{N}IL NEGHEB{/}

Da un punto di vista strettamente geografico, e tenendo conto del 
paesaggio, del clima e dell'idrografia, il limite settentrionale del 
Negheb si situa lungo una serie di pianure che si estendono tra Bersabea 
a ovest e Arad pi\u00f9 ad est. Questa regione semideserta, a forma di 
triangolo, confina ad oriente con la Valle dell'Araba, nella frontiera 
giordano-israelita; mentre ad occidente \u00e8 delimitata dalla frontiera 
artificiale che la separa dall'Egitto.
Il Negheb deriva il suo nome da una radice ebraica che significa "il 
secco", ma nell'Antico Testamento designava tutto il sud della Palestina, 
e secondo i vari posti veniva detto Negheb di Giuda, o Negheb dei 
Jerahmeeliti, o Negheb dei Keniti [1Sam_27,10] o anche Negheb dei cretei 
o calebiti, un popolo imparentato con i filistei [1Sam_30,14]. Secondo la 
Bibbia, quest'arida regione si estende al nord fino alle colline di 
Ebron. Nella sua parte settentrionale si trova il midbar{N}, {/}termine 
ebraico che designa la steppa dove cresce una vegetazione diradata e 
bassa, che separa le zone coltivabili dalle terre aride del deserto. Il 
{C}midbar {/}spesso nelle nostre bibbie \u00e8 tradotto con "deserto".
{K}I "MAKTHESHIM"{/}

L'alto Negheb \u00e8 una zona montagnosa che occupa la parte centrale di 
questo settore. Con la deriva delle piattaforme tettoniche - quella 
africana e l'arabica - si origin\u00f2 la lunga depressione che ora accoglie 
il fiume Giordano e il Mar Morto. Tutto questo settore si compresse, il 
terreno si contorse, producendosi cos\u00ec faglie battute dall'acqua e dal 
vento, elementi che realizzarono la loro azione erosiva aprendo ampie 
cavit\u00e0 atte a comprendere i mari. Qui sono rimasti scoperti gli strati 
geologici pi\u00f9 antichi. Lo spettacolo che ora si offre al visitatore \u00e8 
grandioso: superfici multicolori di varie tonalit\u00e0, deserti di sabbia, 
gesso o calcare, boschi pietrificati o pareti rocciose disseminate di 
fossili. Qui la lode del salmo acquista una nuova enfasi: {C}Poich\u00e9 Dio 
grande \u00e8 il Signore, re grande, sopra tutti gli d\u00e8i. In suo potere sono 
le profondit\u00e0 della terra, sono sue le alte vette dei monti {/}[Sl_95,3] - 
[Sl_95,4]{C}.
{N}UN DESERTO ABITATO{/}

Molto prima dell'epoca dei patriarchi, in questo deserto pascolavano i 
loro greggi pastori nomadi. Sulla sommit\u00e0 del monte Harif, vicino alla 
frontiera egiziana, sono state rinvenute tracce di {C}habitat {/}dell'VIII 
millennio: tumuli funerari circondati di pietre, utensili di selce, 
capanne come quelle utilizzate dai clan che vivevano di raccolta e di 
caccia. Per esempio, per la caccia all'antilope gli uomini del neolitico 
utilizzavano trappole che seguivano il principio della nassa da pesca, un 
vicolo tra mura laterali che si andavano stringendo a imbuto, mentre si 
elevavano, fino a terminare in una fossa che all'animale non lasciava 
alcuna via di scampo. Precisamente questo tipo di trappole \u00e8 stato 
scoperto nella regione di Elat.
Nel III e II millennio a.C. appaiono gi\u00e0 villaggi di pastori lungo le 
valli in cui scorrono i torrenti d'inverno - chiamati uadi{N} {/}o {N}wadi. {/}Le 
costruzioni sono caratterizzate da un palo centrale che sostiene il tetto 
del locale unico che ricopre simultaneamente l'abitazione dei pastori e 
il riparo destinato al bestiame.
{K}I RE VIGILANO LE FRONTIERE{/}

Fin dai primi tempi della monarchia, si intraprese la costruzione di 
fortini lungo tutta la frontiera meridionale del regno. La breve distanza 
che separava questi fortini l'uno dall'altro permetteva tra loro una 
comunicazione con segnali. Queste costruzioni rispondevano a una triplice 
finalit\u00e0:
- proteggere sorgenti, pozzi e cisterne; in mezzo a un deserto l'acqua 
diventava il bene pi\u00f9 prezioso e desiderato;
- la preoccupazione per lo sviluppo dell'agricoltura che anim\u00f2 Salomone e 
dopo di lui Ozia, re di Giuda (781 - 740 a.C.) che costru\u00ec torri nel 
deserto e scav\u00f2 molte cisterne... perch\u00e9 si interessava all'agricoltura 
[2Cr_26,10];
- vigilare le rotte che attraversavano il Negheb.
Questi avamposti furono distrutti in massima parte dal faraone Sisach 
che, dopo la morte di Salomone, verso il 925 a.C., intraprese una 
campagna contro il regno di Giuda. La frontiera che arrivava dal sud del 
Mar Morto fino a Kades-barnea, passando per il deserto di Zin (o Sin) e 
Avdat, fu spostata a nord, lungo la piana di Bersabea. Altri fortini 
scomparvero pi\u00f9 tardi con l'invasione del regno di Giuda da parte di 
Sennacherib (701 a.C.). D'allora in poi non si ebbe un insediamento 
stabile nel Negheb fino all'arrivo dei Nabatei, alla fine del secolo IV 
a.C.

{K}- ARAD{/}

Su una modesta collina, a sette chilometri ad est dell'attuale cittadina 
di Arad, nel semideserto nord del Negheb, si notano alcune rovine 
impressionanti, visibili anche da lontano; a tal punto che la tradizione 
beduina le nomina Tell Arad: in arabo "la collina-fortino". Le mura 
appartengono ad una antica fortezza israelita che corona la sommit\u00e0 della 
collina, da dove si domina l'antica citt\u00e0 cananea. In effetti, due citt\u00e0-
fortezze occupano lo stesso posto. Nel settore basso si trova la citt\u00e0 
cananea, vecchia di circa cinque mila anni, mentre nel settore alto si 
trova una cittadella dei tempi della monarchia, occupata ripetute volte 
nel corso dei secoli.
Tra la citt\u00e0 bassa d'epoca del Bronzo antico (2900 - 2650 a.C.), e la 
citt\u00e0 alta del secolo X a.C., trascorreranno 1.800 anni circa, durante i 
quali il luogo resta in stato d'abbandono. In un tempo in cui progrediva 
la civilizzazione e si andavano sviluppando le citt\u00e0 in tutto il Vicino 
Oriente, l'arrivo degli israeliti segn\u00f2 un regresso: \u00e8 il momento di 
ricordare che l'originalit\u00e0 d'Israele si situa ad un altro livello.
{K}LA GRANDE CITT\u00c0 DEL BRONZO ANTICO{/}

La citt\u00e0 fortificata di 10 ettari di estensione, che segu\u00ec al villaggio 
di pastori, poteva ospitare dentro le sue mura, probabilmente fino a 
5.000 abitanti. Un muraglione di pietra di 2,40 m di spessore seguiva la 
linea della depressione al cui centro si trovava la riserva d'acqua. Da 
l\u00ec si assicurava il controllo delle strade di accesso dalla Giudea e 
dalle colline di Ebron, verso il Negheb e l'Araba. Stradine strette 
dividevano la citt\u00e0 a partire dal settore dove si accumulava l'acqua.
I grandi edifici pubblici d'epoca cananea sono attribuiti, secondo la 
loro importanza, a un prefetto, un governatore o a un re. La Bibbia 
menziona il re di Arad (in [Gs_12,14] in una lista delle citt\u00e0 vinte 
dagli israeliti sotto il comando di Giosu\u00e8.
Uno di questi edifici pubblici si apriva sul mercato a livello della 
porta occidentale, un accesso che pu\u00f2 sembrare troppo stretto, ma che 
bastava al passaggio di carri tirati da asini o da buoi, solo di recente 
addomesticati.
Un'attivit\u00e0 economica diversificata - agricola, artigianale, metallurgica 
- assicurava la prosperit\u00e0 della citt\u00e0. Arad era diventata un importante 
centro di commercio del rame. Perch\u00e9 partecipava allo sviluppo delle 
miniere di rame del Sinai, poteva controllare anche la produzione diretta 
in buona parte verso il sud della Palestina. Qui veniva scambiata con 
altri prodotti come il bitume e il sale del Mar Morto. Per il resto, le 
relazioni commerciali con l'Egitto, tanto per via terra come per mare, 
costituivano una fonte di ricchezza per citt\u00e0-stato di questo tipo.
{K}IL RECINTO DEL SACRO {/}

