{N}LA PIANURA COSTIERA{/}

{K}- ACCO (AKKO){/}
Dodici chilometri a nord est di Haifa, la costa mediterranea disegna come un becco d'uccello protendentesi verso il sud in direzione del Carmelo. Un'insenatura naturale, protetta lungo tutta la sua larghezza da questo saliente di roccia, serve da porto dai tempi pi\u00f9 antichi, non senza l'aiuto di un molo eretto per neutralizzare i venti che soffiano dal sud-ovest producendovi mareggiate.
La natura stessa aveva provveduto che questo luogo divenisse crocevia per le attivit\u00e0 commerciali della regione.
Vi si sbarcavano i prodotti provenienti dalle "{N}isole{/}" e si imbarcavano merci trasportate a dorso di cammello alla fine della carovaniera che da Meghiddo raggiungeva l'Asia Minore.
La citt\u00e0 ha cambiato nome ripetutamente: la citt\u00e0 cananea si chiam\u00f2 Acco; quella del periodo ellenistico, {N}Tolemaide{/}; i crociati la ribattezzarono San {N}Giovanni{/} d'Acri; gli arabi, Akka; e finalmente ha ricuperato il nome biblico di Acco.

{K}TELL-AKKO{/}
I primi abitanti si insediarono su una collina a circa millecinquecento metri ad est del porto attuale. Questa popolazione contadina ha lasciato traccia nella forma di vari frammenti di ceramiche trovati dentro cavit\u00e0 scavate direttamente nella roccia.
Circa il 2000 a.C. gli abitanti protessero la citt\u00e0 con muraglie circondanti la collina e la cui porta principale si apre verso il mare. \u00c8 l'epoca in cui Acco viene menzionata per la prima volta nelle formule di maledizione egizie. Uno o due secoli dopo subisce un'ondata di urbanizzazione che affetta tutta la costa cananea: la citt\u00e0 si sviluppa grazie alla sua attivit\u00e0 industriale e alle relazioni commerciali con l'Asia Minore, Cipro e Micene. Indubbiamente fu anche durante questo periodo che dovette subire l'occupazione da parte di popoli venuti dal mare.
Ai primi del Bronzo Recente (1500-1200 a.C.) gli egiziani espellono gli Hyksos e occupano la regione, per\u00f2 conserveranno la struttura politica che trovano nelle citt\u00e0 a loro sottomesse.

{K}PERIODO ISRAELITA{/}
Col rafforzarsi del suo dominio, Israele pot\u00e9 a poco a poco imporre la sua autorit\u00e0 al popolo cananeo. Ciononostante varie citt\u00e0 riuscirono a salvaguardare la loro indipendenza: "Neanche Aser cacci\u00f2 gli abitanti di Acco, n\u00e9 quelli di Sidone, di Aclab, di Aczib, di Elba, di Afik, di Recob. Cos\u00ec la gente di Aser abit\u00f2 in mezzo ai Cananei della regione, perch\u00e9 non li cacci\u00f2 dalla loro terra" [Gdc_1,31] - [Gdc_1,32].
Dopo vari secoli di decadenza la citt\u00e0 conobbe un nuovo periodo di gran prosperit\u00e0 nei secoli VIII e VII a.C. Fortemente agognata come testa di ponte commerciale e militare, soffr\u00ec prima l'assalto assiro sotto Sennacherib ai primi del secolo VII, e poi quello dei persiani nel VI.

{K}TOLEMAIDE{/}
La morte di Alessandro abbandon\u00f2 il suo impero alla cupidigia dei suoi amici e compagni d'arme. In tali lotte spietate, citt\u00e0 e province venivano disputate con una bramosia senza uguali dai successori del macedone: i Lagidi di Egitto dominarono la Palestina dal 323 al 198 a.C. e furono i primi possessori di Acco. La chiamarono Tolemaide in onore di Tolomeo Filadelfo (285-246) che la estese considerevolmente. Conquistata da Antioco II pass\u00f2 in mani Seleucidi. Al tempo della ribellione giudaica contro la persecuzione religiosa scatenata da Antioco Epifane, la citt\u00e0 parteggi\u00f2 per lui. Ivi Trifone intrappoler\u00e0 Gionata con uno stratagemma.

{K}PAOLO VISITA TOLEMAIDE{/}
Di ritorno dal suo secondo viaggio missionario, l'apostolo Paolo fa scala a Tolemaide: "Compimmo la nostra navigazione giungendo da Tiro a Tolemaide. Qui, salutati i fratelli, rimanemmo un giorno presso di loro. Il giorno dopo partimmo e giungemmo a Cesarea" [At_21,7] - [At_21,8].


{K}- AMWAS - EMMAUS{/}
Ascoltandone il nome, viene subito in mente la narrazione di Luca concernente i due discepoli di Emmaus. Nonostante l'importanza dell'episodio, \u00e8 difficilissimo ubicare con certezza il luogo dove i due discepoli cenarono con Ges\u00f9 risuscitato. Si conosce la citt\u00e0 dai testi tardivi dell'Antico Testamento, per\u00f2 la sua distanza da Gerusalemme non concorda con quella indicata dai migliori manoscritti evangelici.
Nel V secolo a.C. esisteva a nord ovest di Gerusalemme il villaggio di Hamtham, il cui nome significa "sorgenti calde". Questo luogo fu ribattezzato in epoca ellenistica come Emmaus (Ammaus), e cos\u00ec appare nel primo libro dei Maccabei. Giuda conquista la citt\u00e0 dopo aver sconfitto Gorgia, il comandante greco [1Mac_4,1] ... [1Mac_4,14]. Poco dopo il generale siro Bacchide costruir\u00e0 una fortezza in Emmaus per bloccare il passo verso la Giudea.

{K}IN CERCA DI EMMAUS{/}
L'assonanza tra l'Ammaus maccabeo e l'Emmaus del testo di Luca port\u00f2 gli autori antichi, fra cui Origene (185-254) e San Girolamo (347-420) a ubicarvi l'episodio dei due discepoli.
Il luogo si trova a 30 km a ovest di Gerusalemme; la misura \u00e8 abbastanza vicina ai 160 stadi (29,6 km) di alcuni manoscritti di Luca, per\u00f2 no ai 60 stadi (11,1 km) della maggioranza dei testi antichi.
Ecco che saranno quindi proposte altre ubicazioni: il villaggio odierno di Abu-Gosh, quello di El-Qubeibe, e perfino Mosa, tutti a una distanza da Gerusalemme che sarebbe pi\u00f9 d'accordo con i dati della maggioranza dei manoscritti. Per\u00f2 ci\u00f2 non importa molto, gi\u00e0 che l'essenziale va pi\u00f9 in l\u00e0 dell'ubicazione geografica del luogo.

{K}LA STORIA DEI DUE DISCEPOLI{/}
La relazione comincia e finisce a Gerusalemme. Nell'andata e ritorno tutto cambier\u00e0 per i due discepoli che avevano perso ogni speranza. Ges\u00f9 spiega loro le Scritture e li trasporta dalla fede d'Israele a quella nel mistero della sua Morte e Resurrezione. Al rientrare a Gerusalemme, si sono loro aperti gli occhi e brucia loro il cuore: sono passati dalla conoscenza di Ges\u00f9 di Nazaret a quella di Ges\u00f9 Risorto.


