{N}1,{/}1 {N}IL VERBO, \u00c8 DIO O NO?{/}
{C}E Dio era il Verbo {/}oppure {C}Il Verbo era Dio. {/}Questa affermazione in due traduzioni ma con lo stesso significato \u00e8 discussa non solo perch\u00e9 esige un minimo di riflessione, ma perch\u00e9 intacca certi pregiudizi dottrinali. \u00c8 il caso dei Testimoni di Geova che non dubitano di tradurre: {C}la Parola era un dio. {/}Per giustificarsi si appoggiano al testo di Gv 10,34-36: la parola greca {C}Theos, {/}sostengono, pu\u00f2 significare sia un dio che Dio, e quando si tratta di Dio, appare in greco sempre preceduta dall'articolo: O Theos, il Dio. Qui non c'\u00e8 alcun articolo, quindi si tratterebbe di un dio.
Le cose per\u00f2 stanno diversamente. Quando si tratta non di un soggetto ma di un attributo, come nel nostro caso ({C}Dio era il Verbo{/}), il greco biblico mette l'articolo se Dio \u00e8 considerato persona, e non lo mette se {C}Dio {/}sta per "natura divina". Certamente chi \u00e8 Dio (o le persone che lo sono) sono una cosa sola con la loro natura, ma persona e natura non significano la stessa cosa. Inoltre, non s'usa l'articolo se si dice {C}quel che \u00e8 {/}Dio, e s'usa se designa {C} chi \u00e8 {/}Dio.
Ne abbiamo un esempio nel libro dei Re. In 1 re 8,60 Salomone dichiara: "Cos\u00ec tutti i popoli della terra sapranno che il Signore solo e nessun altro \u00e8 Dio". E {C}Dio {/}\u00e8 senza l'articolo: solo Yahweh \u00e8 Essere divino. Invece in 1 re 18,21, Elia dice al popolo: "Se il Signore \u00e8 Dio, andategli dietro; se lo \u00e8 Baal, andate dietro a lui". E {C}Dio {/}qui \u00e8 con l'articolo perch\u00e9 la scelta \u00e8 tra persone diverse. Anche in Dt 32,39 e in Gs 2,11, si trovano esempi di {C}Dio {/}senza l'articolo, sempre per dire che Yahweh \u00e8 un Essere onnipotente e sovrano. 
Se passiamo poi al Nuovo Testamento, troviamo un dato nuovo. Ricorderemo nel commento a Gv 20,11 che dai giorni della risurrezione e della Pentecoste, la fede cristiana aveva acquistato la certezza che Ges\u00f9 era il Figlio di Dio nel senso pi\u00f9 reale del termine. Molto presto i cristiani avevano iniziato a scambiare le parole {C}Dio {/}e {C}Signore {/}per designare il Padre e il Figlio, senza che questi venisse privato del suo rango divino. \u00c8 facile vedere come Paolo li nomini sempre assieme: per lui Dio \u00e8 il Padre, e, in accordo a quel che abbiamo detto sull'uso dell'articolo in greco, Paolo scrive sempre: {C}il Dio, {/}perch\u00e9 intende la persona del Padre.
Stando cos\u00ec le cose, se Giovanni voleva dire che il Verbo era di natura divina, che compartecipava perci\u00f2 alla natura divina di Dio-Padre senza essere la stessa persona del Padre, non poteva se non esprimersi come ha fatto: il Verbo era {C}Dio,{/} senz'articolo. Immediatamente dopo aggiunge per\u00f2:  Stava dall'inizio unito a Dio: e qui appare {C}il Dio, {/}con articolo, per dire che il Verbo era presso la persona di Dio-Padre.
\u00c8 vero che dagli inizi della chiesa, tanto per gli ebrei che per i greci la fede in Ges\u00f9 Figlio di Dio, nato da Dio e che condivide il mistero divino del Padre, sfidava tanto la ragione filosofica che l'insegnamento corrente di altre religioni. \u00c8 ancora oggi la stessa cosa per i Testimoni di Geova. Quindi tradurre: il Verbo (o la Parola) era un dio, \u00e8 un assurdo, giacch\u00e9 se essi volessero essere conseguenti con la loro argomentazione, anche in 16,27 dovrebbero tradurre: Usc\u00ec da un dio. Non lo fanno, ma neppure l\u00ec c'\u00e8 articolo.

{N}1,{/}2 {C}Questi. {/}Se nel v. 1 avessimo scritto {C}la Parola{/} invece che {C}il Verbo, {/}nel versetto 14 avremmo dovuto mettere: Ella si fece carne..., il che, trattandosi di Cristo sia qui che l\u00ec, suona un poco strano.

{N}1,{/}3 La frase si pu\u00f2 rendere in altro modo: Nulla di quel che \u00e8 esistito \u00e8 esisto senza lui. 4. In lui stava la vita e la vita \u00e8 la luce agli uomini.

{N}1,{/}5 Si dovrebbe tradurre: Le tenebre {C}non la compresero, {/}trattennero, soffocarono - oppure: Le tenebre {C}non l'accolsero{/}? La seconda traduzione preannuncia quel che Giovanni dir\u00e0 in 1,11. La prima presuppone un mondo fin dalle sue origini invaso da tenebre che la luce dovr\u00e0 superare: \u00e8 quindi annuncio di 3,19.

{N}1,{/}12 {C}Credono nel suo Nome. {/}Vedere Gv 20,30. Nella bibbia il Nome di Dio significa il suo potere che possiamo invocare. Il versetto significa: hanno creduto nel suo potere divino e sanno che possono invocarlo.

{N}1,{/}17 Pi\u00f9 precisamente: {C}La legge fu data per mezzo di Mos\u00e8. {/}Questo dono della legge precede la venuta di una Persona.

{N}1,{/}18 Giovanni usa qui una parola che significa: {C}Figlio-unico. {/}I  manoscritti antichi si dividono; il testo pi\u00f9 probabile \u00e8: il Dio Figlio-unico; altri leggono: il Figlio, Figlio-Unico.

{N}1,{/}28 Alcuni manoscritti antichi leggono: {C}Betabar\u00e0, {/}luogo conosciuto da queste parti. La maggior parte legge: Betania, anche se non si conosce nessuna cittadina con questo nome di l\u00e0 del Giordano.

{N}1,{/}38 {C}Dove stai?{/} Cominciano ad essere i discepoli della Sapienza: Prv 8,34; Sir 6,36.

{N}1,{/}47 {N}GIOVANNI E I SAMARITANI{/}
{C}Ecco un autentico israelita. {/}Quando il vangelo parla del Messia, non ricorre abitualmente al vocabolario comune ai giudei del tempo ma a quello dei samaritani, lontani eredi del regno d'Israele e delle trib\u00f9 del nord. Parla di Elia, il grande profeta a cui forse si fa cenno anche nel Deuteronomio (18,15), uno dei libri che figuravano nella bibbia dei samaritani. Al versetto 45 la frase \u00e8 contorta e l'accento cade sulla frase: "di cui ha scritto Mos\u00e8 nella legge", in quanto i samaritani riconoscevano solo Mos\u00e8, e non i profeti che sono quasi tutti giudei (del sud). Ges\u00f9 stesso \u00e8 il figlio di Giuseppe, un nome caro alla gente del nord perch\u00e9 nel territorio delle trib\u00f9 di Giuseppe; e Natanaele risponde: {C}Tu sei il re d'Israele. {/}Ges\u00f9 riprende evocando il sogno di Giacobbe in Betel, un uomo e un luogo ancora tipicamente samaritani.
Tutto questo ci suggerisce che almeno alcune parti del vangelo di Giovanni siano state scritte per i samaritani o, pi\u00f9 precisamente, per comunit\u00e0 cristiane al di l\u00e0 del Giordano, dove esse si sentivano pi\u00f9 vicine ai samaritani che ai giudei. Nel capitolo 4 la conversazione eccezionalmente lunga con la samaritana mostrer\u00e0 le stesse caratteristiche, fino alla replica in 4,42, perch\u00e9 l'espressione {C}il Salvatore del mondo {/}pare essere di quest'epoca e dalla provincia di Samaria. Nei capitoli seguenti Giovanni scriver\u00e0 molte volte: {C}i giudei, {/}come se parlasse di stranieri.
La scoperta in Cina di documenti importanti provenienti da cristiani chiamati {C}nestoriani {/}che portarono fin l\u00e0 il vangelo nel secolo sesto, ha gettato qualche luce sulle loro antiche tradizioni. Essi provenivano da paesi situati ad est del fiume Giordano e si consideravano eredi di Giovanni; le loro tradizioni guardavano con sospetto gli ebrei della Giudea.

{N}2,{/}3 Seguendo alcuni manoscritti pi\u00f9 antichi potremmo pi\u00f9 letteralmente tradurre: "Avvenne che fin\u00ec il vino preparato per le nozze, e rimasero senza vino. Allora la madre di Ges\u00f9 gli disse: Non hanno vino". In questo modo la parola {C}vino {/}appare tre volte.

