{N}1,{/}2 Il testo dice: "testimonianza (o dichiarazione ufficiale) di Ges\u00f9 Cristo". L'espressione designa qui i messaggi dati dai profeti della Chiesa (19,19). Giovanni considera quindi questa "apocalisse" il frutto dello spirito di profezia che gli fu dato. Da questo, anche conoscendo che l'apocalittico \u00e8 un genere letterario che obbedisce a determinate regole e ricorre a immagini convenzionali, sappiamo che l'ispirazione \u00e8 profetica. \u00c8 molto pi\u00f9 di una composizione letteraria e la differenza risalta quando si compara l'Apocalisse di Giovanni con altre di questo tempo - compresa la parte apocalittica nei capitoli 10-12 di Daniele. La Chiesa non err\u00f2 quando, molto per tempo, parl\u00f2 dell'Apocalisse di Giovanni il Profeta, anche senza sapere se si trattava dello stesso Giovanni apostolo.

{N}1,{/}6 La Chiesa \u00e8 il "resto d'Israele", a lei si applicano quelle qualifiche che Dio attribuiva al suo popolo quando con esso stipul\u00f2 l'alleanza (Es 19,6).

{N}1,{/}8 {C}Il Signore dell'Universo.{/} La parola greca potrebbe anche tradursi con L'Onnipotente. Nella bibbia greca, per\u00f2, usata allora dalla Chiesa questa parola appariva sempre come la traduzione di Sabaot: il Dio Sabaot \u00e8 il Dio degli eserciti, non tanto degli eserciti d'Israele quanto di quelli del cielo e della terra (Sal 148,2), vale a dire, il Dio di tutte le creature che popolano l'universo.

{N}1,{/}9 Qui la {C}testimonianza di Ges\u00f9{/} pare essere il suo messaggio: A Giovanni non piace citare Dio senza porlo in parallelo a Ges\u00f9, esattamente come fa Paolo con le parole Dio e Signore. 

{N}5,{/}8 Gli angeli presentano le orazioni dei santi a Dio. Giovanni non fa che riprendere la tradizione dell'Antico Testamento: Tob 11,12. Forse a questa anche Ges\u00f9 pensava quando in Mt 18,10 parlava degli angeli dei "piccoli".

{N}5,{/}9 Gli antichi manoscritti riportano testi discordi. Molti hanno: "Tu ci acquistasti per Dio da ogni trib\u00f9 e nazione...". Tutto il testo \u00e8 da intendere che quanti figurano in questa scena sono gli attori dell'Antico Testamento, e acclamano all'Agnello quando occupa il suo pasto in Cielo, subito dopo la sua Risurrezione. Essi lo glorificano perch\u00e9 agli eletti d'Israele, gi\u00e0 acquistati da Dio con l'Alleanza del Sinai, ha aggiunto questi numerosi popoli che entrano nella Chiesa e che insieme agli eletti d'Israele saranno re e sacerdoti (Es 19,6).

{N}6,{/}1 Una volta ancora si nota come la cifra 7 si scompone in 4 e 3; 4 \u00e8 la cifra della terra e 3 quella del Cielo (come nelle petizioni del Padre Nostro). Quattro sono i cavalli per i fattori terrestri della storia, e tre gli elementi celesti: le anime dei martiri, gli astri celesti, e in 8,1, la decisione del Giudizio.

{N}7,{/}4 Non c'\u00e8 una spiegazione plausibile per questa lista delle dodici trib\u00f9 con una menzionata due volte (Manasse faceva parte della casa di Giuseppe) e un'altra, mancante, quella di Dan. La lista varia secondo i posti in cui la incontriamo nella Bibbia: si veda la nota a Gen 48,1.

