{N}1,{/}53 In questo libro, dove la santit\u00e0 divina viene messa in rilievo fin dal principio, l'accampamento dei leviti separa la tenda della testimonianza, luogo della divina presenza, dal popolo. Lo scopo della presenza di questa \u00e9lite del popolo santo, pi\u00f9 pienamente consacrata a Dio, \u00e8 di evitare che individui comuni, contaminati dalle mille impurit\u00e0 della vita profana, vengano bruciati o distrutti nell'entrare in contatto col Dio Santo. Il testo parla di {C}collera{/}: questa vuol dire qualsiasi disgrazia sopravveniente a qualsiasi giusto corruccio di Dio.
Qui incontriamo una delle leggi fondamentali che regolano l'esistenza del popolo di Dio, espresse per noi in un linguaggio un po' antiquato. Un popolo eletto e privilegiato sotto molti aspetti non ha senso se non \u00e8 anche sale della terra.

{N}7,{/}1 Questo capitolo, pi\u00f9 che tutti i precedenti, pu\u00f2 colpirci con l'interminabile ripetizione delle stesse cifre e offerte. Per\u00f2 non si tratta di accorciarlo, come non si accorcia una processione, o le centocinquanta avemarie del rosario. Le usanze quotidiane, sempre con gli stessi compiti interminabili che diventano quasi automatici, fa parte dell'ascesi che prepara per i doni di Dio. Per millenni, le donne specialmente, sacrificarono forze, bellezza e salute nel curarsi della biancheria, del fuoco e dei rammendi: agli occhi di Dio potrebbe non essere stato tanto abbrutente come l'annoiarsi davanti alla televisione saltando da un canale all'altro in una cerca disperata di cosa possa soddisfare "la concupiscenza degli occhi" di 1Gv 2,15. Tutti i grandi spirituali hanno sempre accettato di seguire un cammino di fedelt\u00e0 nella monotonia, per molti lavoro poco soddisfacente, nella quale si finisce per abituarsi o affaticarsi tanto da perdere l'indipendenza. Potrebbe in quel momento suonare l'ora di Dio.

{N}8,{/}5 {N}I LEVITI{/}
Questo capitolo completa il gi\u00e0 letto in Esodo 13,1-4 e 11-15. Israele appartiene totalmente a Yahweh. La decima piaga mostra, con la morte dei primogeniti egizi, che Dio rivendica per s\u00e9 i primogeniti. Costoro devono quindi essere riscattati: al principio presentandoli al tempio quando la madre va a "purificarsi dal suo sangue" il quarantesimo giorno dopo il parto (Lv 12; Lc 2,22). Dio per\u00f2 esige un dono pi\u00f9 personale: una trib\u00f9 intera. Levi far\u00e0 le veci dei primogeniti di tutto il popolo e viene consacrata al culto di Dio. Non avr\u00e0 territorio proprio, e sar\u00e0 consacrata al culto del tempio; vivr\u00e0 delle decime rimesse dalle altre trib\u00f9 e che saranno destinate al culto.