{N}2,{/}11 {N}I SIMBOLI DEL VANGELO DI GIOVANNI{/}
\u00c8 vero che Giovanni si d\u00e0 a scoprire il simbolismo di molti particolari di eventi di cui egli stesso sarebbe stato testimone; forse ne ha trovato la chiave nella sua conoscenza della Scrittura. Qualcuno per\u00f2 si chieder\u00e0: \u00e8 Dio che ha voluto tutto questo simbolismo? L'aveva presente nella sua mente Ges\u00f9 quando operava i miracoli? Non si tratta piuttosto di interpretazioni di Giovanni, forse anche mirabili, ma non per questo meno soggettive?
\u00c8 impossibile dare una risposta semplice a queste domande. Abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di ricordare che non c'\u00e8 un'interpretazione "unica" della Scrittura. Questa \u00e8 portatrice di Spirito (2Tm 3,16) ed \u00e8 lo Spirito che rivela a ciascuno una parte dei tesori che essa racchiude. Segnaliamo qui alcuni simboli che pare siano stati adoperati da Giovanni nella narrazione delle nozze di Cana.
{N}CANA{/}
L'evangelista ha conservato nella memoria l'episodio di Cana, che rilegge alla luce della risurrezione e le approssimazioni simboliche gli si affollano in mente perch\u00e9 ora gli si rivela anche la gioia delle nozze di Dio con l'umanit\u00e0.
Le prime parole del racconto situano la feste nel tempo: il terzo giorno. \u00c8 l'ultimo della "settimana inaugurale" che segue il prologo del vangelo; \u00e8 quindi il settimo giorno dall'inizio del ministero in Galilea, nella presentazione che ne fa il quarto evangelista.
Questo terzo giorno ricolloca l'evento nella storia della salvezza. In occasione della teofania e della conclusione dell'alleanza al Sinai, Dio aveva detto a Mos\u00e8: "Va' dal popolo e falli santificare oggi e domani...; e siano pronti per il terzo giorno, perch\u00e9 nel terzo giorno il Signore scender\u00e0 agli occhi di tutto il popolo sul monte Sinai" (Es 19,10-11).
Ma il terzo giorno ricorda al credente anche la risurrezione di Cristo e le promesse della vita eterna.
Tuttavia, a Cana "non era ancora venuta la sua ora", l'ora della passione e della croce, per\u00f2 anche l'ora nella quale risplender\u00e0 la sua gloria di Figlio di Dio e il suo amore per gli uomini.
"La madre di Ges\u00f9", la prima a essere ricordata nel racconto, interviene discretamente presso suo figlio; sta attenta alla mancanza di vino senza del quale la festa sarebbe un fiasco. Figlia di Israele, Maria presenta al figlio l'angustia del suo popolo; insieme a lui, ella s'aspetta la salvezza promessa. Prima della richiesta della madre, Ges\u00f9 le risponde con un tono diverso: "Che vuoi da me, o donna?" Che c'\u00e8 in comune, in effetti, tra la mancanza di vino, un incidente spiacevole ma banale, e l'"inizio dei segni" con cui Ges\u00f9 manifester\u00e0 la sua gloria? A partire da questo momento, egli instaura il regno di Dio sulla terra.
Il riferimento all'ora incalza su questa distanza tra il fatto puntuale e la dimensione messianica dell'evento. Maria comprende che la risposta di Ges\u00f9 va infinitamente al di l\u00e0 e ordina agli inservienti: "Fate quello che vi dir\u00e0"; li invita poi ad un atteggiamento fondamentale che l'ha fatta vivere e agire dal giorno dell'annunciazione: Io sono la schiava del Signore, che tutto avvenga secondo la tua parola (Lc 1,38).
Maria si rivela sotto un doppio aspetto: di figlia d'Israele, la si nota solidale con il suo popolo, come madre di Ges\u00f9, \u00e8 gi\u00e0 figura della chiesa, l'Israele di Dio.
Ges\u00f9 fa servire il vino alla mensa di Cana usando giare di pietra che contenevano acqua per le purificazioni rituali, simbolo cultuale del giudaismo. Questo vino profuso e conservato fino a oggi, proclama il dischiudersi della alleanza nuova, annunciata dai profeti e inaugurata in Ges\u00f9 Cristo. 
In questo modo la storia dell'umanit\u00e0 ha solo due tempi: della promessa e del compimento. Con il suo ministero pasquale Cristo fa arrivare alla sua pienezza e trasfigura questa storia: invita l'umanit\u00e0 a partecipare al festino eterno delle nozze dell'Agnello (Ap 19,9).

{N}2,{/}13 Uno potrebbe meravigliarsi che Giovanni situi qui l'episodio dei venditori nel tempio. Si veda al riguardo il commento a Mt 21,1. \u00c8 probabile che Giovanni abbia articolato l'ultima redazione del suo vangelo attorno a tre pasque, cosa che per\u00f2 presenta qualche difficolt\u00e0 perch\u00e9 con ogni verosimiglianza il ministero pubblico di Ges\u00f9 non dur\u00f2 pi\u00f9 di diciotto mesi e di conseguenza egli non celebr\u00f2 in tale tempo pi\u00f9 di due pasque, essendo la seconda gi\u00e0 quella della sua passione. Si sa che gli altri evangelisti preferirono non menzionare pi\u00f9 di una salita di Ges\u00f9 a Gerusalemme e perci\u00f2 parlano di una sola pasqua, l'ultima.

{N}2,{/}25 Il testo dice: {C}Egli sapeva ci\u00f2 che vi era nell'uomo. {/}Questo si pu\u00f2 intendere come quel che c'\u00e8 nella persona che ha davanti, oppure: quel che c'\u00e8 nella natura umana. Giovanni, senza dubbio preferisce lasciare possibili entrambe le interpretazioni.

{N}3,{/}5 Non v'\u00e8 dubbio che la menzione dell'acqua qui contiene un'allusione al battesimo: il vangelo di Giovanni ha sempre presenti i sacramenti del battesimo e dell'eucaristia. Con questo paragrafo per\u00f2 egli non intende tanto farci pensare al battesimo quanto richiamarci alla ricerca dell'essenziale: un rinascere nello Spirito. All'inizio della Genesi tutto nasceva dall'acqua e dallo Spirito; oggi, grazie a Ges\u00f9, una nuova nascita e un mondo nuovo ci attendono.

{N}3,{/}11 Perch\u00e9 questo {C}noi? {/}Probabilmente perch\u00e9 Giovanni costruisce in base a parole e detti di Ges\u00f9 un proprio discorso per dire ai suoi lettori che cosa le parole di Ges\u00f9 avrebbero significato per la chiesa. Il {C}noi {/}\u00e8 della chiesa, o con pi\u00f9 esattezza degli apostoli, testimoni come in Gv 3,1.
Che ci fa questo discorso qui dopo le parole sulla nuova nascita? Indubbiamente Giovanni intende mostrare quanto importante sia il battesimo. Non si tratta infatti solo di uno di quei riti celebrati da Giovanni o da qualche altro gruppo e che significavano soltanto un impegno morale. Con il battesimo cristiano si accede alla fede nel Nome del Figlio dell'uomo, come dire, al suo carattere divino, e accogliere tale fede \u00e8 come passare l'esame del giudizio: si entra gi\u00e0 nella vita eterna.

{N}3,{/}33 Il testo greco dice: {C}\u00c8 come riconoscere che Dio \u00e8 verace. {/}Non dimentichiamo che nella cultura ebraica {C}veritiero {/}e {C}fedele {/}sono una stessa parola. Si sa che le due grandi qualit\u00e0 di Dio sono grazia e verit\u00e0, o grazia e fedelt\u00e0. {C}Ricevere la testimonianza di Ges\u00f9 {/}significa riconoscere in lui quel che sta nel cuore della rivelazione biblica. Si \u00e8 riconosciuto in lui e nei suoi atti quel che la bibbia lasciava sperare, il compimento di tutte le parole e promesse precedenti: si \u00e8 costata la continuit\u00e0 dell'opera di Dio.

{N}3,{/}36 Il testo dice esattamente: {C}Chi non crede nel Figlio non conoscer\u00e0 la vita; la collera di Dio permarr\u00e0 in lui. {/}\u00c8 un testo duro. Per Giovanni che scrive queste frasi, chi non crede \u00e8 il giudeo che non riconosce il Messia promesso da Dio; di qui possiamo definirlo: chi si nega di credere in Ges\u00f9. Non conoscer\u00e0 la vita: non percepir\u00e0 che si realizza per lui la promessa di Dio al suo popolo, mentre tale promessa era di una vita in pienezza, frutto dello Spirito dato ai credenti. La collera di Dio permarr\u00e0 in lui: tale ira significa condanna gi\u00e0 pronunciata da Dio e che prima o poi si realizzer\u00e0. Chi non vuole credere nel Figlio, nonostante i segni che il Padre ha concesso, si sforzer\u00e0 invano nel tentativo di placare Dio per mezzo di sacrifici anche se offerti secondo la legge; vedr\u00e0 moltiplicare i suoi insuccessi e comprender\u00e0 che il castigo \u00e8 per i suoi peccati. Per Giovanni per\u00f2, come per Paolo, la nostra riconciliazione con Dio non significa solo che Dio perdona, ma che una nuova relazione inizia con lui: chi crede non dubita dell'amore di Dio. Cos\u00ec, quando scriviamo: rimane con un Dio che condanna, questo si deve intendere nel senso che veniamo dicendo: non ricever\u00e0 la pace di Dio ma conoscer\u00e0 piuttosto soltanto un Dio che condanna.

{N}4,{/}6 \u00c8 in Sichar, ai piedi del monte Garizim, vicino al pozzo di Giacobbe, dove la strada di Ges\u00f9 incrocia quella della samaritana. L'uno porta la buona notizia a coloro che in Gerusalemme sono considerati eretici e impuri; l'altra viene ad attingere acqua. Ges\u00f9 fa scaturire la luce nel cuore della donna, nella quale la sete che si ravviva \u00e8 mescolata con tante contraddizioni. Che ambiguit\u00e0 in questo dialogo che inizia al bordo del pozzo! Ges\u00f9 \u00e8 venuto a chiamare ogni creatura alla luce. Ad ogni parola, a ogni domanda della donna le risposte del maestro sono come picconate di un misterioso scavatore; di tappa in tappa, Ges\u00f9 conduce la donna a discendere nel pi\u00f9 profondo di s\u00e9 stessa, ed \u00e8 allora, e solo allora, che scaturisce l'acqua viva. In questa luce nuova che la inonda, tutto assume in lei un senso nuovo: la sua stessa identit\u00e0, la sua relazione con la legge e il suo rincontro con Dio.
La nuova legge preannunciata dai profeti \u00e8 ora rivelata da Ges\u00f9, e questo \u00e8 il dono di Dio per eccellenza a tutta l'umanit\u00e0. Prima della domanda della donna circa il luogo dove lo si deve adorare, la tenda si apre un'ultima volta. Voi dovete adorare il Padre in spirito e verit\u00e0. Modellati dallo Spirito che permane in voi, "sarete adoratori del Padre come egli vi vuole".

{N}4,{/}10 Molti si chiedono che cos'\u00e8 {C}il dono di Dio. {/}Non c'\u00e8 da ricercare una connotazione specifica; {C}dono {/}\u00e8 un'altra parola per indicare i benefici promessi a Davide (Is 55,3) e che Pietro riassume nel dono dello Spirito (At 2,33).