{N}8,{/}1 Si deve riconoscere che i capitoli 8 e 9 pongono un serio problema a chi cercasse di stabilire un ordine cronologico nell'Apocalisse. Se lasciamo da parte i Messaggi alle Chiese dei capitoli 2 e 3, appare evidente che i capitoli 4-7 si svolgono nel mondo dell'Antico Testamento e che l'Agnello tiene la chiave della storia; questa chiude, o meglio, apre a una moltitudine di eletti da tutte le nazioni che provengono dalla grande persecuzione. 
\u00c8 pure evidente d'altronde che il capitolo 10 inaugura la storia della Chiesa a partire dalla venuta del Figlio in questo mondo. Successivamente il libro si concentrer\u00e0 sulla testimonianza resa dai cristiani (19,10) fino alla distruzione dell'Impero. Dal 19,11 al 20,10 abbiamo un'evocazione dei tempi che verranno. Quindi, in 20,11 arriva il Giudizio finale seguito dalla Gerusalemme celeste: cap. 21-22.
Che significano dunque questi capitoli 8 e 9 che presentano una serie di prove, e non le ultime (9,20) ma piuttosto un preambolo del giudizio finale: invasione dei poteri infernali, scatenamento dei flagelli della violenza e della guerra, e tutto questo senza che i peccatori si convertano? A prima vista, anche considerando i suoi colori apocalittici, questo quadro esprime qualcosa di pi\u00f9 della tragedia giudaica degli anni 66-70, della quale era stato testimonio anche Giovanni, e soprattutto il 9,20 si dirige soltanto alle nazioni pagane. La cosa pi\u00f9 probabile \u00e8 che nei capitoli 8-9 ci troviamo dinanzi al finale di un primo quadro iniziato con il capitolo 4. In tale capitolo Giovanni non andava pi\u00f9 in l\u00e0 dell'ingresso degli eletti e dei battezzati da tutte le nazioni nella storia del popolo di Dio. Lascia quindi in bianco un futuro che egli ignora, un intervallo di anni o di secoli simbolizzato dal silenzio di una mezz'ora (8,1); e in questi due capitoli passa direttamente alle prove che precedono il giudizio. 
Al capitolo 10, egli inizia un nuovo quadro della sua Apocalisse con la venuta del Verbo di Dio nel mondo. Senza pi\u00f9 preoccuparsi per le radici ebraiche della Chiesa, Giovanni ora si volge verso l'avvenire e la mostra di fronte al mondo dei pagani, fino alle grandi prove che precedono il giudizio. Queste sono descritte in 19,11 e 20,1 con immagini differenti da quelle della prima parte. \u00c8 allora che le due grandi visioni si saldano per sfociare nella Gerusalemme celeste.

{N}8,{/}3 Fissiamoci in questa preparazione del Giudizio che prende la forma di una liturgia: incenso e trombe sacre.

{N}9,{/}21 Una classifica delle grandi forme del male: prima l'idolatria con il culto di oggetti usciti dalla mano dell'uomo; quindi il crimine, la magia, l'immoralit\u00e0 sessuale e il furto. Alla fine del libro, in 22,15, la lista ritorner\u00e0 abbastanza simile, con il furto che sar\u00e0 sostituito dalla menzogna denunciata da Giovanni in modo particolare nella sua prima lettera, oltre che nell'Apocalisse.