Un recinto sacro delimitava questo complesso, in cui si ergevano due 
templi gemelli e appaiati, la cui grande sala - volta ad oriente - si 
apriva ad un spiazzo interno. Nello spiazzo del tempio a nord, si trova 
una conca e un altare molto bello fatto di pietre grezze. Probabilmente 
questo altare non era che una semplice mensa per le offerte, dove si 
depositavano le primizie del raccolto, per assicurare le benedizioni di 
qualche divinit\u00e0 della natura. Sopra una stele si possono ammirare due 
figure umane, con le braccia stese e le dita separate, con delle spighe 
di grano per testa.
La sala del "tempio" a sud era attorniata da piccoli banchi. Ad una 
estremit\u00e0 della sala si trovava una pietra eretta. Vale qui la pena di 
chiedersi che uso potevano avere questi banchetti: servivano forse per 
depositarvi le offerte? O formavano invece parte di un refettorio 
destinato a pasti rituali, dove si mangiava davanti a Dio [Dt_12,7]? in 
tal caso la pratica dei {N}sacrifici{/} di comunione{N} {/}che riscontriamo pi\u00f9 
tardi nel santuario israelita di Silo [1S_1,4] - [1S_1,9] e che la Legge 
regolamentava, doveva radicarsi in usanze ben pi\u00f9 antiche. Si preparava 
in questo modo, secondo il misterioso disegno di Dio, il giorno nel quale 
l'uomo avrebbe inteso queste parole: prendete e mangiate, questo \u00e8 il mio 
corpo, prendete e bevete, questo \u00e8 il mio sangue, sangue dell'alleanza 
nuova ed eterna.
La citt\u00e0 fu distrutta e definitivamente abbandonata verso il 2.650 a.C. 
in seguito ad un cataclisma o ad un'epidemia.
{K}UN VILLAGGIO KENITA{/}

Al tempo dei Giudici, si svilupp\u00f2 un villaggio fortificato nel settore 
alto, poco lontano, attorno ad uno spazio sacro, pavimentato, dove era 
eretto un altare quadrato. Si trattava dell'atrio (o {N}santuario{/} alto) 
delle famiglie kenite insediate nella regione, secondo quanto lascia 
intravedere un versetto del libro dei Giudici: {C}"I discendenti di Obed il 
Kenita, suocero di Mos\u00e8, mossero dalla citt\u00e0 delle palme insieme a quelli 
di Giuda verso quella parte del deserto di Giuda che \u00e8 il Negheb di Arad" 
{/}[Gdc_1,16].
In tal modo, interi clan di madianiti e keniti si stabilirono entro il 
limite meridionale della Palestina: in seguito faranno parte della trib\u00f9 
di Giuda.
{K}LA FORTEZZA REALE{/}

All'epoca di Salomone al posto di questo villaggio c'era una fortezza 
quadrata. Rapidamente divenne una piazzaforte di tipo amministrativo e 
militare, che controllava le rotte verso i paesi di Moab, Edom e l'Araba. 
In quest'epoca un santuario israelita occupava l'angolo nordoccidentale 
della cittadella. Tuttavia cittadella e santuario sono stati distrutti 
dal faraone Sisach durante la campagna in Palestina del 925 a.C.
Nel secolo IX fu costruita per\u00f2 una nuova fortezza. L'acqua che 
alimentava le cisterne scavate nella roccia proveniva dal pozzo scavato 
nell'antico serbatoio cananeo. L'acqua era fatta risalire alla fortezza a 
dorso d'asino. I numerosi {C}ostraka {/}ritrovati nel luogo mostrano che Arad 
funzionava come importante mercato nel cuore di una regione agricola. 
Distribuiva la produzione locale e serviva a chi era di passaggio verso 
Ebron. Approvvigionava con farina, olio e vino i mercenari dell'esercito 
giudeo, che pattugliavano il territorio contro le incursioni di nomadi e 
di edomiti.
Dopo l'esilio a Babilonia, i persiani e i successori di Alessandro, e 
infine i Romani, stabilirono tutti una loro fortezza su questa collina.
{K}IL TEMPIO ISRAELITA{/}

La fortezza di Arad conservava un santuario provinciale molto antico, 
orientato ad est come il Tempio di Gerusalemme, e consisteva di un 
spiazzo interno, di una grande sala e del {C}Luogo del Santissimo {/}(o Santo 
dei Santi). In mezzo allo spiazzo, l'altare costruito con pietra grezza 
(cio\u00e8 non tagliata per non profanarla) risulta conforme alle norme 
dettate nel libro dell'Esodo [Es_20,25]. L'entrata nel Santo dei Santi 
(Luogo Santissimo) \u00e8 fiancheggiata da due altari di diverse dimensioni 
per i profumi.
Questi sono rivolti verso due {C}massebot{/}, che sono due pietre erette, la 
maggiore delle quali \u00e8 dipinta di rosso. Queste due pietre, enormi, 
potevano simbolizzare il Dio di Israele e la sua "ashera", cio\u00e8 il palo 
sacro con cui si indicava il dono divino della vita e della fertilit\u00e0.
Durante gli scavi si sono rinvenuti {C}ostraka {/}con sopra scritte di nomi 
di famiglie sacerdotali addette al tempio di Arad, e conosciute anche 
nella Bibbia, come Pasc\u00f9r [Ger_20,1] - [Ger_20,6] e Meremot [Ne_12,3].
{K}DISTRUZIONE DEL TEMPIO DI ARAD E RIFORMA DI GIOSIA{/}

All'inizio del secolo VIII a.C. il re Ezechia rest\u00f2 costernato 
dall'annientamento del Regno del Nord caduto in mano agli Assiri. Il 
fatto fu visto come un castigo divino per l'infedelt\u00e0 all'Alleanza, per 
cui egli rimosse i santuari delle alture, spezz\u00f2 le stele, tagli\u00f2 i pali 
sacri [2Re_18,4]; in Arad fece distruggere l'altare degli olocausti. 
Cominci\u00f2 una riforma che sarebbe stata continuata da Giosia tra il 640 e 
il 609 a.C.
Approfittando dell'indebolimento dell'Assiria e ispirato dal 
Deuteronomio, Giosia port\u00f2 a termine il suo programma religioso che si 
riassume in una formula tripartita: un solo Dio, un solo popolo, un solo 
santuario. Per concretizzarlo gli fu necessario distruggere i santuari di 
provincia come quello di Arad.

{K}- BERSABEA{/}

Attualmente capitale di tutto il distretto sud d'Israele, Bersabea, in 
ebraico Beer Sheva ("{C}Pozzo delle sette agnelle {/}o {C}Pozzo del 
giuramento)",{/} era gi\u00e0 nell'antichit\u00e0 la citt\u00e0 principale del Negheb. 
Nella tradizione biblica il suo nome \u00e8 legato alla storia dei Patriarchi. 
Abramo, Isacco e Giacobbe vanno a Bersabea e l\u00ec invocano il Dio unico.
A 4 km nordest della citt\u00e0 attuale, a Tell es-Sheva sono stati rinvenuti 
resti di una vistosa fortezza, un ingegnoso sistema per la raccolta 
dell'acqua piovana e costruzioni della monarchia unificata, con 
iscrizioni ebraiche. La scoperta pi\u00f9 interessante \u00e8 stata quella di un 
altare con corni che curiosamente apparteneva al tempio israelita.
Fin dal IV millennio, nomadi, seguiti da pastori, vennero a stabilirsi 
presso il {C}wadi {/}Sheva, attratti da una terra vergine e fertile. In 
questa zona semideserta, dove le precipitazioni annuali sono inferiori ai 
200 mm, le zone coltivabili permisero di sviluppare alcune coltivazioni 
come il grano, l'orzo e lenticchie.
Per far fronte al problema dell'acqua durante l'anno, si scavavano pozzi 
poco profondi lungo il letto dei wadi. Una popolazione dedita 
all'agricoltura e all'allevamento si stabil\u00ec in piccoli villaggi disposti 
attorno ai corsi d'acqua, come appunto Bersabea; nonostante che alcuni si 
dedicassero ad attivit\u00e0 di carattere industriale.
Presso le porte di Bersabea \u00e8 stata trovata una bottega dove gli 
artigiani lavoravano avorio importato dall'Asia e dall'Africa, mentre a 
qualche centinaio di metri, in Abu Matar (altro insediamento 
protostorico), si erano specializzati nella lavorazione del rame, 
estratto in miniere della valle dell'Araba; altri, infine, sempre nelle 
vicinanze di Bersabea, lavoravano pietra turchese e gusci di tartaruga 
d'acqua dolce importati dall'Egitto.
Le case, che erano seminterrati, proteggevano dalle tormente di sabbia e 
dalle sensibili variazioni di temperatura tra giorno e notte. Le prime 
abitazioni utilizzavano per l'acqua pozzi scavati in piccoli spiazzi e 
avevano la forma di tini. L'abitazione era affiancata normalmente da un 
silo e da qualche fosso che serviva da vasca, poco profondo. Quando pi\u00f9 
tardi le case si interrarono ancora di pi\u00f9 nella coltre di fango secco, 
assunsero la forma di galleria sotterranea con piccole stanze ovali 
disposte in fila e collegate tra loro da un corridoio coperto. In seguito 
si utilizzarono anche mattoni crudi e pietre estratte dai {C}wadi{/} per 
costruzioni circolari ancora seminterrati, prima di arrivare a costruire 
edifici in superficie. Il sito di Bersabea fu abbandonato nel 3.300 circa 
a.C., e fino ad oggi non si \u00e8 potuto stabilirne il motivo.
{K}UNA TAPPA SULLA ROTTA DEI PATRIARCHI{/}