{N}4,{/}11 Il testo greco fa dire alla donna: {C}Signore, tu non hai... {/}\u00c8 bene sapere che in greco la parola {C}Signore {/}si usa sia per Dio che come titolo cortese di uno sconosciuto. Quel che fa la differenza \u00e8 la maiuscola. Quando nel vangelo qualcuno dice a Ges\u00f9: Signore, generalmente \u00e8 l'evangelista che scrive questo titolo, perch\u00e9 con tutta naturalezza egli fa parlare gli interlocutori come i suoi lettori che gi\u00e0 si dirigevano a Cristo. In alcuni discorsi del suo vangelo, Giovanni usa fino a sette volte il titolo di {C}Signore, {/}per ricordarci che tali discorsi servono a fare emergere il carattere divino di Ges\u00f9. Qui per\u00f2 pare pi\u00f9 naturale che la donna chiami {C}Signore {/}uno sconosciuto.

{N}4,{/}22 Il testo greco dice: {C}Voi adorate ci\u00f2 che non conoscete.{/} Sotto questo testo c'\u00e8 una costruzione ebraica che esige un'altra traduzione: voi adorate {C}dove {/}non conoscete. Ges\u00f9 afferma che \u00e8 Gerusalemme il luogo designato da Dio e che la scelta dei samaritani del monte Garizim \u00e8 dovuta alla loro ignoranza della bibbia.

{N}4,{/}24 {C}Adorare in spirito e verit\u00e0. In spirito: {/}come dire, al massimo livello di interiorit\u00e0 di cui siamo capaci: i doni dell'orazione che ci vengono dallo Spirito ci conferiscono una capacit\u00e0 nuova per restare in comunione con Dio e perch\u00e9 il nostro spirito si lasci governare e istruire da Lui (Rm 8,26; 1Co 2,11). Per\u00f2 solo lo Spirito pu\u00f2 agire con libert\u00e0 e continuit\u00e0 in tale modo, quando avremo scoperto le zone profonde del nostro spirito e dopo aver calmata l'agitazione e spento i rumori di desideri ed emozioni superficiali. {C}In verit\u00e0: {/}perch\u00e9 non basta un cuore buono e generoso. Dobbiamo purificare anche la mente, perch\u00e9 tutti vi conserviamo immagini e idee imperfette di Dio e della sua volont\u00e0, anche quando siamo fieri avversari delle immagini. Dobbiamo potare certezze e sistemi di pensiero, compresa la vigna della fede, per aprirci al mistero di Dio.

{N}4,{/}28 Manoscritti pi\u00f9 antichi dicevano che la donna {C}corse al villaggio. {/}Siccome in quel tempo la gente decente non correva (vedere Lc 15,20), il testo \u00e8 stato corretto con {C}and\u00f2{/}.

{N}5,{/}18 Pochi passi della bibbia affermano con tanta forza la divinit\u00e0 di Ges\u00f9 come questo. Consideriamolo nell'ordine delle affermazioni: {C}diceva che Dio era suo Padre, facendo se stesso uguale a Dio. {/}Non si pu\u00f2 dire senza sbagliare che Ges\u00f9 \u00e8 Dio se non si afferma allo steso tempo che egli \u00e8 il Figlio; essendo il Figlio pu\u00f2 essere uguale a Dio (intendiamo, a Dio {C}Padre{/}), non come un rivale ma come colui che nasce dal Padre, che si spoglia della sua condizione divina e che recupera la gloria del Padre. Si veda la nota a Fil 2,6.

{N}5,{/}43 {C}Io sono venuto nel nome del Padre mio. {/}Per capire questo paragrafo conviene tenere presente che in ebraico (sempre dietro il greco di Giovanni) la medesima preposizione significa {C}in, con {/}e {C}per mezzo di. In nome di {/}significa perci\u00f2 non solo {C}in rappresentanza di mio Padre {/}ma con il Nome (o il potere) di mio Padre. Chi viene {C}nel proprio nome {/}viene con nulla di pi\u00f9 delle capacit\u00e0 umane; anche se rappresenta altre persone e ha numerose raccomandazioni.

{N}5,{/}44 Giovanni usa due volte la parola {C}gloria: {/}la prima riferendosi a quella che si d\u00e0 tra uomini (e la frase d\u00e0 a intendere che suppone reciprocit\u00e0: io parlo bene di te perch\u00e9 dopo tu dica bene di me); e la seconda volta \u00e8 la gloria di Dio, la stessa che il Padre condivide con il Figlio dall'eternit\u00e0. 

{N}5,{/}45 Nei libri di Mos\u00e8 non c'\u00e8 che il passo di Dt 18,15.22 da interpretare come chiaro annuncio del Messia, e cos\u00ec lo si \u00e8 inteso comunemente (si veda il profeta in Gv 1,21; 6,14). Per Giovanni tuttavia si potrebbero richiamare molti altri testi. Con una buona conoscenza della bibbia e l'ispirazione profetica era facile scoprire nel Pentateuco numerose scene e immagini che quadrano perfettamente con la persona di Ges\u00f9 e con le situazioni che egli avrebbe affrontato; ne abbiamo un esempio in Gv 3,14.

{N}6,{/}1 Riguardo al luogo della moltiplicazione del pane ci sono contraddizioni tra i vangeli e divergenze tra i manoscritti. Giovanni situa il miracolo presso Tiberiade. Dopo Ges\u00f9 invia i discepoli a Cafarnao (6,17) o Betsaida (Mc 6,45), nella stessa direzione. Quando scende dalla barca, toccano terra a Genezaret. Coloro che cercano Ges\u00f9 lo trovano tra Genezaret e Cafarnao, e Ges\u00f9 pronuncia il discorso del pane di vita nella sinagoga di Cafarnao (Gv 6,30-59).
Lc 9,10 pare contraddire Gv 6,1, ma il testo non \u00e8 sicuro e Betsaida l\u00ec manca in manoscritti antichi.
In Gv 6,21 le ultime parole mancano in molti manoscritti e si legge: {C} e tocc\u00f2 la riva. {/}Ossia, presso Genezaret, a met\u00e0 strada tra Cafarnao a dove erano diretti e non arrivarono.
Queste precisazioni ci aiutano a distinguere questa moltiplicazione dalla seconda che avr\u00e0 luogo sulla riva orientale.

{N}6,{/}25 {C}Quando sei arrivato qua? {/}\u00c8 probabile che Giovanni abbia dato a queste parole un doppio senso: Come sei arrivato in questo mondo? Perch\u00e9 questo \u00e8 quel che d\u00e0 a intendere la risposta di Ges\u00f9: Se sapeste vedere attraverso i segni che vi do, capireste come e da dove arrivo fino a voi.

{N}6,{/}33 {N}IO SONO DISCESO DAL CIELO{/}
{C}Il pane dal cielo infatti \u00e8 colui che dal cielo discende e d\u00e0 la vita al mondo. {/}In questo capitolo ci imbattiamo ben sette volte in questa espressione: {C}disceso dal cielo. {/}\u00c8 sufficiente a farci capire come per Giovanni essa sia essenziale. \u00c8 difficile per\u00f2 accettarla da chi ha una formazione razionalista: come il Figlio, essendo Dio, pu\u00f2 discendere dal cielo? Nel quarto secolo si accusarono i nestoriani di dividere Cristo: insistevano cos\u00ec tanto sulla realt\u00e0 umana di Ges\u00f9, che egli appariva come una persona a parte del Figlio di Dio. Era come se dall'alto del cielo il Figlio eterno si fosse unito strettamente a un uomo che pilotava, assumendone tutte le azioni. Pu\u00f2 essere che i nestoriani abbiano commesso questo errore, ma pure noi lo commettiamo spesso. Esiste un modo comune di parlare di Ges\u00f9, che interpone una grande distanza tra lui e il mistero di Dio nel quale il Figlio eterno dimora.
Alcuni diranno: il Figlio non pu\u00f2 perdere la sua condizione divina sostituendola con l'umana. Certo, egli non perde la sua natura divina, ma in qualche modo la depone per tornare ad assumerla (Gv 10,17-18), il che \u00e8 diverso. Questa incarnazione del Figlio di Dio (Gv 1,14) non pu\u00f2 che scuotere la nostra ragione, come anche la concezione dell'essere divino esistente tra i filosofi greci. Tuttavia la si incontra in tutti i testi del nuovo Testamento che ci parlano del mistero del Figlio; si veda Gv 3,32; 6,62; 8,14 e la nota a Fil 2,6.

{N}6,{/}48 Qui dobbiamo ricordare quel che si dice nella Introduzione riguardo ai discorsi del vangelo di Giovanni. Giovanni si incarica di prolungare le parole autentiche di Ges\u00f9 mediante un lungo discorso nel quale Ges\u00f9 si presenta come Messia, portatore della parola di vita, venuto per dare la vita a quelli che credono in lui. Non esiste il minimo dubbio che Ges\u00f9 nella circostanza non parl\u00f2 espressamente dell'eucaristia a quel pubblico, e neppure ai suoi apostoli: che avrebbero dovuto fare di tale rivelazione? Giovanni invece costruisce il discorso e adatta i punti forti dell'insegnamento di Ges\u00f9 ad uso dei suoi uditori, cristiani che nella chiesa si uniscono misteriosamente a Cristo per mezzo dei sacramenti e, in questo caso, con l'eucaristia.
\u00c8 evidente che le parole di Ges\u00f9 in 6,45-48 provocano stupore nell'uditorio. Ma anche un cattolico, abituato alla ferma dottrina della chiesa sulla presenza del corpo e sangue di Cristo nell'eucaristia, scorge facilmente una contraddizione tra tale dottrina e quel che dice la ragione. Gli sorgono dubbi su questa presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nell'eucaristia, e quando legge questo paragrafo, immediatamente pensa che questi dubbi riguardo alla fede non sono gli stessi di quelli dei cristiani ai quali Giovanni dirigeva il suo discorso. Quel che allora costava di pi\u00f9 era ammettere che il Figlio eterno aveva dovuto farsi {C}carne e sangue, {/}vale a dire uomo ordinario e mortale, per santificare i credenti. La difficolt\u00e0 che il vangelo evidenzia qui non dice relazione con il sacramento ma con il mistero dell'Incarnazione. Si veda il commento a 6,52. \u00c8 questo il punto focale del discorso, come gi\u00e0 si diceva alla nota precedente e come vedremo ancora nei versetti 62-63.

