{N}1,{/}1 Dovremmo allungare considerevolmente la traduzione se volessimo esprimere tutto ci\u00f2 che Luca condensa in poche parole.
Gli avvenimenti {C}verificatisi {/}tra noi. Luca usa, forse intenzionalmente, un verbo ricco di senso con due significati: o "che sono degne di fede", o "che sono segni di un compimento". Per "compimento" pu\u00f2 intendersi le vicende che soddisfano le speranze del popolo di Dio, per\u00f2 il senso migliore \u00e8 che le vicende sono giunte al termine a bastano a s\u00e9 stesse, ossia sono la buona nuova definitiva.

{N}1,{/}2 C'\u00e8 chi si indispone con la testimonianza di Luca, affermando senza prova alcuna che scrisse molto tempo dopo quelle vicende, quando non vi erano pi\u00f9 testimoni oculari. In parecchi libri si afferma che Luca avesse scritto attorno all'85. Secondo loro, Luca ebbe a contentarsi con voci e con speculazioni teologiche per parlarci di vicende cos\u00ec piene di senso come l'annunciazione e la risurrezione. Ma Luca li esautora: i {C}testimoni{/} (si capisca in senso stretto: oculari) e {C}servitori della parola{/} sono per Luca gli apostoli, no qualunque credente.

{N}1,{/}3 {C}Dopo aver indagato accuratamente ogni cosa fin dall'origine{/}. Luca accompagn\u00f2 Paolo nel viaggio a Gerusalemme (At 21) e dovette passare alcun tempo tra le comunit\u00e0 cristiane pi\u00f9 antiche, Gerusalemme e Cesarea. Vi conobbe gli apostoli e discepoli della prima ora, e possibilmente anche Maria.
{C}Quelle cose intorno alle quali sei stato catechizzato. {/}Il testo dice precisamente: "le cose nelle quali fosti cat-echizzato". Il verbo racchiude la parola {C}eco{/}: si riferisce agli insegnamenti memorizzati dal discepolo, in grado ora di ritrasmettere come un'eco le parole del maestro. La parola {C}catechesi{/} entr\u00f2 a far parte del vocabolario della chiesa primitiva. Luca ci conferma quindi che il vangelo fu scritto a scopo di catechesi.

{N}1,{/}8 Zaccaria era del clan, o gruppo, di Abia. Circa i ranghi sacerdotali e il loro servizio nel tempio, cf. 1Cr 24,10 e Es 30,7. Il testo dice che Elisabetta era figlia di Aronne, anche lei quindi appartenente a famiglia di sacerdoti. Se, come afferma il vangelo, Elisabetta era parente di Maria, \u00e8 probabile che anche quest'ultima fosse di famiglia sacerdotale, meglio detto della trib\u00f9 di Levi, il che giustifica la missione affidata a Giuseppe della trib\u00f9 di Davide (Mt 2,20).
{C}Mentre egli esercitava le sue funzioni sacerdotali.{/}. Offrire l'incenso era un onore eccezionale. Solo il Sommo Sacerdote entrava una volta all'anno nel luogo pi\u00f9 interno, il Santo dei Santi. Nella sala anteriore, chiamata Santo, si entrava solo per offrire l'incenso, e ogni settimana per rinnovare i pani dell'offerta. L\u00ec stava il candelabro con i sette bracci, la tavola dei pani e l'altare dell'incenso (Eb 9,1-8).

{N}1,{/}12 {C}Fu sconvolto e preso da timore.{/} Il testo originale riprende le parole di Gn 15,12.

{N}1,{/}17 Il testo dice: "Avanzer\u00e0 precedendo il Signore", come l'araldo che precede il suo signore facendogli strada. Si pu\u00f2 anche interpretare come: camminer\u00e0 (agir\u00e0) nella presenza del Signore (ossia compiendo santamente la sua volont\u00e0).

{N}1,{/}18 Zaccaria disse: "Chi me lo pu\u00f2 assicurare?". Molti autori fanno osservare che tutte le volte che si racconta di una vocazione o di una missione, il chiamato sempre obietta, sottolineando le difficolt\u00e0 per compire le promesse divine. Abramo e Sara hanno la loro et\u00e0 (Gn 17,17), Mos\u00e8 non sa parlare (Es 4,10), Gedeone \u00e8 uno sconosciuto (Gdc 6,15)...Alcuni concludono che dette obiezioni non sono che artifici letterari per mettere in evidenza il potere divino che realizzer\u00e0 l'impossibile. \u00c8 certo che in tutte queste narrazioni si nota la stessa maniera tradizionale di presentare la chiamata di Dio e di sviluppare il dialogo. Non vi \u00e8 ragione per\u00f2 di parlare di finzione pura: il dubbio di Zaccaria \u00e8 la reazione normale di un uomo di carne e ossa che, in circostanze determinate, deve fare un atto di fede. Nessuno si compromette seriamente con Dio senza prima superare il rischio e le difficolt\u00e0 della decisione. Le obiezioni che leggiamo nelle chiamate di Giuseppe, Zaccaria a Maria non vogliono tanto sottolineare le difficolt\u00e0 che vanno contro delle esigenze divine, tutte uguali del resto, quanto scoprirci la disposizione profonda di questa o di quella persona; qui \u00e8 dove i casi di Maria e di Zaccaria non si somigliano. Maria domanda per sapere come si deve comportare: rimarr\u00e0 vergine, o no? Zaccaria, in cambio, dubita che il miracolo sia possibile.
{C}Io sono Gabriele{/}. Gabriele \u00e8 uno dei sette angeli dell'alta gerarchia secondo la tradizione giudaica. Il testo aggiunge: "che sta davanti a Dio", ossia uno dei sette che pu\u00f2 rimanere nella sua presenza. Gabriele \u00e8 anche chi annunzia gli ultimi tempi in Dn 8,16 e 9,21.

{N}1,{/}27 {C}Maria{/}. L'unico altro luogo dove appare questo nome \u00e8 Miriam sorella di Mos\u00e8 (Es 15,20; Nm 12; Mic 5,4). Maria e Giuseppe vivono a Nazaret, villaggio galileo sconosciuto alla storia prima di Ges\u00f9.

{N}1,{/}34 Il testo dice: "Come pu\u00f2 accadere ci\u00f2, dato che non conosco uomo?" Questa domanda di Maria si pu\u00f2 interpretare in maniere diverse:
- Si comunica a Maria che Dio vuole realizzare quest'opera immediatamente e lei \u00e8 sola in quel momento.
- Maria afferma che fino a quel momento non ha avuto relazioni.
- Maria afferma che non ha avuto n\u00e9 pensa di avere relazioni con uomo alcuno, e particolarmente con Giuseppe suo sposo.
La seconda interpretazione \u00e8 difficile da sostenere: se Maria, quasi sposa, avesse pensato di avere fra poco relazioni con Giuseppe, l'Angelo avrebbe dovuto usare un'altra espressione per comandarle di rimanere vergine fino al concepimento di questo figlio, che non nascer\u00e0 come nacquero per esempio Isacco o Gedeone (Gn 18,10; Gdc 13,3).

{N}1,{/}31 Il documento tradotto da Luca in questa pagina ha lo stile dei libri di storia sacra. Non dubita di riprendere le stesse parole di Gn 16,11-12  che si riferiscono alla nascita di Ismaele.

{N}1,{/}35 {C}Potenza dell'Altissimo...Spirito Santo...figlio di Dio{/}. Luca nomina intenzionalmente le tre persone divine nel riferire la venuta in questo mondo del figlio, dono del Padre, che a sua volta ci comunicher\u00e0 lo Spirito.

{N}1,{/}39 Difficile incontrare nella bibbia precedenti di quello che vi si racconta qui. \u00c8 Maria, che ricevette di pi\u00f9, a visitare Elisabetta. Il suo viaggio apparentemente risponde a una intuizione profetica. Non andava ad aiutare sua cugina, ma aveva una missione da compiere. Vi \u00e8 una corrispondenza, alquanto lontana, nella storia di 2Sam 6 circa il trasferimento dell'Arca. Vi si legge che questa rimase {C}tre mesi{/} e che Davide {C}ballava{/} davanti all'Arca (6,11 e 16).

{N}1,{/}46 {C}Maria disse{/}. Alcuni manoscritti e autori antichi dicono: Elisabetta disse allora". Vi sono autori che vedono nel Canto di Maria (il conosciutissimo Magnificat) un inno della chiesa primitiva che Luca avrebbe adattato a Maria e che sarebbe potuto convenire a Elisabetta.
Si pu\u00f2 discutere se Maria lo abbia composto cos\u00ec spontaneamente a partire da citazioni bibliche e che lo abbia trasmesso a Luca una quarantina d'anni dopo. \u00c8 pi\u00f9 probabile che Luca raccolse il cantico e lo pose qui per esprimere quello che sentiva e disse Maria in quel momento. Per\u00f2 \u00e8 difficile pensare che Luca, cos\u00ec ligio a soppesare tutti i termini che usava, abbia potuto riferire la frase {C}tutte le generazioni mi chiameranno beata{/} ad un'altra donna che non fosse Maria. Questo anche se formule simili siano state pronunziate enfaticamente da personaggi antichi (1Sam 2,1-10).

{N}1,{/}68 Il detto vale per il cantico di Zaccaria. Sopprimendo i versi 76 e 77 vi vedremmo una composizione della chiesa primitiva di Palestina. Si deve trattare di una composizione antichissima, da quando quella chiesa si sentiva ancora parte del popolo di Israele. Ancora una volta si sottolinea la dimensione storica della salvezza di Ges\u00f9, Salvatore di Israele.

{N}2,{/}1 Il testo dice: {C}Usc\u00ec un editto di Cesare Augusto{/}. "Cesare" era il titolo dato all'imperatore romano per ricordare Giulio Cesare, il grande antenato. "Augusto" vuol dire "divino". Ottavio si era fatto proclamare dio, ricevendo il soprannome Augusto nel 27 a.C. L'impero romano aveva sottomesso tutto il medio oriente e il governatore di Siria aveva autorit\u00e0 sulla Palestina dove regnava Erode.

{N}2,{/}4 Il testo dice:{C} perch\u00e9 era della casa e della famiglia di Davide{/}. Nella {C}casa {/}o {C}casato {/}erano inclusi i ministri e servitori di Davide. Con {C}famiglia{/}, Luca precisa che Giuseppe discendeva da Davide in senso stretto. Questo detto \u00e8 un modismo ebraico il cui secondo termine precisa il primo, giacch\u00e9 si riferisce ai soli discendenti, mentre il primo include servitori, familiari e ministri di Davide.

{N}2,{/}6 Vi \u00e8 chi prova frustrazione nell'essere privato di vedere Maria e Giuseppe cercando alloggio inutilmente e andando a cercare rifugio in una stalla dopo vederselo rifiutare nell'albergo comune. La parola greca {C}kataluma{/}, tradotta comunemente come "albergo" si trova anche in Mc 14,14 e Lc 22,11: \u00e8 la sala del piano alto dove Ges\u00f9 celebr\u00f2 l'ultima Cena. Nell'Antico Testamento greco la parola designa a volte un rifugio per i nomadi del deserto (senza dubbio il significato pi\u00f9 antico), per\u00f2 anche la sala di un banchetto sacrificale, le parti di una casa privata, un alloggio qualunque. Non bisogna negare una delle pi\u00f9 antiche tradizioni, secondo la quale Ges\u00f9 sarebbe nato in una grotta ubicata verso il centro dell'antico villaggio di Betlemme; col\u00e0 visse San Girolamo mentre traduceva la bibbia in latino. Il senso dell'ospitalit\u00e0 di quei tempi e le circostanze del caso rendono difficile credere che Giuseppe e Maria non abbiano previsto nulla n\u00e9 siano stati accolti da nessuno. Al contrario, ci si immaginerebbe meglio la padrona di casa dire a Maria: non potete voi partorire in mezzo a uomini; nella parte posteriore vi \u00e8 la stalla con gli animali, e potrete starvi meglio.