I tre grandi patriarchi, portatori della promessa della terra, Abramo, 
Isacco e Giacobbe, faranno una sosta obbligata a Bersabea nel loro 
tragitto di emigranti. Secondo la Genesi i tre arrivarono in questa 
regione per adorarvi il Dio unico. Sappiamo per\u00f2 che questo 
raggruppamento familiare ha per finalit\u00e0 quella di sottolineare l'unit\u00e0 
delle trib\u00f9: di fatto le gesta di Abramo si situano nella regione di 
Ebron, e quelle di Giacobbe in Transgiordania.
La disputa a proposito del pozzo tra le localit\u00e0 di Gerar e Bersabea 
presenta un esempio interessante di divergenza e di fusione tra varie 
tradizioni antiche. Si \u00e8 proposta una doppia etimologia del nome 
Bersabea.
{C}"Allora Abramo prese pecore e buoi e li diede ad Abim\u00e8lech; e i due 
stipularono un'alleanza. Abramo mise poi da parte sette agnelle del 
gregge, ed Abim\u00e8lech gli domand\u00f2: 'Che ci stanno a fare queste sette 
agnelle che hai messo da parte?'. Rispose: 'Tu accetterai queste sette 
agnelle dalla mia mano, perch\u00e9 ci\u00f2 mi valga da testimonianza che io ho 
scavato questo pozzo'. Per questo quel luogo si chiam\u00f2 Bersabea, perch\u00e9 
ivi fecero giuramento ambedue" {/}[Gn_21,27] - [Gn_21,31].
Tuttavia, in Gn 26 si menzioner\u00e0 solo il "giuramento": {C}"Allora egli 
chiam\u00f2 Sibea. Per questo il nome della citt\u00e0 fu Bersabea {/}(Pozzo del 
giuramento){C}, fino al giorno d'oggi" {/}[Gn_26,33].
{K}I PATRIARCHI A BERSABEA{/}

Arrivando a Canaan, Abramo s'imbatte in un universo religioso dominato 
dal El Olam, il Dio eterno [Gn_21,33]; non \u00e8 che si adora l\u00ec un dio 
unico, El Olam \u00e8 il dio supremo che domina tutti gli altri, ed \u00e8 
collegato con il santuario cananeo di Bersabea. Abramo ripone la sua fede 
e la sua confidenza nel Dio che lo chiama, senza capire del tutto per\u00f2 
che cosa egli si attende da lui, percependo, nonostante tutto, che egli \u00e8 
il Dio vivente, il Dio personale che desidera stabilire una vera 
relazione con l'uomo.
Se il nome di Abramo e le tradizioni che lo riguardano si trovano 
intimamente collegate al luogo santo di Ebron-Mamre, Bersabea \u00e8 il punto 
di unione delle trib\u00f9 legate a Isacco: l\u00ec \u00e8 dove Dio rinnova loro la 
promessa.
{C}"Poi di l\u00e0 (Isacco) sal\u00ec a Bersabea, e durante quella notte gli apparve 
il Signore e disse: 'Io sono il Dio di Abramo, di tuo padre: non temere, 
perch\u00e9 io sono con te. Ti benedir\u00f2 e moltiplicher\u00f2 la tua discendenza in 
grazia di Abramo, mio servo'" {/}[Gn_26,23] - [Gn_26,24].
Nel deserto, che ondeggia soavemente al sud della citt\u00e0, Agar cerca 
rifugio. Scacciata da Abramo per la gelosia di Sara, sposa sterile, la 
schiava egiziana \u00e8 salvata dall'intervento di Dio che ascolta il pianto 
del figlioletto Ismaele: questi diventer\u00e0 il capostipite delle trib\u00f9 del 
Nord Arabia.
Da parte sua, Elia, il profeta che si sollev\u00f2 come un fuoco [Sir_48,1] 
contro l'idolatria d'Israele e che fu perseguitato dalla regina Gezabele 
per aver massacrato i profeti di Baal sul monte Carmelo, si rifuger\u00e0 
anch'egli nel deserto di Bersabea. Sentendosi sfinito, sar\u00e0 nutrito e 
confortato dagli angeli, prima di riprendere il cammino verso l'Oreb per 
incontrarsi con Dio.
{K}TELL ES-SHEVA, LA CITT\u00c0 ISRAELITA{/}

Con una vocazione amministrativa, commerciale e militare, questa citt\u00e0 
seppe resistere per almeno quattro secoli.
Una strada circolare si estendeva all'intorno delle fortificazioni 
all'interno delle quali erano costruite le abitazioni. Alcune delle case, 
di forma tipicamente israelita, avevano quattro stanze. Nei loro spiazzi 
sono stati rinvenuti corni di argilla, pietre da macina di basalto per 
macinare il grano e anche doppie vasche, semplici e poco profonde, che 
dovevano servire da contenitori per il vino. Presso la porta della citt\u00e0, 
tre magazzini reali servivano per conservare cereali, olio e vino.
{K}UN ALTARE ENIGMATICO{/}

Tra le pietre che servivano per costruire i magazzini, furono scoperti 
alcuni blocchi ben lavorati, che una volta assemblati formavano un grande 
altare provvisto di corni. La presenza di un altare del genere (non 
conforme alla Legge che prevede solo altari di pietre grezze, [Dt_27,5]; 
[Gs_8,31] nel mezzo di una citt\u00e0 reale israelita, rivela la permanenza 
dei santuari delle alture e conferma che l'unit\u00e0 del santuario del Dio 
unico, legge questa dalla Bibbia attribuita a Mos\u00e8, non entr\u00f2 in vigore 
fino alla riforma di Giosia, come si pu\u00f2 costatare anche a Tell Arad. 
Tenendo conto delle invettive di Amos - il profeta di Giuda che esercit\u00f2 
il ministero nel Regno del Nord verso la met\u00e0 del secolo VIII a.C. - si 
scopre che il culto celebrato nei santuari di provincia era piuttosto 
ambiguo e che le divinit\u00e0 pagane, i Baal, vi erano onorati alla pari di 
Yahweh, il Dio di Israele: {C}"Poich\u00e9 cos\u00ec ha detto il Signore alla casa 
d'Israele: Cercate me, e vivrete, non cercate Betel e a G\u00e0lgala non 
andate, a Bersabea non passate... Cercate il Signore e vivrete: ch\u00e9 non 
penetri come fuoco nella casa di Giuseppe e divori" {/}[Am_5,4] - [Am_5,6]. 
Risulta, per\u00f2, che gli israeliti del Regno del Nord non rinunciarono ad 
attraversare il paese di Giuda per arrivare in pellegrinaggio fino ai 
confini del Negheb, e sacrificare in Bersabea secondo le loro tradizioni 
particolari e sempre vive del Dio di Isacco. Questi santuari s'erano per\u00f2 
pervertiti, e il profeta ne annunciava la rovina: {C}"Essi, che giurano per 
la colpa di Samaria, e dicono: Per la vita del tuo dio, o Dan; o: Per la 
vita del tuo diletto, Bersabea, cadranno e non si rialzeranno pi\u00f9" 
{/}[Am_8,14].
Neppure l'altare con i corni di Bersabea resistette alla riforma 
religiosa di Ezechia (verso il 715 a.C.), mentre la citt\u00e0 reale fu 
distrutta alcuni anni pi\u00f9 tardi da Sennacherib.

{K}- ENGADDI{/}

Situata tra l'arida costa del Mar Morto, assolata durante gran parte 
dell'anno, e la riarsa estensione del deserto di Giuda, l'oasi di Engaddi 
appare un paradiso naturale, un'oasi di verde e di freschezza grazie alle 
sue sorgenti perenni. \u00c8 agitata dalla vita che sorge ovunque, con la sua 
fauna presente in ogni dove, uccelli di mille colori, iraci che fanno il 
bagno al sole, imprendibili nelle cavit\u00e0 delle rocce, gazzelle e capre 
selvatiche che montano guardia sulla cima di dirupi rocciosi.
La fonte di Engaddi (in ebraico: Ein Gedi, "Sorgente del capretto") 
domina il Mar Morto da circa 200 m di altezza, nel mezzo di una 
vegetazione esuberante. Osservando di qui lo spettacolo dell'acqua che 
sgorga e ricade in cascate successive, il cuore e le labbra del credente 
evocano spontaneamente qualche versetto dei salmi.
{C}"Come una cerva anela verso rivi di acqua, cos\u00ec l'anima mia anela verso 
di te, o Dio. L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente {/}[Sl_42,2] - 
[Sl_42,3].
Il Cantico [Ct_1,14], Ezechiele [Ez_47,10] e Siracide [Sir_24,14] hanno 
rievocato questo paradiso. Mentre i nomi dei monti, delle gole strette e 
profonde dei dintorni richiamano la storia di Saul e Davide: Chi non 
ricorda quel passo dove l'autore del libro di Samuele fa presentire 
l'ascesa irresistibile di Davide? [1Sam_24,1].