{K}- AFEK - ANTIPATRIDE{/}
Una battaglia memorabile si combatt\u00e9 nelle vicinanze di Afek ai tempi di Samuele: Israele fu fatto a pezzi dai Filistei, che catturarono l'Arca. Mille anni dopo Paolo vi faceva scala, quando la citt\u00e0 si chiamava Antipatride: vi veniva portato sotto scorta, da Gerusalemme a Cesarea Marittima.
Situata lungo l'asse carovaniero nord-sud, a circa 15 km dal Mediterraneo, Afek era crocevia di due strade importanti: la {N}Via{/} {N}Maris{/} proveniente dall'Egitto e dirigentesi verso il nord; e la salita dal mare a Gerusalemme. Dominava anche il passo stretto tra le sorgenti del fiume Yarkon e le colline orientali; e si approfittava degli scambi commerciali tra i grandi di Egitto, Siria, Mesopotamia e Anatolia. Vi si sono trovati documenti amministrativi del secolo XIII a.C. in accadico, egizio e hittita, bilingui e trilingui, che sottolineano il ruolo della citt\u00e0 nelle relazioni internazionali di allora.
Attorno al 1230 a.C. la conquista egizia del paese mise fine ai tempi buoni di indipendenza e prosperit\u00e0. La citt\u00e0 fu quasi totalmente distrutta: vi rimase solo una fortezza che serviva da residenza al governatore egizio.

{K}SCONFITTA D'ISRAELE E CATTURA DELL'ARCA{/}
Respinti da Ramses III, i {N}filistei{/} (o popoli del mare) si installarono a sud della pianura costiera di Palestina. Il conflitto tra i nuovi arrivati e le trib\u00f9 d'Israele non si fece attendere, gi\u00e0 che anche le trib\u00f9 nomadi ebraiche volevano un posto al sole. \u00c8 probabile che Afek fosse gi\u00e0 in rovine al tempo di questi avvenimenti. Qui ebbe luogo l'episodio narrato dal primo libro di Samuele: "Poi i Filistei attaccarono battaglia e Israele fu sbaragliato: ognuno se ne fugg\u00ec alla sua tenda; la sconfitta fu veramente grande: caddero trentamila fanti d'Israele. L'arca di Dio fu catturata e i due figli di Eli, Ofni e Finees, morirono" [1Sam_4,10] - [1Sam_4,11].

{K}PAOLO IN ANTIPATRIDE{/}
Il nome ellenista del luogo fu Pegae, che vuol dire "le fonti". Erode cattur\u00f2 la citt\u00e0 nel 9 a.C. e la rinomin\u00f2 Antipatride in onore di suo padre Antipatro, ministro di Ircano II. Fece pavimentare la strada principale e le costru\u00ec attorno un quartiere commerciale, costituendo cos\u00ec un asse urbano con negozi da ambo i lati. La citt\u00e0 servir\u00e0 da allora in poi da scala intermedia tra Gerusalemme e Cesarea, la nuova capitale.
Il libro degli Atti afferma che l'apostolo vi si ferm\u00f2 durante il suo viaggio verso Cesarea Marittima. Il comandante chiam\u00f2 due ufficiali e disse loro: "Chiamati poi due dei centurioni, disse: \u00abPreparatemi duecento soldati perch\u00e9 vadano fino a Cesarea, e settanta cavalieri e duecento lancieri pronti a partire tre ore dopo il tramonto. Preparate anche delle cavalcature per farvi salire Paolo e condurlo in salvo presso il governatore Felice\u00bb". Secondo le istruzioni ricevute, i soldati portarono Paolo di notte ad Antipatride. Il giorno seguente rientrarono in fortezza, mentre la truppa montata a cavallo lo accompagn\u00f2 nel viaggio [At_23,23] - [At_23,32].


{K}- ASDOD (AZOTO){/}
Ai tempi dei Giudici, Asdod era una delle cinque citt\u00e0 formante la federazione filistea. Era famosa per il tempio dedicato al dio Dagon. Fu il povero Dagon a dover soffrire le vessazioni ad opera dell'arca dell'Alleanza trasportata dentro il suo tempio.
La tradizione bellica voleva che i trofei sacri fossero custoditi nel tempio del dio dei vincitori. I filistei avevano catturato l'Arca dell'Alleanza e l'avevano collocata nel tempio del loro dio Dagon. L'Arca era stata catturata, ma non il Dio d'Israele. La situazione viene totalmente capovolta, Dagon messo in ridicolo e i filistei maltrattati. Dio rimane il Signore della storia. "I Filistei, presa poi l'arca di Dio, la introdussero nel tempio di Dagon e la deposero presso Dagon. Gli abitanti di Asdod, alzatisi il giorno dopo, andarono al tempio di Dagon e guardarono: ed ecco che Dagon giaceva faccia a terra davanti all'arca del Signore. Allora presero Dagon e lo rimisero al suo posto. L'indomani si levarono di buon mattino, ed ecco che Dagon stava faccia a terra davanti all'arca del Signore: la testa di Dagon e le palme delle sue mani erano in frantumi presso la soglia; solo il torso di Dagon era rimasto intatto" [1Sam_5,2] - [1Sam_5,7].


{K}- ASCALON{/}
Sepolte sotto il parco nazionale di Ashkelon (un tempo Ascalon) giacciono circa venti citt\u00e0, testimoni muti di circa cinquemila anni di occupazione, dal 3500 a.C. al 1500 d.C.
Citt\u00e0 cananea, conquistata dei popoli del Mare nel XII secolo a.C., faceva parte della Pentapoli filistea insieme a Gaza, Asdod (Azoto), Accaron (Ekron) e Gat. Decimata dai caldei, assediata da Alessandro Magno, abbellita da romani e bizantini, continuava a dar filo da torcere fino al tempo dei crociati, prima di sparire sotto la sabbia.
La bibbia fa menzione di Ascalon solo una volta nel riferirsi a un personaggio alquanto vistoso: Sansone.

{K}IL FAMOSO SANSONE{/}
La memoria storica conserva l'immagine di questo eroe leggendario, la cui forza prodigiosa uguagliava la sua debolezza per le belle donne, e per colmo per le figlie dei filistei. Codesti "incirconcisi" erano una continua minaccia per i territori della trib\u00f9 di Dan. Sansone era danita, e contrariamente agli altri giudici, si scontra esclusivamente con i filistei.
Solo al momento della morte, a Gaza, Sansone perviene alla dimensione di un eroe religioso dal destino tragico. Prigioniero e cieco, dopo aver perduto la sua possanza insieme ai suoi capelli, Sansone ritorna a Dio e gli chiede di restituirgli l'antica forza. Durante la festa in onore del dio Dagon a Gaza, Sansone scalza le colonne di sostegno dell'edificio e rimane sepolto sotto le rovine con il re dei filistei. Diventa cos\u00ec lo strumento della provvidenza per la liberazione d'Israele, gi\u00e0 che era stato Yahweh a consegnarlo nelle loro mani...[Gdc_13,1].