{N}2,{/}12 {C}E questo vi servir\u00e0 da segno{/}. Si d\u00e0 loro un segno non solo per riconoscerlo, ma anche per capire chi \u00e8 questo neonato. \u00c8 lo stesso segno di Is 7,14: la Vergine d\u00e0 alla luce un bambino che crescer\u00e0 in gran povert\u00e0. I segni dati indicano colui che far\u00e0 sorgere la nostra salvezza dalla sua umilt\u00e0 e povert\u00e0.
{C}Un salvatore che \u00e8 il Messia-Signore{/}. La giustapposizione delle due ultime parole precisa che non \u00e8 possibile distinguere il Messia dallo stesso Signore-Dio. Cos\u00ec come per Is 7,14, Maria viene nominata per prima in 2,16.

{N}2,{/}13 {C}Una moltitudine dell'esercito celeste{/}. Questa manifestazione soprannaturale somiglia di pi\u00f9 a quelle avvenute nella storia della chiesa che a quelle di cui si legge nell'Antico Testamento. Cf. per\u00f2 Gn 28 e Is 6,2. Dio vuole proclamare le meraviglie che va facendo e i suoi operati non sono mai nascosti per tutti. Gli angeli li rivelano oggi ai poveri come ieri Balaam rivelava suo malgrado (Nm 24) e come domani faranno i bambini nel tempio (Mt 21,16) e i profeti del Nuovo Testamento (Ef 3,5).
Il testo dice: "Pace agli uomini di compiacenza". \u00c8 possibile interpretarlo in due maniere. Pace agli uomini {C}perch\u00e9 Dio si compiace in loro{/}: Dio si \u00e8 ora avvicinato all'umanit\u00e0. Oppure: pace a quegli uomini in cui Dio si compiace, cio\u00e8 gli eletti (Dn 2,23; Lc 3,22). Felici coloro scelti per ricevere il dono di Dio nella persona di Ges\u00f9, e specialmente questi pastori chiamati all'abitazione di Betlemme.

{N}2,{/}19 {C}Maria dal lato suo{/}. \u00c8 una prova di pi\u00f9 che Maria, direttamente o indirettamente, avesse informato l'evangelista.

{N}2,{/}22 Nel commento a 2,7 abbiamo gi\u00e0 parlato di questo {C}primogenito{/}. Cf. la nota a Es 12,12 che ricorda il valore permanente di questa legge, per lo meno del suo spirito, per il popolo di Dio. Per qualsiasi altra nascita la madre doveva purificarsi; nel caso di un primogenito il neonato era {C}presentato{/} o riscattato.

{N}2,{/}34 {C}Egli \u00e8 posto per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione.{/} Ci\u00f2 conviene a chi sar\u00e0 in Israele, e poi anche forse nella chiesa, un Dio nascosto (Is 8,14-17).
Sar\u00e0 segno di contraddizione, come furono i grandi profeti che lo annunziarono (Ger 1,17; Is 50,5-7).
{C}Per mezzo suo saranno svelati i pensieri{/}: Giovanni nota questo effetto del ministero di Ges\u00f9 (3,19; 9,41). {C}Di molti cuori{/} (come in Mc 14,24): allude a Is 53,11-12 che contrappone il servitore di Yahweh, solo, alla moltitudine dei salvati da lui. \u00c8 possibilissimo che Luca, nello scrivere della spada che attraverser\u00e0 l'anima di Maria, avesse avuto in mente la crocifissione di Ges\u00f9 e il testo di Zc 12,10: guarderanno chi hanno trafitto.

{N}2,{/}39 {C}Ritornarono in Galilea.{/} Queste parole di Luca differiscono dal racconto di Matteo e favoriscono l'opinione generale secondo la quale Mt 2 ci presenta la futura missione di Ges\u00f9 mediante immagini popolari che si conformano ai racconti circa i protagonisti della storia sacra come Abramo e Mos\u00e8.

{N}2,{/}49 Il testo potrebbe tradursi: nelle cose di mio Padre, per\u00f2 si tratta di un modismo ebraico che vuole dire: dove mio Padre.

{N}3,{/}2 Il testo dice: {C}durante il pontificato di Anna e Caifa{/}. \u00c8 precisazione importante, in quanto vi si riconosce il carattere sacro della persona del Sommo Sacerdote, in diritto responsabile del popolo eletto. Non vi era pi\u00f9 di un Sommo sacerdote, e l'incarico era a vita. In quei giorni, per\u00f2, era a discrezione del potere romano, cosicch\u00e9 Anna, Es sommo sacerdote e suocero di Caifa, godeva di molta autorit\u00e0 (Gv 18,13).

{N}3,{/}4 Sappiamo che gli evangelisti adattarono questo testo dalla versione greca dei LXX. Il profeta diceva: Una voce grida: nel deserto preparate la via del Signore... e loro scrissero: Una voce grida nel deserto: preparate...
\u00c8 facile vedere che per Luca il Signore, che per il profeta era Yahweh, \u00e8 Cristo, come gi\u00e0 notammo. Nella stessa maniera in 3,6 {C}vedr\u00e0 la salvezza{/} diventer\u00e0: {C}vedere il Salvatore{/}.

{N}3,{/}7 (9) \u00e8 identico a Mt 3,7-10. Per\u00f2 Matteo precisa che l'invettiva viene diretta a un gruppo di farisei e sadducei che erano venuti per informarsi (Gv 1,19), mentre Luca la destina al popolo venuto per farsi battezzare.
{C}Come sfuggirete al castigo che si avvicina{/}? Il testo dice: Come sfuggirete alla {C}collera{/} che si avvicina? La Collera e una di quelle parole che permetteva parlare di Dio senza farne il nome n\u00e9 bestemmiarlo attribuendogli direttamente sentimenti umani. La Collera \u00e8 una minaccia sospesa sul capo dei colpevoli. \u00c8 stata gi\u00e0 pronunziata e verr\u00e0 eseguita in breve (Is 26,10; Sap 18,23). C'\u00e8 chi parla di collera per designare una gran prova (Pro 11,4; Sir 7,16), convinti che la disgrazia non avrebbe colpito il popolo se questo non fosse stato infedele (1Mac 2,49).
La minaccia del fuoco non \u00e8 elemento secondario nella predicazione di Giovanni; fedele all'insegnamento dei profeti, egli vede la venuta del Signore e Messia suo come l'ora di un giudizio. Lo vedeva come la fine del mondo? Senza dubbio, proprio come i profeti. Costoro riconoscevano nelle tragedie presenti una prima realizzazione del giudizio sospeso su tutta la storia. Il caso di Giovanni, per\u00f2, \u00e8 speciale, dato che lui si presentava come il precursore del Messia. Al di fuori degli evangelisti cf. At 18,25 e 19,4.
Chi andava da Giovanni si convertiva perch\u00e9 sapeva che il male sarebbe castigato severamente. Ges\u00f9 non elimina questo punto di vista (Mt 18,8; Lc 13,5), per\u00f2 ne lascia aperti altri. Non tutti sono guidati dagli stessi motivi; Ges\u00f9 risponde a ciascuno secondo che immagine di Dio uno tenga. Parla di {C}fuoco{/} e di {C}gehenna{/} a chi capisce il linguaggio dei profeti.

{N}3,{/}10 Giovanni, come gli esseni del deserto, era convinto dell'imminenza del giudizio di Dio, e che il regno di Dio avrebbe portato con s\u00e9 il castigo sui peccatori. Giovanni, per\u00f2 si differenzia da loro nell'offrire la salvezza a tutti. Gli esseni consideravano che solo i loro adepti si salverebbero. Giovanni in cambio mostra una via di salvezza ai pubblicani e {C}ai soldati{/}, giudei questi ultimi che servivano nell'esercito romano come ausiliari.

{N}3,{/}16 {C}Uno pi\u00f9 forte di me{/}. Il poderoso, il forte, il valente, il vincitore \u00e8 Dio, e il suo Messia con Lui (Is 11,2; 4925; 53,12). Cf. Mt 12,29.
Nello Spirito Santo e nel fuoco: possibilmente dobbiamo intendere o l'uno o l'altro.

{N}3,{/}23 Le genealogia di Matteo e di Luca differiscono alquanto. Si sa che la genealogia pu\u00f2 scegliere tra paternit\u00e0 di sangue e paternit\u00e0 adottiva. Si sa anche che \u00e8 possibile saltare generazioni, per\u00f2 ci piacerebbe sapere di pi\u00f9. C'\u00e8 chi vi ha letto la genealogia di Maria, il che sembra inverosimile. Da dove prese Luca la sua? Non lo sappiamo.

{N}4,{/}5 Nella letteratura giudaica dei tempi di Ges\u00f9 troviamo qualcosa su questo tema. In una visione Dio fa vedere a Satana il Messia glorioso che domina l'universo dalla cima di un monte; Satana cade al suolo e deve sottomettersi. Altri testi parlano del Messia che scende dal cielo verso la moltitudine dei fedeli congregati nel tempio. Non mancano immagini simili tra i cristiani, per\u00f2 qui parliamo dell'obbedienza del Salvatore a suo Padre.

{N}4,{/}16 {C}Si alz\u00f2 a leggere{/}. Il capo dell'assemblea poteva invitare chiunque, purch\u00e9 degno di credito, a leggere e a commentare il testo (At 13,15). {C}S'imbatt\u00e9 nel passo{/} (non lo scelse di proposito) sia che fosse stato il testo che la liturgia giudaica assegnava a quel sabato, sia che l'avesse trovato per caso.

{N}4,{/}18 L'ultimo verso dice esattamente: {C}lasciare andare liberi gli oppressi{/}. Quest'ultimo termine ha un significato piuttosto esteso. In Is 58,6 si tratta di chi \u00e8 schiacciato da debiti, per\u00f2 il termine si riferisce anche a forme di oppressione dei deboli in qualsiasi sistema.

{N}4,{/}21 Il testo dice: "Oggi questa scrittura si \u00e8 compiuta nel vostro udito". Si deve intendere: questa profezia si \u00e8 appena compiuta cos\u00ec come voi la state ascoltando. Ges\u00f9 parte dal fatto della sua predicazione e dei miracoli appena compiuti, non a Nazaret, ma nella sua nuova residenza di Cafarnao. Ecco i segni precursori di {C}una grazia{/}, come un anno giubilare concesso da Dio stesso. La frase seguente conferma questo senso. Luca dice: tutti si meravigliavano di queste {C}parole di grazia{/} che uscivano dalla sue labbra. La stessa espressione si trova in At 14,3 e 20,32: l\u00ec in tendiamo che si tratta di una proclamazione della grazia che Dio concede ora agli uomini. 
In realt\u00e0 ci colpisce come l'assemblea si capovolga verso la fine del verso 22. Abbiamo commentato che possibilmente Luca volle mettere insieme in una stessa scena due reazioni diverse, una favorevole e l'altra ostile, dei suoi conterranei di Nazaret. Per\u00f2 ci\u00f2 non \u00e8 affatto certo.
Traducemmo con {C}tutti gli rendevano testimonianza{/}, per\u00f2 cambiando forma, potrebbe anche voler dire {C}tutti protestavano contro{/}. Se il senso fosse quest'ultimo, l'udienza si sarebbe scandalizzata immediatamente, all'udire la prima frase di Ges\u00f9. Ci\u00f2 non solo perch\u00e9 Egli prende spunto dal testo per dar valore eccessivo alla sua predicazione e cure operate in Cafarnao, ma anche perch\u00e9 chi ascoltava preferiva ignorare l'ultimo verso del testo dove si parla di una vendetta di Dio contro gli oppressori del suo popolo, che era in fondo per loro l'importante. Ges\u00f9 eliminava la vendetta sullo straniero, e lo avrebbe fatto ancora pi\u00f9 chiaramente con gli esempi dei versi 25-27.

{N}4,{/}24 {C}Nessun profeta \u00e8 ben accetto nella sua patria{/}. \u00c8 sicuro che Ges\u00f9 avesse meditato questa verit\u00e0 gi\u00e0 da tempo: era quindi andato a Cafarnao perch\u00e9 sapeva che un artigiano avrebbe difficilmente convinto i suoi paesani di essere stato unto da Dio.

{N}5,{/}19 {C}Attraverso le tegole{/}. Questo particolare ci fa vedere come l'evangelista, nel tramandare la tradizione orale sui detti e fatti di Ges\u00f9, adattasse per lo meno la scena e i gesti. Marco ci dipingeva una casa tipica di Palestina con il tetto coperto di canne e di argilla con un'apertura (4,2). Luca parla per il greci, che conoscevano solo tegole.