{K}- MASADA{/}

Una grande roccia isolata sulla sponda occidentale del Mar Morto, ospita 
Masada, la cui storia confina con la leggenda. Un fortezza occupa gli 
otto ettari della sommit\u00e0 pianeggiante, in buona parte coltivabili, di un 
promontorio praticamente inaccessibile, a 450 m sul livello del Mar 
Morto. Erode il Grande, il re costruttore che amava stabilire le sue 
dimore-fortezze sulle sommit\u00e0 dei promontori che dominavano la desolata 
estensione del deserto, scopr\u00ec, nel 40 a.C., anche questo nido di aquile 
e vi fece sorgere un complesso architettonico tanto raffinato quanto 
sontuoso che protesse con solide fortificazioni. 
La tragica storia del suicidio collettivo dei 960 zeloti ivi assediati 
dall'esercito romano di 10-15 mila uomini guidati da Flavio Silva durante 
la prima rivolta giudaica, \u00e8 stata immortalata da Giuseppe Flavio, 
l'unico storico che registr\u00f2 questa tragedia (era la Pasqua del 73 d.C.) 
nella sua {C}Guerra giudaica. {/}Masada era diventata l'ultimo bastione della 
resistenza giudaica contro i romani dopo la caduta dell'Herodion e del 
Macheronte.
{K}ERODE IL GRANDE A MASADA{/}

I sostenitori dell'occupazione romana avevano cercato di respingere in 
Asia i parti, ai quali Antigono aveva chiesto aiuto per appropriarsi del 
trono di Giudea. Successe per\u00f2 che i parti si impossessarono di 
Gerusalemme. Erode, che era di origine araba-edomita, costretto ad 
abbandonare la citt\u00e0 quando i parti vi incoronarono re Antigono, decise 
di mettere in salvo le sue donne (madre, sorelle, la fidanzata 
principessa ebrea Mariamne, e la di lei madre) a Masada, lasciandovi a 
proteggerle una guarnigione di 800 uomini, mentre lui fugg\u00ec attraverso il 
deserto recandosi a Roma. In sua assenza, Antigono assedi\u00f2 inutilmente 
Masada per due anni. La penuria di acqua costrinse per\u00f2 i difensori a 
iniziare i preparativi per una sortita, quando un improvviso acquazzone 
riemp\u00ec la cisterna. Poco tempo dopo Erode di ritorno da Roma diede il 
cambio alla guarnigione.
Questa esperienza convinse Erode dell'importanza strategica di Masada ed 
egli, probabilmente fra il 39 e il 31 a.C. la ridisegn\u00f2 come una sontuosa 
residenza e l'ultimo rifugio in caso di sollevazione contro di lui da 
parte degli ebrei, o in caso in cui la bella e ambiziosa Cleopatra fosse 
riuscita a persuadere Marco Antonio a eliminarlo.
{K}LA FORTEZZA ERODIANA{/}

Erode si appropri\u00f2 dell'antico forte asmoneo e con grandiosi lavori 
riusc\u00ec a trasformarlo in una fortificazione imprendibile, circondandola 
con un ampio muro a casematte larghe 4 m ognuna e lunghe 1.300 m, munite 
di ben 37 torri e solo tre aperture. Il "Sentiero del serpente" menava 
alla porta orientale da cui si contemplano  l'affascinante paesaggio del 
Mar Morto e i monti di Moab. La porta occidentale era di pi\u00f9 facile 
accesso. Ci si poteva arrivare salendo per una lunga scalinata. La porta 
delle acque in fine portava alle cisterne. 
Sul promontorio nord, all'esterno della fortezza, ma accessibile soltanto 
da questa, Erode fece edificare il suo lussuoso palazzo privato, disposto 
a tre livelli e cinto da possenti bastioni. Il posto \u00e8 bene esposto 
all'ombra del pendio e alla brezza che da nord soffia nella terribile 
calura di questa zona desertica. Nel deserto sottostante si individuano 
le piante rettangolari di otto accampamenti romani e parti del muro 
d'assedio romano, lungo 3,5 km.
Il palazzo reale ufficiale, con una superficie di quasi 4.000 metri 
quadrati, si trovava presso l'attuale porta occidentale. La cucina era 
fornita di otto giganteschi fornelli e nella sala dei ricevimenti \u00e8 stato 
rinvenuto il pi\u00f9 antico pavimento a mosaico del paese, in bianco e nero, 
un'opera di ottima fattura, che raffigura piante e motivi geometrici. Mel 
passaggio che conduce  ai bagni del palazzo, si trova un mosaico pi\u00f9 
semplice, cui \u00e8 stata parzialmente sovrapposta una parte di grezza 
fattura. Si distinguevano anche belle colonne e muri decorati con 
affreschi e gesso dipinto a imitazione del marmo.
A sud est del palazzo, ampi scalini scendono fino ad una grande vasca 
usata come piscina coperta dalla famiglia reale; nelle nicchie scavate 
nella parete si posavano gli abiti. Erode, che aveva adottato le usanze 
di Roma, si era fatto costruire, grandiose terme: un {C}apodyterium {/}o 
vestibolo decorato con pavimento a mosaico, un {C}frigidarium {/}(bagno 
freddo), un {C}tepidarium {/}(bagno tiepido), un {C}caldarium {/}(bagno caldo).
Perch\u00e9 la fortezza fosse in grado di resistere anche ad un lungo assedio, 
Erode vi fece edificare ben 15 grandi magazzini per i vettovagliamenti. 
In questi depositi c'erano anfore per conservare olio, farina, vino, 
datteri, olive. Riutilizzando uno degli edifici erodiani a doppio 
colonnato, i giudei ivi asserragliatisi durante la resistenza, ne 
ricaveranno pi\u00f9 tardi una sinagoga, orientata verso Gerusalemme e 
provvista di banchi di pietra addossati lungo i muri.
Lungo la parete rocciosa nord-occidentale, molto pi\u00f9 in basso delle tre 
terrazze del palazzo a nord, corre il sentiero dell'acqua. Ci\u00f2 che 
assicurava l'erogazione costante erano dodici grandi vasconi scavati 
nella roccia, con una capacit\u00e0 complessiva di circa 40.000 metri cubi 
d'acqua. In questa regione deserta, sprovvista di sorgenti e dove anche 
le precipitazioni sono scarse, si faceva di tutto anche per approfittare 
delle piene stagionali dei {C}wadi, {/}costruendo invasi da cui trasportare 
l'acqua in barili a dorso di cavallo o d'asino fino alle cisterne esterne 
e da qui all'interno della stessa fortezza.
Dopo la morte di Erode, a Gerico nel 4 a.C., Masada fu probabilmente 
abbandonata, per essere successivamente occupata da una guarnigione 
romana. Nel 66 d. C. fu ricatturata da qualche centinaio di giudei che, 
una volta dentro, ne fecero un baluardo di resistenza eroica contro 
l'occupazione romana.
{K}ZELOTI E SICARI{/}

Chi sono questi valorosi combattenti che opposero strenua resistenza a 
tale assedio, trincerandosi tra le mura della fortezza in cui perirono 
tutti volontariamente - se diamo credito a Giuseppe Flavio - per non 
arrendersi vivi al nemico? Erano chiamati dapprima "sicari", o banditi, o 
anche accoltellatori, perch\u00e9 andavano armati di una "sica", una specie di 
pugnale con lama corta e aguzza. Giuseppe Flavio li chiama "zeloti" a 
partire dall'anno 66 d.C., dall'inizio cio\u00e8 dell'insurrezione giudaica. 
Zeloti o sicari che fossero, condividevano le stesse convinzioni riguardo 
alla santit\u00e0 del Tempio di Gerusalemme, un'assoluta sottomissione alle 
Legge, e l'intransigenza dinanzi a tutto quanto potesse profanare la 
terra da Dio data ai padri. Non pare tuttavia che gli zeloti abbiano 
praticato la resistenza armata contro i romani, per lo meno non nella 
prima met\u00e0 del I secolo della nostra era.
La loro azione sarebbe stata diretta principalmente contro quei giudei 
"eretici" che si mostravano infedeli alla Legge di Mos\u00e8. Mai formarono un 
gruppo di resistenza organizzato e fanatico come quello dei sicari, che 
agivano all'insegna di un messianismo politico e nazionalista. Riuniti 
dopo la morte di Erode, attorno a Giuda il Galileo che, in epoca del 
dominio di Roma, aveva attratto dietro di s\u00e9 una gran numero di seguaci 
[At_5,37], formarono un gruppo isolato, una sorta di comunit\u00e0 militare 
che si stabil\u00ec in Masada sotto due capi: Menachem ed Eleazar ben Yair.
Si manterranno al margine della sollevazione generalizzata della nazione 
giudaica, aspettando il giorno in cui poter ristabilire la dinastia 
ereditaria asmonea (o maccabea) e ricuperare una regalit\u00e0 messianica di 
dimensione universale. A san Paolo poco manc\u00f2 di essere confuso con 
questi nazionalisti violenti ed esaltati, durante la sommossa che termin\u00f2 
con il suo arresto nel Tempio di Gerusalemme [At_21,38].
Dopo la caduta di Gerusalemme e l'incendio del Tempio nel 70 d.C., anche 
le fortezze erodiane capitolarono una dopo l'altra. Masada accolse allora 
i sopravvissuti che vi trovarono rifugio e anche un gruppo organizzato e 
determinato a continuare la lotta.
{K}I MANOSCRITTI DI MASADA{/}

Gli occupanti della fortezza formavano una comunit\u00e0 religiosa di stretta 
osservanza, con bagni rituali e luogo di culto. Si sono ritrovati in 
questi luoghi frammenti di manoscritti di diversi libri della Bibbia. La 
scoperta pi\u00f9 interessante \u00e8 quella di un rotolo del Siracide (scritto 
attorno al 180-175 a.C.) in ebraico, che viene a confermare l'autenticit\u00e0 
dei manoscritti rinvenuti precedentemente al Cairo e a Qumran. La 
presenza di una "Regola dei canti per l'olocausto dello Shabbat", 
identica all'esemplare scoperto a Qumran, prova che gli {N}esseni {/} - dopo 
la distruzione delle loro ridotte - si erano alleati con i ribelli di 
Masada.
{K}L'ASSEDIO DI MASADA{/}