{N}6,{/}66 {N}LA CRISI DEI DISCEPOLI{/}
Giovanni \u00e8 l'unico che parla di tale crisi nell'uditorio di Ges\u00f9 e del distacco di numerosi discepoli, anche se pure i sinottici danno a intendere che una fuga in massa si \u00e8 verificata tra quelli che lo attorniavano. Mc 9,30 ci dice, un po' dopo, che Ges\u00f9 andava da un luogo all'altro ma che non voleva che si sapesse dove si fermava perch\u00e9 era occupato a istruire i suoi discepoli. Si pu\u00f2 allora pensare che non fossero tanti quelli che lo avvicinavano e, se teniamo conto di quanto Giovanni dice in questo paragrafo, si comprende meglio come, negli altri vangeli, Ges\u00f9 passa dall'insegnamento alle folle alla formazione dei suoi veri fedeli.
Se si ebbe una grave crisi, quale ne fu il vero motivo? Giovanni d\u00e0 una duplice risposta. La prima \u00e8 che la turba era rimasta delusa dal messianismo (altri diranno dal rifiuto di messianismo) di Ges\u00f9. Ognuno in Israele si faceva la propria idea del Messia, anche se tutte le attese avevano un punto in comune, e questo era la restaurazione nazionale. Per cui, quando la popolarit\u00e0 di Ges\u00f9 arriva al culmine, crolla. Mc 6,45 conferma a modo suo la disillusione di cui ci parla Gv 6,14-17.
Il secondo motivo \u00e8 di fondo. Rifiutare il messianismo come lo intendeva la gente non pregiudicava l'insegnamento di Ges\u00f9. Qui per\u00f2 Giovanni ha voluto farci captare l'incapacit\u00e0 di simpatizzanti di Ges\u00f9 di mettersi all'altezza della sua rivelazione. Lo stimavano, certo, come un maestro; si meravigliavano dei suoi poteri come guaritore; credevano che Dio agiva per mezzo suo, per\u00f2 quando cominciarono a percepire quel che Ges\u00f9 davvero portava dentro lo abbandonarono. Ci sono persone che giurano per questo o per quel grande uomo e ne accettano come sacra qualunque cosa dica; ma la cosa provoca fastidio o burla. Fortunatamente queste persone non sono numerose e la maggioranza mostra di avere pi\u00f9 saggezza. Precisamente questa maggioranza del popolo ebreo, allertata dalla legge contro qualsiasi culto della personalit\u00e0, \u00e8 quella che si scandalizza perch\u00e9 Ges\u00f9 elude qualsiasi paragone e trascura qualunque sforzo per lasciarsi collocare tra maestri e profeti. 
Giovanni non si rappresent\u00f2 in maniera diretta e immediata il discorso del capitolo 6. Qui dovette invece raccogliere varie affermazioni che Ges\u00f9 opponeva alla speranza messianica come la intendeva il popolo. Ebbene, Ges\u00f9 dice e ripete che lui \u00e8 pane disceso dal cielo. E quel che \u00e8 ancora pi\u00f9 grave, tutte le sue affermazioni si discostano dall'Antico Testamento, da lui accuratamente citato. Quanto distanti si \u00e8 dagli scritti religiosi del tempo, ivi compresi i libri pi\u00f9 tardivi dell'Antico Testamento! Gerusalemme... il tempio, i sospiri d'Israele oppresso, la compassione dell'Eterno per il suo popolo... Ges\u00f9 invece pare solo decisamente interessarsi a che il Padre sia conosciuto nel Figlio: l\u00ec \u00e8 il regno. E se l'ora \u00e8 unica, \u00e8 perch\u00e9 Dio s'\u00e8 fatto presente.
I discepoli fanno marcia indietro perch\u00e9 non sono disposti ad abbandonare il loro retaggio religioso per la sola fede in colui che pure esercita su di loro una cos\u00ec forte attrattiva: non solo ascoltarlo e credergli ma credere in Lui. Ma chi dovrebbe farsene un rimprovero? {C}Nessuno pu\u00f2 venire a me se non glielo ha concesso il Padre {/}(65).
Mai Ges\u00f9 pretese che essi rinnegassero le loro pratiche religiose; s'aspettava per\u00f2 che queste dovessero essere coronate da un qualcosa di totalmente diverso: la ricerca e l'esperienza di una comunione vera con Dio per mezzo del Figlio, e grazie alla vita nello Spirito. \u00c8 facile vedere come la crisi dei discepoli di Ges\u00f9 resti ancora latente nel mondo cristiano: l'idea che la totalit\u00e0 di Dio e dell'universo ci sia offerta anche oggi in lui e solo in lui risulta intollerabile ai sapienti, e qualcuno di loro non trover\u00e0 requie fino a che non abbia fatto di Ges\u00f9 uno dei pi\u00f9 grandi, o il massimo tra gli uomini, senza per\u00f2 {C}credere in Lui.{/}

{N}6,{/}71 {C}Giuda, figlio di Simone Iscariota. {/}Vari manoscritti dicono cos\u00ec. Altri invece: {C}Giuda l'iscariota, figlio di Simone. {/}La divergenza \u00e8 di scarsa importanza. Ad ogni modo {C}is-{/}cariota significa: uomo di {C}Keriot, {/}paesino della Giudea.

{N}7,{/}33 Ancora un'affermazione che va annotata. Le parole {C}mi ha mandato {/}compaiono un gran numero di volte in questo vangelo (si veda il particolare segnalato in 9,7). Se per\u00f2 lo osserviamo da vicino, vediamo che Ges\u00f9 non fu un inviato come poteva esserlo stato in passato un profeta. Egli fu invece inviato dal fianco del Padre. Anche essendo, sotto un certo aspetto, colui che \u00e8 inviato, e che ritorna a Dio, non \u00e8 a Dio inferiore. Lo dice bene subito dopo: dove sono io voi non potete arrivare (34).

{N}8,{/}8 {C}Scriveva per terra. {/}Questa breve frase ci porta a riflettere: Ges\u00f9 sapeva scrivere. In realt\u00e0, questo paragrafo non lo prova, perch\u00e9 in greco il verbo {C}scrivere {/}ha un senso pi\u00f9 ampio. All'inizio significava: tracciare segni o marcare. \u00c8 difficile per\u00f2 pensare che, formato in un paese dove l'educazione di base era molto sviluppata, Ges\u00f9 non sapesse di leggere. Se lo vediamo scegliere la lettura e proclamarla nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,16) \u00e8 perch\u00e9 non s'era evidentemente fermato al livello di analfabeta. Di conseguenza doveva sapere oltre che leggere anche scrivere, per poco che fosse.
Ges\u00f9 parlava l'aramaico; nella scuola della sinagoga gli insegnarono certamente qualcosa anche di ebraico, lingua sacra. Essendo cresciuto in Galilea, \u00e8 pi\u00f9 che probabile che potesse capire anche un po' di greco, per le necessit\u00e0 quotidiane, ed \u00e8 in questa lingua che risponder\u00e0 a Pilato.

{N}8,{/}22 {C}I giudei... {/}(v. 31.48.52.57). Non mancano motivi validi per ritenere che Giovanni abbia scritto il vangelo per comunit\u00e0 cristiane della provincia oltre il Giordano (10,40; 11,54), una provincia questa che si sentiva distante dal mondo giudaico di Gerusalemme e della Giudea. Questo potrebbe spiegare perch\u00e9 identificandosi con i suoi lettori Giovanni dice: i giudei, come se egli non fosse uno di loro. D'altronde in queste comunit\u00e0 egli fronteggiava una corrente che pi\u00f9 tardi sarebbe stata conosciuta come dei giudeo-cristiani. Costoro riconoscevano Ges\u00f9 come Messia, per\u00f2 evitavano tutto ci\u00f2 che li mettesse in disaccordo con la pi\u00f9 grande comunit\u00e0 giudaica. Parlavano di Ges\u00f9 come del Figlio di Dio, senza dare per\u00f2 a questi termini la forza che essi hanno per la fede cristiana. Dovuto al parlare Giovanni di giudei che credevano in Ges\u00f9 senza capirlo (8,31), abbiamo il sospetto che qui egli ora stia pensando proprio a costoro, giudeo-cristiani che trenta anni pi\u00f9 tardi sarebbero stati la maggioranza di diverse chiese della Palestina.

{N}8,{/}46  Molti hanno compreso e tradotto: {C}Chi di voi mi convincer\u00e0 di peccato? -{/}come se Ges\u00f9 dicesse: Voi sapete bene che io non ho mai commesso peccati. Questa parola greca ha per\u00f2 un significato pi\u00f9 ampio: errore, falsit\u00e0, agire scorretto. Qui Ges\u00f9 si riferisce a tutto quello che, nella sua azione, poteva discreditarlo come profeta.

{N}8,{/}48 {C}Hai un demonio. {/}In greco significa: sei un malato di mente. Sei un samaritano: \u00e8 un insulto, e lo comprendiamo meglio se si accerta che questo vangelo \u00e8 stato scritto per lettori pro-samaritani e antigiudei. Nei versetti che seguono si noter\u00e0 come Ges\u00f9 si situi in un campo opposto a quello dei giudei: voi... colui che chiamate: nostro Dio... L\u00ec l'opposizione giudei-samaritani si combina con un'altra ancora pi\u00f9 fondamentale: voi siete dal basso e io dall'alto (8,23).

{N}8,{/}51 In  questo paragrafo Ges\u00f9 afferma ben due volte: colui che osserva la mia parola non prover\u00e0 mai la morte. In 11,26 leggiamo qualcosa di simile: chi crede in me non morir\u00e0. \u00c8 certo che Ges\u00f9 ogni volta aggiunge: {C}per sempre{/}, o {C}mai {/}ma ci lascia molto sorpresi. Esiste davvero una morte eterna dalla quale si salva solo chi riceve le parole del Figlio di Dio fatto uomo e lo riconosce come Figlio di Dio?  Pi\u00f9 aiutare sapere che Ges\u00f9 sta riprendendo qui un detto del Deuteronomio, quello che offre a Israele morte o vita secondo che osserva oppure no la Parola di Dio. Non si dirige all'intera umanit\u00e0 n\u00e9 toglie valore alle altre religioni; preavvisa piuttosto un pubblico ebraico che non si decide a riconoscerlo. Pi\u00f9 ancora potremmo dire che Giovanni fa che Ges\u00f9 parli per la sua stessa gente, cio\u00e8, per quelle comunit\u00e0 gi\u00e0 divise dalla corrente giudeo-cristiana, che non avrebbero tardato ad avvizzirsi e sparire per aver avuto paura di situare Cristo in Dio stesso.