{N}9,{/}15 {N}LA DIMORA E LA TENDA DELLA TESTIMONIANZA{/}
Qui, cos\u00ec come altrove in Esodo e Numeri (3,25), l'abitazione costruita lungo la maggior parte di Esodo 25-40 viene identificata con la tenda della testimonianza. \u00c8 chiaro, per di pi\u00f9, che Esodo parla indifferentemente di tenda della testimonianza e tenda delle convegno.
Cominciamo col dire che i due vocaboli {C}testimonianza{/} e {C}convegno {/}sono linguisticamente imparentati in ebraico. Il primo \u00e8 la testimonianza o dichiarazione divina custodita nell'Arca, espresso, tra l'altro, con i Dieci Comandamenti. {C}Convegno{/} sarebbe il luogo dove Dio chiama Mos\u00e8 quando gli vuole parlare (Es 29,42; Nm 12,5; 17,7-8). In ambedue i casi si tratta di una tenda nel cui chiuso Dio si manifesta solo a Mos\u00e8 (Nm 12,5).
Quando pi\u00f9 tardi si volle montare la finzione dell'Abitazione grandiosa, primo sbozzo del tempio di Gerusalemme, la si volle identificare con questa Tenda ricordata dalle tradizioni pi\u00f9 antiche (cf. specialmente Es 38,21). In realt\u00e0, se si volesse un'Abitazione grandiosa per il culto divino, era sogno di un tempo in cui Dio dava appuntamento al suo amico e gli parlava faccia a faccia (Nm 12,7-8). Il sogno, accarezzato di tanto in tanto dai profeti, \u00e8 implicito lungo tutto il libro di Giobbe (Is 30,20).
Il paragrafo in questione elogia il tempo in cui Dio interveniva personalmente, dava ordini e prendeva nelle sue mani la direzione del popolo. Abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di ricordare che i libri sacri presentano la storia del passato come una grande epopea in cui Dio conduceva tutte le cose a un fine nel quale erano manifeste la sua giustizia e salvezza. Lo si vede nella storia di Abramo, lo si rivede in quella di Giosu\u00e8, e molto tempo dopo nelle Cronache. Per\u00f2 questo punto di vista \u00e8 quello della fede, mentre in quel momento i protagonisti della storia ne facevano un'esperienza del tutto diversa: il poco ottenuto con grandi sforzi era pieno di ombre, e la presenza di Dio era molto discreta anche quando non se ne dubitasse. Qua e l\u00e0 vediamo il credente straniarsi e perfino scandalizzarsi nel paragonare ci\u00f2 che occorre davanti ai suoi occhi con ci\u00f2 che le tradizioni raccontano del passato. Non comprende come Dio possa aver cambiato (Sal 77). Perch\u00e9 i cieli si sono chiusi e non rispondono (Is 63,7-16; Sal 74,9-10)?
Per quale segreto gli uomini di fede si vedono spinti a considerare il passato pi\u00f9 bello, e Dio pi\u00f9 generoso, di quello che veramente furono? Prima perch\u00e9 si proiett\u00f2 sulla storia antica tutto quello che si desiderava vedere nel presente, cominciando da Adamo e continuando con Mos\u00e8 e Davide; dopo, si proiett\u00f2 verso il futuro quello che si leggeva nei libri di storia, e si cominci\u00f2 a sperare. Fu il pungolo della speranza che fece maturare in Israele l'idea di una era nuova con un Messia inviato da Dio. Tutte le culture hanno posto un'et\u00e0 dell'oro agli inizi del tempo, per poi decidere che non vi era stata di pi\u00f9 di un'et\u00e0 di ferro. \u00c8 vero che dappertutto vi sono stati uomini e donne che "hanno sperato contro ogni speranza" (Rm 4,18), per\u00f2 \u00e8 certo che \u00e8 nella bibbia dove la follia della speranza si insedi\u00f2 pi\u00f9 profondamente.

{N}11,{/}13 {N}LE QUAGLIE{/}
Abbiamo detto che in questo capitolo sono combinate due tradizioni: la manna e gli anziani, cio\u00e8 i giudici (Es 18; Dt 1,9). \u00c8 evidente che il filo della narrazione passa dai lamenti del popolo in 1-6 ai versetti 18-23 e alla conclusione in 31-35. La tradizione della manna doveva essere antichissima a giudicare dai versetti 7-9 che mantennero contatto con la realt\u00e0 (come Es 16,14.31): la manna era una specie di resina che si raccoglieva o sotto o sopra di alcuni arbusti. Quanto alle quaglie, cf. Es 16,12 e Nm 11,18.31.
Questa storia del popolo che vuol mangiare carne \u00e8 uno degli esempi di come Dio gioca con quello che gli chiediamo. Non basta dire che Dio ascolta le nostre richieste quando giudica che queste siano utili per noi, e che se non ci ascolta vuol dire che abbiamo bisogno di altro. Dio ci conduce per un cammino lungo il quale dobbiamo apprendere a conoscerci e a conoscerlo. Solo lui sa quel che vi \u00e8 nelle nostre richieste e al fondo dei nostri desideri, e l\u00ec \u00e8 dove lui vuol lavorare. Molte volte l'orazione, fatta con fede, sar\u00e0 accolta e la generosit\u00e0 di Dio riconosciuta, per\u00f2 altre volte sar\u00e0 impossibile spiegare come queste quaglie, arrivate come per miracolo, immediatamente diano la morte: bisogna ancora una volta inchinarsi e ammutolire davanti al mistero o santit\u00e0 di Dio.