Nell'anno 73 d.C., la decima legione romana (composta di circa 6.000 
soldati) si present\u00f2 dinanzi alle mura della fortezza. Per i romani 
installatisi ai piedi del promontorio su cui la fortezza s'ergeva, il 
tempo era limitato: il clima esigeva che le operazioni dell'assedio si 
concludessero prima della stagione calda. Costruirono otto accampamenti 
utilizzando la manodopera di giudei catturati nell'assedio di 
Gerusalemme; cinque di questi accampamenti erano collegati tra loro da un 
muro di circonvallazione che girava attorno al promontorio per quasi 4 
km. Sopra un'enorme rampa di terra - fortificata con pali di legno 
appuntiti - sollevata nel lato occidentale, i romani montarono una torre 
mobile e un ariete, con il quale aprirono una breccia, ancora oggi 
visibile, nel muro di cinta della fortezza. Centinaia di pesanti palle di 
pietra, lanciate dalle catapulte, accompagnarono l'attacco romano. Quando 
le abitazioni nella fortezza presero fuoco, gli assediati decisero di 
darsi la morte. Solo due donne sfuggirono al suicidio collettivo e 
raccontarono di quei tragici eventi: questa, almeno, \u00e8 la versione dei 
fatti secondo Giuseppe Flavio.
{K}- IL MAR MORTO
ACQUA E SALE{/}

Il Mar Morto, detto anche "Mare salato" o "mare dell'Araba", \u00e8 incassato 
nella depressione di Ghor che costituisce l'estremo nord della faglia 
siro-africana. Questo mare rappresenta l'avanzo di un grande lago che 
occupava gran parte della Ghor durante un periodo di quasi venti mila 
anni. Le scarsit\u00e0 delle piogge, iniziata circa quaranta mila anni prima, 
caus\u00f2, grazie alla forte evaporazione, una regressione di questo lago.
I numerosi corsi di acqua che confluiscono nel Mar Morto, come il 
Giordano, il Cedron, e vari altri pi\u00f9 modesti, asciutti durante tutta 
l'estate, non bastano a supplire l'evaporazione delle acque in questa 
bassa depressione surriscaldata. Di qui la spiegazione dell'eccezionale 
livello di salinit\u00e0: il 26{K}, mentre nei mari liberi del globo questo non 
supera il 3 - 5{K}.
Attualmente, con una lunghezza di 76 km e una larghezza massima di 16, il 
Mar Morto raggiunge una profondit\u00e0 di 400 m nella parte nord, mentre a 
sud raggiunge solo 4-7 m. La superficie \u00e8 400 m sotto il livello del 
Mediterraneo.
Nelle sue acque ricche di bitume, di cloruri e bromuri, ogni forma di 
vita \u00e8 preclusa. Sale e bitume di Giudea erano le uniche risorse naturali 
sfruttate fin dall'antichit\u00e0. Il bitume era utilizzato per ricoprire e 
decorare i crani dei morti fin dall'VIII secolo. I nabatei lo 
trasportavano in Egitto dove veniva impiegato anche per impermeabilizzare 
lo scafo delle navi. Oggi esistono stabilimenti per l'estrazione di 
potassio, bromuro e magnesio attorno all'attuale Sodoma. Di questa antica 
citt\u00e0 biblica per\u00f2 non ci sono resti.
{K}LA TRAGEDIA DI SODOMA{/}

La montagna di Sodoma o Jabal Usdum, enorme blocco di sale ricoperto di 
gesso e roccia calcarea, \u00e8 traforata da enormi cave. La polvere, la 
sabbia e il sale sembrano avere steso un sottile manto bianchiccio sulla 
valle che separa Sodoma dai monti di Giudea; e quando soffia l'irritante 
e secco vento del sud, i rilievi sfumano quasi sotto il colore ocra 
uniforme della sabbia e il mare prende un colore opalescente. Con le sue 
stravaganti figure formate da incrostazioni di sale, la decorazione 
siderale di questo sito ha dato origine alla storia di Sodoma, che \u00e8 
servita per illustrare il giudizio divino al quale sono sottomessi tutti 
i popoli e gli individui: {C}"La gente di Sodoma (era) molto cattiva e 
peccatrice" {/}[Gn_13,13].
Ignoravano l'ospitalit\u00e0, respingevano lo straniero e praticavano la 
sodomia. Per il resto questa tradizione popolare far\u00e0 leva pi\u00f9 
sull'aspetto sociale e collettivo del peccato e le sue forme di violenza 
che sull'aspetto sessuale.
L'intervento di Abramo in favore della citt\u00e0 da luogo ad una stupenda 
preghiera di intercessione nella quale il rispetto dell'uomo davanti a 
Dio non diminuisce un'indistruttibile confidenza tanto per far ricorso 
alla giustizia di Dio come per fare appello alla sua misericordia. 
{C}"Allora Abramo gli si avvicin\u00f2 e gli disse: 'Davvero stai per sopprimere 
il giusto con l'empio? Forse vi sono cinquanta giusti entro la citt\u00e0: 
davvero li vuoi sopprimere e non perdonerai a quel luogo in grazia dei 
cinquanta giusti che vi si trovano in mezzo? Lungi da te il fare tale 
cosa! Far morire il giusto con l'empio, cosicch\u00e9 il giusto e l'empio 
abbiano la stessa sorte; lungi da te! Forse che il giudice di tutta la 
terra non far\u00e0 giustizia?' Rispose il Signore: 'Se a Sodoma, in mezzo 
alla citt\u00e0, io trovo cinquanta giusti, perdoner\u00f2 a tutta la regione per 
causa loro!'"{/}

Tutti gli abitanti, per\u00f2, eccetto Lot, erano peccatori, e il castigo fu 
inevitabile: {C}"Allora il Signore fece piovere sopra Sodoma e sopra 
Gomorra zolfo e fuoco, proveniente dal Signore, dal cielo. Distrusse 
queste citt\u00e0 e tutta la valle con tutti gli abitanti della citt\u00e0 e la 
vegetazione del suolo" {/}[Gn_19,24] - [Gn_19,25].
Nel libro di Ezechiele, l'acqua viva che esce dal Tempio di Gerusalemme 
scende fino alla valle e diventa fiume e poi un torrente di acqua che 
suscita fecondit\u00e0 e vita nel seno stesso di questo mare che \u00e8 chiamato 
"morto". {C}"Queste acque sfociano nella regione orientale, scendono 
nell'Araba e sboccano al mare (Morto): spinte nel mare, ne sono risanate 
le acque. E ogni animale che nuota, dovunque arriva quel torrente vivr\u00e0 e 
ci sar\u00e0 pesce molto abbondante appunto perch\u00e9 vi giungono quelle acque e 
risanano, sicch\u00e9 avr\u00e0 vita tutto ci\u00f2 a cui arriva il torrente. Sulle sue 
rive vi saranno i pescatori; da Engaddi fino a En-Engl\u00e0im ci sar\u00e0 una 
distesa di reti" {/}[Ez_47,8] - [Ez_47,10]

{K}- I NABATEI{/}

Questo popolo che fa la sua comparsa nella storia del Medio Oriente solo 
alla fine del secolo IV a.C. conseguir\u00e0 una posizione preponderante e 
riuscir\u00e0 a mantenerla nell'attivit\u00e0 commerciale e mercantile della zona 
con il traffico di seta, aromi e spezie. Dopo aver percorso per lungo 
tempo le rotte internazionali da oriente con le loro carovane, grazie 
all'addomesticamento del cammello e a posti di sosta provvisti di grandi 
cisterne nel bel mezzo di paesaggi semideserti, cederanno il loro 
monopolio commerciale alla marina di Roma, dalla quale saranno costretti 
a ritornare ai lavori agricoli. Dopo aver perso la loro indipendenza 
sotto l'impero di Traiano, rimarranno sottomessi a Roma e poi a Bisanzio, 
e in particolare alla provincia di Arabia alla quale questa regione del 
Negheb sar\u00e0 annessa.
L'addomesticamento del cammello era comune, a quanto pare, gi\u00e0 dalla fine 
del II millennio a.C. I nabatei per\u00f2 seppero trarre ulteriori vantaggi 
dall'eccezionale capacit\u00e0 di questo animale a sopravvivere per diversi 
giorni senza cibo e senz'acqua. D'altra parte, come perfetti conoscitori 
del Negheb ed esperti maestri nell'arte di costruire cisterne, 
contrassegnarono con queste le loro rotte. Scavate nel suolo a forma di 
campana, minuziosamente calafatate, con l'orifizio stretto e ben 
dissimulato, queste cisterne, che potevano contenere dai tre ai quattro 
mila metri cubi d'acqua, assicuravano la vita e l'attivit\u00e0 dei nabatei in 
una regione di cos\u00ec scarse piogge.
{K}BUONA E CATTIVA SORTE{/}