{K}- BET-SEMES{/}
La "casa del sole" era situata all'estremo nord di Sefela. La bibbia ce ne d\u00e0 una descrizione serena e luminosa: "Quelli di Bet-S\u00e8mes stavano mietendo il grano nella vallata; alzati gli occhi, essi scorsero l'arca e gioirono al vederla" [1Sam_6,13]. La ricchezza agricola dei dintorni, testimoniata dai numerosi frantoi di vino e olio incontrativi, assicur\u00f2 per molto tempo la prosperit\u00e0 della citt\u00e0. ereditata dai leviti al tempo della ripartizione della terra di Canaan. L'Arca si ferm\u00f2 qui durante il suo ritorno a Gerusalemme [2Sam_6,1].

{K}LE AVVENTURE DELL'ARCA{/}
Salendo dalla pianura costiera a Gerusalemme, probabilmente si segue ancora oggi la stessa strada che segu\u00ec l'Arca dell'Alleanza nel suo viaggio di ritorno dal paese dei filistei alla citt\u00e0 di Davide. Il pellegrino odierno passa davanti al santuario di Qiryat Yearim* dedicato alla Vergine Maria, chiamata dalla chiesa "Arca dell'alleanza". Si tratta di analogia rispettabile, che paragona l'Arca Santa con Colei che port\u00f2 nel Suo seno il Verbo fatto carne, nato dal Suo ventre e dal Padre Eterno per essere Alleanza eterna tra Dio e gli uomini.
L'Arca dell'Alleanza di Yahweh era il segno visibile della presenza di Dio tra il suo popolo. Vi si contenevano "le dieci Parole scolpite in pietra dalla stessa mano di Dio" sul monte Sinai. Dopo l'entrata a Canaan, Giosu\u00e8 la install\u00f2 a Silo, convertendo cos\u00ec questo villaggio nel santuario centrale d'Israele.
Dopo la sconfitta di Afek i filistei si impadroniscono dell'Arca, per\u00f2 nel portarla in una delle loro citt\u00e0, questa comincia a portar loro cattiva sorte. I filistei apprenderanno a loro spese che di fronte al Dio d'Israele i loro dei sono insignificanti e impotenti. Ci\u00f2 succede prima a Asdod (Azoto), poi a Gat e ad Accaron (Ekron). I sacerdoti filistei scoprono l'origine del male e propongono il rimedio: "Cos\u00ec fecero quegli uomini: presero due vitelle allattanti, le legarono al carro e rinchiusero i loro piccoli nella stalla. Poi caricarono l'arca del Signore sul carro insieme con la cassetta, i topi d'oro e i modellini dei loro bubboni. 12 Allora le vitelle si avviarono diritto sulla strada di Bet-S\u00e8mes; procedevano per la stessa via sempre muggendo, senza deviare n\u00e9 a destra n\u00e9 a sinistra, mentre i capi dei Filistei andavano dietro ad esse fino al confine di Bet-S\u00e8mes" [1Sam_6,7] - [1Sam_6,12].
Da Bet-Semes l'Arca fu trasportata a Cariatiarim, in montagna, ma quel luogo non arriv\u00f2 mai a divenire luogo di culto per Israele. I libri di Samuele sviluppano il racconto delle avventure dell'Arca con quello di Samuele e dell'adozione della monarchia. \u00c8 cos\u00ec che solo con Davide, re secondo il desiderio di Dio, l'Arca arriva alla sua destinazione finale quando Davide la fa salire a Gerusalemme [2Sam_6,1].


{K}- IL CARMELO{/}
"Il tuo capo \u00e8 sopra di te come il Carmelo
e le chiome del tuo capo come la porpora:
un re \u00e8 rimasto preso nelle trecce!" [Ct_7,6].
Nel Cantico dei Cantici, che celebra l'amore umano e le nozze di Dio con l'umanit\u00e0, il capo dell'amata, fiero, superbo e seduttore, \u00e8 il monte Carmelo. Questo monte si erge come polena (figura di prua) sul Mediterraneo, dominando la baia di Haifa. Il profeta Isaia canta alla sua cima coronata da pini e querce, e alle sue falde terrazzate con vigneti e oliveti [Is_35,1].
Questa cresta rocciosa, dal colore soave grigio-rosa spiccante sull'azzurro del cielo, conserva ancora un po' della gloria di Elia, "un profeta come il fuoco, la cui parola ardeva come una fiamma. Egli port\u00f2 su di essi la carestia, col suo zelo li ha ridotti di numero. Con la parola del Signore ha chiuso il cielo e cos\u00ec fece scendere per tre volte il fuoco" [Si_48,1] - [Si_48,3].
La sua pendice occidentale viene solcata da numerosi wadi sboccanti nel Mediterraneo, tra Haifa e Cesarea Marittima. I suoi lati sono perforati da grotte, alcune mostranti segni di occupazione preistorica (vedi Introduzione, preistoria).
Una valle modesta lo separa dai monti di Samaria. La pendice orientale, scoscesissima, domina la grande baia di Acco e la ricca pianura attraversata dal fiume Kison.

{K}IL CARMELO, MONTAGNA SACRA{/}
Nell'elenco delle conquiste di Tutmose III nel secolo XV a.C., il Carmelo viene nominato Rosh Ha Qadesh o monte santo. Molto tempo prima dell'epoca biblica, prima che Elia e il suo discepolo Eliseo vi risiedessero, la maestosit\u00e0 di questo promontorio aveva gi\u00e0 attratto i naviganti fenici, che avevano edificato sul luogo un santuario a Baal.

{K}ELIA, IL PROFETA CHE SI LEV\u00d2 COME FUOCO{/}
Nel capitolo 17 del primo libro dei Re, Elia si scontra con Acab re d'Israele (857-853 a.C.) e gli comunica senza ambagi di essere portatore della Parola: "\u00abCom'\u00e8 vero che vive il Signore, Dio d'Israele, ch'io servo: in questi anni non ci sar\u00e0 n\u00e9 rugiada n\u00e9 pioggia, se non quando lo comander\u00f2 io\u00bb" [1Re_17,1].
Acab aveva sposato Gezabele figlia del re di Sidone e sommo sacerdote di Melkart, il Baal di Tiro che verrebbe identificato con Eracle durante il periodo ellenistico. Istigato da sua moglie, Acab si mise al servizio di Baal. Gli si prosternava davanti, mentre sua moglie intrigava, uccideva di spada i profeti di Yahweh e macchinava in tutte le maniere per sostituire Yahweh, il Dio d'Israele, con i Baal fenici, dei degli elementi e della fertilit\u00e0.
Giorno dopo giorno, la siccit\u00e0 mordeva crudelmente Israele. Acab fece cercare Elia, che gli si present\u00f2 davanti: "Or dunque chiama a raccolta presso di me sul monte Carmelo tutto Israele e i quattrocentocinquanta profeti di Baal che mangiano alla mensa di Gezabele" [1Re_18,17] - [1Re_18,20].

