{N}1,{/}13 {C}Nel nome di Paolo.{/} Pi\u00f9 precisamente il testo dice: "il battesimo in vista del nome di Paolo". Paolo qui riporta una formula che si usa nell'ambiente: "in vista del nome di Cristo", non propriamente "in nome di Cristo" (per il potere di Cristo) ma in vista di Cristo, per appartenergli. 

{N}1,{/}17 Il testo dice letteralmente: "Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non per\u00f2 con un discorso sapiente, perch\u00e9 non venga resa vana la croce del Cristo". In questi capitoli Paolo ritorner\u00e0 spesso sull'opposizione tra sapienza di Dio e sapienza dell'uomo. La parola "sapienza" \u00e8 17 volte in questa lettera delle 50 che compare in tutto il Nuovo Testamento.

{N}1,{/}18 {C}Persi e salvi:{/} si veda la nota ad Atti 4,12.

{N}1,{/}23 {C}Noi predichiamo Cristo crocifisso.{/} \u00c8 il momento di ricordare che la parola ebraica {C}Mashiah{/} vuol dire "l'Unto", colui che ha ricevuto l'unzione reale (cf. nota a Lv 8,1). L'equivalente greco era "Christos" che \u00e8 il termine ricorrente nel Nuovo Testamento. Agli inizi, quando gli apostoli si dirigevano esclusivamente a Giudei, costoro capivano senza difficolt\u00e0 che si stava parlando loro del re e sacerdote atteso da Israele. Pi\u00f9 tardi, le comunit\u00e0 cristiane di origine non giudaica si dimenticarono del senso della parola "Cristo" e ne parlavano come facciamo oggi: come un titolo glorioso di Ges\u00f9 ma senza un significato preciso. Cosicch\u00e9 nel tradurre le lettere pi\u00f9 tardive dobbiamo mantenere la parola "Cristo". Qui in cambio Paolo sottolinea lo scandalo dell'affermazione fatta ai giudei che il Crocifisso fosse proprio il re e sacerdote che costoro attendevano. Per cui possiamo tradurre Cristo con "Messia", come nel vangelo.

{N}2,{/}6 Chi sono i {C}grandi{/} di questo mondo (il testo dice i primi, i principali). In questi termini ci si riferisce a sacerdoti e funzionari, a giudei e romani che condannarono Ges\u00f9? Sembra per\u00f2 che Paolo non si interessi tanto ai singoli: questi non sono stati pi\u00f9 che degli agenti del loro ambiente e dei portavoci di una sapienza umana. Dietro mentalit\u00e0 collettive persistenti, il pensiero ebraico scorgeva forze spirituali (angeli se si vuole, o poteri cosmici) ed \u00e8 forse a questi a cui Paolo fa riferimento: li vede come rivali che la sapienza divina umilia grazie al potere misterioso della croce (Col 2,15). Poco \u00e8 cambiato nel frattempo, solo che oggi il nostro vocabolario \u00e8 un po' diverso. 

{N}2,{/}11 Il testo precisa: "Chi degli uomini conosce le cose dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che sta in lui?" Paolo dice {C}spirito {/}e sappiamo che a differenza dell'anima, lo spirito sta sempre nell'uomo come una derivazione dello Spirito di Dio. Non si tratta di un'introspezione ma di un'esperienza spirituale che scopriamo in noi stessi. 