{N}8,{/}56 Il testo originale dice: {C}La sua gioia consist\u00e9 nel guardare al mio giorno: lo vide e si rallegr\u00f2. {/}Ges\u00f9 non parla d'una visione avuta da Abramo. Pi\u00f9 probabile \u00e8 che Giovanni veda tutta la storia di Isacco, a partire dal suo sacrificio, come figurazione di Cristo, e attribuisca a Ges\u00f9 questa stessa interpretazione della bibbia: Isacco, figlio di Abramo, si confonde con quel che rappresenta o che sar\u00e0 il discendente di Abramo. Questa maniera di interpretare i testi sacri si allontana forse dalla nostra logica, ma suggerisce risonanze che pure abbiamo diritto di accettare. Si veda la nota a Lc 24,25.

{N}9,{/}22 Non dimentichiamo che Giovanni sta trasmettendo le parole di Ges\u00f9 ai cristiani delle sue comunit\u00e0 e che se le modifica un po' \u00e8 per renderle pi\u00f9 attuali. Scriveva in momenti in cui la comunit\u00e0 giudaica, riorganizzata dopo i disastri della guerra romana degli anni 66-70, decise l'espulsione dei giudei che si facevano cristiani. \u00c8 per questo che Giovanni forza un poco i termini, perch\u00e9 \u00e8 difficile pensare che la comunit\u00e0 giudaica del tempo di Ges\u00f9 abbia preso una tale decisione quando neppure esisteva ancora la chiesa. Nel paragrafo che segue (27-30) Giovanni continua ad adattare parole di Ges\u00f9 a situazioni di cristiani che lo circondano, ed evoca le discussioni che allora sorgevano tra giudei discepoli di Mos\u00e8 e i cristiani discepoli di Ges\u00f9.

{N}9,{/}24 {C}Da' gloria a Dio. {/}Cos\u00ec dice il testo, che significa: {C}d\u00ec la verit\u00e0. {/}Questa era la maniera biblica di esigere la verit\u00e0. Se uno era stato indicato come colpevole di menzogna, tirando a sorte o con un qualsiasi altro mezzo tradizionale, doveva rendere gloria a Dio, riconoscere che Dio aveva messo in luce la sua mancanza segreta (Gs 7,19).
{C}Non sappiamo donde sia {/}(9,29). Perch\u00e9, certamente, \u00e8 uscito da Dio. Giovanni non trepida nel ripeterlo fino a stancare; perch\u00e9 tutto il vangelo dipende da questa affermazione. L'unica giustificazione del messaggio cristiano, con la salvezza che apporta, \u00e8 che nella persona di Ges\u00f9 si concentra la pienezza di Dio corporalmente (Col 2,9).

{N}9,{/}39 {C}Per una discriminazione sono venuto in questo mondo. {/}Questo giudizio o discriminazione non \u00e8 solo quella che ha comportato al mondo giudaico e greco del suo tempo la venuta di Ges\u00f9. Il vangelo non smette di provocare, lungo la storia, una serie di altri giudizi. Da un lato, la prosecuzione dei giudizi liberatori apportata da Ges\u00f9 non ha cessato di minare in mille modi tante certezze umane. Dall'altro, il ruolo della chiesa nel piano di Dio non consiste unicamente nel predicare il buon messaggio per il quale si salveranno gli uomini. Essa \u00e8 anche continuazione del popolo di Dio, delle cui esperienze ed errori ci parla la bibbia, ed \u00e8 necessario che in ogni momento ridiscopra fino a che punto le strade di Dio non sono quelle della sapienza umana. Quelli che vedono, diventano ciechi: non si tratta solo dei farisei del tempo di Ges\u00f9. Quelli che vedono sono, anche nella chiesa, coloro che conoscono e dettano legge.

{N}10,{/}1 I manoscritti antichi differiscono in diversi particolari di questo testo.
In 10,8 numerosi manoscritti leggono: {C}che vennero prima di me. {/}La frase resta cos\u00ec pi\u00f9 chiara: Ges\u00f9 starebbe qui facendo allusione a quelli che provocarono rivolte sanguinose contro i romani negli anni precedenti. Per\u00f2 a Giovanni ripugna dire prima o dopo, quando si tratta del Figlio che \u00c8; egli non venne allo stesso modo.
Nei versetti 11 e 14, ricorre tre volte l'espressione {C}il buon pastore, {/}ed \u00e8 segno dell'importanza che Giovanni attribuisce a questo titolo o immagine. Si sa che solo nella bibbia Dio \u00e8 il pastore di Israele. In realt\u00e0 si dovrebbe dire non {C}il buon pastore {/}ma {C}il bel pastore, {/}perch\u00e9 questo \u00e8 il primo senso di una parola che in greco esprime insieme il buono e il bello.
In 10,16 numerosi manoscritti leggono: e in avvenire non ci sar\u00e0 pi\u00f9 che un solo ovile...
In 10,18 alcuni dicono: nessuno mi {C}tolse {/}la vita. In tal caso Giovanni fa parlare al passato il Cristo risorto.

