeva tutte le classi sociali. Esdra obblig\u00f2 
perci\u00f2 i membri della comunit\u00e0 che rimandassero le loro spose straniere 
[Esd_9,1] - [Esd_10,5].
{K}I DOTTORI DELLA LEGGE{/}

Neemia ed Esdra si disimpegnarono bene in un ruolo decisivo nella 
comunit\u00e0 dei rimpatriati da Babilonia. Di Gerusalemme e dintorni, dove 
s'erano raggruppati, fecero uno stato sacerdotale, centrato sul tempio. 
Il lavoro degli scribi, la Torah dei giudei, il nostro Pentateuco, si 
impose allora come legge. Le nuove circostanze sorte dai cambiamenti 
politici e sociali di pi\u00f9 di un secolo prima, esigevano un adattamento o 
modifiche delle leggi, sempre con il dovuto rispetto alla tradizione 
mosaica: Israele era il popolo che Dio si era scelto, un popolo di cui 
Yahweh era Dio unico e "geloso". A fianco dei sacerdoti che regnavano 
come sovrani nel tempio, gli scribi, specialisti nella legge, 
cominciarono ad occupare un posto sempre pi\u00f9 importante: la stretta 
osservanza delle mille prescrizioni religiose era l'unica cosa che poteva 
mettere Israele, ritornato sulla propria terra, al riparo dai castighi 
divini.
In tale modo, la comunit\u00e0 di Gerusalemme, anche se sottomessa 
all'autorit\u00e0 persiana, s'era andata arricchendo di istituzioni e di una 
legislazione che facevano di essa il centro e il faro di Israele; 
istituzioni e legislazione che dovevano assicurare la coesione di un 
popolo sperso, per le vicissitudini della storia, ai quattro angoli 
dell'impero persiano e a volte anche oltre. Per questo, quando 
Alessandro, un dieci anni dopo, sconvolse la mappa geopolitica del Vicino 
Oriente, le cose non cambiarono sostanzialmente per i giudei, almeno in 
un primo momento.
{K}LA MACEDONIA FA NOTIZIA{/}

La Grecia non aveva dimenticato le due invasioni dei persiani sotto Dario 
nel 490 e di Serse dieci anni pi\u00f9 tardi. Il secolo che stava per finire 
aveva modificato i rapporti di forza. Filippo II, re di Macedonia, si era 
imposto alle altre provincie; le macchine d'assedio e la falange macedone 
gli avevano assicurato la superiorit\u00e0, mentre le miniere di oro del monte 
Pangeo gli permettevano il finanziamento di grosse operazioni militari. 
Nell'anno 337 i greci decisero di dichiarare guerra alla Persia. L'anno 
successivo per\u00f2, Filippo II fu assassinato e i confederati si ribellarono 
contro suo figlio {N}Alessandro,{/} che finiva di celebrare allora i suoi 
venti anni. La risposta fu immediata: il "giovane" castig\u00f2 le vecchie 
citt\u00e0 di Atene, Tebe e del Peloponneso.
{K}LE CAMPAGNE DI ALESSANDRO{/}

Dopo aver messo tutto in ordine, Alessandro attravers\u00f2 i Dardanelli (334 
a.C.) con un esercito di 30.000 soldati di fanteria e 5.000 di cavalleria 
e si scontr\u00f2 con i satrapi dell'Asia Minore coalizzati per sbarrargli il 
passo. La vittoria fu sua. Passando per Gordio, dove tagli\u00f2 il famoso 
"nodo gordiano", scese fino alla costa per le Porte Ciliciane, decim\u00f2 
ancora l'esercito di Dario III Codomanno in Isso, s'impadron\u00ec di Tiro 
dopo sette mesi di assedio e arriv\u00f2 fino in Egitto dove si fece 
riconoscere come il legittimo erede dei faraoni in quanto figlio del dio 
Zeus-Amon. Lungo il suo avanzare, aveva lasciato a uno dei suoi generali, 
a Parmenione, l'incarico di occupare la Palestina. Soltanto Samaria, 
residenza del satrapo governatore della provincia, oppose una vera 
resistenza. 
{K}LA VITTORIA E LA MORTE{/}