{N}5,{/}36 {C}Per attaccarlo a un vestito vecchio{/}. Per alcuni questi rammendi erano riforme di interpretazioni erronee che davano i maestri della legge e i farisei. Per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 probabile che rammendare significasse completare e rendere pi\u00f9 esplicita la stessa legge al termine di una lunga tradizione dove si mescolarono intimamente il divino e l'umano, l'essenziale e l'accessorio. Ges\u00f9 abbandona lo stampo delle pratiche giudaiche, facendoci passare a una nuova tappa gi\u00e0 annunziata nell'Antico Testamento e definitiva (cf. Mt 5,17 e Eb 10,9). Dicendo che Ges\u00f9 perfeziona la legge, non \u00e8 solo questione di dare un passo in avanti verso l'interiorizzazione della fede o di una morale pi\u00f9 perfetta. Ges\u00f9 riorienta tutte le prospettive della fede a partire da un avvenimento nuovo e inaspettato, la morte e risurrezione del Messia.
Ci volevano uomini nuovi e nuove forme di pensare per conservare il vino nuovo simbolo di una nuova creazione (Gv 2) e lo Spirito Santo (At 2,13; Ef 5,18). Luca rende esplicito il rischio corso dal Vangelo se la chiesa avesse accettato di accomodarsi al gusto dei giudaizzanti e giudei-cristiani che non osano capovolgere la visione religiosa della comunit\u00e0 giudaica e la "giustizia" o forma di perfezione corrente prima di Ges\u00f9.

{N}6,{/}14 {N}L'ELENCO DEI DODICI{/}
Cf. la nota a Mc 3,14.
\u00c8 certo che Ges\u00f9 scelse i Dodici. Il senso, ricchissimo, di questo numero \u00e8 quello delle dodici trib\u00f9 di Israele, cio\u00e8 rappresentanti la totalit\u00e0 del popolo di Dio.
\u00c8 possibile che alcuni dei Dodici non abbiano lasciato traccia nella memoria della comunit\u00e0 primitiva e che la chiesa, preoccupata di conservare il numero dodici, vi abbia incluso alcuni dei primi discepoli pi\u00f9 famosi. Si notano dei punti comuni, sia reali sia forgiati dalla tradizione, tra l'apostolo Filippo e il "diacono" omonimo (At 6 e 8).
Sappiamo che il loro elenco non coincide nei tre sinottici, ai quali sarebbe bene aggiungere At 1,13. Non sappiamo se tradurre Giuda {C}di Giacomo{/} come {C}figlio{/} o {C}fratello di Giacomo{/}. Per\u00f2 costui sostituisce il Taddeo di Matteo e Marco (chiamato anche Lebb\u00e8 in alcuni manoscritti antichi). Si tratta della stessa persona? O uno dei Dodici si ritir\u00f2, fu prontamente dimenticato, e sostituito con Giuda di Giacomo? Luca ci parla della sostituzione di Giuda Iscariota (At 1,15) per\u00f2 non era sotto l'obbligo di parlarcene di un'altra. Avrebbe potuto farlo, dato che vi fu un tempo in cui si dava il titolo di apostolo a chi passava per fondatore di chiese. A parte ci\u00f2, non vi \u00e8 ragione alcuna per identificare Bartolomeo con Natanaele: che Giovanni ci mostri quest'ultimo tra i primi discepoli non prova affatto che abbia appartenuto al gruppo dei Dodici.
Simone Zelota \u00e8 il Cananeo di Mt 10,4. Tanto in greco quanto in ebraico, Zelota vuol dire fanatico. I zeloti erano terroristi che assaltavano romani e collaborazionisti.

{N}6,{/}43 {C}L'albero buono non produce frutti cattivi{/}. Luca si riferisce alla coscienza pulita. Bisogna che purifichiamo la nostra mente e il nostro spirito perch\u00e9 dopo le nostre parole e azioni producano frutti di giustizia e di bont\u00e0.

{N}6,{/}46 In tutto il discorso Luca ci offre frasi corte che Matteo ricompil\u00f2 come lui nel Discorso della Montagna. Se ne avvertono le modifiche. Qui, per esempio, solo i convertiti potevano invocare Ges\u00f9 come: Signore, Signore!

{N}7,{/}2 Paragonare con Gv 4,46, che sembra parlare della stessa cura. Ci\u00f2 permette di verificare la precisione da aspettarsi nei racconti di miracoli. Tra l'altro si vede che Giovanni parla di un {C}funzionario del re{/}. Alcuni anni dopo, per\u00f2, i romani sostituirono il re e i sinottici, dimenticando o ignorando la vecchia situazione, ci parlano di un {C}centurione{/} romano. \u00c8 anche possibile che il racconto sia risultato dalla fusione di due cure diverse effettuate negli stessi luoghi e che si somigliavano l'una l'altra.

{N}7,{/}13 Naim era un piccolo villaggio vicino a Sunem, dove Eliseo aveva risuscitato un morto (2Re 4,8). {C}Lo restitu\u00ec alla madre{/}: come aveva fatto Elia (1Re 17,23). Vi saranno altri paragoni tra Ges\u00f9 ed Elia, specialmente in 9,27-62. La gente parla di un gran profeta perch\u00e9 nella bibbia solo di Elia ed Eliseo si dice che abbiano risuscitato dei morti.
Dio ha visitato il suo popolo: se ne \u00e8 ricordato ed \u00e8 intervenuto, come in Gn 50,24; Rt 1,7 e Lc 1,68.

{N}7,{/}21 La risposta di Ges\u00f9 \u00e8 presa da Is 61,1, lo stesso teso commentato da Ges\u00f9 nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,18).
{C}La buona novella arriva ai poveri{/}. Si adatta alla predicazione di Ges\u00f9 quello che il profeta diceva di s\u00e9 stesso quando veniva inviato ad annunciare agli esiliati di Babilonia il perdono di Dio e il ritorno alla propria terra. Ges\u00f9 sottolinea il rivivere dei poveri. Anche oggi questo segno misura l'autenticit\u00e0 della nostra evangelizzazione: non il moltiplicare il nostro aiuto o il pubblicare documenti sul nostro amore ai poveri.

{N}7,{/}30 Era difficile pensare che la gente di un certo stato sociale discendesse nel deserto per mescolarsi con la turba di ignoranti per poi svestirsi per entrare nel Giordano. Per\u00f2 non potrebbe essere stata questa la via della rinascita?

{N}7,{/}33 {C}\u00c8 indemoniato{/}. Si tenga presente che la lingua greca, e il vangelo, parlano spesso di demoni nel riferirsi a disordini psicologici o ad eccentricit\u00e0. Nessuno avrebbe mantenuto che Giovanni fosse uno strumento del diavolo.

{N}7,{/}35 Cf. con Mt 11,19. Matteo dice che la sapienza fu giustificata dalle sue opere, cio\u00e8 che i risultati mostrarono che essa avesse agito bene. Luca dice che la sapienza fu giustificata dai suoi figli, cio\u00e8 sarebbero stati i suoi figli ad averla vista agire bene.

{N}7,{/}37 Questa donna che pu\u00f2 prendersi la libert\u00e0 di entrare in casa di Simone non \u00e8 persona qualunque: appartiene allo stesso ambiente, ha denaro e non si tratta di prostituta nonostante che la sua non sia stata un modello di vita. Luca non ne fa il nome, pero vi si pu\u00f2 riconoscere Maria di Betania, parente di Marta e di Lazzaro (Gv 12,3).

{N}8,{/}3 Ges\u00f9 non aveva difficolt\u00e0 a trovare il linguaggio capito dal popolo semplice, dato che gli apparteneva; Per\u00f2 i suoi amici gli venivano anche dagli abbienti e istruiti. Le donne, dimenticate dalla societ\u00e0 religiosa, lo capivano spesso meglio per il solo fatto di non esser abituate a guardare la vita e le persone con la lente, e con etichette di partito e dei dogmi. Ges\u00f9 ebbe con varie di loro relazioni profonde: con Maria, per esempio, non meno che con Pietro e Giovanni.

{N}8,{/}12 Luca manifesta qui il suo interesse centrale: {C}non vuole che credano e si salvino{/}. Tralasciando tanto il seminatore che la semina, si fissa sul fatto che non vi \u00e8 salvezza senza fede, la quale vuole che si ascolti la Parola. Comincia con l'identificare il seme con la Parola di Dio. Nella stessa maniera alla fine della parabola loder\u00e0 quelli che ascoltano la Parola e ne fanno realt\u00e0.

{N}8,{/}18 {C}Fate attenzione dunque a come ascoltate{/}. In Luca queste parabole minori confermano quella del seminatore e ci dicono che la disposizione migliore per entrare pi\u00f9 tardi \u00e8 valorizzare quel che si \u00e8 ricevuto. Chi ricevette questo insegnamento come un segreto prezioso dovr\u00e0 farlo suo in maniera tale da poterlo trasmettere ad altri ed essere cos\u00ec luce per il mondo; e meriter\u00e0 di ricevere una comprensione pi\u00f9 profonda delle cose di Dio.

{N}8,{/}43 {N}LA TUA FEDE TI HA SALVATO{/}
Numerosi manoscritti antichi ampliano il testo di questo versetto, in maniera pi\u00f9 vicina a Mc 5,25. Il particolare vale poco accanto alla parola di Ges\u00f9: {C}la tua fede ti ha salvato{/}. La si trova nello stesso racconto di Matteo e Marco, e ben quattro volte in Lc: 7,50; 17,19; 18,42 e At 14,9. Di che fede si tratta? Anche se male informati, gli infermi sapevano abbastanza da considerare Ges\u00f9 come un profeta (Mc 6,15) e vi si avvicinavano con la stessa certezza: Dio ha visitato il suo popolo (Lc 7,6).
\u00c8 la fede del popolo semplice e senza teologia, e Ges\u00f9 \u00e8 il primo a darle valore. Nelle storie dei miracoli dell'Antico Testamento, si trova qualcosa di simile a quelli del Nuovo solo nel capitoli dedicati ad Elia ed Eliseo. La fede \u00e8 presente, per\u00f2 non \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante. Le storie sottolineano il carisma del profeta, e il profeta, con carisma e con fede chiede a Dio il miracolo. Il vangelo d'altra parte, e specialmente Marco, testifica sul potere di Ges\u00f9, che a differenza del profeta non chiede a Dio ma d\u00e0 ordini. Luca in cambio si compiace nel ricordare le parole di Ges\u00f9 che si soffermano sul potere della fede.
Molti disprezzano questo potere della fede, pensando immediatamente che \u00e8 la stessa fede che attrae le folle ad ascoltare i ciarlatani. Non vi vedono che autosuggestione, la quale in certi casi somministra la frustata necessaria, per\u00f2 che non ha alcun valore, n\u00e9 medico n\u00e9 religioso.
La parola di Ges\u00f9 ci invita piuttosto a invidiare questa fede senza istruzione, che tiene in conto i profeti ma che non fa gran uso delle strutture della chiesa; questa fede \u00e8 una delle nostre ricchezze pi\u00f9 grandi. Nel mondo che ci attornia, tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 di grande \u00e8 cominciato con una certa fede: se non sotto la forma di {C}Dio che ha visitato il suo popolo{/}, per lo meno sotto quella de "la fortuna ci aiuter\u00e0". Non c'\u00e8 chi non capisca questo linguaggio, in qualunque luogo.
L'Antico Testamento mostra questa fede in azione (cf. Eb 11), ma ne parla poco. Il Nuovo Testamento, in cambio, elogia la fede ad ogni pi\u00e8 sospinto, per\u00f2 ancora di pi\u00f9 quando si tratta di fede in Cristo Signore. I suoi libri ci parlano di credenti che vivono coscientemente la vita nuova di battezzati. La cosa importante della fede secondo Cristo (cf. nota a At 4,12) \u00e8 che essa permette l'accesso ai beni soprannaturali. Ci si trova vicini a dove si dibatte la gente povera. Il vangelo, per\u00f2, ci ricorda qui della gran maggioranza dei nostri fratelli che non hanno assicurato il pane quotidiano, e per cui il medico e i servizi sanitari costituiscono un lusso che non si possono permettere. La loro fede, poco o male istruita e parecchio condizionata dalle necessit\u00e0 del momento (2Re 4,39; Gv 2,3), non \u00e8 per questo meno grata a Dio. Il loro ottimismo irrazionale li porter\u00e0 a pensare che Dio li trarr\u00e0 dagli impicci, e Dio si riconosce nell'idea che costoro se ne fanno.