{N}4,{/}6 Pu\u00f2 essere conveniente per capire meglio soffermarsi un poco su un piccolo incidente successo a questo testo. Leggiamo: "Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto {C}perch\u00e9 {/}impariate nelle nostre persone {C}a stare a ci\u00f2 che \u00e8 scritto {/}e non vi gonfiate d'orgoglio a favore di uno contro l'altro." Che significano queste parole da noi messe in corsivo? Molti commentatori suppongono che: "a stare a ci\u00f2 che \u00e8 scritto" sia un detto popolare per dire: "non facciamo gargarismi con le parole" e che Paolo da qui avrebbe derivato la sua lezione per i corinti: "non vi gonfiate d'orgoglio a favore di uno contro l'altro."
La soluzione sembra per\u00f2 pi\u00f9 semplice: uno degli scribi che aveva ricopiato questa lettera s'era dimenticato di aggiungere il {C}non {/}davanti alla frase {C}perch\u00e9 vi gonfiate d'orgoglio,{/} rileggendo per\u00f2, lo aveva scritto sopra a {C}perch\u00e9. {/}Al margine del versetto aveva poi aggiunto una nota  per avvertire il lettore: "il {C}no {/}sta scritto sulla {C}a{/}" (l'ultima lettera della particella greca "ina", ossia sul {C}perch\u00e9{/}). Chi ha successivamente ricopiato il manoscritto non ha capito questa nota marginale e l'ha inclusa nel testo come se ne facesse parte. Paolo in realt\u00e0 dice solo: {C}perch\u00e9 impariate a non gonfiarvi d'orgoglio a favore di uno contro l'altro {/}e non: perch\u00e9 impariate a stare a ci\u00f2 che \u00e8 scritto.

{N}4,{/}15 Il testo dice: "Anche se aveste migliaia di pedagoghi in Cristo, non avete per\u00f2 tanti padri". Ricordiamo che tra i greci, il pedagogo ero uno schiavo, incaricato di condurre il figlio del padrone al padrone (come in Gal 3,24).

{N}6,{/}15 Di passaggio notiamo che la parola {C}corpo {/}\u00e8 usata almeno 35 volte in questa lettera delle 120 in tutto il Nuovo Testamento. Inteso in senso biblico, il corpo \u00e8 sia la persona che la presenza fisica di un uomo o di una donna. Rispondendo ai corinti, Paolo insiste sul fatto che noi siamo il nostro corpo. Grazie al corpo e al sangue di Cristo, Dio stesso ci tocca nell'Eucaristia; siamo realmente incorporati a Cristo; la nostra vita morale \u00e8 il retto uso del nostro corpo. Non dobbiamo perci\u00f2 peccare di angelismo. La prima lettera di Giovanni, come anche l'Apocalisse, si opporranno decisamente alla corrente di pensiero greco secondo cui bene e male non riguarderebbero i comportamenti sessuali.

{N}7,{/}26 Sembrerebbe che motivi polemici abbiano oscurato la traduzione di questo versetto. Diamo qui una versione del testo originale parola per parola: "25 Quanto ai/alle vergini ...do un consiglio... 26. Penso dunque che ci sia questo di buono (bello o nobile) a causa delle presenti necessit\u00e0: che [\u00e8] bene (bello o nobile) per un uomo l'essere cos\u00ec".
\u00c8 pi\u00f9 chiaro allora che Paolo qui risponde a cristiani che volevano praticare la castit\u00e0 ed \u00e8 indubitabile che il {C}cos\u00ec {/}si riferisca a tale stato che essi cercavano per lo meno di prolungare nel tempo. Alcuni commentatori non hanno per\u00f2 esistato a forzare il testo e hanno tradotto la parola "kalon", che significa "buono" o "nobile", con "conveniente"; poi, alla fine della frase, hanno rimpiazzato {C}essere cos\u00ec, {/}che significava: essere come mi dicono, con "rimanere cos\u00ec". Con tali cambiamenti si intende fare del v. 26 una ripetizione del v. 24, in cui Paolo invita ciascuno a "fiorire dove \u00e8 stato seminato", senza pretendere di cambiare a qualunque prezzo la propria condizione sociale. In realt\u00e0, gli era stata posta una domanda precisa. Per\u00f2, al suo solito, Paolo da una risposta pertinente soltanto dopo aver esposto i pro e i contra. La risposta \u00e8 nei vv. 36-37, da cui comprendiamo meglio anche le allusioni del v. 25. Fin dall'inizio Paolo prende posizione con un consiglio generale che si crede autorizzato a dare. Lo fa a partire dalla sua esperienza e dal suo carisma, come poco prima ha ricordato (in 7,7); e fa un elogio della verginit\u00e0.

{N}11,{/}16 {C}Noi non abbiamo questa consuetudine: {/}non quella di discutere o della contestazione ma quella di non coprirsi il capo.