{N}10,{/}35 {C}La Scrittura non si pu\u00f2 abolire. {/}Con questa replica che lascia sorpresi i suoi uditori, Ges\u00f9 invita a guardare pi\u00f9 da vicino molti testi biblici che non apprezziamo abbastanza e che non sappiamo approfondire perch\u00e9 non quadrano con il nostro modo di pensare o con le nostre convinzioni religiose. Gli uditori di Ges\u00f9 sapevano che il Nome dell'unico Dio non si pu\u00f2 comunicare a nessuna creatura; ma era necessario escludere ogni possibilit\u00e0 di comunione dell'uomo con Dio per salvare questa convinzione o questa fede? Non si poteva dire che Dio si fa presente dentro la stessa umanit\u00e0? Tutto il vangelo di Giovanni mette precisamente in rilievo, assieme alla divinit\u00e0 dell'Inviato di Dio, la volont\u00e0 di Dio di divinizzarci, mentre gli avversari di Ges\u00f9 si fermano al piano dei precetti e delle tradizioni da osservare per essere catalogati tra i buoni.
Per\u00f2 \u00e8 anche un fatto che questa affermazione di Ges\u00f9 tocca il tema dell'assenza di errori nella Scrittura, e sappiamo che gi\u00e0 da un secolo o due il carattere di verit\u00e0 divina che si attribuisce ai libri sacri \u00e8 contestato con argomenti procedenti da punti di vista diversi.
{N}L'ASSENZA DI ERRORI NELLA BIBBIA{/}
Per un credente l'assenza di errori nella Parola di Dio (inerranza) \u00e8 innegabile, per\u00f2 anche cos\u00ec \u00e8 necessario precisare che tipo di verit\u00e0 ci si aspetta da tale parola. Basta per esempio comparare due narrazioni dello stesso fatto nei diversi vangeli per vedere che le contraddizioni nei particolari sono numerose. Si confronti per esempio Mt 20,30 e Mc 10,46; Mt 18,1-3 e Mc 9,33-35. Dobbiamo ammettere che Dio non dett\u00f2 agli autori dei libri sacri gli {C}acta {/}ufficiali di quanto era successo o era stato detto. Le testimonianze e il modo di trasmetterle oralmente fino al momento in cui erano messe per scritto obbedivano a una regola generale: le migliori testimonianze dipendono sempre, in parte, dalla persona che vede e che senza volerlo d\u00e0 un'interpretazione di quanto ha visto. 
A misura per\u00f2 che la civilt\u00e0 moderna si andava sviluppando, si sono presentate difficolt\u00e0 maggiori. In primo luogo si sono sviluppate le scienze, e s'\u00e8 provato imbarazzo per l'opposizione sorta tra una visione del mondo e dell'origine dell'uomo che ne dava la scienza e quella degli autori della bibbia, in particolare nei primi capitoli della Genesi. I cristiani allora si sono divisi. Mentre i fondamentalisti si attengono alla lettera del racconto, arrivando persino a negare le scoperte scientifiche pi\u00f9 evidenti, altri hanno dovuto lealmente riconoscere che la verit\u00e0 del racconto biblico non consiste nella descrizione delle nostre origini, quanto nella posizione che queste pagine assegnano alle creature e all'uomo nel piano di Dio. Si veda al riguardo la nota a Gn 1.
In seguito sono sorte le difficolt\u00e0 storiche. Si dovette ammettere che se gli autori della bibbia non disponevano dei nostri mezzi per investigare il passato, vedevano per\u00f2 nella storia un'illustrazione dell'azione di Dio nel mondo: il loro quadro d'insieme era veritiero anche se non tutti i fatti potevano essere accertati. A partire dal momento in cui il lettore entra in questa prospettiva, pu\u00f2 accettare senza timore il fatto che non si deve dubitare della Scrittura.
Segu\u00ec poi l'evoluzione della morale. Molte leggi morali ereditate dalla bibbia e considerate fino ad allora obbligatorie per ogni persona di buona fede, hanno smesso di essere valide per i nostri contemporanei. Non si dovevano forse relativizzare le proibizioni sessuali della bibbia? Si veda al riguardo il commento a 1Co 7.
Il movimento di emancipazione femminista ha suscitato a sua volta un'obiezione scottante: la bibbia \u00e8 stata scritta totalmente nell'ambito di una cultura patriarcale. Le esperienze religiose che contano furono nella loro stragrande maggioranza vissute, interpretate e narrate da uomini, quando le donne non avevano mezzi per esprimersi n\u00e9 per manifestare la propria identit\u00e0. Quanto vale allora l'immagine di un Dio maschio, guerriero, dominatore come risalta in tante pagine della bibbia? E l'inferiorit\u00e0 proclamata della donna (1Tm 2,11-15) non stende forse un velo di dubbio su tutto il messaggio umano della bibbia?
Un ultimo attacco proviene da uno sguardo oggi pi\u00f9 imparziale alle altre religioni. A partire dal momento nel quale si \u00e8 ammesso che Dio previde efficacemente la salvezza di tutti gli uomini e non solo di quelli che credono e sono battezzati, a che servono tanti discorsi del Nuovo Testamento specialmente se sembrano dire che senza vangelo, senza battesimo, senza fede in Cristo non c'\u00e8 salvezza? Si veda al riguardo le note poste a Mc 16,16.
Ecco perch\u00e9 dobbiamo spendere alcune parole sull'assenza di errori nella Scrittura.
{N}L'ASSENZA DI ERRORI: IL SACRAMENTO DELLA PAROLA{/}
Il libro sacro \u00e8 totalmente opera di Dio e totalmente opera dell'autore umano, come si \u00e8 detto nella nota sull'Ispirazione, a proposito di 2Tm 3,16. Dio non lo dett\u00f2 ad alta voce. Tantomeno ha fatto pressione sull'autore per fargli dire quel che mai avrebbe pensato di dire o perch\u00e9 lo dicesse in verso contrario alla propria cultura. L'opera dello Spirito \u00e8 pi\u00f9 discreta perch\u00e9 lo Spirito sa farsi nostro spirito. Dio e l'uomo: l'uomo con l'apporto della propria esperienza e di quella della sua comunit\u00e0, ciascuna con i propri limiti; Dio ha fatto s\u00ec che questo libro occupasse poi un luogo in un insieme in cui doveva iscriversi l'intera rivelazione necessaria per tutti coloro che egli avrebbe chiamato perch\u00e9 conoscessero il suo Figlio Unico. Solo a partire da questo doppio progetto, di Dio e dell'uomo, si pu\u00f2 parlare di errori o di assenza di errori nella Scrittura. 
Si deve ammettere che l'uso abituale del temine {C}assenza di errori (inerranza) {/}per riferirsi a questo tema \u00e8 improprio, in quanto per reazione subito uno cerca una posizione difensiva. L'avversario attacca: La tua bibbia contiene errori! Gli si risponde come si pu\u00f2. Il fondamentalista si mantiene tutto d'un pezzo senza lasciarsi minimamente incrinare. Adattando una storiella narrata da De Mello, l'archeologo dice: Si sono scoperte ossa umane in un terreno abitato da 30.000 anni; la tua creazione dell'uomo \u00e8 da solo 5.000 anni: \u00e8 quindi una favola! Un momento, risponde il fondamentalista, \u00e8 successo che Dio ha messo queste ossa qui solo per provare la nostra fede. Invece la stragrande maggioranza dei credenti risponder\u00e0 pi\u00f9 semplicemente, che sebbene l'ispirazione dell'autore garantisca la verit\u00e0 del messaggio religioso, non lo libera dai limiti umani n\u00e9 dalle caratteristiche della sua cultura. Sar\u00e0 ad ogni modo meglio ricordare che la verit\u00e0 \u00e8 Dio stesso.
Dio si rivela e si comunica. Quel che cerca per\u00f2 \u00e8 mettere noi nella verit\u00e0, senza darci delle verit\u00e0 con cui poter fare un piccolo trattato, che basterebbe poi sfogliare per trovarvi la risposta giusta al momento giusto. Pi\u00f9 che difendere la bibbia e parlare di assenza di errori in generale, o in astratto, dovremmo chiederci se a volte la bibbia non ci ha indotto in errore, o se ci ha addirittura portato a prendere qualche decisione cattiva. Sicuramente scopriremmo pi\u00f9 di un pregiudizio dell'autore e i limiti del suo punto di vista: questo \u00e8 proprio di qualsiasi cultura e opera umana. Ma se abbordiamo il testo con lo sguardo della fede, raggiungeremo sempre la sicurezza di avere toccato la verit\u00e0. La pagina, letta con fede e ricollocata di nuovo nell'insieme della bibbia, non ci inganna. Si scoprir\u00e0 che tutto l'Antico Testamento \u00e8 una lunga pedagogia di Dio, che tante verit\u00e0 andavano sorgendo  a poco a poco e che alcune si consolidarono solo con la venuta di Ges\u00f9. Se sar\u00e0 quindi necessaria una chiave per interpretare questo lungo avanzare del popolo di Dio e per reintrodurre in scena alcuni attori ignorati o poco apprezzati (come le donne), la si trover\u00e0 nella persona del Figlio di Dio fatto uomo; Dio ha ordinato tutta la rivelazione di tal maniera che conduca a Lui, ed \u00e8 solo in Lui che essa si completa.
Nel testo di Giovanni test\u00e9 citato, Ges\u00f9 si appoggia a una frase e a una parola precisa. Il lettore moderno ha di qui il diritto di chiedersi se anche lui pu\u00f2 appoggiarsi con la stessa certezza alle parole della bibbia che sta leggendo. Mai troveremo criteri semplici, di facile applicazione, che ci permettano di leggere senza errori le parole ispirate. La storia ci insegna che le discussioni religiose tra avversari che pure facevano uso della stessa bibbia ben poche volte giunsero ad un accordo tra loro. Quando dobbiamo prendere una decisione, quante volte non ci chiediamo se possiamo davvero confidare nella parola della bibbia? Ma il problema \u00e8 altrove.
L'uso della parola di Dio \u00e8 come un gioco che coinvolge l'intera persona; le sue regole rimangono nascoste per chi guarda la bibbia dal di fuori (come fa il demonio nella tentazione di Ges\u00f9). Il credente che riceve la bibbia come rivelazione della Sapienza divina, la stessa che si \u00e8 manifestata pienamente in Ges\u00f9 Cristo, sapr\u00e0 meglio discernere. Per\u00f2 anche cos\u00ec ci sar\u00e0 ancora spazio per i nostri errori, perch\u00e9 la cultura e l'esperienza religiosa che abbiamo non sono pi\u00f9 sicure di quelle dei secoli passati.

{N}11,{/}23 Il testo dice: {C}torner\u00e0 ad alzarsi. {/}Infatti il vangelo, e gli altri testi del Nuovo Testamento, non usano una parola speciale per indicare la risurrezione; dicono, o: {C}alzarsi {/}o {C}svegliarsi. {/}

{N}11,{/}25 Il testo \u00e8 dubbio. Vari manoscritti hanno soltanto: {C}Io sono la risurrezione.{/}

{N}11,{/}32 Si pu\u00f2 pensare che Maria lasci\u00f2 il gruppo dei discepoli per recarsi da Lazzaro, fratello di Marta. Da Betania ha invitato Ges\u00f9 convinta che per lei egli non avrebbe esitato a intraprendere il viaggio; per\u00f2 egli non era venuto.

{N}11,{/}41 Il versetto 42 \u00e8 difficile da tradurre in un modo comprensibile. Si pu\u00f2 intendere come: ti ringrazio non perch\u00e9 tu farai il miracolo, ma perch\u00e9 questa gente possa credere.

{N}11,{/}44 La risurrezione di Lazzaro pone un problema: perch\u00e9 gli altri vangeli non ne parlano? Non avvenne in un villaggio della Galilea, come per la figlia di Giairo e per il giovane di Naim, ma alle porte di Gerusalemme, e tutto d\u00e0 a intendere che Lazzaro fosse un uomo in una buona posizione sociale. Se era presente nella prima comunit\u00e0, non parlavano di lui? O mor\u00ec subito, poco tempo dopo la sua stessa risurrezione? Questo spiegherebbe perch\u00e9 Giovanni abbia ricordato che in questa prima occasione egli era morto e morto davvero.
Va aggiunto che questo miracolo \u00e8 legato ai paragrafi che seguono, quelli in cui Giovanni preciser\u00e0 cose mai poste in dubbio; e pare anche che egli abbia avuto accesso al piccolo mondo che circondava i sommi sacerdoti (Gv 18,15). Va ricordato soprattutto che i vangeli non fanno collezione di miracoli, ma registrano solo quelli che aiutano a scoprire che cos'\u00e8 il vangelo e chi \u00e8 Ges\u00f9.

{N}11,{/}46 Vale la pena chiedersi da dove Giovanni abbia ricavato tante informazioni su quanto \u00e8 successo nel sinedrio. Da Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea che ne erano membri e che sembrano essere rimasti vicino alla prima comunit\u00e0 in tempi posteriori? Nemmeno per\u00f2 si pu\u00f2 ignorare che il discepolo che Ges\u00f9 amava aveva accesso alla casa del sommo sacerdote (Gv 18,15).

{N}12,{/}1 {C}Sei giorni prima della pasqua. {/}Marco parla di due giorni. Un errore dell'uno o dell'altro \u00e8 possibile, anche se \u00e8 meno probabile in Giovanni. Non dobbiamo per\u00f2 dimenticare che il racconto dei vangeli lascia intendere che Ges\u00f9 celebr\u00f2 la pasqua seguendo un calendario diverso da quello ufficiale. Ci sono motivi forti per ritenere che l'ultima cena fu celebrata il marted\u00ec, mentre per la data ufficiale della pasqua era il venerd\u00ec.

{N}12,{/}28 {C}L'ho glorificato e lo glorificher\u00f2 ancora. {/}Apparentemente si riferisce al Nome di Dio, ma la continuazione del paragrafo mostra che Giovanni mantiene un'ambiguit\u00e0: la glorificazione del Nome sar\u00e0 allo stesso tempo quella di Ges\u00f9 elevato da terra per attrarre tutto a s\u00e9 (13,31).	

{N}12,{/}34 {C}Abbiamo sentito dalla legge che il Cristo rimane per sempre: {/}\u00e8 quel che dice la profezia di Dn 7,14.

{N}12,{/}41 Ancora una volta il vangelo trasferisce su Ges\u00f9 quel che l'Antico Testamento dice di Dio: era gloria del Figlio-Signore, quella che vide il profeta! E immediatamente Giovanni segnala il peccato, o la pazzia nostra a non fare il passo della fede: non vediamo pi\u00f9 in l\u00e0 di una gloria umana quando si potrebbe guadagnare quella di Dio.