{N}9,{/}7 {C}Giovanni che \u00e8 risuscitato{/}. Il popolo pensava che negli ultimi tempi sarebbe tornato Elia (Mal 3,23; Sir 48,10), e con lui i profeti defunti e i martiri. Consideravano Giovanni come un martire e pensavano che ritornerebbe per castigare Erode. La sua morte era una di pi\u00f9 tra quelle di patrioti giustiziati e crocifissi, rendendoli certi che si avvicinasse il Giudizio. Alcuni mettevano insieme Ges\u00f9 e Giovanni: Ges\u00f9 faceva i miracoli che Giovanni non aveva fatto.

{N}9,{/}10 Questa menzione di Betsaida sembra contraddire Gv 6,1. Per\u00f2 il testo \u00e8 incerto e Betsaida manca da molti manoscritti.

{N}9,{/}51 {C}Il tempo della sua assunzione dal mondo{/}. Il testo dice: nel tempo per essere elevato, ricordando Elia (2Re 2,1). {C}Decise fermamente:{/} il testo dice: {C}indur\u00ec la faccia{/}. La parola {C}faccia{/} torner\u00e0 nei caratteristici modismi ebraici: gli aveva comandato in faccia...(52) perch\u00e9 aveva la faccia orientata verso Gerusalemme (53)... li invi\u00f2 davanti alla sua faccia (10,1). Lo stile ci indica che il viaggio a Gerusalemme si inserisce dentro la grande tradizione della storia sacra: come i pellegrini salivano a Gerusalemme per incontrarsi con la faccia, ossia la presenza, divina, cos\u00ec Ges\u00f9 cammina imperturbabile verso il luogo della passione, che sar\u00e0 anche quello della sua gloria.
Ges\u00f9 segue la strada pi\u00f9 diretta, attraverso la Samaria, affrontando i problemi prevedibili di una paese ostile. Cf. la domanda di Giacomo e Giovanni figli del tuono (Mc 3,17; 2Re 1,10).

{N}9,{/}56 {C}Ges\u00f9 li rimprover\u00f2{/}. Diversi manoscritti aggiungono: "Non sapete di che spirito siete: il figlio dell'uomo non \u00e8 venuto per perdere, ma per salvare (cf. 19,10)".

{N}10,{/}1 Le istruzioni di Ges\u00f9 ai {C}settanta{/} o {C}settantadue{/} discepoli sono praticamente le stesse date agli apostoli in 9,1. Sembra che Luca, come Marco, disponesse di due testi piuttosto simili. Matteo li combin\u00f2 in uno. Luca avrebbe posto uno in 9,1 e l'altro qui.

{N}10,{/}17 Facciamo attenzione agli ebraicismi delle risposte di Ges\u00f9 nel riprendere le parole dei suoi discepoli. Dicono: il tuo {C}nome{/}, e Ges\u00f9 risponde: i vostri {C}nomi{/}. I discepoli {C}si rallegrano{/} e Ges\u00f9 dice: {C}non rallegratevi{/}. Satana cade dal {C}cielo{/}, e quello che sta scritto in {C}cielo{/} sono i nomi dei discepoli. Si noti anche che i discepoli parlano dei demoni che hanno sottomesso, e Ges\u00f9 dice: {C}gli spiriti{/}; per lui l'avversario \u00e8 Satana, non gli spiriti.

{N}10,{/}27 Matteo e Marco riportano la domanda del maestro della legge circa il primo comandamento. Solo Luca ne fa un preambolo a un'altra domanda su chi \u00e8 il prossimo. \u00c8 verosimile che il maestro in questione abbia risposto (non secondo Matteo e Marco) per\u00f2 solo Ges\u00f9 poteva pensare di metterli sullo stesso piano.
{C}Fa' questo e vivrai{/}. La formula accompagna i comandamenti in vari luoghi del Deuteronomio (8,1).

{N}10,{/}29 {N}IL PROSSIMO{/}
I commenti biblici rabbinici pi\u00f9 antichi, contemporanei dei vangeli, mostrano che i maestri erano divisi circa la domanda su chi fosse da considerare come prossimo. La domanda fatta a Ges\u00f9 quindi era di gran attualit\u00e0. Le risposte circolanti andavano dalla famiglia pi\u00f9 vicina ai membri di quella di sangue, a ogni fratello giudeo, perfino ai proseliti che non erano ancora giudei. Per\u00f2 nessuno era andato oltre la barriera nazional-religiosa.
La risposta di Ges\u00f9 \u00e8 quindi assolutamente nuova. Come ebbe a dimostrare Henri Bergson, il passare dal prossimo del proprio corpo sociale a un prossimo che pu\u00f2 essere chiunque, non \u00e8 solo un'ampliazione, ma \u00e8 come passare a un altro mondo. Nella chiesa primitiva, l'amore per il prossimo da praticare tra giudei e greci nonostante la diffidenza mutua, e che sarebbe stato pi\u00f9 tardi una delle pi\u00f9 grandi preoccupazioni di Paolo (2Cor 8-9) era una ricchezza nuova per il mondo. San Giovanni da parte sua lo vedeva come un comandamento completamente nuovo (Gv 13,34; 1Gv 2,8). Se oggi la risposta di Ges\u00f9 non ci sembra tanto straordinaria, ci\u00f2 occorre perch\u00e9 questa parabola ha trasformato le coscienze. Pur tuttavia questo amore per il prossimo continua ad apparire come novit\u00e0 nel mondo attuale. Sebbene si diano esempi numerosi di aiuto al prossimo in casi individuali e quando si tratta di salvare gli emarginati, sorprende ancora di pi\u00f9 che l'amore permetta l'avvicinarsi mutuo di gruppi sociali tra i quali esistono barriere.

{N}10,{/}33 In 2Cr 28,8-25 vi \u00e8 una strana storia in cui gli antenati dei samaritani fanno qualcosa di simile. Vari particolari di quel testo sembrano aver ispirato la parabola di Ges\u00f9, per\u00f2 l\u00ec la lezione \u00e8 diversa: l'umanit\u00e0 dei samaritani viene presentata come normale: non facevano altro che riconoscere il carattere quasi sacro del popolo di Giuda in tutti i suoi membri. Qui in cambio Ges\u00f9 calpesta l'orgoglio dei suoi, mostrandoci come dobbiamo superare qualsiasi barriera e pregiudizio razziale.

{N}10,{/}41{C} Maria ha scelto la parte migliore{/}. La parola di Ges\u00f9 acquista pi\u00f9 significato considerando la situazione delle due sorelle da pi\u00f9 vicino. Maria, si dice, \u00e8 {C}sorella di Marta{/}. Sorella in senso stretto, o piuttosto cugina o parente? Chi {C}riceve a casa sua{/} \u00e8 Marta, per\u00f2 Maria non faceva parte del gruppo che accompagnava Ges\u00f9? Giovanni ci dice che questa sorella di Marta \u00e8 la stessa Maria che aveva sparso l'unguento ai piedi di Ges\u00f9 (Gv 11,2 e 12,3) e che appare poco dopo in Gv 20,11. Per\u00f2 se Giovanni, sempre cos\u00ec preciso nelle note di margine, non mescol\u00f2 i ruoli, la Maria a cui appare Ges\u00f9 risorto non pu\u00f2 essere altra che Maria di Magdala.
\u00c8 quindi possibile che {C}Maria sorella di Marta{/} fosse arrivata con il gruppo di Ges\u00f9 (Lc 8,2). Secondo l'uso lei sarebbe dovuta andare a riunirsi con le donne che eseguivano il lavoro domestico, mentre gli uomini si riunivano a parlare di cose loro, per\u00f2 lei rimane con gli uomini. E quando Marta si lamenta, Ges\u00f9 elogia colei che disprezza le dicerie altrui e si fa itinerante con lui per il servizio del regno, avendo adesso tutte le facilit\u00e0 per ricevere la Parola.

{N}10,{/}42 {C}Una sola cosa \u00e8 necessaria{/}. Molti manoscritti dicono: "Poche cose sono necessarie, in realt\u00e0 una sola". Sembra che quest'ultima versione del testo sia stata adottata in ambienti monastici per giustificare le loro pratiche ascetiche. Pi\u00f9 tardi altri vollero riconciliare le due versioni.

{N}11,{/}5 Il paragone di Ges\u00f9 ci dipinge la situazione delle famiglie semplici del suo tempo. La casa palestinese tipica consisteva di una sola abitazione. Dopo che tutti si erano stesi su tappeti, stuoie e pagliericci su cui dormivano, era impossibile alzarsi per cercare qualcosa al buio senza scompigliare il tutto.

{N}11,{/}9 Ges\u00f9 non dice di chiedere solo a Dio, ma anche di cercare e chiedere a coloro che hanno e che sanno quel che noi non abbiamo o sappiamo, anche se ci sembri umiliante apparire come poveri e ignoranti.
L'esempio che d\u00e0 Ges\u00f9 \u00e8 significativo: quest'uomo non chiedeva per s\u00e9 ma per potere accudire un amico di passaggio.

{N}11,{/}12 Alcuni manoscritti antichi dicono: {C}quanto pi\u00f9 dal cielo il Padre dar\u00e0{/}...

{N}11,{/}14 A differenza di Matteo, Luca non fa attenzione all'ostilit\u00e0 dei farisei, ma pone in rilievo l'aspetto positivo dell'insegnamento di Ges\u00f9: libera i suoi dal demonio e chiede loro di unirsi a lui.

{N}11,{/}27 Questa beatitudine conclude le istruzioni ai discepoli sull'orazione e vigilanza davanti al demonio. Somiglia molto a un'altra che poneva termine alla predicazione in parabole.

{N}11,{/}31 {C}La regina del Mezzogiorno si alzer\u00e0.{/} Nei versi 31 e 32 il vangelo usa il verbo "alzarsi" che acquista un senso doppio. La regina del sud sar\u00e0 testimone che si solleva per accusare. Per\u00f2 questo stesso verbo, insieme a "svegliarsi" \u00e8 uno dei due che il Nuovo Testamento impiega per dire "risorgere".

{N}11,{/}33 Luca fa di due paragoni un tutt'uno per riferirsi alla coscienza. La divisione che si produce attorno a Ges\u00f9 \u00e8 dovuta principalmente al fatto che molti rifiutano la luce nonostante che Dio l'abbia posta dentro loro stessi, nella loro coscienza (2,31-34; Gv 9).

{N}11,{/}41 Il testo dice: Fate elemosina di ci\u00f2 che avete, e tutto sar\u00e0 puro per voi. Molti lo intendono come se Ges\u00f9 dicesse ai farisei: pensate prima di tutto a fare elemosina. Ma questo i farisei lo facevano gi\u00e0 meglio di chiunque (Mt 6,2) e rimanevano con la coscienza tranquilla. La parola greca tradotta con {C}quello che c'\u00e8 dentro {/}pu\u00f2 anche essere tradotta come {C}quello che vi sta dentro{/}, perci\u00f2 alcuni traducono: fate elemosina con quel che vi sta dentro (il cuore) e tutto sar\u00e0 puro per voi.
Vi sono state lunghe controversie anche per stabilire se {C}quello che c'\u00e8 dentro{/} volesse dire {C}con i vostri beni{/} o {C}con il superfluo{/}, perch\u00e9 dopo sar\u00e0 pi\u00f9 facile dire ai ricchi fino a che punto siano obbligati a dare, e se si tratti di dovere di giustizia o di carit\u00e0. Per\u00f2 \u00e8 evidente che dette controversie non abbaino nulla a che vedere n\u00e9 con il testo, n\u00e9 con la maniera in cui il vangelo si riferisce al denaro.

{N}11,{/}44 Per comprendere questo versetto, ricordiamo che toccando un cadavere si diveniva impuri. La tradizione voleva lo stesso nel calpestare una pietra tombale, anche inavvertitamente. Ges\u00f9 pensa nel pellegrino che, dopo essersi preparato e purificato, si rende conto troppo tardi di aver messo il piede dove non doveva: "Non l'ho visto e mi sono sporcato!".