Sempre rincorrendo Dario, Alessandro attravers\u00f2 le pianure dell'Eufrate e 
del Tigri. Vincitore dei persiani a Gaugamela (331 a.C.), attravers\u00f2 
vittorioso le porte della prestigiosa Babilonia, sal\u00ec le pendici 
dell'altipiano iraniano, s'impossess\u00f2 di Susa e incluse Persepoli e 
Pasargade nel numero delle citt\u00e0 sottomesse. Si lanci\u00f2 poi alla caccia di 
Besso, il satrapo che aveva osato ricuperare per s\u00e9 gli ultimi brandelli 
dell'impero di Dario, assassinato dai suoi. Questa nuova cavalcata port\u00f2 
il conquistatore fino alle sorgenti dell'Indo.
Stanchi di tante campagne, gli uomini di Alessandro si ammutinarono e lo 
obbligarono a ritornare alle pianure della Mesopotamia. Mentre cominciava 
ad organizzare questo suo nuovo impero, cercando di realizzare una 
simbiosi tra macedoni e persiani, la febbre l'abbatt\u00e9 in Babilonia: era 
il giugno del 323 a.C. e Alessandro non aveva ancora festeggiato il suo 
trentesimo compleanno.
{K}L'IMPERO LACERATO{/}

Appena morto Alessandro, i suoi amici di infanzia e i suoi compagni di 
armi si divisero l'impero e cominciarono a lacerarsi tra loro. Dopo 
dell'assassinio di Olimpia, madre di Alessandro, e quello della sua sposa 
Rossane e di suo figlio, le querele si prolungarono per pi\u00f9 di quaranta 
anni. Quando alla fine si ristabil\u00ec la pace, tre dinastie si divisero 
l'antico impero di Alessandro: gli Antigonidi rimasero con la Macedonia, 
i {N}Seleucidi {/}si trovarono al fronte a un impero che andava dall'Asia 
Minore alla Mesopotamia; Egitto, Palestina e Fenicia formavano il regno 
dei {N}Lagidi{/} (Tolomei).
La comunit\u00e0 di Gerusalemme dipendeva perci\u00f2 dall'autorit\u00e0 egiziana. Si 
capisce allora come la colonia giudaica di Alessandria, primitivamente 
formata da giudei che erano fuggiti dinanzi alla invasione caldea, sia 
aumentata con numerosi elementi nuovi attratti dalla prosperit\u00e0 economica 
di una citt\u00e0 promossa al rango di capitale reale. Molti di questi giudei 
avevano perso l'uso dell'ebraico, e avevano adottato la lingua di 
Alessandro che si era imposta a poco a poco dopo il passaggio del 
conquistatore. Fu, quindi, allora che si cominci\u00f2 a tradurre al greco il 
testo della Legge, seguita da altri testi dell'Antico Testamento. Il 
risultato di questo lavoro considerevole realizzato da scribi 
alessandrini pass\u00f2 ai posteri come la traduzione dei Settanta. Questa 
versione in lingua corrente metteva in evidenza una nuova realt\u00e0: i 
giudei della {N}Diaspora {/}si aprivano alla cultura ellenistica e 
acquistavano ogni volta pi\u00f9 peso nel giudaismo.
{K}SELEUCIDI E ROMANI{/}

In Siria, {N}Antioco III{/} inaugurava una politica aggressiva dopo di 
essersi alleato con Filippo V di Macedonia, altrettanto ambizioso, per 
ingrandire i loro rispettivi territori. Il macedone si era appropriato di 
varie citt\u00e0 che dipendevano dal regno di Pergamo; si era impossessato 
successivamente delle citt\u00e0 greche a sud della costa egea, e minacciava 
in fine anche Atene e Rodi. Da parte sua, Antioco aveva aumentato 
considerevolmente il suo territorio in Asia Minore. I due compari si 
preparavano a prendersi l'Egitto. I paesi minacciati chiesero l'appoggio 
di Roma e furono immediatamente esauditi. Tito Quinzio intraprese una 
spedizione contro Filippo V e lo sconfisse in Cinocefale (197 a.C.). I 
Seleucidi non erano stati toccati direttamente: Antioco III si era 
permesso persino di togliere la Palestina ai Lagidi (Tolomei) nel 198. 
All'inizio, il nuovo padrone si mostr\u00f2 tollerante con la comunit\u00e0 
giudaica e le concesse persino alcuni privilegi come testimonia un editto 
del re diretto al nuovo governatore della regione di Gerusalemme.
La tregua che Roma concesse ai Seleucidi fu di breve  durata; due 
disfatte successive, alle Termopili nel 191 e a Magnesia l'anno seguente, 
obbligarono Antioco III a firmare l'umiliante pace di Apamea. Gli  furono 
tolti i suoi possedimenti di Asia Minore, consegnate a Rodi e a Pergamo, 
alleati di Roma. Roma entrava cos\u00ec in Medio Oriente; dopo di avere 
ridotto il potere seleucida, andava a organizzare a suo beneficio tutta 
l'Asia Minore.