Molto presto i nabatei si assicurarono il monopolio del commercio di 
spezie che provenivano dalle Indie, e dell'incenso e della mirra di 
Arabia. Si trasformarono in importatori, per l'Occidente, della seta 
portata dai mercanti cinesi fino alle frontiere del regno parto, Zin, dal 
secolo II a.C., durante la dinastia degli Han. Gi\u00e0 nel secolo III a.C., 
le carovane che arrivavano a Petra, la capitale nabatea situata a sud del 
Mar Morto, seguivano una rotta che passando per Avdat (Oboda, forse la 
principale delle cinque citt\u00e0 nabatee del Negheb), ed Elusa sboccava a 
Gaza sulla costa mediterranea. La strada carovaniera che conduceva a 
Gerusalemme partiva da Elat e attraversava in lungo l'Araba passando per 
Mamshit (Kurnub, l'antica Mampsis) ed Ebron.
Questa attivit\u00e0 commerciale fece la fortuna dei nabatei durante il secolo 
II a.C. Approfittando della decadenza dei regni ellenisti, i nabatei si 
erano organizzati come stato indipendente. Tuttavia, il saccheggio di 
Gaza a opera di Alessandro Ianneo produsse la crisi della loro prosperit\u00e0 
durante i primi anni del secolo successivo. Dovettero attendere i giorni 
di Erode il Grande prima di riprendersi. Antipatro, a nome di Ircano II, 
aveva gi\u00e0 stabilito accordi con i nabatei, prima dell'arrivo di Pompeo in 
Palestina, e tra loro egli si era scelta una sposa, Kypros. Quando, a suo 
tempo, Erode diverr\u00e0 il padrone del paese e potr\u00e0 estendere il suo 
dominio su tutta la pianura costiera, non disdegner\u00e0 di incoraggiare i 
commercianti a fare transitare le loro merci per i porti di Gaza, Rafia e 
Rinocolura, sul confine egiziano: le imposte percepite erano molto utili 
per la realizzazione di ambiziosi progetti di costruzione. 
{K}LE GRANDI CAROVANE{/}

Si rendeva necessario proteggere le carovane: pi\u00f9 lontano essere erano 
dirette, maggiori erano i pericoli a cui andavano incontro. Dal momento 
che si allontanavano dai centri abitati, restavano in balia di 
incontrollabili bande di assalitori, continuamente a caccia di carichi 
preziosi. Per questo rapidamente si pass\u00f2 da strutture ancora familiari 
ad un'organizzazione commerciale di grande profilo che procurava alle 
carovane (di uomini, animali e carichi) scorte di guardia e diversi altri 
servizi necessari sia all'approvvigionamento degli stessi convogli che 
all'arrivo a destinazione dei prodotti trasportati. Si rese necessaria la 
costruzione di alberghi o locande - caravanserragli dove si poteva 
pernottare con sicurezza - e fortini per sorvegliare i punti d'acqua che 
ancora oggi marcano le rotte del deserto.
Questo sistema economico, "capitalista", assicur\u00f2 a lungo la ricchezza 
del regno nabateo e delle sue grandi famiglie. Quando, per\u00f2 nel 32 a.C. 
scoppi\u00f2 la guerra civile fra Antonio e Ottaviano (il futuro Cesare 
Augusto), gi\u00e0 ad Erode che aveva offerto il suo aiuto ad Antonio e 
Cleopatra, era stato ordinato di allestire una spedizione contro i 
nabatei. Dopo alterne vicende, Erode batt\u00e9 questo popolo duramente nei 
pressi di Filadelfia (in Perea). Poco tempo dopo, quando il suo alleato 
Antonio fu vinto da Ottaviano ad Azio, Erode, astutamente, pass\u00f2 dalla 
parte del pi\u00f9 forte. Onnipotente a Roma, Ottaviano divenne anche erede 
dell'Egitto, ed Erode, che gli era stato nemico, decise di rivitalizzare 
le casse del suo stato. Per questo si prefisse di persona di strappare ai 
nabatei il commercio con l'oriente. Alcuni anni pi\u00f9 tardi, sotto il regno 
di Tiberio (14 - 37 d.C.), un marinaio greco, riuscir\u00e0 a navigare, si 
dice, dal Golfo di Aden alla penisola indiana, sfruttando un vento 
stagionale, il monsone di sudovest, conosciuto come {C}Hippalus{/}, dal nome 
dello stesso scopritore. Sar\u00e0 questa scoperta che aprir\u00e0 a Roma una nuova 
rotta marittima e roviner\u00e0 definitivamente il commercio carovaniero dei 
nabatei.
Durante questo periodo le relazioni tra la dinastia erodiana e i nabatei 
si deteriorano ulteriormente. Usando come pretesto il ripudio di cui era 
stata vittima la figlia, sposata con Erode Antipa, il re Areta IV inizi\u00f2 
una campagna contro l'indelicato genero, al quale inflisse una severa 
punizione, approfittando anche dell'occasione per ricuperare il nord 
della Transgiordania che gli era stata tolta da Augusto.

{K}- KADES-BARNEA{/}

"Io ve l'ho detto ma non mi avete ascoltato; vi siete rivoltati 
all'ordine del Signore... A Kades avete dimorato lunghi giorni, secondo 
il computo del tempo in cui avete dimorato l\u00e0" [Dt_1,43] - [Dt_1,46].
Kades-barnea \u00e8 stata una tappa decisiva lungo la rotta dell'Esodo. I 
figli di Israele vi dimorarono per lungo tempo. Uno pu\u00f2 immaginare la 
gioia di questa gente proveniente dall'Egitto alla scoperta di un'oasi 
nella convergenza del deserto di Zin (o Sin) e del deserto di Paran, con 
le sue abbondanti sorgenti e la sua confortevole frescura, dopo aver 
attraversato spazi grandi e aridi, calcificati dal sole. Non \u00e8 rimasta 
orma di quest'epoca dell'Esodo, perch\u00e9 gli Israeliti erano ancora nomadi 
e utilizzavano soltanto di utensili leggeri e facili da trasportare.
Il nome di Kades ha origine nella radice ebraica "santit\u00e0". Di fatto 
questa tappa della rivelazione divina \u00e8 sotto il segno del conflitto e 
della punizione divina: tutta una generazione perir\u00e0 nel deserto, pena 
questa tanto pi\u00f9 severa se si pensa che la crisi si situa dopo l'evento 
del Sinai dove Dio aveva manifestato il suo amore con il dono della 
legge.
{K}LA FORTEZZA SUPERIORE DI KADES-BARNEA{/}

Gli scavi hanno rivelato l'esistenza di tre fortezze una sovrapposta 
all'altra costruite dal decimo al sesto secolo a.C. Le si pu\u00f2 ancora 
vedere da un osservatorio installato sulla rotta israelita che corre 
lungo la frontiera con l'Egitto. Situate molto vicine alla fonte 'Ain el-
Qudeirat, esse occupano un posto strategico all'incrocio delle strade 
carovaniere che i re di Giuda dovevano proteggere, una regione 
perfettamente transitabile, grazie alla creazione di terrazze in  
successione, poco inclinate gi\u00f9 per il versante. L'acqua delle scarse 
piogge, ma violente, poteva in questo modo filtrare nella terra e 
mantenere l'umidit\u00e0 indispensabile per la vegetazione, invece di scorrere 
lungo le pendenze e disperdersi immediatamente nei {C}wadi{/}.
La prima occupazione del luogo pu\u00f2 datarsi con il secolo X a.C. Allora fu 
edificata una prima fortezza ovale sulla roccia, secondo un piano comune 
nel Negheb. La fortezza di Kades era formata da uno spiazzo centrale 
circondato da un muro a casematte. Ad ovest alcuni silos e un complesso 
di edifici pi\u00f9 importanti potevano servire come centro amministrativo. 
Distrutta come le altre citt\u00e0 della regione durante la campagna del 
faraone Sisach, questa fu l'unica che riusc\u00ec a sollevarsi dalle sue 
ceneri.
Nel secolo VIII a.C., sotto il regno di Azaria, re di Giuda, fu edificata 
un'altra fortezza secondo un piano totalmente nuovo. Distrutta nel secolo 
VIII, sar\u00e0 ricostruita da Ozia (Uzzia) re di Giuda.
{K}LA RIVOLTA DI KADES{/}

Anche se il lungo periodo del soggiorno israelita non sembra aver 
lasciato traccia, il sito \u00e8 ricco di ricordi dell'Esodo e della 
drammatica situazione generata dalla dura salita dal deserto verso la 
Terra Promessa.
Per ordine divino, Mos\u00e8 aveva inviato esploratori per accertarsi sul 
paese di Canaan, oggetto della Promessa. Al loro rientro, gli emissari 
portarono con s\u00e9 dalla regione di Ebron dei frutti meravigliosi, ma anche 
cattive notizie circa le citt\u00e0, molto grandi e fortificate, e i loro 
abitanti, di razza gigante. Rivolta del popolo...
Grazie all'intercessione di Mos\u00e8, Dio concesse il perdono. Tuttavia, ci 
sarebbe stato un castigo proporzionato alla mancanza commessa: ad 
eccezione di Caleb e di Giosu\u00e8, che non avevano disprezzato il paese che 
Dio aveva scelto per il suo popolo, gli emissari morirono di colpo in 
presenza di Yahweh [Nm_14,37].
Allo stesso modo la giustizia divina condanner\u00e0 la generazione infedele a 
perire nel deserto. La nuova generazione, nata nel deserto, sar\u00e0 
preservata e rappresenta tutte le generazioni future che, come essa, non 
furono testimoni degli eventi fondamentali dell'Esodo.