{K}IL MUHRAQA, SACRIFICIO DEL CARMELO{/}
\u00c8 il luogo dove secondo la tradizione ebbe luogo il sacrificio del Carmelo. Nonostante l'Alleanza sigillata con Dio sul monte Oreb, il popolo d'Israele si accomoda abbastanza facilmente con la religione cananea, culto alle forze della natura. Baal \u00e8 il dio della tormenta e della pioggia. Asera (Ashera) sua sorella, l'Astarte greca, \u00e8 dea dell'amore e della fecondit\u00e0.
Elia \u00e8 solo contro i nemici della sua fede, quattrocento cinquanta profeti di Baal. Chi, dei due dei, far\u00e0 cadere il fuoco sul sacrificio preparato? "Giunto il tempo di offrire l'oblazione, il profeta Elia s'avvicin\u00f2 e disse: \u00abSignore, Dio di Abramo, d'Isacco e d'Israele, oggi appaia che tu sei Dio in Israele, che io sono tuo servo e che dietro tuo volere ho compiuto tutte queste cose. Esaudiscimi, o Signore, esaudiscimi e questo popolo sapr\u00e0 che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore\u00bb. Cadde il fuoco del Signore che consum\u00f2 l'olocausto, la legna, le pietre e la polvere e prosciug\u00f2 l'acqua ch'era nel canale. A tal vista, tutto il popolo si prostr\u00f2 con la faccia per terra esclamando: \u00abIl Signore \u00e8 Dio, il Signore \u00e8 Dio!\u00bb" [1Re_18,22] - [1Re_18,40].
Il segnale divino che i figli d'Israele hanno appena presenziato, giustifica la fede di Elia, lo conferma da profeta e fa ritornare il popolo di nuovo verso il suo Dio, l'unico che pu\u00f2 e vuole intervenire nella storia umana. La conclusione ancora mancante per rinforzare la fede ritrovata, sar\u00e0 la pioggia. "Poi Elia disse ad Acab: \u00abRisali, mangia e bevi, perch\u00e9 si ode gi\u00e0 il rumore della pioggia\u00bb. 42 Mentre Acab risaliva per mangiare e bere, Elia sal\u00ec sulla cima del Carmelo" [1Re_18,41] - [1Re_18,42]. 
Immediatamente le nubi rispondono all'orazione di Elia con abbondanza.
Come separare il Carmelo dalla figura di Elia? Scelto da Dio come suo testimone, rischi\u00f2 la vita per propugnarne la causa. Il tesbita, geloso d'amore per Yahweh, prefigura tutto il movimento profetico. Non sar\u00e0 solamente difensore della santit\u00e0 di Dio, ma, come tanti altri profeti, esperimenter\u00e0 nelle prove e nell'abbandono la tenerezza del Dio cui serve.

{K}SALIR\u00d2 SULLA TUA SANTA MONTAGNA{/}
Il Periplo, guida per i naviganti e geografi greci del secolo IV a.C., cita il Carmelo come montagna sacra di Giove.
La conferma di un culto pagano in epoca romana ci viene da un piede di dimensioni monumentali scavato nel giardino del monastero dei carmelitani. Vestigio di una statua del secolo II o III a.C., porta una iscrizione ex-voto diretta a Zeus Eliopolitano. Secondo Tacito e Svetonio l'imperatore Vespasiano (69-79) sarebbe andato a consultare l'oracolo del dio del Carmelo.
Si succedettero sulla montagna santuari giudei, cristiani e musulmani. La festa di San Elia, celebrata tutti gli anni nella grotta omonima, riunisce una moltitudine variopinta di pellegrini: cristiani latini, greci e ortodossi, israeliti, musulmani e drusi.


{K}- CESAREA MARITTIMA{/}
Gli Atti degli apostoli la menzionano quindici volte. Pietro vi battezza Cornelio, centurione della guardia del procuratore romano; Paolo vi passa lunghi mesi dopo la prigionia gerosolimitana; Filippo vi rientra dopo l'incontro con l'eunuco della regina Etiope sulla strada di Gaza e vi accoglie, con le sue quattro figlie profetesse, Paolo e i compagni che risalivano a Gerusalemme dopo il terzo viaggio missionario in Achea e Asia Minore [At_21,8].
In tempi bizantini, verso la fine dell'epoca romana, sono presenti e attivi a Cesarea dei grandi rappresentanti di chiesa: Origene e la sua scuola di teologia, Panfilo di Beirut con la sua insigne biblioteca ed Eusebio, vescovo e autore della prima storia ecclesiastica.
Durante le crociate Cesarea sar\u00e0 tuttavia celebre: testa di ponte tra l'Occidente e gli stati latini di Terra Santa, sar\u00e0 testimone del passaggio di innumerevoli cavalieri e finalmente di San Luigi che riedificher\u00e0 le sue mura per l'ultima volta.

{K}FLAVIO GIUSEPPE SU CESAREA{/}
"Cesarea in Fenicia fu costruita dove ci si imbarca per l'Egitto. \u00c8 situata tra Giaffa e Dora, due villaggi costieri dai porti poco sicuri perch\u00e9 esposti ambedue al vento chiamato "africus". Questo vento cos\u00ec violento solleva una tale quantit\u00e0 di sabbia contro la spiaggia che i piloti spesso si vedono obbligati ad ancorare in alto mare. Erode ne fece edificare il porto per rimediare la situazione. Gli fece dare la forma di mezzaluna, capace di un gran numero di navi" (Antichit\u00e0 giudaiche XV 13). Faceva da scalo per tutta un'attivit\u00e0 commerciale tra Roma e l'Egitto da un lato, e tra Roma, India e la Cina dall'altro. Non poteva che beneficiarsene, ed Erode sognava di convertire Cesarea in piattaforma di scambi per tutto quel traffico: era necessario operare in grande.
Flavio Giuseppe continua: "Erode aveva notato come nella costa esistesse un piazzamento favorevole chiamato Torre di Stratone. Vi fece costruire una citt\u00e0 di pianta ed eleganza straordinarie. Non solo erano di marmo bianco i palazzi pubblici, ma anche le case private, tutte costruzioni sontuose edificate con grande raffinatezza" (Antichit\u00e0 XV 13). Perch\u00e9 non mancasse nulla di ci\u00f2 che la poteva rendere una grande citt\u00e0, vi fece installare un mercato che sembrava il pi\u00f9 grande del mondo, pi\u00f9 un teatro e un anfiteatro maestosi come il resto (Guerra giudaica I, 16).

{K}IL PORTO{/}
I moli riposavano sopra uno zoccolo di roccia naturale, ed erano fatti di elementi prefabbricati. Si trattava di cassoni enormi sommersi nell'acqua, che le onde si incaricavano di riempire di sabbia. Dopo l'infrastruttura dei moli si costru\u00ec un muro con le sue torri facenti fronte al mare, case e magazzini diversi affacciati alla darsena. La diga propriamente detta veniva rinforzata da un muro frangi-onde e scogliera artificiale.
Gli archeologi hanno trovato esatte le affermazioni di Giuseppe: "Erode vi fece sommergere massi di dimensioni prodigiose, 50 x 18 x 9 piedi, e alcuni anche pi\u00f9 grandi. Questo molo misurava duecento piedi di lunghezza. Un lato conteneva la violenza delle onde, l'altro sosteneva un muro provvisto di torri. Erode dedic\u00f2 la pi\u00f9 grande di queste a Druso, figlio dell'imperatrice Livia sposa di Augusto. Alla sinistra dell'entrata del porto vi era una torre edificata sopra una piattaforma enorme, capace di resistere alla violenza delle onde; a destra due grandi colonne superavano questa torre in altezza" (Antichit\u00e0 XV, 13).
Delle tre darsene costruite a suo tempo ne rimane solo una, dato che i moli si disintegrarono a causa del rapido sommergersi dello zoccolo sottomarino.