{N}14,{/}2 Un certo numero di manoscritti riporta un testo diverso: In casa di mio Padre ci sono molte abitazioni: se non fosse cos\u00ec ve l'avrei detto. Ora vado a prepararvi un posto. 

{N}14,{/}5 Abbiamo detto nel nostro commento che questi interventi di persone che non comprendono la parola di Ges\u00f9 sono nient'altro che un trucco stilistico per fare che Ges\u00f9 precisi quel che ha appena finito di dire (come in 4,11; 6,52...). Tuttavia, la scelta dei suoi interlocutori non \u00e8 a caso. Tommaso interviene per la seconda volta e di lui si parler\u00e0 anche dopo la risurrezione. Lo stesso per Filippo, che \u00e8 citato in 6,5 e 12,22. \u00c8 probabile che Tommaso e Filippo fossero i destinatari pi\u00f9 conosciuti di questo vangelo. Se, come \u00e8 possibile, Giovanni era allora oltre il Giordano, non risulterebbe strano vedergli vicino Tommaso, che secondo antiche tradizioni di l\u00e0 sarebbe partito verso l'oriente, e le sue comunit\u00e0 avrebbero portato il vangelo in India.

{N}14,{/}7 In alcuni testi antichi si legge: {C}Se mi conoscete, conoscerete. {/}Stessa cosa nel v. 17: perch\u00e9 star\u00e0 con voi e rimarr\u00e0 con voi. Veramente questo cambia di poco le cose, perch\u00e9 sappiamo bene che nel vangelo di Giovanni il discorso agli apostoli era diretto ai cristiani del suo tempo. Se Ges\u00f9 avesse parlato agli apostoli, avrebbe dovuto usare il futuro perch\u00e9 ancora non avevano ricevuto lo Spirito, ma se \u00e8 Giovanni colui che si dirige ai cristiani, vale il presente.

{N}14,{/}22 Questi versetti 22-27 dicono in maniera semplice che cos'\u00e8 l'esperienza cristiana dopo l'illuminazione. Esiste un'illuminazione legata al battesimo quando \u00e8 punto d'arrivo d'una scoperta della fede o d'un processo di conversione (Ga 3,2). Comunemente per\u00f2 questa manifestazione dello spirito alla quale si riferisce Paolo in vari luoghi sparisce mentre si sviluppa una vita nella fede e nella perseveranza, senza manifestazione sensibile della presenza divina. Nondimeno Dio ha la sua ora; egli ha tutta la libert\u00e0 di fare che noi accediamo ad uno stato di maturit\u00e0 spirituale nella quale si stabilisce in modo stabile la coscienza della presenza di Dio e, nella zona profonda dello spirito, la pace (Rm 8,16).

{N}16,{/}10 Dobbiamo capire {C}giustizia {/}o {C}via della giustizia? {/}Nel primo caso, lo Spirito rivela al credente la glorificazione di Cristo crocifisso. Nel secondo, insegna al credente la via della giustizia perch\u00e9 Cristo \u00e8 andato al Padre e non possiamo pi\u00f9 vederlo e seguirlo.

{N}16,{/}12 Si \u00e8 detto in 15,26 che lo Spirito testimonier\u00e0. Qui, in 16,13, lo Spirito {C}guider\u00e0 in tutta la verit\u00e0... dir\u00e0 e vi annuncer\u00e0 le cose venture.{/}
Si pu\u00f2 capire quel che lo Spirito dir\u00e0 come una maniera di esprimere intuizioni e ispirazione che vengono dallo Spirito di Dio e che guidano tanto le persone come la chiesa. Dobbiamo per\u00f2 riconoscere che qui Giovanni pensa in primo luogo al profetismo cristiano.
Perch\u00e9 lo Spirito non parla e, come Ges\u00f9 ricorda, non ha un messaggio proprio, ma si fa spirito dei profeti e questi sono quelli che daranno i messaggi in cui l'Apocalisse vede la testimonianza di Ges\u00f9.
Nell'Antico Testamento non si dice che lo Spirito parla (la parola ce l'ha solo in 2Sm 23,2, ed Ez 3,24). Nel Nuovo Testamento per\u00f2 l'espressione si fa pi\u00f9 frequente: Mt 10,20; At 8,29; 10,19; 1Tm 4,1 e nell'Apocalisse ai capitoli 2-3 e al 22,17. Si parler\u00e0 pure degli spiriti per designare questa attivit\u00e0 profetica (1Co 14,32; 1Gv 4,1; Ap 22,6), che \u00e8 un modo di riconoscere come le rivelazioni prendono il colore di coloro che le ricevono.
I carismi profetici sono secondo Giovanni un aspetto importante della vita della chiesa. Ricordiamo nel commento a Eb 7,1 che i profeti disimpegnarono un ruolo decisivo nella formulazione della fede. Introdussero un'interpretazione nuova dei testi dell'Antico Testamento che a volte ci sconcerta ma che segn\u00f2 il credo. L'Apocalisse in verit\u00e0 \u00e8 una testimonianza esemplare di questa forma di profezia, tanto nei messaggi alle chiese che nelle sue visioni della storia.

{N}16,{/}22 La preghiera {C}nel nome di Ges\u00f9 {/}non si d\u00e0 qui come una forma speciale di preghiera cristiana. Finora non avete chiesto nulla invocando il mio Nome: gli apostoli che vivevano a fianco di Ges\u00f9 non si dirigevano a lui nella loro preghiera; in questo periodo del suo abbassamento non aveva ancora il Nome divino che gli corrispondeva (Fil 2,9). L'orazione nel nome di Ges\u00f9 significa che si \u00e8 finalmente riconosciuto il Figlio;  anche se tutta la preghiera deve arrivare al Padre, si era di tal maniera compenetrati di quel che era stata questa venuta del Figlio seguita dal suo transito inaudito dalla terra alla gloria, che si voleva ignorare qualsiasi altro fuori di lui.
Al momento di chiudere il discorso, nel versetto 32, Ges\u00f9 ricorda che fino all'ultimo istante del suo sacrificio egli continua ad essere il Figlio che nulla separa dal Padre.

{N}16,{/}27 Interessante \u00e8 fissarsi in queste due affermazioni che si oppongono e si completano: {C}io sono uscito da Dio {/}e {C}io sono uscito dal Padre {/}(v. 28){C}. {/}La prima \u00e8 senza articolo (si veda la nota a Gv 1,1) e si riferisce alla natura divina, e la seconda \u00e8 senza equivoco la persona del Padre.

{N}17,{/}2 {C}Tutto quello che loro hai dato,{/} non "tutti". Cos\u00ec si leggeva in 6,34 e leggeremo ancora in 17,24. Giovanni possibilmente vuol ricordare che Ges\u00f9 non salva solo persone individuali ma li prende tutti uniti in una umanit\u00e0 che far\u00e0 un tutt'uno con lui.

{N}17,{/}6 {C}Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. {/}Si potrebbe pensare che qui Ges\u00f9 parli come in 6,44 di suoi uditori che attirati dal Padre sfuggono a un mondo malvagio e si salvano. Per\u00f2, se leggiamo bene il v. 9: {C}non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, {/}si presenta un'altra interpretazione. Si pu\u00f2 avere un riconoscimento del piano misterioso del Padre che si riserva il diritto di chiamare chi vuole per costituire il suo popolo particolare senza squalificare affatto gli altri, quindi anche quando Dio ha eletto Israele, non ha abbandonato gli altri popoli. Abbiamo da un lato quelli che sono chiamati e dall'altro il mondo. Questo non si identifica per\u00f2 in alcun modo con una massa di perdizione (come diceva sant'Agostino, tanto incline a mandare la gente all'inferno), ma che semplicemente \u00e8 fuori della portata della rivelazione biblica. Questo mondo rappresenta i tre quarti dell'umanit\u00e0, ai quali Dio non ha voluto dire come li salva, ma che sono ricordati quando si accenna al Verbo-luce in Gv 1,9; sono il mondo che Dio ha amato tanto che gli ha dato il suo Figlio unico (Gv 3,16). Si pu\u00f2 dedurre da questo testo come da quello che stiamo commentando che di questo mondo si salveranno solo quelli che credono, per\u00f2 l'altro senso \u00e8 pi\u00f9 ovvio: quelli che vedono Cristo e credono in lui avranno fin d'ora la salvezza cristiana e la vita eterna, senza dire che gli altri saranno condannati. Piuttosto, anche questo mondo creder\u00e0 quando i cristiani saranno uno in Dio.

{N}17,{/}21 Alcuni manoscritti leggono: {C}affinch\u00e9 siano anch'essi uno in noi.{/} 
Con frequenza si denomina questa preghiera di Ges\u00f9 come preghiera sacerdotale. Lo \u00e8, in certo qual senso, rispetto a Ges\u00f9 che si sacrifica per santificare i suoi (si vedano le note a Mc 10,45 e 14,22). Per\u00f2, in altro senso, Ges\u00f9 prega anche per il popolo che si disimpegner\u00e0 in un ruolo sacerdotale nel mondo, un popolo che conosce Dio secondo verit\u00e0, e al quale Dio si d\u00e0 a conoscere, e che compie una funzione unica nella salvezza. 