{K}- ROTTE E FORTEZZE{/}

A causa del rilievo accidentato della zona centrale del Negheb, nessuna 
via commerciale internazionale poteva attraversarlo in linea retta a 
partire dal golfo di Aqaba (Ezion Geber). La {C}via maris {/}ad est e la via 
regia che correva lungo la valle dell'Araba si univano grazie a una rete 
di strade secondarie. Grazie alle narrazioni bibliche e ai pochi resti 
delle fortezze, \u00e8 possibile ricostruire con l'immaginazione il percorso 
delle prime rotte degli israeliti provenienti dal Sinai.
{K}LA VIA DEGLI ATARIM{/}

Questo nome [Nm_21,1] \u00e8 in riferimento al racconto degli esploratori 
inviati da Mos\u00e8 da Kades-barnea, per una ricognizione del paese di Canaan 
[Nm_13,1] pi\u00f9 a nord. Questa \u00e8 la strada principale che unisce Kades ad 
Arad. All'epoca della monarchia, lungo questa rotta si ergevano varie 
fortezze e un buon numero di caravanserragli; le une e gli altri erano 
ubicati in punti strategici e vicino a cisterne d'acqua.
{K}LA ROTTA DI EDOM{/}

Partiva da Arad, si estendeva al sud del Mar Morto e della montagna di 
Sodoma per poi giungere a Tamar dove si congiungeva alla via trasversale, 
chiamata dell'Araba.
{K}LA ROTTA DI SUR{/}

Partiva da Bersabea, attraversava le regioni di Elusa, Nizzana, Kades-
barnea e il Sinai, fino all'attuale porto egiziano di Ismailia.
{K}LA ROTTA DELL'ARABA{/}

Dopo aver attraversato la regione settentrionale del Sinai, passava per 
Kades, seguiva i bordi del Makhtesh-Ramon al nord, non senza prima 
raggiungere l'altura di Obot (Hazeba) a sud est del Mar Morto, per 
arrivare finalmente a Punon in Giordania.
{K}LA ROTTA DEGLI AMORRITI (O AMORREI){/}

Questo popolo nel III millennio abitava gi\u00e0 al nord della Siria e 
Mesopotamia; si install\u00f2 successivamente nella parte nord del Negheb. Da 
costoro prese il nome la rotta che univa Kades-barnea al sud dell'Araba. 

Con i nabatei, il Negheb intero fu percorso da una rete di rotte 
carovaniere, riutilizzate pi\u00f9 tardi anche dai romani. Una partiva da 
Petra, la capitale del regno nabateo, per dirigersi a Gaza. Un'altra, 
partendo da Elat, percorreva la valle dell'Araba fino ad Obot, per 
arrivare a Mamshit lungo la salita degli Scorpioni (Maale Akrabbim). A 
Mamshit si biforcava: verso ovest per raggiungere Bersabea e Gaza, e 
verso nord per Gerusalemme via Ebron.
{K}LA SALITA DEGLI AKRABBIM{/}

Questa \u00e8 citata nella Bibbia come limite sud delle frontiere di Canaan. 
Il Signore parl\u00f2 a Mos\u00e8 e gli disse: {C}"Ordina ai figli d'Israele e di' 
loro: Poich\u00e9 state per entrare nella terra di Canaan, questa sar\u00e0 la 
terra che otterrete come eredit\u00e0: la terra di Canaan. Il vostro confine 
meridionale sar\u00e0 dal deserto di Sin, a fianco di Edom, e il vostro 
confine meridionale, sar\u00e0 l'estremit\u00e0 del Mar Morto, a est. Poi il vostro 
confine meridionale girer\u00e0 verso la salita di Akrabbim [scorpioni], 
passer\u00e0 per Sin, e i suoi sbocchi saranno a sud di Kades-barnea; uscir\u00e0 a 
Cazar-Addar e passer\u00e0 per Azmon" {/}[Nm_34,1] - [Nm_34,4].
Lungo questa strada che procede a zigzag, disseminata di pietre 
triangolari lisce che datano d'epoca romana, nei pressi di Mamshit si pu\u00f2 
vedere il Makhtesh ha-Qatan, vale a dire, il piccolo {C}makhtesh{/} (cratere 
da erosione), visibile in tutta la sua dimensione. Si pu\u00f2 comprendere qui 
meglio che in qualsiasi altro posto il fenomeno geologico che ha dato 
origine a queste cavit\u00e0.
Dopo aver vagato per 38 anni nel deserto, Mos\u00e8 diede alla comunit\u00e0 
l'ordine di riprendere la marcia verso la Terra Promessa; per\u00f2 Edom, che 
occupava il Nord del Negheb, fino al Nahal Zin, all'altezza della salita 
degli scorpioni, ne imped\u00ec il passaggio. Israele si vide quindi obbligato 
a percorrere i bordi del territorio edomita, passando lungo la valle del 
Nahal Zin, per raggiungere la Transgiordania, dopo aver incrociato la 
valle dell'Araba: {C}"Tolte le tende da Kades, tutta la comunit\u00e0 dei figli 
d'Israele, arriv\u00f2 al monte Cor" {/}[Nm_20,23] {C}"{/}...{C}Aronne mor\u00ec l\u00e0, in 
cima al monte..." {/}[Nm_20,28].
A causa dell'oscurit\u00e0 del testo, oltre le sue contraddizioni, \u00e8 difficile 
se non impossibile seguire in forma letterale le indicazioni geografiche 
dei racconti biblici; perci\u00f2 qualsiasi tracciato di rotte o vie 
dell'Esodo \u00e8 soltanto approssimativo. Si arriver\u00e0 a una sua conferma o 
smentita solo con il progredire degli scavi archeologici.

{K}- EZION GEBER{/}

Elat e Ezion Geber sono menzionate fianco a fianco nella Bibbia come 
tappe dell'Esodo in [Dt_2,8]. Tuttavia, qui non si \u00e8 riscontrata alcuna 
traccia anteriore all'epoca dell'entrata delle trib\u00f9 in Canaan. Situata 
nel golfo di Aqaba, nello sbocco del Mar Rosso, era la porta d'accesso 
verso l'Arabia, l'Africa e le Indie. La localit\u00e0 di Ezion Geber \u00e8 
identificata con il moderno Tall-al-Kalifah, tra l'attuale citt\u00e0 di Aqaba 
in Giordania e di Elat in Israele.
{K}FLOTTA NEL MAR ROSSO{/}

"Il re Salomone costru\u00ec pure una flotta a Ezion-Geber, presso Elat, sulla 
spiaggia del Mar Rosso, nella regione di Edom" {N}{/}[1Re_9,26]. Sognando le 
leggendarie ricchezze del paese di Ofir, Salomone arma una flotta con la 
collaborazione di Chiram, re di Tiro, il quale provvede anche ad un 
equipaggio esperto. Grazie a queste grandi spedizioni verso l'Arabia 
Felice, le navi di Chiram e di Salomone ritornavano cariche di oro, 
argento, avorio, scimmie e pavoni [1Re_10,22], ma anche di legnami 
speciali, come il cedro, e come il sandalo delle Indie, profumi e pietre 
preziose. Queste spedizioni fiabesche corrispondevano ad un'epoca di 
prosperit\u00e0 economica e di espansione. Tuttavia, anche se la sapienza del 
re sorpassava la sua magnificenza, il popolo asfissiato dalle gravose 
imposte per finanziare grandiose realizzazioni, preparava gi\u00e0 lo scisma 
che avrebbe separato, dopo la sua morte, il regno che Davide aveva 
unificato.
Salomone fece costruire anche una fortezza in Ezion-Geber, per assicurare 
la protezione di un porto cos\u00ec importante, separato da Gerusalemme da un 
vasto deserto. Distrutta da Sisach, re d'Egitto, la fortezza fu 
ricostruita nel secolo IX a.C. da Giosafat, re di Giuda, che fabbric\u00f2  
pure {N}navi{/} di {N}Tarsis{/} per giungere fino ad Ofir in cerca di oro. Le 
navi per\u00f2 naufragarono a Ezion-Geber, cosicch\u00e9 la spedizione fall\u00ec 
[1Re_22,49]. Probabilmente la disgrazia fu dovuta ai venti violenti che 
si precipitavano per la valle dell'Araba. Dopo il naufragio, non si 
parler\u00e0 pi\u00f9 nella Bibbia di questa citt\u00e0-fortezza che cambi\u00f2 diverse 
volte padrone, secondo che veniva conquistata da Edom o da Giuda, quando 
l'uno o l'altro acquistava il dominio sul Negheb; nonostante questo, non 
cessarono le relazioni commerciali con l'Arabia.