{N}11,{/}45 Il maestro della legge accusa il colpo del rimprovero di Ges\u00f9: molti di costoro erano farisei (Mc 2,16). {C}Ponete pesi sulla gente{/}. Questo stesso vocabolario usava la gente: il {C}peso{/} erano gli obblighi della legge. Avendo moltiplicato precetti negativi impossibili da compire per la gente che si dedica ai lavori campestri senza n\u00e9 comodit\u00e0 n\u00e9 servit\u00f9, gli intellettuali non si preoccupano dell'aspetto pastorale: come si salveranno? Chiunque abbia un incarico pastorale accuser\u00e0 il colpo dei rimproveri di Ges\u00f9 per quanto poco presti attenzione a ci\u00f2 che ci succede oggi all'intorno: che assenza tremenda di una parola divina annunziata alle masse! E che cecit\u00e0 molte volte nei maestri della Nuova legge!

{N}11,{/}48 \u00c8 un'altra ironia di Ges\u00f9. Non ripete il verso 47, giacch\u00e9 dice {C}costruire{/} {C}le tombe {/}prendendo l'espressione in senso figurato: come avete eliminato i profeti, cos\u00ec avete libert\u00e0 di farla da signori nelle istituzioni.

{N}11,{/}50 {C}A questa gente sar\u00e0 chiesto conto del sangue di tutti i profeti{/}. La generazione di Ges\u00f9 era molto sensibile alla vendetta esatta da Dio per il sangue dei suoi martiri, per\u00f2 li vedeva come vittime dei nemici di Israele, tanto pagani quanto "peccatori". Ges\u00f9 afferma che la generazione presente, guide religiose incluse, era la prima ad essere colpevole e che la pagher\u00e0. Dal santo (giusto){C} Abele{/}, il primo a morire nella bibbia, fino a {C}Zaccaria{/} (2Cr 14,20). Costui non fu l'ultimo in senso cronologico, ma solo nel senso che il suo assassinio si legge alla fine dei libri delle Cronache che concludevano la bibbia ebraica.
{C}Dalla creazione del mondo{/}. Questa profezia di Ges\u00f9, che fa ricadere sui suoi contemporanei tutto il sangue sparso dalla creazione (fondazione) del mondo, \u00e8 notevole. Sarebbe un errore pensare che costoro fossero pi\u00f9 colpevoli di qualsiasi altra collettivit\u00e0 di qualsiasi altro tempo. Dobbiamo piuttosto intendere che, alla morte di Ges\u00f9 vie era presente la violenza di tutto il genere umano.
In tre luoghi Ges\u00f9 mostra di dominare tutta l'estensione della storia riferendosi al suo principio. In Mt 19,4 afferma l'indissolubilit\u00e0 del matrimonio; in Mt 13,35 Ges\u00f9 viene fatto affermare che ci rivela segreti nascosti circa il nostro destino. Qui ci svela una delle chiavi del nostro destino rivendicando per s\u00e9 il primo posto tra tutte le vittime. La fine tragica di molti dei suoi contemporanei, anche loro appartenenti al popolo che Dio aveva scelto come strumento per la salvezza del mondo, illustr\u00f2 l'importanza unica di questa ora della storia.

{N}11,{/}52 {C}Avete tolto la chiave della scienza{/}. Il senso \u00e8 che imposero la loro organizzazione, scuole, metodi di dibattito e temi di ricerca. Tutto ci\u00f2 per\u00f2 non avrebbe permesso approfondire l'essenziale della rivelazione biblica, e dato che loro erano i maestri del popolo, neanche questo poteva arrivare alla conoscenza che edifica (1Cor 8,1).

{N}12,{/}16 Ges\u00f9 riprende l'esempio di Sir 11,19. Mentre col\u00e0 si dimostra che nessuno \u00e8 sicuro del futuro anche se questo cos\u00ec sembri, Ges\u00f9 pone l'accento sull'avarizia: il ricco non fa altro che aumentare la sua fortuna.

{N}12,{/}21 Questo verso manca da alcuni manoscritti antichi. Ciononostante risponde alla domanda del verso 13. In ebraico si dice: Questa \u00e8 la parte di chi accumula... che si contrappone alla domanda: Comandagli di darmi quello che mi spetta dell'eredit\u00e0.

{N}12,{/}22 In Luca queste parole e invito a spreoccuparsi santamente sono proposti agli scelti per essere beneficiari del regno. Lo indica l'ultima frase, propria di questo vangelo.

{N}12,{/}25 {C}Chi pu\u00f2 aggiungere{/}... Si pu\u00f2 anche tradurre: allungare la sua vita di un cubito (mezzo metro), o aggiungere mezzo metro alla statura. La prima espressione sembra strana, la seconda un'enormit\u00e0. \u00c8 possibile che Ges\u00f9 parli ancora una volta ironicamente: per favoloso che possa sembrare, guadagnare mezzo metro continuerebbe ad essere insignificante davanti a Dio.

{N}12,{/}32 {C}Non temere{/},{C} piccolo gregge{/}. Sono parole consolatrici secondo la tradizione biblica, che incoraggia il popolo dei poveri, il Resto di Israele, promettendogli il ritorno alla patria e l'arrivo a Dio con le mani piene dei beni del regno: Mic 7,14; Sof 3,11-18; Is 41, 8-14; 54, 3-8. Il piccolo gregge \u00e8 il gruppo di discepoli gi\u00e0 formato attorno a Cristo come nucleo del nuovo popolo di Dio.
Piacque al Padre: \u00e8 lo stesso verbo "compiacersi" usato in Mt 3,17 per il messianismo di Ges\u00f9. Gregge o popolo oggetto di una scelta gratuita di Dio sarebbe il dono della fede in Cristo.
Darti il regno. Vuol dire che Dio dar\u00e0 loro il regno, o che lo ha gi\u00e0 dato? Possibilmente quest'ultimo, non solo nel senso che ve li ha fatti entrare, ma che incaric\u00f2 loro della responsabilit\u00e0 del detto regno: ognuna di queste parole ha il suo equivalente nelle promesse fatte a Pietro in Mt 16, 13-19.
{C}Vendete quel che avete{/}. Queste parole di Ges\u00f9 non basterebbero per spiegare la comunit\u00e0 di beni messa in pratica dai primi cristiani di Gerusalemme (At 4). Ges\u00f9 non parla di mettere in comune ma di distribuire, dare.

{N}12,{/}33 Non dimentichiamo che {C}procurarsi un tesoro in cielo{/}, nel testo che conserva la formula ebraica, vuol dire aver il tesoro {C}accanto a Dio{/}.

{N}12,{/}35 Il testo dice: {C}Con i fianchi cinti{/}. Ci\u00f2 significa alzare i ripieghi della tunica e cingerli ai fianchi in modo di essere liberi di camminare o di lavorare: il lavoratore \u00e8 pronto a lavorare. Nella stessa maniera il padrone si porr\u00e0 la roba da lavoro per servire i suoi servitori.

{N}12,{/}37 {C}Egli prender\u00e0 un grembiule{/}. Si riferisce a Ges\u00f9 stesso (cf. Gv 13,4), concordando con altri testi biblici che tentano di convincerci dell'incredibile semplicit\u00e0, cordialit\u00e0 e spirito di servizio di Dio nel manifestarsi ai suoi servitori (Gn 18,22; Sof 3,17).
{C}A mezzanotte o all'aurora{/}. \u00c8 un'attesa che si prolunga. Non vi \u00e8 ragione per interpretare questo testo facendogli dire che Ges\u00f9 pensava di ritornare immediatamente per inaugurare il regno (cf. Mc 9,1).

{N}12,{/}45 Questi paragrafi sono diretti a chi riceverebbe l'incarico dell'opera di Ges\u00f9. Pur tuttavia Luca continua qui con gli ammonimenti di prima, che esigono la fedelt\u00e0 nel lavoro a ogni discepolo di Ges\u00f9. Coscienti o no che Dio realizza il suo operato e che il suo regno cresce con o senza di noi, il cristiano deve sempre mantenere il senso della sua responsabilit\u00e0.
La fede, in greco, fa un tutt'uno con la credibilit\u00e0. Il discepolo ha giudicato che Dio \u00e8 credibile: Dio a sua volta giudica che il discepolo sia credibile e gli affida un incarico mentre lo Spirito gli conferisce una capacit\u00e0 (carisma) personale (Rm 12, 5-8; 1Cor 12, 4-11). Da qualsiasi angolo si guardi il vangelo, vi si incontrer\u00e0 sempre una reciprocit\u00e0 tra Dio e noi, tra il Padre e i suoi figli e figlie.

{N}12,{/}56 Luca riproduce lo stesso detto del Signore di Mt 16,4. Qui lo fa senza l'opposizione tra {C}cielo e terra{/} che vi era in quest'ultimo.
{C}Come non sapete capire questo tempo?{/} \u00c8 difficile interpretare bene la storia. Ciononostante si possono presentar un insieme di fatti che permettano discernere un'ora decisiva dentro della Storia Sacra. Il ministero di Ges\u00f9 \u00e8 una di queste tappe. La rovina di Gerusalemme sar\u00e0 un'altra (Lc 21,28).
{C}Tutti periranno allo stesso modo{/}. Minaccia chiunque non si converte: periranno nel senso in cui Ges\u00f9 disse: chi vuol salvare la sua vita la perder\u00e0 (9,24). Minaccia anche Israele che andr\u00e0 verso la sua distruzione materiale e che perder\u00e0 anche il Messia, sua luce.

{N}13,{/}1 {N}I CASTIGHI DI DIO{/}
In questo passo Ges\u00f9 mette in forse l'idea che abbiamo dei castighi di Dio. Non si pu\u00f2 credere in Dio senza credere nella giustizia, e tra i Greci, che veneravano divinit\u00e0 capricciose e anche di poco onore, la giustizia contava come forza divina superiore agli dei stessi. Per\u00f2 uno si crede sempre al centro del mondo e migliore degli altri. Se la disgrazia colpisce qualcuno, altri pensano che \u00e8 giusto cos\u00ec; quando per\u00f2 tocca a noi, ci chiediamo: "Che male ho fatto a Dio perch\u00e9 proprio a me deve succedere questo?"
Il Vangelo tiene conto di vari aspetti di questa domanda. In primo luogo, cerchiamo di superare lo spirito di clan o di partito (vedasi (Lc 6,32)); il male fatto dai nostri nemici non \u00e8 peggiore di quel che facciamo noi. In secondo luogo, la giustizia di Dio sorpassa di molto la nostra, e si realizza davvero solo nell'altro mondo (il caso di Lazzaro (Lc 16,19)).
Le disgrazie che in questa vita ci sembrano "castighi di Dio" non sono, in realt\u00e0, pi\u00f9 che segnali, occasioni pedagogiche di cui si serve il Signore perch\u00e9 diventiamo coscienti del peccato, poich\u00e9 egli dal male tira fuori il bene. Molte volte Dio converte un peccatore concedendogli una grazia insperata (vedasi il caso di Zaccheo: (Lc 19,1)).
Perch\u00e9 allora si parla tanto di castighi di Dio nell'Antico Testamento? Precisamente perch\u00e9 il popolo di Dio non aveva ancora un'idea dell'al di l\u00e0 ed era necessario mostrargli i castighi di Dio nella vita presente perch\u00e9 credessero nella sua giustizia. Di fatto, Dio continua a dare segni del genere, tanto a persone che a collettivit\u00e0, ed \u00e8 un bene per noi saperli riconoscere, anche se abbiamo appreso che non \u00e8 questa l'ultima parola della giustizia divina.

{N}13,{/}11 La malattia viene attribuita a influenza demoniaca, e sappiamo che Luca specialmente non distingue nettamente tra possessi e infermi. Ges\u00f9 non respinge l'idea che lo spirito del male possa approfittare dei nostri malanni.

{N}13,{/}19 Queste due corte parabole aggiunte da Matteo ad altre riferentesi al regno di Dio stanno meglio qui per conto loro. Per\u00f2 Ges\u00f9 non raccontava parabole in momenti qualsiasi, ma solo quando accadevano fatti che richiedessero essere commentati in parabole. Nel caso presente, Luca conclude la prima parte del viaggio di Ges\u00f9 dalla Galilea a Gerusalemme (9,51; 13,21): questa missione in particolare ha dimostrato che il regno di Dio va sviluppandosi.
Si noti che alcuni particolari del testo originale sono stati adattati per una migliore comprensione dei lettori. Per i palestinesi, la senape \u00e8 una pianta maleodorante che si semina in pieno campo; per Luca, greco, \u00e8 un'erba medicinale da tenere in giardino, vicino a s\u00e9.