{N}12,{/}1 {N}LA DONNA E IL DRAGONE{/}
Questa visione della donna riprende i motivi del sole, della luna e delle stelle del sogno di Giuseppe in Gen 37,9, per\u00f2 il sole e la luna richiamano immediatamente la donna di Cantico 6,10. Nella Genesi si trattava di Giuseppe in mezzo ai suoi fratelli, nel Cantico era Israele in mezzo alle nazioni (si veda Cantico 6,8-9). Qui la donna appare come al centro della creazione. Il capitolo si presenta come una continuazione  di Gen 3,15, senza ignorare per\u00f2 l'Emanuele e sua madre in Is 7,14 (e Mi 5,2).
Questo capitolo \u00e8 uno di quelli che suppongono la mescolanza di diversi pezzi, per cui si sono immaginate diverse soluzioni per riorganizzarli, alla ricerca degli elementi originali; la molteplicit\u00e0 dei tentativi dimostra che nessuno \u00e8 riuscito ad imporsi. Questo capitolo, come il primo della lettera agli Efesini, \u00e8 a due tempi: primo quel che accade nel piano eterno di Dio, secondo la sua realizzazione sulla terra. Questo va molto d'accordo con la visione della storia proposta dalle apocalissi. 
vv. 1-2 : La donna e l'Incarnazione nel centro del piano di Dio sull'universo.
vv. 3-4a: La presentazione del dragone, angelo poderoso. Si dice che provocher\u00e0 la ribellione nella sfera celeste, non che questa abbia luogo subito.
vv. 4b-6: Il dragone decise di divorare il figlio della donna, e Dio interviene: il bambino sar\u00e0 signore delle nazioni, anche se la donna dovr\u00e0 vivere nel deserto (come la madre dell'Emanuele).
vv. 7-9: Divisione del mondo degli spiriti ed espulsione dei malvagi.
vv. 10-12: Il coro (nel senso dell'antica tragedia greca) loda le decisioni di Dio.
vv. 13-18: Si passa alle conseguenze della crisi nel tempo e nella storia. Chi \u00e8 in stato di giudizio \u00e8 la Chiesa, il giorno dopo la Risurrezione. \u00c8 difficile tuttavia interpretare il fiume vomitato dal dragone dietro la donna. Nei vv. 17-18 si ritorna alle persecuzioni nell'Impero contro i cristiani, ai quali Giovanni si dirige.
Se volessimo ora precisare il senso della visione, la si dovrebbe ricollocare nel libro. Al riguardo si veda la nota a 8,1. La visione dei due testimoni, nel cap. 11, \u00e8 l'evangelizzazione e la chiamata alla conversione lungo tutta la storia. Adesso, la visione della Donna e del Dragone presenta i protagonisti della lotta che occuper\u00e0 i capitoli seguenti. La Donna \u00e8 l'umanit\u00e0 sposata con Dio. Non diciamo che \u00e8 la Chiesa, perch\u00e9 ella \u00e8 l\u00ec prima del Cristo ed \u00e8 lei che lo da alla luce, per\u00f2 in ogni epoca si identifica con il popolo salvato. Prima di Cristo, la Donna era la sposa del Cantico, in ansiosa attesa della visita del suo Re. Poi ella configura una sola cosa con i suoi figli che, ora, sono quelli del Vangelo, i testimoni e i profeti di Ges\u00f9, perch\u00e9 nella cultura ebraica {C}i figli di...{/} sia di Adamo, che di Belial o dei profeti designano sempre una collettivit\u00e0 che forma un tutt'uno con il padre leggendario al quale restano vincolati.
Qui Giovanni ha conservato il suo linguaggio pi\u00f9 proprio, ma con un elemento nuovo: la madre di Ges\u00f9 \u00e8 una persona concreta, cos\u00ec, improvvisamente, la Donna dell'Apocalisse esce dal mondo dei simboli per impersonare Maria. 
Se Giovanni in Maria riconosce la Donna, tanto a Cana che al Calvario \u00e8 legittimo conservare tale identificazione anche qui. Al contrario sarebbe un errore ritenere che il segno impressionante in mezzo al cielo sia solo un modo di designare tale persona o tal altra comunit\u00e0 che Giovanni avrebbe in testa: la profezia forgia un segno che comprende la totalit\u00e0 del tempo, e perci\u00f2 Giovanni l'applica, o l'applichiamo noi, con maggiore o minore consapevolezza, a eventi o persone situate lungo la linea indicata. La figura della Donna al centro dell'Apocalisse \u00e8 sommamente importante. Bench\u00e9 la Bibbia sia quasi totalmente dominata dal punto di vista maschile e tinta di esperienze vissute solo da uomini, uno dei tratti dominanti della rivelazione cristiana e che da la sua identit\u00e0 alla fede, \u00e8 concepire l'intera relazione degli uomini con Dio come la preparazione ad un matrimonio grandioso. Il Cantico e il segno della Donna esprimono quel che sta nel cuore di tutta la rivelazione profetica. Ugualmente vero \u00e8 che quando la Chiesa difende la predestinazione di Maria, e la sua verginit\u00e0 perpetua e la sua presenza in tutta l'opera della salvezza, ella riafferma uno dei tratti essenziali del Dio della Bibbia. Non riconoscere i privilegi della madre di Ges\u00f9 \u00e8 non volere incontrarsi con Dio in modo unico; \u00e8 adulterare il volto che Dio ha voluto darsi.
\u00c8 un fatto per\u00f2, nel nostro secolo, che la piet\u00e0 mariana ha invaso molti spazi dai quali prima era assente. Nei secoli passati, la stessa fede e la stessa visione di Dio e del Cristo-Sposo poggiavano su convinzioni e una piet\u00e0 diverse. Una pleiade di innamorati si sono rivolti alla Sposa del Cantico, scorgendo in lei anzitutto la figura della Chiesa: si riconoscevano parte importante del mistero e della predestinazione di Dio. L'identificazione di Maria con la Donna non dovrebbe ora diventare un modo di sottovalutare la nostra vocazione e l'amore unico nel quale ci ha conosciuto il Padre. Ges\u00f9 ha invitato i suoi apostoli a credere che essi stavano al centro del piano di Dio, pi\u00f9 che a invidiare i pi\u00f9 grandi santi del passato o a vivere per interposte persone.