{K}- TIMNA{/}

Prima di lanciare uno sguardo ad altri periodi di svolta dell'avventura 
umana, come \u00e8 stata l'apparizione della metallurgia verso la fine della 
preistoria e l'espansione della civilt\u00e0 egiziana nel Vicino Oriente, il 
sito di Timna, a 25 chilometri a nord di Elat, ci ricorda un'altra 
avventura: quella stessa della nostra terra. Dalla sua nascita, che 
risale a pi\u00f9 di quattro miliardi e mezzo di anni fa, essa non ha smesso 
di trasformarsi n\u00e9 di favorire l'apparizione e la diversificazione della 
vita - questo da almeno circa tre milioni di anni.
{K}UN INNO ALLA CREAZIONE{/}

L'ammirabile poema per mezzo del quale Dio interroga Giobbe, canta la 
ricchezza insondabile di un universo che non cessa di abbagliare l'uomo e 
di metterlo in questione. In questo senso, il luogo di Timna ci permette 
di contemplare tutta la bellezza della creazione.
"{C}Dov'eri quando io mettevo le basi della terra?
Dillo, se hai tanta sapienza!
Chi fiss\u00f2 le sue proporzioni, se lo sai,
e chi tracci\u00f2 per essa la linea?
Dove affondano i suoi pilastri
o chi pose la sua pietra angolare,
mentre le stelle del mattino giubilavano unite,
e plaudivano tutti i figli di Dio? {/}[Gb_38,4] - [Gb_38,7].
{K}UNA GEOLOGIA MIRABILE{/}

Nel centro di un vasto bacino erosivo, a semicerchio, attorniato dalle 
colline di Timna, il monte dello stesso nome si innalza come un testimone 
di questo tempo primordiale dove l'ossigeno, che avrebbe arricchito 
progressivamente l'atmosfera, favoriva l'apparizione di alghe dalla 
corteccia calcarea, seguite da meduse e lombrichi. Di l\u00ec si pass\u00f2 al 
Precambriano, un due milioni di anni fa. Gli anfiboli che entrano nella 
composizione delle rocce, danno al promontorio la sua colorazione verde 
scura, mentre il metamorfismo del magma originale che emergeva qui verso 
la superficie del globo, indica la sua antichit\u00e0 - perch\u00e9 questo lento 
processo si svilupp\u00f2 lungo milioni di anni. Di fronte a Timna, pi\u00f9 che 
altrove, la parola del salmo ci invita a prendere coscienza della 
modestia della nostra condizione: {C}"S\u00ec, mille anni ai tuoi occhi sono 
come il giorno di ieri che \u00e8 passato, come un turno di veglia nella 
notte" {/}[Sl_90,4] {C}"... un giorno solo davanti al Signore \u00e8 come mille 
anni e mille anni come un giorno solo" {/}[2Pt_3,8].
Il lungo promontorio semicircolare che serra l'orizzonte verso occidente, 
\u00e8 molto pi\u00f9 recente, infatti i grani della sua sabbia si trovano 
cimentati in rocce sedimentarie di origine marina. Questo fa si che il 
promontorio sia contemporaneo dei tentativi della vita animale di 
conquistare la terra ferma, liberandosi del mezzo acquatico nel quale la 
vita ancora si trovava chiusa all'inizio dell'era primaria.
Scalando le pendici del promontorio, uno scala un passato di milioni di 
anni, perch\u00e9 i diversi strati calcarei, di creta e di dolomiti, si 
formarono quando i grandi rettili, dai nomi famosi come diplod\u00f2co, 
tirannosauro, brontosauro e altri dinosauri dominavano incontrastati per 
le loro dimensioni su qualsiasi altra specie vivente. Tuttavia, sul 
finire dell'era secondaria un congelamento generalizzato si impossess\u00f2 
del pianeta: i nostri grandi rettili sparirono nello stesso tempo in cui 
le marne marine ricoprirono, come un velo, rocce pi\u00f9 antiche del 
promontorio stesso.
Dovette passare ancora un lungo tempo prima che il manto terrestre si 
lacerasse; la piattaforma africana e quella arabica cominciarono un 
giorno a distanziarsi: la prima inizi\u00f2 a slittare verso sud separandosi 
dalla sua vicina, mentre la seconda risaliva verso nord roteando in senso 
contrario alle lancette dell'orologio.
Si pu\u00f2 capire senza difficolt\u00e0 come il sito di Timna, che guarda ad 
occidente, abbia sofferto le conseguenze di tensioni tettoniche che 
ancora oggi mettono in mostra le sue cicatrici. Le celebri {C}colonne di 
Salomone {/}non sono, di fatto, che il risultato dell'erosione che ha 
scolpito per secoli la montagna.
{K}L'AURORA DEI METALLI{/}

"Certo, vi sono miniere per l'argento,
e per l'oro luoghi dove viene raffinato.
Il ferro viene estratto dal suolo,
e la pietra fusa libera il rame.
L'uomo pone un limite alle tenebre,
e fuga fino all'estremo confine la pietra oscura e buia" {N}{/}[Gb_28,1] - 
[Gb_28,3].
\u00c8 probabile che il libro di Giobbe faccia qui un riferimento alle miniere 
di Timna, le pi\u00f9 importanti insieme a quelle del Sinai, al momento in cui 
l'autore componeva il poema. Queste miniere conosciute in altro tempo con 
il nome di "Miniere di Salomone", erano gi\u00e0 sfruttate molto prima che 
egli regnasse, nel IV millennio a.C. Molto prima dell'epoca israelita, i 
faraoni avevano organizzato spedizioni verso la valle dell'Araba. Si 
erano avvalsi dell'esperienza e mano d'opera locale, servendosi di 
madianiti, keniti e amaleciti. Si pu\u00f2 quindi pensare che l'affermazione 
della Genesi riguardo alla discendenza di Caino, il cui figlio \u00e8 colui 
che forgia ogni tipo di attrezzi in rame e ferro [Gn_4,22], si sia fatto 
eco di questa situazione.
Il luogo verr\u00e0 sfruttato nuovamente nel periodo romano-bizantino, nei 
secoli II e III d.C. Sono ancora visibili tracce di mura erette attorno 
alle miniere forse per impedire la fuga degli schiavi edomiti condannati 
ai lavori forzati. Il minerale, dopo la sua estrazione, era trasportato, 
allora, al sud di Timna, nel complesso di lavorazione del rame nell'oasi 
di Be'er Ora ("pozzo della luce").
{K}LE PRIME MINIERE{/}

Nel IV millennio a.C., dopo ripetuti tentativi, molti dei quali andati a 
vuoto, l'uomo di questa regione del Negheb aveva acquisito una vera e 
propria maestria nell'estrazione e lavorazione del rame. Qui il suo 
lavoro resta scritto nel suolo: si possono ancora vedere infatti i segni 
alle entrate che danno accesso a gallerie sotterranee scavate a vari 
livelli, alcune delle quali ancora oggi sono percorribili. In superficie 
\u00e8 possibile trovare ancora resti di minerale di colore verde. 
Probabilmente i primi utensili erano di diorite, ma il rapido progresso 
tecnico permise di sostituirli presto con trivelle e picconi di metallo.
\u00c8 difficile farsi un'idea esatta delle condizioni di lavoro e dello stato 
sociale dei minatori. In un primo tempo, a quel che sembra, la 
lavorazione del rame era un'attivit\u00e0 privilegiata di alcuni clan di cui 
alcuni membri prestavano la loro opera liberamente, senza pregiudicare le 
proprie relazioni sociali tradizionali. Tuttavia, con le spedizioni 
egiziane, la popolazione locale dovette subire il pugno duro dei 
conquistatori. In effetti, si sa che nell'antico Egitto, le miniere, le 
cave e il commercio estero erano sotto la diretta autorit\u00e0 del faraone 
che ne era anche l'unico beneficiario. Da allora i minatori erano ridotti 
a schiavi e vigilati da guarnigioni militari ospitate in fortezze 
costruite attorno alle miniere.
Le incisioni sulla roccia, scoperte un poco pi\u00f9 a nord, mostrano soldati 
egiziani armati, su carri tirati da buoi: \u00e8 possibile immaginare che essi 
fossero incaricati di garantire la sicurezza di trasporto dei minerali, 
ma anche il rendimento dei lavoratori. Un gruppo di nomadi con archi e 
pugnali si trova qui, probabilmente per suggerire i pericoli che 
minacciavano i minatori e il buon funzionamento dell'impresa.
{K}ACCAMPAMENTI ALLE MINIERE{/}

Due campi importanti danno l'idea della vita dei minatori. Uno \u00e8 pi\u00f9 a 
nord ed \u00e8 pi\u00f9 antico rispetto a quello a sud. Doveva appartenere a clan 
keniti e madianiti. Due spiazzi sono circondati da varie costruzioni che 
servivano per depositi dei minerali estratti e da ripostigli per gli 
attrezzi. Nel mezzo dello spiazzo un'area permetteva di frantumare il 
minerale estratto per facilitarne poi la fusione - che avveniva con 
l'aggiunta di ossido di ferro e di manganese - prima di gettarlo in forni 
situati ad occidente dei due spiazzi. Un recinto sacro, con altare e 
panchetti destinati alle offerte, si trovava a sud del campo.
Il secondo complesso risale al periodo egiziano e si situava sopra una 
piccola collina ad est delle miniere. Se il volume delle scorie ancora 
visibili \u00e8 sufficiente per conoscere l'importanza dell'impresa, un testo 
del Siracide evoca bene la penosa condizione del fonditore: {C}"Cos\u00ec il 
fabbro, posto vicino all'incudine, \u00e8 intento al lavoro del ferro. Il 
vapore del fuoco liquef\u00e0 le sue carni, mentre egli si accanisce al caldo 
del camino. Il colpo del martello ribatte nel suo orecchio" {/}[Sir_38,28].
{K}IL SERPENTE DI BRONZO{/}

Non lontano da l\u00ec, sempre a Timna, nel tempio di Hathor, si \u00e8 scoperto un 
serpente di rame con la testa dorata, che fa pensare immediatamente 
all'episodio biblico di Mos\u00e8 e al serpente di bronzo.
{C}"Mos\u00e8 intercedette per il popolo. Il Signore disse a Mos\u00e8: 'Fatti un 
serpente e mettilo sopra un'asta: chiunque sar\u00e0 morso e lo guarder\u00e0, 
vivr\u00e0'. Mos\u00e8 fece un serpente di bronzo e lo mise su un'asta; se un 
serpente mordeva un uomo e costui guardava il serpente di bronzo, viveva" 
{/}[Nm_21,4] - [Sir_21,9].