{K}LA CITT\u00c0 ERODIANA{/}
Sulla riva del mare, a nord del quadrilatero fortificato dai crociati, si vedono ancora due larghe torri di fattura erodiana. La pi\u00f9 vicina al mare riposa su di una base di diametro maggiore e di preparazione alquanto rozza; \u00e8 possibile che questo cimento sia appartenuto alla famosa Torre di Stratone, il primo insediamento portuario, pi\u00f9 modesto, costruitovi da un Re di Sidone nel secolo IV a.C.
Da queste due torri partiva un muro delimitante il centro urbano, dalla cui parte esterna rimanevano l'ippodromo, il teatro e l'anfiteatro. Per assicurare la distribuzione d'acqua si install\u00f2 un acquedotto che faceva uso del drenaggio sud del monte Carmelo. Il primo tratto era costituito da un canale di ceramica sostenuto da un muro che arrivava alla costa; la continuazione si prolungava verso il sud, sostenuta da archi. Il suolo poco stabile e il passo del tempo causarono danni all'opera, che dovette essere restaurata e rinforzata nei secoli seguenti. Furono tracciate varie ampie arterie parallele alla costa, fino al muro dove arrivava l'acquedotto su archi, a nord della citt\u00e0. Questi ampi viali erano attraversati da strade che ne facevano isolati di circa 80 metri di lato. Questo tipo di piano regolatore riceve il nome di ippodamico dal suo ideatore Hippodamos di Mileto, urbanista del secolo V a.C.
La pulizia veniva assicurata da un intelligente sistema di fogne di drenaggio: "Nel sottosuolo furono costruiti lunghi sotterranei a spazi regolari diretti verso il mare, ma attraversati da uno principale che trasportava acqua di pioggia e le immondizie della citt\u00e0. Ogni tanto il mare entrava in questo sotterraneo e assicurava cos\u00ec la pulizia delle strade" (Antichit\u00e0 XV 13).

{K}LA TRIBUNA CENTRALE{/}
Nel centro della citt\u00e0 sorgeva una tribuna costruita su sale a volta, perfettamente visibili dal lato della costa: "Dietro il porto vi erano dei grandi depositi a volta. Alcuni servivano da depositi di tutti i tipi di mercanzie, altri da alloggi per i marinai. Di fronte all'entrata del porto si costru\u00ec un tempio di grandiosit\u00e0 e grazia eccezionali in onore di Augusto; vi si poteva contemplare una statua sua delle stesse dimensioni di quella di Giove Olimpico usata come modello, e una statua rappresentante Roma, anch'essa delle stesse dimensioni" (Guerra giudaica 1,16).

{K}PILATO, PREFETTO DELLA GIUDEA{/}
Durante gli scavi del teatro a sud della citt\u00e0 romana si mise alla luce, ai piedi di alcuni gradini, un'inaspettata iscrizione. Si trattava di una lapide di pietra calcarea riutilizzata, proveniente da qualche edificio pubblico della citt\u00e0. Vi si poteva leggere:
...S TIBERIEUM
...NTIUS PILATUS
...ECTUS IVDA...E
L'iscrizione conferma la presenza di Ponzio Pilato come prefetto di Giudea a Cesarea sede del governo romano in Palestina. La relazione evangelica viene cos\u00ec corroborata.

{K}IL TEMPIO DI MITRA{/}
Nel secolo II, una delle sale a volta lungo la costa fu arredata in tempio di Mitra. Questo culto di origine iraniano aveva conosciuto un calo durante la riforma di Zoroastro (VI secolo a.C.), per\u00f2 era rinato con l'arrivo degli Achemenidi al potere, e specialmente di Ciro, al trono di Persia. Si estese rapidamente per tutto il mondo ellenistico e da l\u00ec a quello romano, acquistando un posto prominente tra le religioni misteriche. Tali culti erano tenuti in gran considerazione, dato che la religione ufficiale di Stato era incapace di soddisfare le aspirazioni religiose della gente. Esclusivo per gli uomini, il culto di Mitra reclutava i suoi adepti tra i soldati, a cui proponeva una iniziazione in sette tappe conducente alla salvezza.
La mitologia del dio voleva che costui, dopo aver ucciso il toro il cui sangue avrebbe fecondato la terra, sal\u00ec al cielo per proteggere i suoi adoratori. Gli iniziati offrivano la contropartita di un toro in sacrificio.
A Cesarea il culto attraeva non solo soldati ma anche marinai. Vi sono quadri murali che rappresentano varie scene del mito di Mitra. Gli archeologi hanno datato il santuario nel secolo II, di poco posteriore all'epoca apostolica.

{K}LE VISIONI DI PIETRO E CORNELIO{/}
Cos\u00ec apparivano il porto e la citt\u00e0 di Cesarea, eccetto che per il tempio di Mitra, al tempo in cui avvennero gli episodi che Luca narra negli Atti. Qui Cornelio, centurione della coorte Italica, riceve con l'annunzio della Buona Novella, il battesimo dalle mani di Pietro [At_10,1].
La conversione di Cornelio marca un capovolgimento decisivo nella storia della giovane chiesa. Il luogo \u00e8 ricco di significato: edificata sulla costa di Palestina, affacciata al Mediterraneo e guardante verso Roma, Cesarea Marittima era da circa 35 anni la capitale romana della provincia di Giudea. Quando Pietro vi arriv\u00f2, a piedi, aveva davanti a s\u00e9 una scelta: o ritornare sui suoi passi e chiudere la chiesa dentro gli stretti confini della Palestina giudaica, o tuffarsi nel mare che gli si apriva davanti per farsi portare fino a Roma, la capitale pagana, la "nuova Babilonia" incarnante tutto il peccato del mondo [Ap_17,5]. Lo Spirito favorir\u00e0 questa seconda opzione scendendo tra i pagani riuniti attorno a Cornelio, e Pietro si vedr\u00e0 obbligato a battezzarli. 
"Pietro non aveva ancora finito di dire queste parole che lo Spirito Santo discese su tutti quelli che ascoltavano la parola. I fedeli circoncisi che erano venuti con Pietro si meravigliavano che anche sui pagani si fosse avuta l'effusione del dono dello Spirito Santo. Infatti li udivano parlare in lingue e magnificare Dio. Allora Pietro disse: \u00abChi pu\u00f2 impedire di battezzare con l'acqua costoro che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?\u00bb. E ordin\u00f2 che fossero battezzati nel nome di Ges\u00f9 Cristo" [At_10,1] ... [At_10,48].
Pietro torner\u00e0 a Cesarea, forse per l'ultima volta, dopo la sua liberazione miracolosa durante la persecuzione per ordine di Erode Agrippa I (41-44 AD). Gli Atti dicono che Pietro "dalla Giudea discese a Cesarea, dove si trattenne" [At_12,19].