{N}14,{/}18 I testi antichi si diversificano. Alcuni leggono: "Si trattenne" e lo legano al versetto 17. Altri leggono: "Mi trattenni" e lo legano alla visione seguente. 

{N}14,{/}14 Questo Figlio d'Uomo ci ricorda certamente il Cristo giudice, ma Giovanni rigetta quanto potrebbe essere interpretato come un Giudizio alla maniera di Michelangelo: Ges\u00f9 non comparir\u00e0 di persona ma sar\u00e0 sostituito da un angelo.

{N}16,{/}1 Le sette coppe sono come una nuova versione delle sette trombe dei capitoli 8 e 9. Qui si incontra nuovamente l'acqua cambiata in sangue, l'intervento nell'Eufrate, l'invasione degli spiriti diabolici... E di nuovo, i castighi divini sono presentati sotto forma d'una grande liturgia. Qui per\u00f2 tutto si concentrer\u00e0 nella Grande Citt\u00e0. 

{N}20,{/}7 {N}PROFEZIE{/}
Osserviamo qui un brusco cambio di velocit\u00e0 nella visione profetica. Giovanni ha parlato ampiamente dell'idolatria romana e delle persecuzioni del potere totalitario, quindi, con il capitolo 20 si entra nei tempi successivi in cui Giovanni vede apparentemente solo la felicit\u00e0 per la pace recuperata. La bestia totalitaria e il falso Cristo - istituzioni pi\u00f9 che singoli - sono stati mandati al fuoco eterno; gli agenti di Satana sono stati semplicemente eliminati (19,21). Solo dopo questi mille anni di pace, riassunti in poche righe, il demonio si rimette al lavoro; in due paragrafi la gran rivolta (Paolo parler\u00e0 dell'apostasia in 2 Tes 2,3) \u00e8 domata e la storia finisce con il demonio rimandato all'inferno.
Ritroviamo qui quel che si notava gi\u00e0 nei profeti dell'Antico Testamento: la profezia vede negli eventi del momento un'anticipazione del Giudizio, trascurando quanto ci fosse in essi di positivo e mostrando in essi solo quanto richiede un intervento di Dio. Dopo tutto, il tempo che trascorrer\u00e0 tra la fine del sistema attuale, condannato, e la fine della storia non \u00e8 che un grand'inganno: il profeta non sta l\u00ec ad anticipare uno sviluppo della storia. 
Esiste una continuit\u00e0 tra profezia dell'Antico Testamento e profezia cristiana. Anche quando la rivelazione si conclude, in maniera definitiva, con l'Apocalisse, non si estingue per\u00f2 il carisma profetico. Attualmente sono molti quelli che si rivolgono a messaggi celesti, tanto pi\u00f9 numerosi quanto pi\u00f9 il mondo s'\u00e8 ingrandito e quanto pi\u00f9 le rivoluzioni in corso hanno ridotto  a poco le nostre certezze. Sia quella che sia la parte di ingenuit\u00e0 e di fantasia nei messaggi celesti che fioriscono un poco dappertutto, sarebbe ingiusto disprezzare tutti questi avvertimenti; spesso provengono da profeti il cui carisma \u00e8 difficile non riconoscere. Il pi\u00f9 delle volte non fanno che ripetere in modo intenso, con immagini che colpiscono la nostra immaginazione e che convincono, gli appelli del Vangelo alla conversione e l'imminenza del giudizio di Dio contro sistemi idolatri che ci opprimono. Anche se non apportassero nulla di pi\u00f9 di quel che troviamo nella Scrittura letta con fede, questi messaggi non sono profezie inutili perch\u00e9 spesso raggiungono quelli che la Chiesa o le circostanze non hanno permesso di accedere alla Bibbia.
Non si tratta d'ignorare quindi la profezia cristiana del nostro tempo dall'alto della nostra scienza teologica, spesso solo razionalista; lo Spirito e gli spiriti sono tanto necessari quanto i prelati nella vita della Chiesa, anche quando lambissero il monopolio dell'autorit\u00e0. \u00c8 necessario, questo s\u00ec, applicare a tali profezie di oggi i criteri della Bibbia. Dovremmo prestare attenzione agli avvertimenti, interpretare i segni che ci vengono presentati; in cambio per\u00f2 tutto quanto, in tali messaggi, intendesse reinsegnarci quel che succeder\u00e0, dev'essere attribuito ad un inganno dei sensi e alle umane limitazioni del profeta e non allo Spirito di Dio.