{N}13,{/}22 Ancora una volta Luca ricorda la salita di Ges\u00f9 a Gerusalemme, come se iniziasse un'altra sezione di questa parte del suo vangelo (cf. 9,51). Immediatamente dopo fa seguire varie frasi che chiariscono e presagiscono l'incredulit\u00e0 di Israele verso di lui.

{N}13,{/}25 Le stesse parole di Ges\u00f9 si leggono in Mt 7,22: l\u00ec Ges\u00f9 dialoga con i cattivi cristiani. Qui si tratta dei compatrioti di Ges\u00f9, che nega loro i privilegi dei suoi fratelli secondo la carne (8,19) e i diritti della razza di Abramo.

{N}13,{/}31 \u00c8 avviso benintenzionato o suggerimento interessato? Ges\u00f9 risponde con una parola di disprezzo verso Erode: non lo chiama leone, ma volpone. Ges\u00f9 non si allontana per timore alla morte, ma perch\u00e9 la morte lo aspetta a Gerusalemme.

{N}13,{/}34 {C}Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli!{/} Doveva essere l'operato dei tempi del Messia, congregare i figli di Israele (Is 49,6; Ez 36-37). Si trattava non solo di metter fine alla divisione tra Israele e Giuda, peccato originale della nazione, ma anche riunire i numerosi giudei che erano emigrati ad altri paesi (Gv 7,35).

{N}14,{/}7 I due paragrafi seguenti ci fanno vedere che Ges\u00f9 riprendeva spesso gli insegnamenti dei suoi predecessori. In 14,7-9 riprende Pro 25,6; per\u00f2 qui Luca pone un accento nuovo nel far spiccare la parola che sta tanto per "invitato" quanto per "chiamato": Ges\u00f9 si dirige ai chiamati alla fede e alla chiesa. Lo stesso succede nella parabola seguente fino al verso 15. In quanto al verso 11, riassume vari testi profetici (Is 2,11-18; Ez 2,31). Ges\u00f9 si inserisce in una cultura secolare come avevano fatto i profeti prima di lui; per\u00f2 anche dove non innova, le sue lezioni di sapienza introducono una visione nuova dell'esistenza: oggi Dio si fa presente.

{N}14,{/}15 Beato chi ha parte nel banchetto! Ges\u00f9 risponde che anche se il banchetto ha luogo pi\u00f9 tardi, gli inviti partono oggi. {C}Invi\u00f2 il suo servitore{/}, secondo il costume orientale. Costui \u00e8 Ges\u00f9.

{N}14,{/}21 {C}Conduci qui poveri{/},{C} storpi{/},{C} ciechi{/}...Costoro, abitanti della stessa citt\u00e0 e invitati al posto della gente decente, sono i poveri di Israele. Dopo, si cercher\u00e0 per le strade e si obbligheranno a entrare i convertiti di altre nazioni.

{N}14,{/}25 {C}Grandi folle andavano con lui{/}. Ges\u00f9 parla non per il ridotto gruppo di discepoli ma per tutti coloro che cominceranno a seguirlo. Luca riporta una delle frasi di Ges\u00f9 che pi\u00f9 scandalizz\u00f2 i discepoli: "Chi vuol venire a me e non si disfa di suo padre..." Il testo originale dice {C}odia{/} suo padre. Questo odiare ricalca un verbo ebraico che s\u00ec vuol dire odiare in molti casi, ma pu\u00f2 venire usato per indicare quello che si lascia fuori da una scelta. Ci\u00f2 che non ha priorit\u00e0 viene disprezzato, o meno amato, e in una certa forma odiato in quel momento. Matteo era cosciente che la stessa parola avrebbe potuto essere mal interpretata dai non giudei, e per questo la cambi\u00f2 in 10,37. Per\u00f2 vediamo che Ges\u00f9 \u00e8 cosciente in ogni momento del Tutto che \u00e8 Dio, se lo paragoniamo con il nulla che sono i sentimenti, le passioni e le necessit\u00e0 del tempo presente. Ogni amore \u00e8 portatore di eternit\u00e0, per\u00f2 nessun amore \u00e8 autentico se preferisce i godimenti terreni a quello che \u00e8 Unico ed Eterno.

{N}14,{/}28 {C}Costruire una casa{/}. Il testo dice {C}torre{/}, che era la costruzione in pietra da dove si custodiva il vigneto (Mc 12,1). Si tratta di vigilare e aver cura della propria esistenza per renderla pi\u00f9 responsabile. Si deve prendere parte nella guerra senza quartiere che terminer\u00e0 con il trionfo del regno di Dio.

{N}14,{/}34 Luca si riferisce a chi pretendesse seguire Cristo senza disfarsi di tutto: sarebbe sale che non sala.

{N}15,{/}1 {C}I pubblicani{/}. Erano considerati peccatori tutti senza distinzione. Gli alti gradi dell'amministrazione si riempivano le tasche cooperando con l'oppressore romano, i gradi pi\u00f9 bassi accettavano senza scrupoli un lavoro controverso. La maggioranza dei testi dice: {C}Tutti{/} i pubblicani...

{N}15,{/}4 {C}Lascia le novantanove nel deserto{/}. Il deserto rappresenta un terreno che non serve per l'agricoltura, ma per la pastorizia. Il contrapporre novantanove a una ci porta al mondo della misericordia. Qui, Dio non agisce come in altri testi biblici, cio\u00e8 ristabilendo la giustizia a favore dei poveri, ma come il Padre che ama il peccatore. Non fa attenzione alle statistiche e bilanci positivi del suo governo del mondo: dimentica tutto per godere di una relazione inaudita con una sola persona salvata dal proprio male.

{N}15,{/}11 {N}LA MISERICORDIA{/}
Questo capitolo, dove Luca unisce tre parabole sulla misericordia, gli merit\u00f2 che il suo vangelo si chiamasse Vangelo della Misericordia. In realt\u00e0 la bibbia intera proclama la misericordia e il perdono instancabili di Dio. \u00c8 certo per\u00f2 che l'amor di Dio rivelato nella persona di Ges\u00f9 ha rivoluzionato il concetto di Dio che si aveva una volta.
Al tempo dei profeti, Dio mostrava la sua misericordia quando riuniva i dispersi del suo popolo e ritornava loro la terra promessa. Erano tempi in cui la misericordia di Dio si volgeva per prima verso Israele, dato che la persona umana non aveva valore e il popolo veniva prima degli individui (Sir 37,25). Dio perdonava il fallo e la ribellione, ma sempre dopo aver punito, giacch\u00e9 voleva mostrare la sovranit\u00e0 della giustizia nell'ordine divino. La piet\u00e0 dei fedeli aveva la sua base, come in ogni religione vissuta, nei favori ricevuti individualmente da Dio e conosciuti solo da Lui, specialmente quando questi favori portano il sigillo del suo intervento e manifestano che Egli ha ascoltato le nostre petizioni. Vi sono numerosi salmi testimoni di una tale esperienza.
Nel vangelo, per\u00f2, Dio si \u00e8 fatto uomo in Ges\u00f9, per cui la sua misericordia ci muove di una forma nuova. Il fatto primario \u00e8 che Dio non rimane nelle altezze del cielo e nell'incognito del suo mistero, ma vuole incontrarsi con noi nel nostro stesso predio. Nel farsi ospitare da Zaccheo, manifesta che verr\u00e0 un'ora in cui per ognuno avverr\u00e0 una comunione con Dio cos\u00ec vera come quella con l'amico pi\u00f9 intimo. Ecco come parole di perdono o di incoraggiamento ci raggiungono nella profondit\u00e0 del nostro animo.
Le tre parabole sviluppano il contenuto delle parole di Ges\u00f9 in casa di Zaccheo: il figlio dell'uomo \u00e8 venuto a cercare e a salvare ci\u00f2 che era perduto. "Cercare" ha qui la stessa importanza di salvare, perch\u00e9 indica un desiderio personale di Dio, come se all'Infinito potesse mancare qualcosa! \u00c8 normale che una donna rovisti la casa se smarrisce una moneta. Il caso del pastore che abbandona novantanove pecore, in cambio, \u00e8 alquanto irrazionale. E quando il padre celebra una festa al ricuperare il figlio irresponsabile e sacrifica il vitello che aveva negato al figlio obbediente, vi sono motivi pi\u00f9 che sufficienti per disapprovare.
Si pu\u00f2 dire che la parabola voglia sorprendere per avere pi\u00f9 effetto. Altri potranno leggere in questa parola di Dio la "stupidaggine" di cui parla Paolo in 1Cor 1,25 (tradotta quasi sempre con "follia". Di follie ci si pu\u00f2 vantare, mentre "stupidaggine" non \u00e8 termine con cui parlare di Dio...). Le vie di Dio sono misteriose, per\u00f2 l'amore con cui ci ama, e che desidera incontrare in noi nell'eternit\u00e0 non \u00e8 concetto meno estraneo al concetto che abbiamo della religione. Non sarebbe del tutto errato affermare che Dio cerchi peccatori. 

{N}16,{/}8 {C}I figli di questo mondo{/}. Sono coloro che vivono secondo i costumi di questo mondo, i cittadini del mondo.
{C}Ricchezza ingiusta.{/} Il testo originale dice: lo sporco {C}Mammona{/}. Era il nome di un dio aramaico esperto in affari, nominato solo quando si parlava male del denaro. Ci\u00f2 non voleva dire che non lo apprezzassero. Nel versetto 16 leggiamo semplicemente {C}Il Mammona{/}.

{N}16,{/}14 {C}Ci\u00f2 che gli uomini apprezzano molto{/}. La bibbia ricordava che Dio sa come capovolgere le disuguaglianze umane e umiliare gli orgogliosi (1Sam 2,3; Ez 17,24; Giobbe 34, 18-28). Isaia aveva detto che l'orgoglio umano insulta Dio (Is 2, 16-17). Ges\u00f9 lo ripete, in forma pi\u00f9 semplice e universale.

{N}16,{/}16 {C}Arrivano fino a Giovanni{/}. Matteo sembrava dire che la proclamazione del vangelo cominciava con Giovanni. Luca preferisce dire che Giovanni chiude l'Antico Testamento.

{N}16,{/}18 {C}Chiunque ripudia la propria moglie{/}. Questa frase di Ges\u00f9 sembrava una delle pi\u00f9 esigenti: andava contro la legge e sconcertava tutti. Ecco perch\u00e9 la si legge qui. Per\u00f2 Ges\u00f9 non pensava di condannare Mos\u00e8 o di imporre un nuovo obbligo, ma solamente di ricordare la legge primitiva, che continua ad esser valida nonostante le modifiche apportatevi dalle societ\u00e0 umane. In questo campo vi \u00e8 sempre ostinazione (Mc 10,5).

{N}16,{/}19 La parabola non ha introduzione. Lazzaro \u00e8 l'unico personaggio con nome, che significa Dio aiuta, e potrebbe essere un insegnamento sul senso della vita dei poveri. Ciononostante, alcuni autori antichi sembrano ignorarne il nome, forse perch\u00e9 la richiesta del ricco epulone di far risuscitare Lazzaro potrebbe indurre alcuni a pensare che si trattasse dello stesso Lazzaro risuscitato da Ges\u00f9, e ad introdurne qui il nome.
Il testo dice: {C}si vestiva di porpora e bisso{/}. Erano il colore pi\u00f9 prezioso e il lino pi\u00f9 fino.
{C}I cani{/}. Da animali spregevoli, erano segno dell'umiliazione del povero.
{C}Nel seno{/} {C}di Abramo.{/} Accanto ad Abramo. Il {C}seno di Abramo{/} era una figura tradizionale per indicare la situazione dei giusti in attesa della risurrezione.
{C}Negli inferi{/}. Il testo greco dice: in Ade, termine che designa il luogo dei morti. La parabola descrive l'aldil\u00e0 come lo intendevano i contemporanei di Ges\u00f9. Nell'attesa della risurrezione dei giusti, i defunti vivevano in un paese misterioso sotto terra. Vi erano confini inviolabili separanti varie zone ciascuna per una categoria di anime. Quella chiamata paradiso era riservata ai giusti, che risuscitavano con un corpo luminoso, mentre i cattivi ne avevano uno schifoso.

{N}17,{/}5 Dove Matteo scrive {C}se avessero{/} (realmente) {C}fede{/} (17,20), Luca mette se {C}aveste fede{/}, supponendo che i discepoli ce l'hanno gi\u00e0.