{K}PAOLO A CESAREA{/}
Paolo vi transit\u00f2 ripetutamente: tornando a Tarso dopo la sua conversione e passaggio da Gerusalemme [At_9,30]; al ritorno dal suo secondo viaggio missionario, quando saluta la chiesa [At_18,22]; e al suo ritorno da Mileto alla fine del terzo viaggio missionario: questa volta si incontra con Filippo, uno dei "sette" e con le di lui figlie "profetesse". Pi\u00f9 tardi vi arriva prigioniero, dopo il suo arresto nel tempio di Gerusalemme. Per due anni vi dovette attendere l'ordine per recarsi a Roma, dato che come cittadino romano si era appellato a Cesare. 
"Passati alcuni giorni, il re Agrippa e Berenice discesero a Cesarea e vennero a salutare Festo. E poich\u00e9 vi si trattenevano alcuni giorni, Festo espose al re il caso di Paolo, dicendo: \u00abC'\u00e8 un uomo che \u00e8 stato lasciato in prigione da Felice. Quando sono stato a Gerusalemme, sono comparsi i sommi sacerdoti e gli anziani dei Giudei portando accuse contro di lui e chiedendo la sua condanna. Io risposi loro che non \u00e8 costume dei Romani consegnare un uomo prima che l'accusato sia stato messo a confronto con gli accusatori e abbia avuto la possibilit\u00e0 di difendersi dalle accuse." Agrippa aveva mostrato interesse nel vedere Paolo, e cos\u00ec si era preparata un'udienza reale con numerosi invitati per permettere a Paolo di spiegarsi.
Cos\u00ec Paolo d\u00e0 testimonio di come si era incontrato con Cristo risorto: "Mentre egli diceva queste cose in sua difesa, Festo alza la voce e gli grida: \u00abTu stai delirando, Paolo: il tuo gran sapere ti ha dato alla testa\u00bb. E Paolo: \u00abNon sto sragionando, eccellentissimo Festo, ma dico parole veritiere e sensate. Infatti il re di queste cose \u00e8 bene informato, e cos\u00ec parlo davanti a lui con piena fiducia, perch\u00e9 non penso che alcuna di queste cose possa essergli ignota. In realt\u00e0 non si tratta di fatti avvenuti in qualche angolo remoto. Credi tu, o re Agrippa, ai profeti? Lo so che ci credi\u00bb. E Agrippa a Paolo: \u00abAncora un poco e mi persuadi a farmi cristiano\u00bb. E Paolo: \u00abO poco o molto, Dio volesse che non solo tu ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano diveniste come io sono, all'infuori di queste catene\u00bb" [At_25,13] - [At_26,29].

{K}LA CITT\u00c0 BIZANTINA{/}
Cesarea si svilupp\u00f2 come non mai agli inizi dell'epoca bizantina. Al nord della citt\u00e0 si sono scoperte terme che datano da questo periodo, costruite secondo i canoni classici di allora: frigidario, tepidario, calidario e latrine. Vi si ricostruirono sinagoghe e una basilica, pi\u00f9 un grande edificio per l'amministrazione pubblica a sud della tribuna centrale. I primi scavi quivi realizzati portarono alla luce due mosaici alludenti a un testo di Paolo [Rm_13,3]. E non si tratta di luogo di culto, ma di edificio di amministrazione pubblica. Ecco una domanda interessante: cosa vi faceva col\u00e0 quel testo di Paolo? Si trattava di un testo arciconosciuto e quindi anche da trovare posto nell'ufficio del governatore, o al contrario, di un detto divenuto popolare che incitava i contribuenti a pagare le tasse senza ingannare il fisco? Poteva essere un testo che Paolo avrebbe usato nella sua lettera per sostenere le sue dichiarazioni circa la sottomissione alle autorit\u00e0 civili?

{K}ORIGENE A CESAREA{/}
In epoca bizantina Cesarea occupa di nuovo un posto prominente nella storia della chiesa di Palestina. Prima di tutto vi \u00e8 Origene, che d\u00e0 lustro alla citt\u00e0 con la sua presenza e le sue opere. Arriva in Palestina per la prima volta da Alessandria, invitato da Alessandro vescovo di Gerusalemme. Costui conosce bene Origene, e lo ha invitato per commentarvi le Scritture. Ritorna per seconda volta nel 230 invitato da Theoctistus, vescovo del luogo e amico suo, che lo ordina anche sacerdote. Questo fa infuriare Demetrio vescovo di Alessandria, che rifiuta a Origene il permesso di insegnare nella famosa metropoli egizia.
Il rifugiato si stabilisce quindi definitivamente a Cesarea, dove rimane fino al 250. Durante la persecuzione ordinata da Decio viene arrestato e torturato. Secondo il suo discepolo Panfilo Origene sarebbe morto a Tiro due o tre anni dopo in seguito al supplizio patito.
In venti anni a Cesarea, Origene complet\u00f2 un lavoro considerevole: opere di esegesi, omelie, una summa teologica, e numerosi trattati polemici e apologetici. A lui dobbiamo la Esapla, prima opera di critica testuale dei testi sacri. In sei colonne parallele, vi appare il testo ebraico dell'antico Testamento, trascritto da lui stesso in caratteri greci, accanto alle quattro versioni greche circolanti a quel tempo: i Settanta, Aquila, Simmaco e Teodozione.
Tra i suoi discepoli spiccano grandi maestri spirituali come Gregorio di Nissa, Attanasio ed Evaristo Pontico, che danno testimonio della ricchezza del suo misticismo; grandi pastori come Firmiliano di Cappadocia e Gregorio vescovo di Nuova Cesarea, che studiarono ai suoi piedi in quella citt\u00e0. Ciononostante, saranno Panfilo di Beirut e Eusebio vescovo della citt\u00e0 marittima a rimanervi pi\u00f9 direttamente legati, facendovi fruttificare la sua eredit\u00e0 biblica.

{K}PANFILO ED EUSEBIO{/}
Fenicio di origine, Panfilo studi\u00f2 accanto a Pierio, uno dei maestri della celebre scuola neoplatonica. Probabilmente attratto dalla brillante influenza di Origene, arriva a Cesarea. Ordinato sacerdote da Agapio vescovo del luogo, riprende per conto suo il doppio lavoro del suo ammirato: ne sviluppa considerevolmente la biblioteca fondata da lui e apre a sua volta una scuola di teologia.
Eusebio viene eletto a Cesarea nel 313 d.C. Facendo uso del gran numero di opere e documenti raccolti prima da Origene e poi da Panfilo, comincia una relazione cronologica di Storia Universale, nonch\u00e9 una storia ecclesiastica che \u00e8 ancora oggi una fonte capitale di informazioni attorno ai primi secoli della chiesa. Allo scoppiare della crisi ariana Eusebio di Cesarea, di temperamento conciliatore e preoccupato fondamentalmente per l'unit\u00e0 della chiesa, accoglie favorevolmente un perseguitato dal vescovo di Alessandria. Questa demenza gli varr\u00e0 la vendetta di Macario di Gerusalemme. Davanti all'agitazione crescente, Costantino riunir\u00e0 il Concilio di Nicea che condanner\u00e0 Ario (325 d.C.).