{N}22,{/}3 {N}LA SALVEZZA DEI NON CRISTIANI{/}
Il Nuovo Testamento, parola di Dio definitiva, non dovrebbe forse dirci come si salveranno coloro che non hanno mai conosciuto l'Unico Salvatore? Per\u00f2 non lo fa, e l'Apocalisse che conclude la Bibbia, ci parla solo di una lotta senza quartiere delle potenze del male, installate in tutte le sfere della societ\u00e0, contro la Chiesa nascente. In nessun momento si fa menzione degli innumerevoli non cristiani che non sono stati n\u00e9 dei testimoni della parola ma neppure degli strumenti del male. 
La stessa cosa si verifica nelle lettere di Paolo: i non cristiani sono {C}quelli di fuori, {/}sono un {C}mondo {/}nel quale lo spirito maligno agisce liberamente. Persino il testo di 1Tim 2,4 ({C}Dio vuole che tutti gli uomini si salvino...{/}) ignora la nostra questione, riferendosi solo alla volont\u00e0 divina di fare arrivare a tutti gli uomini il messaggio della salvezza.
Ignorare a tal punto coloro che costituiscono la immensa maggioranza della popolazione non potrebbe fare apparire il cristianesimo un messaggio settario? Abbiamo gi\u00e0 speso una parola sulla frase "fuori della Chiesa non c'\u00e8 salvezza" a proposito di Mc 16,16. Ma non dobbiamo sorprenderci: i libri del Nuovo Testamento erano indirizzati a piccole comunit\u00e0 il cui universo si limitava al mondo greco-romano e i cui problemi non andavano oltre la propria citt\u00e0. Era l\u00ec che combattevano per la vita dei cristiani spesso mal visti o perseguitati; ed era necessario dire loro che dalla loro fedelt\u00e0 sarebbe dipesa la salvezza del mondo.
Nulla ad ogni modo giustifica, nella lettura del Vangelo, una discriminazione di coloro che non hanno ricevuto la rivelazione biblica: guardiamo come agisce Ges\u00f9 con i non giudei in Mc 7,24-8,10. Neppure la parabola del Giudizio finale (Mt 25,31) fa alcuna distinzione tra credenti e non credenti. Questo per\u00f2 basta per riproporre il problema della salvezza di coloro che non hanno ricevuto la fede. La questione non consiste ora nel sapere se Dio ha uno spirito sufficientemente ampio per interessarsi anche di "quelli di fuori", ma nel tentare di capire come Egli abbia disposto la storia umana perch\u00e9 tutti siano salvi grazie all'unico Salvatore, mentre solo una minoranza dovrebbe conoscere il suo Figlio fatto uomo. Perch\u00e9 vocazioni cos\u00ec opposte: conoscere o no la grande manifestazione divina? Se crediamo che Dio attua con generosit\u00e0 senza limiti e senza distinzione di persone, come possiamo riconoscere in questo un'opera degna di lui?
A molti cristiani oggi piacerebbe pensare che solo linguaggio e cultura ci separano da chi non condivide la nostra fede, che la diversit\u00e0 religiosa nasca dalle nostre limitazioni e che la verit\u00e0 deve trovarsi pi\u00f9 in l\u00e0 dei diversi credo. Cos\u00ec si aprono a spiritualit\u00e0 orientali o si immergono in una cultura liberale esponendosi alla grande tentazione di negare le differenze e spiegare ogni cosa con le religioni comparate. La rivelazione cristiana si oppone a questo tipo di concessioni: anche quando ammettiamo che esistano altre rivelazioni di Dio e che anche altre religioni si appoggiano a profeti diversi dai nostri, quel che dobbiamo mantenere fermo \u00e8 che il Figlio \u00e8 unico, come \u00e8 unico Dio. Senza quindi rinnegare l'unicit\u00e0 della salvezza cristiana, possiamo per\u00f2 ampliare la nostra visione tradizionale: basterebbe indicare non uno scontro ma un incontro tra le sapienze non cristiane con la sapienza del popolo di Dio. Per secoli ci si \u00e8 voluto tranquillizzare alle spese di altre sapienze e religioni: altro non sarebbero che balbettamenti umani a confronto con la piena luce che Dio donerebbe a noi. Perch\u00e9 allora non riconoscere che esistono due vie ugualmente volute da Dio, per quanto lo Spirito del male abbia seminato ovunque ogni specie di confusione e di fantasticherie? 