{N}17,{/}10 Il testo si riferisce a questi servi come {C}non necessari{/}, non come inutili. Dio ha bisogno del loro lavoro, ma non appartengono al gruppo di tecnici o specialisti difficili da sostituire. Sono manovali, e dato che ve ne \u00e8 sempre in abbondanza, come non dovrebbero esser contenti all'offerta di lavoro da parte del padrone!

{N}17,{/}11 {C}Verso Gerusalemme{/}. Questa precisazione apre una nuova sezione, come in 9,51 e 14,25. I {C}confini di Galilea{/} e Samaria: questa indicazione molto imprecisa giustifica la presenza di un samaritano tra il gruppo dei lebbrosi. Costoro, esclusi dagli abitati, vivevano costantemente in gruppi.

{N}17,{/}21 Il regno \u00e8 in mezzo a voi. Si potrebbe comprendere che i regno sia realt\u00e0 interiore ad una persona, per\u00f2 il senso lo rende poco probabile. \u00c8 pi\u00f9 certo, ovvio e consonante con il linguaggio unire queste parole di Ges\u00f9 con molte altre in cui afferma che il regno \u00e8 gi\u00e0 qui, alla porta, a portata di mano.

{N}17,{/}25 In contrasto con la pericope precedente, questa ci parla della venuta gloriosa del figlio dell'uomo per dare compimento al suo regno.
{C}figlio dell'uomo{/}. Ges\u00f9 preferisce chiamarsi cos\u00ec riferendosi alla sua venuta gloriosa: il figlio dell'uomo \u00e8 Ges\u00f9 dopo il suo ingresso nella gloria divina. Noi diremmo "Cristo". Luca conserva l'espressione biblica: il {C}giorno{/} (30) o {C}giorni{/}. Il giorno del figlio dell'uomo sar\u00e0 il giorno di Yahweh. Alcuni profeti ne parlarono come giorno di castigo (Am 5,18; Sof 1,15; Gl 1,15; Ez 22,24), altri come giorno di salvezza (Is 11,10; 13,6) e infine come giorno del Giudizio (Mal 3,19; Is 26). Giovanni dir\u00e0 "l'ultimo giorno" (6,39).

{N}17,{/}33 Il contenuto di questo versetto si trova in forma simile in quattro altri luoghi (Mt 16,25; Mc 8,35; Mc 13,15; Lc 9,24). Luca per\u00f2 usa vocaboli tutti suoi. {C}Conservare{/}, o {C}acquistare{/} la propria vita (At 20,28) invece di {C}salvarla{/}. Con l'altro verbo, {C}far nascere alla vita{/}, si indicava la levatrice. Ges\u00f9 ci invita a dare alla luce il nostro {C}Io{/} eterno.

{N}18,{/}1 {N}IL VOLTO UMANO DI DIO{/}
Le parabole in cui Ges\u00f9 d\u00e0 a Dio un volto cos\u00ec umano potranno causare malessere in chi ha ricevuto una formazione filosofica. Di primo acchito si potrebbe commuovere davanti all'umanit\u00e0 di Dio; ma poi, riprendendosi, la parabola non diventerebbe che un paragone di cui non fidarsi troppo. Non \u00e8 Dio l'Unico e Uno, Assoluto, Sostanza Prima, eterno, immutabile? Per\u00f2 qui la fede vede pi\u00f9 chiaramente della ragione. Il Dio dei filosofi, anche quando gli concedono tutte le doti di un essere degno di questo nome, non cessa di rimanere un essere concepito a immagine e somiglianza dei princ\u00ecpi e dei professori.
Ges\u00f9 in cambio ci invita a vedere in Lui tutto quello che ammiriamo in persone veramente intelligenti, a cui piace usare del senso dell'umore e della fantasia; negli amanti, poco osservanti la moderazione; nei genitori, preoccupati per i loro figli. \u00c8 certo che dette parabole hanno dato origine a immagini di Dio e a pratiche religiose che spesso hanno dimenticato il mistero dell'Infinito. Non bisogna diffidar meno, per\u00f2, delle certezze di ci\u00f2 che predichiamo e di discorsi circa Colui di cui la teologia ignora pi\u00f9 di quello che conosce. Si pu\u00f2 essere pi\u00f9 indulgenti verso gli eccessi di piet\u00e0 popolare se ci si ricorda che lo scopo proprio della rivelazione cristiana \u00e8 quello di far cominciare una comunione semplice e fidata tra Dio e i suoi figli e figlie.

{N}18,{/}22 Quest'uomo ebbe la sfortuna di dare a Ges\u00f9 uno dei nomi riservati a Dio, e Ges\u00f9 gli risponde come si meritava al chiedere l'impossibile, come Dio solo sa farlo: chiedendogli di sacrificare tutto, in una volta, e senza sapere dove lo condurranno.

{N}19,{/}7 {C}Gli restituisco il quadruplo{/}. Lo esigeva la legge: Es 21,37. {C}A chi abbia defraudato{/} \u00e8 traduzione della parola classica {C}sicofante{/}, tradotta meglio con a {C}chi abbia ingannato{/}. Ecco come Zaccheo si era arricchito, specialmente se aveva lavorato per i romani.

{N}19,{/}11 Luca pone questa parabola a Gerico, dove si ergeva il palazzo di Archelao, figlio di Erode, che si era recato a Roma per ricevere confermazione del testamento di suo padre che gli affidava il potere. Chi gli si opponeva aveva inviato invano la delegazione di cui si fa cenno al versetto 14, e quando costoro tornarono lui li fece giustiziare. Prendendo spunto da questi fatti storici, Luca ci parla non solo del rendiconto dei discepoli a Cristo quando verr\u00e0, ma anche del giudizio capitale pendente su Israele per non aver riconosciuto il suo Messia. Immediatamente dopo parler\u00e0 della distruzione di Gerusalemme.

{N}19,{/}39 {C}Alcuni farisei dissero{/}...Si trattava di un'attitudine ostile, o di un invito alla prudenza come in 13,31? Si turbano che il popolo riceva Ges\u00f9 con acclamazioni riservate al Messia, che loro non riconoscono come tale. Ges\u00f9 risponde come anche Mt 21,16 riferisce.
Se questa entrata in Gerusalemme ebbe luogo nella festa dei Tabernacoli vari mesi prima della passione (cf. nota a Mt 21,1), gli scontri che ebbero luogo nel tempio subito dopo avrebbero dato motivo alle autorit\u00e0 di arrestare Ges\u00f9: Gv 10,40 e 11,53.

{N}20,{/}9 {C}L'affid\u00f2 a dei contadini{/}. Ges\u00f9 ha appena finito di citare Is 5, che Marco riprende in 12,1. La novit\u00e0 \u00e8 che mentre col\u00e0 le minacce sono riservate al vigneto, qui lo sono per i vignaioli. Israele non \u00e8 il regno, ma chi lavora nella vigna. Sar\u00e0 lo stesso per la chiesa.
{C}And\u00f2 lontano{/}, cio\u00e8 all'estero. L'affitto veniva pagato quinquennalmente.
{C}Disperder\u00e0 quei contadini{/}. Costoro vogliono impadronirsi dell'eredit\u00e0, desiderio piuttosto comprensibile in un tempo di oppressione sociale come soffrivano i giudei di allora. Per\u00f2 in realt\u00e0 chi sono quei ribelli? i capi accusano il colpo in 20,19, per\u00f2 \u00e8 molto probabile che la parabola non si limiti a loro: il vigneto \u00e8 il regno di Dio e non vi \u00e8 popolo che se ne possa impadronire. La parabola si riferisce alla comunit\u00e0 odierna della chiesa come all'Israele di allora.

{N}20,{/}13 {C}Mander\u00f2 mio figlio{/},{C} l'amato{/}. Qui Ges\u00f9 dichiara con massima chiarezza chi Lui veramente sia, ed ecco perch\u00e9 molti interpreti dicono che la parabola non debba quasi nulla a Ges\u00f9 ma quasi tutto alla chiesa, che l'avrebbe confezionata pi\u00f9 che trasmessa. Secondo costoro Ges\u00f9 avrebbe usato la parabola, cio\u00e8 un racconto di cui bisogna intendere il senso generale, invece dell'allegoria, dove il senso interessa ogni particolare. E, dicono loro, qui si notano molti tratti allusivi e allegorici, quindi l'autore non pu\u00f2 essere Ges\u00f9.
Si pu\u00f2 loro obiettare che gli autori del tempo di Ges\u00f9, sia del mondo giudaico che di quello ellenistico, mescolavano ordinariamente parabola e allegoria, e che nessuno ha mai provato che solo Ges\u00f9 avesse il diritto a farlo. Non vi \u00e8 ragione alcuna per attribuire alla chiesa ogni allusione, e particolarmente la menzione del figlio inviato dopo tutti i servitori, cio\u00e8 i profeti.

{N}20,{/}20 Immediatamente dopo sorgono controversie con diversi contendenti, da dove ne esce sempre vincitore: {C}non avevano pi\u00f9 il coraggio di fargli domande ({/}40{C}){/}. Matteo presenta una discussione con i farisei e una seconda con i sadducei. Secondo lui questi due gruppi rappresentano tutti i nemici di Ges\u00f9, e li nomina sempre insieme (3,7; 16,1; 22,34). Luca in cambio, dopo aver riferito l'ostilit\u00e0 dei farisei durante il ministero galileo di Ges\u00f9, li esonera da ogni responsabilit\u00e0 nella condanna a morte e non li nomina tra i suoi nemici.
{C}Date a Cesare quel che \u00e8 di Cesare{/} significa non quello che gli appartiene, ma quello che \u00e8 di sua giurisdizione.

{N}21,{/}24 Per molti esperti i paragrafi 20-24, la profezia sulla rovina di Gerusalemme, sono cos\u00ec precisi da essere stati redatti dopo l'evento. Si tratta del solo argomento serio che costoro usano per datare il vangelo tardivamente, perfino negli anni 80-85. Per\u00f2 non vi \u00e8 difficolt\u00e0 alcuna nel fatto che Ges\u00f9 profetizzi la distruzione di Gerusalemme, il che viene provato dal ricordo della prima generazione di cristiani. Non si pu\u00f2 negare a priori che il testo abbia sub\u00ecto dei ritocchi dopo l'assedio e caduta di Gerusalemme nell'anno 70, per\u00f2 chi lo sa? Sar\u00e0 certo che Luca sia stato tanto preciso come uno che abbia visto la profezia fatta realt\u00e0? Per chi ha avuto tra le mani profezie dei tempi moderni, vicine a noi e datate, che poi ha visto realizzarsi, la profezia di Luca non \u00e8 n\u00e9 tanto precisa n\u00e9 sorprendente. Basta che Luca abbia avuto un'idea delle tecniche militari romane nei paesi conquistati perch\u00e9 trasmettesse le parole di Ges\u00f9 in quei termini.

{N}21,{/}37 {C}Di notte sul monte degli Olivi{/}. Luca ripete Mc 11,11. Nei giorni del pellegrinaggio Ges\u00f9 alloggiava, come del resto numerosi altri pellegrini, nei dintorni della citt\u00e0. Andava a Betania passando per il monte degli Olivi. Non confondiamo per\u00f2 l'alloggio a Betania con la sua abitudine di passare parte della notte in un luogo isolato dove poteva pregare. Per questo andava all'orto del Getsemani (22,39; Mt 26,36) sulle pendici del monte degli Olivi.

{N}22,{/}1 {C}La pasqua {/}e i {C}Pani azzimi{/} erano al principio due feste diverse, messe insieme qualche tempo dopo e trasformate in tradizione secolare (Dt 16,1-8). L'agnello veniva sacrificato la sera del 14 Nisan, mentre la settimana dei pani azzimi cominciava con quel giorno, cio\u00e8 al tramonto del 13 secondo la maniera ebraica di contare i giorni. In tutte le case si buttava via qualunque rimanenza di pane fermentato (1Cor 5,8).
{C}Satana entr\u00f2 in Giuda{/} (3): cf. Gv 13,2.