{K}- MEGHIDDO{/}
Meghiddo era ubicata a guardia della gola che taglia gli ultimi contrafforti del Carmelo e il crocevia sul quale questo sbocca.
Questa piazzaforte occupava una posizione strategica di importanza vitale sulla "via del mare" citata da Isaia [Is_8,23], il cui tracciato sar\u00e0 ripreso dalla Via Maris romana. Era passo obbligato per qualsiasi viaggio commerciale o campagna militare tra Egitto, Asia Minore e Mesopotamia. Verso il nord il cammino arrivava a Tiro, Sidone e finalmente l'Anatolia per pi\u00f9 di un millennio paese degli hittiti. Ad oriente ci si dirige verso la Siria e la Mesopotamia, bordeggiando la pianura pantanosa di Izreel verso il sud; da l\u00ec si passa ai piedi di Bet-Sean fino a Damasco, per\u00f2 non senza passare il Giordano sul ponte delle figlie di Giacobbe.
Meghiddo deve la sua lunghissima storia alla sua situazione strategica privilegiata, e alla ricca sorgente che zampillava alla base. Tutto ci\u00f2 d\u00e0 ragione anche del perch\u00e9 di tante distruzioni e ricostruzioni, rivelandoci anche perch\u00e9 nella bibbia Meghiddo si erge a luogo simbolico di tutte le grandi battaglie. Particolarmente nell'Apocalisse, Meghiddo fa da scenario al trionfo definitivo di Dio e del suo Cristo sopra le forze degli accomunati inutilmente per l'ultima battaglia [Ap_16,16].

{K}LA CITT\u00c0 CANANEA{/}
La storia comincia nel III millennio, con la costruzione, sul fianco orientale del Tell, di un tempio ad opera di un popolo cananeo. Molto presto Meghiddo, con tutta la Palestina, si vedr\u00e0 trascinata dalle vicissitudini di una storia in cui Egitto e Mesopotamia, vicini ambiziosi e turbolenti, la faranno da direttori di orchestra. Circa il 2300 a.C. si sviluppa in Mesopotamia la civilt\u00e0 accadica organizzata in citt\u00e0 stato. Tra l'impero accadico e quello egizio, che si dividono il Vicino Oriente, nascono e si sviluppano un certo numero di piccole citt\u00e0 indipendenti, come Ebla in Siria e Meghiddo, Ghezer e Sichem in Palestina. Queste citt\u00e0 di cultura siro-cananea concederanno passo libero ai nomadi. La disintegrazione dei due grandi rivali verso la fine del III millennio favorir\u00e0 temporaneamente lo sviluppo di stati siro-palestinesi.

{K}SOTTO IL DOMINIO EGIZIO{/}
A partire dal 1570 a.C. l'Egitto, recentemente liberato dai principi stranieri, comincia un'ascesa spettacolare, e durante quattro secoli il paese di Canaan vivr\u00e0 sotto la sua sferza.
Nel 1468 a.C. il faraone Tutmosis III sconfigge a Meghiddo gli eserciti delle citt\u00e0 stato di Siria e Palestina, che si erano alleate contro l'Egitto. Seti I ristabilir\u00e0 l'autorit\u00e0 egizia dopo la crisi provocata da Akhnaton, e i suoi successori Ramses II e Merneptah ne proseguiranno l'operato.
Durante tutto il periodo egizio Meghiddo fu citt\u00e0 opulenta, arricchita dal commercio e dall'interesse mostratole dai faraoni.

{K}PIAZZAFORTE REALE{/}
All'entrare gli israeliti in Palestina ai tempi di Giosu\u00e8 e dei giudici, Meghiddo era gi\u00e0 citt\u00e0 prospera, gi\u00e0 che aveva approfittato dell'indebolimento dell'Egitto durante la XX dinastia per ricuperare la sua indipendenza. Ciononostante, un incendio distrugger\u00e0 la citt\u00e0 durante il secolo X.
All'ascesa al trono, Salomone si accorge ben presto della capitale importanza di Meghiddo per la difesa del regno; insieme a Azor e Ghezer, questa citt\u00e0 fortificata vigila e protegge i cammini di accesso alla capitale. Il re far\u00e0 uso di lavori forzati per costruire Meghiddo [1Re_9,15]. La citt\u00e0 si converte presto in centro amministrativo della regione di Iezreel e di Bet-Sean. Nonostante ci\u00f2, il faraone Sisac la distrugger\u00e0 parzialmente durante l'invasione del regno di Roboamo nel 924. Il monarca egizio se ne servir\u00e0 come base strategica per le sue sortite contro le citt\u00e0 palestinesi. A ricordo immortale della vittoria, il faraone lascer\u00e0 a Meghiddo una stele con il suo nome.

{K}LA FUGA FATALE{/}
Ben fortificata, Meghiddo era rifugio sicuro in caso di necessit\u00e0. Magari Acazia fosse stato pi\u00f9 veloce dei soldati di Ieu; avrebbe potuto farne uso! "Acazia, re di Giuda, vedendo ci\u00f2, fugg\u00ec per la strada di Bet-Gan; per\u00f2 Ieu lo insegu\u00ec e ordin\u00f2: \u00abColpite anche lui!\u00bb. Lo colpirono sul carro lungo la salita di Gur, che \u00e8 vicino ad Ibleam. Riusc\u00ec a rifugiarsi a Meghiddo, ma qui mor\u00ec. 28 Allora i suoi servi lo trasportarono a Gerusalemme e lo seppellirono nel suo sepolcro assieme ai suoi antenati, nella Citt\u00e0 di Davide" [2Re_9,5] - [2Re_9,28].
Nel 732 Azor e Meghiddo, le due grandi piazzeforti del nord, cadranno in possesso del re assiro Tiglat-pilezer III. Sar\u00e0 la fine imminente del regno d'Israele.

{K}GIOSIA E NECAO A MEGHIDDO{/}
Nel secolo VII Giosia re di Giuda, approfittando della debolezza crescente dell'Assiria, tenta di riconquistare il regno del nord per unirlo a Giuda e ristabilire l'antico regno d'Israele, ristabilendo cos\u00ec l'unit\u00e0 politica attorno a Gerusalemme e al suo tempio purificato. Per\u00f2 questo progetto contrariava la politica egizia. Babilonia godeva di un potere crescente in Mesopotamia e all'Egitto interessava mantenere un equilibrio di forze tra assiri e caldei. Nel 612 Ninive cade per opera delle forze alleate di Media e Babilonia. Il faraone Necao accorre a soccorso di Assiria, sua nemica di un tempo. Per\u00f2 che Assiria rinascesse con l'aiuto dell'Egitto preoccupava Giosia, ancora dietro al suo sogno di riconquistare l'antico regno d'Israele. Si rec\u00f2 a Meghiddo per contrastare il passo al faraone, per\u00f2 sfortunatamente incontr\u00f2 la morte nel momento stesso in cui incontrava Necao.