Non possiamo dubitare della nostra vocazione speciale, e ancora meno concludere che Dio misuri i doni che concede agli altri o che li salva se possibile. Dio salva gli uni manifestandosi e altri lasciandosi cercare (Eb 17,27); quel che qui a noi pare una contraddizione \u00e8 di fatto un'esigenza assoluta della santit\u00e0 di Dio. Perch\u00e9 Dio non si svela senza restare al tempo stesso nascosto; non promette n\u00e9 compromette alcuna verit\u00e0 senza inabissarsi immediatamente nel mistero o, se preferiamo, senza immergere noi nella condizione di creature.
Parlare del Dio Santo \u00e8 confessare che abbiamo una coscienza acuta non tanto di quel che Egli sia quanto della sua azione sempre imprevedibile. Gli eventi che viviamo, con la loro buona dose di tragedie e scandali, ci si presentano allora come un gioco divino: che si sviluppano sullo sfondo di una realt\u00e0 in cui non c'\u00e8 che il mistero della libert\u00e0 divina. {C}Il nostro Dio \u00e8 un fuoco divorante, {/}e noi restiamo senza poter nulla dinanzi alle iniziative e all'esuberanza dei suoi insondabili progetti, sovente terribili, che possono schiacciarci insieme alla nostra sapienza.
Il Dio Santo ha voluto la cosa pi\u00f9 inconcepibile per la ragione umana: far che esseri creati si rivolgano a Lui nella sua eternit\u00e0. In questo assunse rischi sorprendenti: che possono e che debbono essi sapere di Dio? Che esperienze devono fare nel corso della loro esistenza tanto limitata nel tempo, che cosa indovinare dell'Essere superiore dal quale provengono perch\u00e9 la loro vita presente sia un preludio dell'eternit\u00e0? Che traumatismi sono necessari per prepararsi a questa metamorfosi?
L'apostolo Giovanni sostiene che in Dio non ci sono tenebre e che in Lui tutto \u00e8 luce (1 Gv 1,5). Tale luce per\u00f2 non \u00e8 la nostra e ci accieca. Quale credente, al termine della sua preghiera, non si turba subito per una disgrazia imprevista? Come ha potuto Dio permettere questo...? Andiamo ancora un poco pi\u00f9 in l\u00e0: non \u00e8 mai esistito un amico di Dio, a cui sia stato rivelato qualcosa in pi\u00f9 delle norme comuni, che non sia dovuto passare per periodi di prova interiore, a volte terribile, in cui tutto quanto aveva esperimentato prima non gli sia parso pi\u00f9 consistente di un sogno. Perch\u00e9 Dio non si rivela senza che le nostre parole e quindi senza che le nostre esperienze non tradiscano la sua verit\u00e0.
Questo mistero della luce che si da e si nega sta nel pi\u00f9 profondo dell'opera di salvezza. Le tensioni che in Dio stesso si annodano e snodano nell'unit\u00e0, sono la ragione ultima delle contraddizioni iscritte nel piano di salvezza con le sue diverse vie: la maggioranza degli uomini intraprender\u00e0 la ricerca di Dio per conto proprio, anche quando Dio si riserva di intervenire discretamente; altri per\u00f2 sono eletti per essere suo popolo e ricevere la sua testimonianza diretta. Vivranno altre esperienze e saranno testimoni di una sapienza divina sconosciuta a quanti non sono stati chiamati. \u00c8 cos\u00ec che il Dio Santo salva la storia umana, utilizzando sia la sinistra che la destra, tanto la faccia luminosa che quella sconosciuta.