{N}22,{/}10 {C}Vi verr\u00e0 incontro{/} un uomo. Ges\u00f9 era ricercato dalle guardie, come Giovanni dice senza ambagi in 7,45, 11,8 e 12,53. Era quindi fuor di luogo che entrasse nella citt\u00e0 per celebrare la pasqua. \u00c8 probabile che l'ospite sia stato uno degli esseni, che usavano celebrare la pasqua quest'anno tre giorni prima della data ufficiale (cf. nota in Gv 18,18).
Si pu\u00f2 dibattere se Ges\u00f9 celebrasse la pasqua giudaica con i suoi discepoli. Attenendosi al testo di Lc 22,21, o di Matteo e di Marco, sembrerebbe che Ges\u00f9 celebrasse la pasqua giudaica e che in questa ultima Cena celebrasse l'Eucarestia. Normalmente la pasqua si celebrava nella sala pi\u00f9 ampia, che era quella del piano terreno, per\u00f2 Ges\u00f9 si isoler\u00e0 con i Dodici nella sala del piano superiore. Non pu\u00f2 sorprendere che Ges\u00f9 abbia risposto qui come molte altre volte, cio\u00e8 dando un senso diverso alle parole: i discepoli gli fanno una domanda sulla pasqua e Lui prepara la vera pasqua, cio\u00e8 l'Eucarestia. Specialmente leggendo il vangelo di San Giovanni, si ha l'impressione che tutto accada secondo lo spirito della Nuova Alleanza, che sopprime l'antica pasqua essendone il compimento o nuova realizzazione in un piano pi\u00f9 elevato.

{N}22,{/}19 Un certo numero di manoscritti antichi accorciano il versetto 19 e omettono tutto il versetto 20. \u00c8 possibile che altri abbiano corretto il testo di Luca aggiungendogli quello che mancava per farlo accordare con gli altri evangelisti? Non sorprende che si parli di un primo calice prima del pane, e di un secondo, consacrato, dato che il rito della pasqua ne stipulava diverse distribuzioni. Altri manoscritti mostrano uno sconcerto simile: il versetto 20 vi \u00e8 soppresso, ma non la fine del 19, e il verso 19 appare prima del 17-18 per mantenere l'ordine tradizionale: prima il pane, poi il vino.
Non si pu\u00f2 per\u00f2 del tutto escludere che non vi sia stato un secondo calice nel testo di Luca. Quindi \u00e8 possibile che il primo appartenga al racconto tradizionale. Luca avrebbe ridistribuito le parole di Ges\u00f9 tra la consacrazione del pane e quella del calice. Le parole ne accompagnarono tutto l'operato, superando ampiamente la formula semplice della consacrazione liturgica. Si avrebbe, insieme al primo e unico calice, la proclamazione della sua pasqua, ossia del suo passaggio attraverso morte e risurrezione. L'istituzione dell'eucarestia andrebbe legata alla frazione del pane.

{N}22,{/}31 Si noti la contrapposizione tra: {C}voi{/} sarete scossi, e io ho pregato {C}per te{/}. Ges\u00f9 stabilisce ancora una volta il primato di Pietro, e per di pi\u00f9 nell'aspetto pi\u00f9 spirituale, la fede della chiesa.

{N}22,{/}38 \u00c8 bene ricordare che per secoli i sostenitori del potere politico del Papa e della sua autorit\u00e0 sui re presero spunto da questa frase, affermando che le due spade significavano il potere spirituale e il potere politico, e che le due appartenessero ai successori di Pietro

{N}22,{/}41 Il testo dice pi\u00f9 letteralmente: si {C}strapp\u00f2 via{/} da loro. Vi sono due considerazioni: Ges\u00f9 si separa bruscamente; e vince anche il desiderio naturale di cercare sostegno e consolazione umani, rifugiandosi nella sola orazione. 
I versetti 43 e 44 mancano da molti manoscritti antichissimi. Probabilmente furono soppressi perch\u00e9 rivelavano la debolezza umana di Ges\u00f9 in maniera sconcertante per chi ne affermava la divinit\u00e0. In ogni modo rimane il mistero dell'angelo che appare per confortare il figlio di Dio: chi degli apostoli ne pot\u00e9 far parola? Possibilmente Luca volle esprimere una realt\u00e0 simile a quella della storia di Elia (1Re 19,4).

{N}22,{/}49 Gli apostoli che erano stati zeloti (cf. Mt 10,4) non avevano perduto la capacit\u00e0 di difendersi.

{N}22,{/}52 Luca menziona qui i sommi sacerdoti e gli anziani. Mt 26,47 li nominava al principio di questo episodio come invianti della truppa. \u00c8 evidente che nello spiazzare il racconto, Luca omise la preposizione inviati {C}dai{/} sommi sacerdoti, e cos\u00ec ecco che arrivano di notte nel Getsemani autorit\u00e0 superiori che sicuramente non si disturberebbero per un compito simile.

{N}23,{/}11 Gli mise una tunica {C}bianca{/}, come a un matto, o {C}splendida:{/} magnificenza di un re che vuole superare Pilato nell'arte della burla. Alcuni pensano che questo gesto sia lo stesso di Mt 27,28. Sar\u00e0 cos\u00ec? Non avranno approfittato tutti, grandi e piccoli, dell'opportunit\u00e0 di manifestare i sentimenti vili comuni che li incitavano a umiliare Ges\u00f9? In mancanza di immaginazione, non \u00e8 usuale che tutti facciano lo stesso?

{N}23,{/}34 Questo versetto manca da molti manoscritti antichi: possibilmente fu copiato da At 7,60.

{N}24,{/}13 Il racconto di Luca unisce varie tradizioni, componendole in forma elaborata. \u00c8 una pagina del vangelo mostrante una struttura simmetrica a partire dal verso 22 come centro: {C}dicevano essere vivo{/}. Il principio e la conclusione contengono gli stessi elementi in ordine inverso:
13 Lasciano Gerusalemme.
14 Parlano dell'accaduto
15 Ges\u00f9 si avvicina
16 I loro occhi non lo riconoscono
17 Ges\u00f9 apre la conversazione
E dopo:
29 Invitano Ges\u00f9
31 Si aprono loro gli occhi
Ges\u00f9 sparisce
31 Parlano dell'accaduto
32 Tornano a Gerusalemme
Nello stesso modo si trovano in parallelo 19-23 e 27-24:
profezia - profeta
croce - passione
speravamo - a loro costa credere
sepolcro - sepolcro
{C}Si alzarono per tornare a Gerusalemme{/}. Lo stesso fecero le donne al tornare dal sepolcro agli apostoli e gli apostoli dal monte degli Olivi a Gerusalemme: questo \u00e8 il centro dal quale si irradier\u00e0 la chiesa dopo aver ricevuto lo Spirito.
\u00c8 apparso a Simone (34). L'apparizione a Simone prima che agli apostoli la testimonia anche Paolo in 1Cor 15,5.

{N}24,{/}45 {N}INTELLIGENZA DELLE SCRITTURE{/}
Luca ci mostra Ges\u00f9 risorto che d\u00e0 agli apostoli e alla chiesa le basi per un'interpretazione cristiana delle Scritture (24,27 e 46-47).
{C}Le sofferenze del Messia e la sua risurrezione{/}. Sarebbe difficile trovare un solo testo che lo dica esplicitamente, per\u00f2 tutta la storia biblica \u00e8 fatta di morti e di risurrezioni. Molti salmi sono atti di ringraziamento di un fedele al bordo della tomba e a cui Dio ha restituito la vita. Il famoso poema del servitore di Is 53 parla della minoranza fedele che assicurer\u00e0 il futuro di Israele. Ma Dio ha voluto che questa minoranza parlasse per bocca del suo servitore. Dio permise che parlasse di morte ingiusta e di risurrezione, di perdono di peccati e di una posterit\u00e0 di giusti, per esprimere il destino di questo popolo fedele. Ci\u00f2 basta perch\u00e9 applichiamo questo testo a colui che riassumeva nella sua persona la discendenza di Abramo e il destino del popolo eletto.
In Gv 10,35 Ges\u00f9 ci ricorda che non si pu\u00f2 cambiare la Scrittura. Si potr\u00e0 dire che qua e l\u00e0 le parole vadano al di l\u00e0 del pensiero dell'autore, che apparvero altrove per caso... Per\u00f2 \u00e8 un fatto che stanno dove sono, e sebbene bisogna dare priorit\u00e0 all'essenziale del messaggio, una parola che sorprende o un'immagine insolita devono farci riflettere. Un dibattito puramente razionale sul testo non condurrebbe alla fede; nell'episodio della tentazione (Mt 4 e Lc 4) il demonio fa un uso eccellente, molto razionale, dei testi che cita.
L'interpretazione cristiana della Scrittura non si limita a una investigazione razionale per mettere i testi nel loro contesto per non far dire loro pi\u00f9 di quello che intese l'autore sacro. Quando Ges\u00f9 disse: {C}\u00c8 nella Scrittura{/}, non si tratta come prima cosa di provare che stava scritto. Sarebbe meglio dire che la risurrezione di Ges\u00f9 d\u00e0 alla Scrittura una dimensione che prima non aveva. Vi era un'interpretazione giudaica, che veniva ampliandosi di pari passo all'esperienza del popolo di Dio, per\u00f2 adesso nuovi fatti obbligavano a una rilettura dei testi. Lo fa capire Mt 13,52 parlando di un maestro della legge che dopo aver vissuto l'esperienza del regno di Dio scopre nuovi tesori nel testo antico.
La {C}lettera{/} \u00e8 uno strumento della quale lo Spirito fa libero gioco, e l'esperienza quotidiana ci insegna che la sapienza del libro sacro penetra nei cuori senza necessariamente passare per vie logiche. Spesso un'immagine suggerisce una certa linea di pensiero, si nota una connessione con altre immagini offerte dal libro, con altri passaggi contenenti le stesse parole, e si annodano fili per stabilire un'interpretazione o per scoprire il gioco di Dio nelle situazioni da noi vissute.
Il credente, o profeta, che rilegge la Scrittura non tradisce i testi, ma d\u00e0 loro vita nuova, e infine avr\u00e0 fatto opera poetica nel senso etimologico del termine: poeta \u00e8 chi {C}ri-crea{/}. La poesia non si assoggetta primariamente a norme didattiche. Lo stesso si pu\u00f2 dire, a livello pi\u00f9 alto, per la Scrittura, nel rispetto del magistero ecclesiale. Dio \u00e8 tanto poeta quanto professore (per non dire che lo \u00e8 molto di pi\u00f9) e lo Spirito Santo suggerisce la verit\u00e0 molto pi\u00f9 al di l\u00e0 della lettera. Che piaccia o no, l'interpretazione poetica o profetica \u00e8 generalmente pi\u00f9 poderosa dell'esegesi razionale per illuminare lo spirito. Certamente bisogner\u00e0 guardarsi da elucubrazioni sgangherate o perverse. La seconda lettera di Pietro si erge a rimprovero di interpretazioni personali (cf. nota a 2Pt 1,20). Ecco perch\u00e9 si legge la Scrittura "nella chiesa". Ci\u00f2 non vuol dire che dobbiamo solo ripetere quel che hanno detto gli antichi o quello che dice la gerarchia, ma che teniamo occhi e orecchie aperti per assicurarci di stare nella gran corrente della tradizione e di non perderci.
Cos\u00ec procedette la chiesa primitiva, e la Scrittura stessa ci ha lasciato due modelli insuperabili nella Lettera agli Ebrei e nell'Apocalisse. Il libro dei Salmi fu quello che facilit\u00f2 il fiorire di questa profezia. Si credeva che fosse tutto opera di Davide, e per di pi\u00f9 che il Messia fosse figlio di Davide. Questi due dati, presi insieme, spronarono lo sviluppo di molte ricerche su questo o quel versetto dei Salmi. I letterati e i monaci meditavano sulle intuizioni e sull'orazione di Davide, a partire dalle quali si tent\u00f2 di comprendere meglio il mistero di Cristo.
Nei due passaggi di Luca citati, Ges\u00f9 si attiene a quello che sar\u00e0 la predicazione apostolica, e Luca stesso si riferisce a queste prime lezioni quando ci dice che Ges\u00f9 istru\u00ec gli apostoli attraverso lo Spirito Santo dopo la risurrezione (At 1,2).

{N}24,{/}47 {C}Nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati {/}(At 2,38; 3,19; 5,31). Si pu\u00f2 interpretare: "si predicher\u00e0 la conversione e il perdono per appartenergli", o: "si predicher\u00e0 la conversione per autorit\u00e0 sua".
{C}La forza che viene dall'alto{/}. Questa espressione deriva dall'altra: la forza dell'Altissimo (Lc 1,35) designando lo Spirito, dono del Padre.