{N}18,{/}28 {N}LA DATA DELLA PASQUA{/}
Questo versetto \u00e8 una testimonianza importante: Ges\u00f9 \u00e8 giudicato da Pilato la mattina del giorno in cui si celebra la Pasqua e muore lo stesso giorno, alcune ore prima del pasto pasquale. La Pasqua si celebrava in quell'anno di sabato (Mc 15,42), e il pasto pasquale si consumava il venerd\u00ec sera: ricordiamo che tra i giudei il "giorno" di 24 ore iniziava la sera, all'apparire della prima stella, e la notte veniva prima del giorno che terminava al crepuscolo. 
La Pasqua si celebrava sempre con la luna piena: il 14-15 del mese di Abib, il mese della primavera ({C}Nisan{/} nel calendario babilonese): vedere Es 12,6 e 23,15. Poteva quindi cadere in qualunque giorno della settimana. Il fatto che quest'anno venga di sabato ci aiuta a precisare la data della morte di Ges\u00f9: secondo ogni probabilit\u00e0, l'anno 30, il che concorda perfettamente con l'inizio della predicazione di Giovanni Battista nell'autunno del 28.
I sinottici per\u00f2 sembrano contraddire Giovanni, affermando che Ges\u00f9 "mangi\u00f2 la Pasqua" un giorno prima, cio\u00e8 il gioved\u00ec sera, il vespro del giorno in cui mor\u00ec, che era un venerd\u00ec. Come spiegare questa differenza?
Una spiegazione possibile \u00e8 la seguente: Ges\u00f9 avrebbe celebrato la Pasqua secondo un altro calendario, diverso da quello ufficiale: per esempio, seguendo un calendario esseno. In questo caso, la differenza potrebbe essere stata di un giorno, come pare dedursi dai sinottici: il gioved\u00ec sera, anzich\u00e9 il venerd\u00ec sera. Questa per\u00f2 non \u00e8 che una supposizione. Si \u00e8 fatta anche un'altra ipotesi: Ges\u00f9 avrebbe seguito un calendario non ufficiale, con tre giorni di scarto, e la Cena avrebbe avuto luogo il marted\u00ec sera. Questa data sarebbe confermata da un uso molto antico di certe chiese del Medio Oriente che imponevano due giorni di digiuno, il marted\u00ec e il venerd\u00ec, giustificando il marted\u00ec con l'arresto di Ges\u00f9. Questa differenza avrebbe il vantaggio di rendere pi\u00f9 plausibile lo sviluppo degli eventi del processo, che altrimenti ci appare troppo affrettato: comparsa davanti ad Anna la notte del gioved\u00ec, davanti al Sinedrio in riunione plenaria il venerd\u00ec mattina, davanti a Pilato con la flagellazione, la seconda sessione, la via della croce e la morte di Ges\u00f9 verso le quindici. Se l'arresto avesse avuto luogo la notte del marted\u00ec, pi\u00f9 facile sarebbe seguire il suo sviluppo. Per\u00f2 anche questa ipotesi ha suscitato dubbi. 
La soluzione pi\u00f9 probabile ci pare la pi\u00f9 semplice: che Ges\u00f9 non celebr\u00f2 la Pasqua ebraica. Si veda la nota a Lc 22,10. Oltre quel che l\u00ec abbiamo detto del modo abituale di rispondere di Ges\u00f9, sta il fatto che la narrazione dei vangeli si \u00e8 formata in un ambiente cristiano che riteneva l'ultima Cena di Ges\u00f9 l'inaugurazione della nuova Pasqua. Siccome tutti i giudei preparano la loro Pasqua durante quei giorni, anche Ges\u00f9 prepara la "sua". Per questo gli evangelisti non hanno il minimo scrupolo a porre la parola Pasqua sia sulla bocca dei discepoli che dello stesso Ges\u00f9. Le narrazioni evangeliche dell'ultima Cena non fanno allusione per\u00f2 a nessuno dei dettagli della celebrazione ebraica, con un agnello, per esempio, che si andava a immolare al Tempio; niente ricorda il suo spirito: vi si trova solo il Servo sofferente di Yahweh (Is 52,13) e la nuova alleanza (Es 19; Gr 31,31).

{N}19,{/}35 Nel chiudere la narrazione della passione e della morte di Ges\u00f9, Giovanni aggiunge il sigillo personale della sua testimonianza ripetuta tre volte. Cristo \u00e8 morto. Il soldato lo trafigge con la lancia e dal cuore trapassato sgorgano sangue e acqua. Per Giovanni \u00e8 l'istante in cui si rivela il senso del dramma.
Era la preparazione della pasqua, e questo venerd\u00ec sera, molto vicino al luogo dell'esecuzione, i giudei discendevano lungo la collina fino al tempio per immolare l'agnello pasquale. Nel rituale del sacrificio non si doveva perdere neppure una goccia del sangue. Quest'anno, Giovanni non si mescola alla folla in festa; se ne sta l\u00e0, ai piedi della croce, con Maria e alcune sante donne. Ed \u00e8 l\u00e0 che il soldato, come il sacerdote alla stessa ora nel tempio, dissangua fino all'ultima goccia Cristo sulla croce. Si aprono allora gli occhi di Giovanni: le parole pronunciate un giorno dal Battista sulle sponde del Giordano si illuminano di repente: "Ecco l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo" (1,29).
Il gesto del soldato diventa profetico e svela il mistero dell'Agnello. Il sangue redentore \u00e8 sparso non gi\u00e0 sull'altare ma per terra, d'ora in poi rinnovata e vivificata dal sangue di Cristo. Il sacrificio dell'agnello pasquale inaugurato da Mos\u00e8 oggi si compie e si trasfigura. Come "sangue e acqua" del parto, il sangue e l'acqua che sgorgano dal costato di Cristo annunciano la nascita di tempi nuovi, di cui i sacramenti sono battesimo ed eucaristia. Giovanni ricorda allora un'altra prescrizione del rituale dell'agnello sacrificato: Non gli si spezzer\u00e0 alcun osso (Es 12,42).
Il cuore aperto di Ges\u00f9 ci invita a riscoprire il potente e misterioso amore che ha ispirato la sua vita. I discepoli di Ges\u00f9 che hanno condiviso la sua storia, credono che i suoi ricordi e le sue emozioni si attenueranno fino a svanire con il tempo. Scopriranno invece che non c'\u00e8 una sola parola, un solo gesto o una sola pausa di silenzio di Ges\u00f9 che non manifesti il suo amore per Dio. Il cuore aperto dalla lancia \u00e8 all'origine della nostra devozione al Sacro Cuore di Ges\u00f9. Non ci perdiamo pi\u00f9 in considerazioni o in parole per spiegare e interpretare la nostra fede: contempliamo piuttosto l'amore di Dio e lasciamogli che ci renda simili a lui.
Ges\u00f9 muore tra due malfattori, e due farisei si preoccupano di dargli una sepoltura appropriata. Giuseppe d'Arimatea interviene davanti a Pilato perch\u00e9 la situazione sociale dei discepoli non permetteva loro di intervenire dinanzi al governo romano. Giuseppe e Nicodemo erano discepoli "in segreto". Siccome Ges\u00f9 non aveva cessato di identificarsi con il popolo, era difficile per quelli di una posizione pi\u00f9 elevata come la loro integrarsi con il suo gruppo. Abbiamo qui un esempio delle conseguenze inevitabili dell'opzione preferenziale per i poveri.
{C}Egli sa che dice il vero{/}: Comunemente Giovanni riserva questa forma greca del pronome {C}egli{/} a Cristo, molto vicino a noi anche se invisibile, come in 1Gv 2,6; 3,6.
Ci si potrebbe meravigliare che Giovanni dia qui tanta importanza alla sua testimonianza su un punto che a noi sembra secondario. La ragione potrebbe essere nell'uso simbolico che Giovanni stesso far\u00e0 di questa espressione: {C}con l'acqua e con il sangue{/} (1Gv 5,6). Ma \u00e8 anche possibile che qui Giovanni proclami la veracit\u00e0 di tutta la sua testimonianza sulla morte di Ges\u00f9. Giovanni \u00e8 stato testimone oculare di tutto quello che ha scritto; e questo non \u00e8 il caso di altri evangelisti.

{N}19,{/}38 Uno potrebbe stupirsi di questa {C}paura dei giudei {/}in un personaggio importante come Nicodemo. Giovanni semplicemente non distingue tra paure del piccolo davanti al rischio del carcere, e timore del potente quando gli si chiedesse un gesto considerato indegno della sua classe sociale.
Il luogo dell'esecuzione era una cava abbandonata accanto alle mura di Gerusalemme. Si erano scavate tombe ai lati, ma il fondo della cava, ripieno di terra, era stato trasformato in orti (41). Al centro c'era una roccia di un cinque metri di altezza, chiamata Calvario (o Cranio), su cui si elevarono le croci.

{N}20,{/}8 Diversi commentatori ai quali non \u00e8 stato concesso di credere, parlano di fede nella risurrezione come d'una compensazione per una speranza defraudata. Il danno era stato troppo per i discepoli che non potevano difendersi. Era necessario che una qualche risorsa magica smentisse l'evidenza dei fatti, e fu allora che si sarebbe aperta la porta al mito di Cristo risorto. Qui, senza dubbio, la testimonianza di Giovanni  suona pi\u00f9 autentica: dal primo istante il segno della tomba vuota gli diede accesso alla fede, e ricevette la comprensione dell'intera rivelazione biblica. 

{N}21,{/}3 Riguardo a questa pesca si legga la fine del commento a Lc 5,1.  Il verbo {C}manifestarsi {/}che leggiamo in 21,1, non si applica altrove ad apparizioni di Ges\u00f9 risorto (salvo nei paragrafi che furono aggregati al vangelo di Mc 16,9-12). Lo si ritrova invece in Gv 2,11 e pare che la terza volta in 21,14 supponga la prima manifestazione in Cana e il secondo segno miracoloso in 4,54. Nella prima redazione di questo vangelo era il terzo miracolo realizzato da Ges\u00f9 in Galilea. Giovanni ha voluto richiamarlo qui in questa apparizione di Ges\u00f9 negli stessi posti: i due avvenimenti si illuminano l'uno con l'altro. La pesca era stata l'occasione per una prima chiamata; qui, dopo la risurrezione, la risposta aveva una profondit\u00e0 molto pi\u00f9 marcata che altrove.

{N}21,{/}15 Ci sono tre domande: due volte {C}pecore {/}e la terza {C}agnelli. {/}Uno potrebbe pensare che con agnelli e pecore Ges\u00f9 faccia allusione alla responsabilit\u00e0 del pastore che non deve trascurare i pi\u00f9 deboli. 
Le due prime volte Ges\u00f9 interroga Pietro con un verbo che significa {C}amare, {/}e Pietro risponde con un altro verbo {C}amare {/}quasi equivalente, ma pi\u00f9 espressivo di un affetto diretto e personale; tale verbo non si usa mai nel Nuovo Testamento quando ci si chiede di amare il prossimo. La terza volta Ges\u00f9 riprende questo verbo dell'amore pi\u00f9 intimo che Pietro gli ha dichiarato e Pietro gli risponde come ha fatto le due volte precedenti. Si pu\u00f2 notare qui una progressivit\u00e0 psicologica.