{K}LA MORTE DEL "GIUSTO"{/}
Giosia...lato "Egli fece ci\u00f2 che \u00e8 retto agli occhi del Signore e imit\u00f2 la condotta del suo antenato Davide senza deviare a destra o a sinistra" [2Re_22,2]. Cos\u00ec comincia la storia della vita di Giosia nel secondo libro dei Re. Il suo regno si segnala per la scoperta del libro della Legge nel tempio e per una profonda riforma: "Prima di lui non vi fu un re che, come lui, si sia rivolto al Signore con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima e con tutte le sue forze, secondo tutta la legge di Mos\u00e8; neppure dopo di lui ne sorse uno come lui" [2Re_23,25]. "Durante la sua vita il faraone Necao, re di Egitto, sal\u00ec verso il re di Assiria sul fiume Eufrate. Il re Giosia gli mosse incontro, ma Necao lo uccise al primo scontro. 30 Allora i suoi servi lo caricarono gi\u00e0 morto su un carro, lo condussero da Meghiddo a Gerusalemme e lo seppellirono nel suo sepolcro" [2Re_23,29] - [2Re_23,30].
Cos\u00ec Giosia, che aveva sempre operato rettamente agli occhi di Yahweh, moriva ancora giovane, mentre Manasse e tanti altri avevano goduto di lunga vita e di una morte serena dopo anni di infedelt\u00e0 all'alleanza. Cos\u00ec come la morte di Mos\u00e8 prima di entrare nella Terra Promessa, quella di Giosia a Meghiddo sembra negare la giustizia divina. Al ritorno dalla cattivit\u00e0 i sacerdoti tenteranno di rendere ambedue responsabili del loro castigo, dicendo che Mos\u00e8 aveva dubitato di Dio e aveva colpito la roccia due volte, ignorando cos\u00ec il testo pi\u00f9 antico del libro dell'Esodo (cf. [Es_17,1] - [Es_17,6] e [Nm_20,11] - [Nm_20,13]. Dissero di Giosia che non ascolt\u00f2 la parola di Necao che veniva dalla bocca di Dio (cf. [2Re_23,29] e [2Cr_35,20] - [2Cr_35,24]). Era veramente necessario immaginare la giustizia di Dio alla luce di quella degli uomini?

{K}IL SITO ARCHEOLOGICO{/}
Il Tell di Meghiddo, con circa venti livelli, testimonia un'occupazione quasi continua di abitanti e di civilt\u00e0. Il gran numero di {N}ostraca{/} (pezzi di ceramica) scoperti dagli archeologi, ha permesso loro di calcolare la data o antichit\u00e0 delle cappe, la pi\u00f9 antica delle quali risale al fine dell'era neolitica (V millennio a.C.) Si sono trovati utensili di silice e resti ossei in una grotta a livello del suolo vergine.

{K}LO SPAZIO SACRO NEL SETTORE ORIENTALE{/}
Luoghi di culto successivi fanno spiccare la permanenza del sacro a Meghiddo. Un tempio primitivo risale al periodo calcolitico (3300-3200 a.C.). Aveva pianta rettangolare, con tetto sostenuto da due colonne lignee riposanti su pietre piatte sotterrate. Di fronte all'entrata, una specie di tribuna di mattoni fu forse piedistallo per la statua del dio cananeo quivi adorato, o tavola per le offerte.
Ai primi del III millennio fu costruito un po' pi\u00f9 sopra un magnifico altare di pietre rozze, collocate cos\u00ec da formare un tronco di cono. Vedendolo, viene in mente la prescrizione di Yahweh a Mos\u00e8: "Edificherai quivi un altare al Signore tuo Dio; un altare di pietre su cui non hai passato il ferro; con pietre intatte edificherai l'altare al Signore tuo Dio e vi offrirai sopra olocausti al Signore tuo Dio" [Dt_27,5] - [Dt_27,6]. Durante quasi un millennio i cananei offriranno olocausti su questo altare, come mostrano le ceneri e resti ossei trovati nel recinto sacro.
Verso il 2300 a.C. tre tempi verranno installati attorno all'altare cananeo. Questi santuari furono in uso per qualcosa di pi\u00f9 di dieci secoli. Negli oggetti quivi incontrati si pu\u00f2 verificare l'influenza di culture straniere: siria, anatolica, mesopotamica ed egea. Il pezzo che pi\u00f9 spicca sembra essere un bell'altare cananeo, un monolito intagliato con quattro corna che simbolizzano il potere del dio, capace di arrivare ai quattro punti dell'universo; \u00e8 stato datato nel secolo X a.C., contemporaneo quindi di Salomone.

{K}IL "SINNOR"{/}
Nonostante Meghiddo godesse di posizione strategica privilegiata, era necessario poter sostenere un assedio senza vedersi obbligati a capitolare per mancanza d'acqua. Cos\u00ec gli architetti, come avevano fatto anche ad Azor, Ghezer e Gerusalemme, vi costruirono un "sinnor". Si trattava di un ampio pozzo quadrato scavato nel mezzo della citt\u00e0, provvisto di una scala che permetteva raggiungere un livello intermedio tra quello della citt\u00e0 e quello della sorgente. Durante questo tempo si apriva un canale sotterraneo orizzontale che partiva dalla sorgente per finire alla base del pozzo quadrato, cos\u00ec permettendo all'acqua di fluire fino all'estremo del canale. La gente non aveva che da scendere alla base del pozzo quadrato per raccogliere acqua con anfore. Per completare il lavoro, l'entrata della grotta dove sorgeva l'acqua fu ostruita dal di fuori.

{K}DALLA GUERRA SANTA AL COMBATTIMENTO SPIRITUALE{/}
\u00c8 frequente che si confonda la guerra santa o di religione con il combattimento spirituale al quale ci invita la rivelazione. La violenza abita nel cuore umano, e Dio sempre user\u00e0 della sua pazienza di Padre per ricondurre gli uomini dalle une all'altro. Le innumerevoli guerre che accompagnano la storia della salvezza ne sono prova autentica. Piazzaforte conquistata e riconquistata, testimone di tante battaglie e di morti, Meghiddo doveva rimanere nella memoria d'Israele come poggio a un tempo strategico e simbolico. Col\u00e0 si sigillarono vittorie e sconfitte decisive per il regno d'Israele. Ivi stesso Giovanni, nella sua Apocalisse, contempla le forze del male, che si riuniscono per un'ultima battaglia contro Dio: 
{C}"Il sesto vers\u00f2 la sua coppa sul grande fiume Eufrate. La sua acqua s'essicc\u00f2, in modo da lasciar via libera ai re dell'Oriente. Quindi vidi uscire dalla bocca del dragone, della bestia e del falso profeta tre spiriti impuri, che somigliavano a rane. Sono, infatti, spiriti demoniaci che, muniti di poteri taumaturgici, hanno il compito di chiamare a raccolta i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio, l'Onnipotente.... E radunarono i re nel luogo chiamato in ebraico Armaghed\u00f2n" (ossia, i monti di Meghiddo){/} [Ap_16,13] ... [Ap_16,16].