Dio previde che la maggioranza delle persone non avrebbero mai conosciuto il Salvatore durante la loro vita terrena, perch\u00e9 questo \u00e8 cosa buona e necessaria. Non diciamo per\u00f2 che cos\u00ec essi sono meno amati: Dio ama ciascuno e ciascuna con un amore totale, capace di trasfigurarli a suo tempo in ogni loro dimensione. Quando l'ora arriva, nessuno pi\u00f9 si lamenter\u00e0 d'aver camminato senza il peso e la ricchezza della rivelazione, perch\u00e9 le carenze che furono la nostra porzione sulla terra appariranno come strumenti dell'amore particolare che Dio ha per tutti fin dall'eternit\u00e0. In questo numero sterminato di figli e figlie di Dio, che sulla terra non sono il suo popolo, Egli sapr\u00e0 eleggersi buoni amici.
Dio per\u00f2 volle manifestarsi ad un popolo che fece suo, perch\u00e9 anche questo \u00e8 una cosa buona e necessaria. Prima la chiamata ad Abramo, poi la vocazione alla fede in Cristo, fecero nascere un popolo non superiore agli altri ma diverso. Tale popolo \u00e8 realmente privilegiato perch\u00e9 Dio gli si \u00e8 donato. Noi non solo lo conosciamo, ma ci prepariamo fin d'allora in quel che sar\u00e0 la vita di tutti nell'eternit\u00e0, una relazione d'amore corrisposto nella tenerezza e nella fedelt\u00e0. Questo popolo esercita una funzione essenziale nella storia umana anche se scrive pagine poco brillanti. Tra quelli che hanno sperimentato le ricchezze dell'amore di Cristo, chi esiter\u00e0 nel dire che ha ricevuto la parte migliore? Si dovrebbe per tanto concludere che questo privilegio immeritato ci da una superiorit\u00e0 su quelli che non sono stati chiamati? San Paolo rispose a questa domanda nella sua lettera ai Romani cap. 3. 
\u00c8 il momento d'osservare pi\u00f9 da vicino la contropartita del dono di Dio. Se la rivelazione della Bibbia ci offrisse piena sicurezza e di noi facesse degli esempi di virt\u00f9, allora potremmo parlare di disuguaglianza. \u00c8 il Dio Santo per\u00f2 che ci ha avvicinati a s\u00e9, e noi finiremo col bruciare nel fuoco della sua santit\u00e0. Chi sopporter\u00e0 infatti il peso del primo comandamento: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze"? E chi far\u00e0 meglio degli apostoli ai quali Ges\u00f9 ad ogni passo rimproverava la loro mancanza di fede? La storia biblica \u00e8 fatta di  una lunga lista di ribellioni e incomprensioni che ora continuano nella storia della Chiesa. Ges\u00f9 da a intendere che i salvati, nel senso che egli da al termine, sono solo pochi. Il popolo eletto, pi\u00f9 di qualsiasi altro, \u00e8 un popolo di peccatori; e qui l'equilibrio si ristabilisce (Mal 1,11-12). 
Anche se peccatore, il credente vorrebbe condividere con tutti le ricchezze della sua fede (2Cor 5,14). Esiste tuttavia un limite invalicabile: Dio non ci ha consultato per offrire a ciascuno il proprio destino e noi soffriremo spesso nel vedere che Dio mantiene coloro che amiamo lungo strade dove Cristo \u00e8 assente (Rom 9,3).
Mai finiremo di far la sintesi della via cristiana con le altre vie, anche se ci sono alcuni che pensano d'esserci riusciti, perch\u00e9 alla base della rivelazione ci sono le parole {C}elezione e grazia.{/} Non parlare dell'elezione sarebbe rinnegare del tutto la storia biblica. L'elezione \u00e8 confermata dalla parola {C}grazia {/}che solo la fede cristiana pone al centro delle nostre relazioni con Dio. Perch\u00e9 per\u00f2 volere ad ogni costo arrivare ad una sintesi o a realizzare l'unit\u00e0 prima che venga il giorno di Dio? Quel che conta non \u00e8 quanto si \u00e8 potuto innalzare dal basso verso l'alto. Dovremmo piuttosto chiederci se le due strade, tanto quella in cui Dio si rivela che l'altra dove si cammina a tentoni non siano ugualmente necessarie perch\u00e9 alla fine possano essere riconosciute interamente le ricchezze dell'amore di Dio: vedere in Rom 15,8.