{N}11,{/}24 {N}GLI ANZIANI{/}
Esodo 18 vedeva l'origine dei giudici, o Anziani, in un suggerimento del suocero madianita di Mos\u00e8. Qui, in cambio, \u00e8 Dio a ordinarlo. In un modo o in un altro, codesti anziani saranno l'autorit\u00e0 con radici pi\u00f9 profonde nella tradizione israelita. Durante la monarchia il potere centrale ne ridurr\u00e0 il ruolo e li manipoler\u00e0, come si legge in 1Re 21,8-12. Torneranno ad occupare il primo posto durante l'esilio in Babilonia, come si legge in Ez 8,1; 14,1; 20;1. Di ritorna dall'esilio, la loro autorit\u00e0 si combiner\u00e0 con quella dei sacerdoti: il sinedrio o consiglio superiore del popolo giudaico ai tempi del Nuovo testamento consister\u00e0 di sacerdoti, anziani e maestri della Legge. Di fatto codesti anziani sono i capi delle famiglie pi\u00f9 importanti. Fuori di Palestina per\u00f2, nelle comunit\u00e0 della dispersione, i sacerdoti non disimpegneranno un ruolo attivo, dato che non vi \u00e8 il tempio. Gli anziani saranno le autorit\u00e0 delle sinagoghe.
L'istituzione degli anziani esprime l'idea di un popolo di Dio fatto di comunit\u00e0, in cui i capi non si sentono superiori a queste, e i problemi si risolvono pi\u00f9 umanamente che amministrativamente. \u00c8 l'opposto di una autorit\u00e0 che pretende imporsi dall'alto. La bibbia preserva i diritti del re e del sommo sacerdote, per\u00f2 mantiene un'attitudine critica verso quei capi che pretendono farla da padroni col popolo di Dio (1Sam 8,11; 2Sam 24; 1Re 12). L'Apocalisse ci mostra il popolo di Dio congregato in cielo per ricevere Cristo vittorioso. I suoi rappresentanti, seduti attorno al trono, sono ventiquattro anziani: di re non si parla affatto (Ap 4,4).
Non dimentichiamo che nella chiesa primitiva l'autorit\u00e0 degli apostoli, autentici testimoni di Cristo e della fede, non diminuiva per niente quella degli anziani. Venivano eletti secondo il modello sinagogale: presiedevano le comunit\u00e0 e la loro eucarestia, per\u00f2 il fatto che la parola {C}anziano{/} sia stato l'equivalente di {C}presbitero{/} non vuol affatto dire che l'equivalenza si estenda ai "presbiteri" di oggi. Nel Nuovo Testamento gli apostoli sono fedeli allo spirito comunitario del passato e allo stesso tempo coscienti della loro autorit\u00e0 di testimoni di Cristo; non per caso Pietro e Giovanni si autoproclamano anziani (1Pt 5,1; 2Gv 1; 3Gv 1).
La comunicazione dello spirito agli anziani contiene vari insegnamenti. Da un lato, le autorit\u00e0 del popolo di Dio non possono decidere se non sotto ispirazione della sapienza divina; per\u00f2 lo spirito che ricevono gli anziani \u00e8 lo stesso che risiedeva in Mos\u00e8, e questo significa che nessuno potr\u00e0 cambiare le basi della rivelazione. Pu\u00f2 sorprenderci che il Deuteronomio preveda la venuta del Profeta che tutti dovranno ascoltare: grazie a questo testo si \u00e8 aperto il futuro, e sebbene Ges\u00f9 ricordi l'ispirazione divina della Legge, non per questo si vedr\u00e0 obbligato a rimanere dentro i limiti mosaici.

{N}14,{/}11 {N}DIO CHE PERDONA{/}
La pagina seguente e l'orazione di Mos\u00e8 godono di gran somiglianza con Es 32,9.13. Incontreremo qualcosa di simile in Geremia. Questo dialogo \u00e8 certamente una maniera di esprimere tanto quello che dovrebbe essere la reazione di un Dio giusto che castiga la disobbedienza, quanto quale sia l'attitudine di Dio che vede pi\u00f9 in l\u00e0 del momento presente. Mai Dio si sentir\u00e0 detratto dai nostri falli; perdona tutto castigando. Si potrebbe pensare che questo "perdono di Dio" mostri solo la continuit\u00e0 del suo operato in tutte le et\u00e0: castiga la generazione presente, quella che non entrer\u00e0 nella Terra Promessa, per\u00f2 non deterr\u00e0 l'opera intrapresa allo scegliersi un popolo. Quest'opera deve continuare fino alla fine della storia.
Tuttavia la parola perdonare d\u00e0 a capire di pi\u00f9. Nulla in Dio ricorda le piccolezze della nostra psicologia; al contrario lui \u00e8 al livello pi\u00f9 alto, capacit\u00e0 di darsi nella comprensione, amore e tratto mutuo. E per quanto profondo sia il mistero di Dio, \u00e8 importantissimo per noi renderci portatori di questa parola di perdono, che solo avr\u00e0 senso l\u00ec dove vi sia quello sguardo mutuo e quel vero debito riconosciuto dall'amore. Non chiediamo al libro dei Numeri, pieno di antiche tradizioni, quello sviluppo e quelle raffinatezze che verranno a suo tempo. I profeti insisteranno pi\u00f9 sulla fedelt\u00e0 di Dio che sulla sua pazienza; pi\u00f9 tardi verr\u00e0 la coscienza di una relazione mutua tra Dio e la persona umana in un solo Spirito (1Cor 6,17). L\u00ec tutto \u00e8 perdonato, e Dio \u00e8 pi\u00f9 che paziente nel donarsi a se stesso.

{N}14,{/}20 (30) Ci\u00f2 che segua allude in realt\u00e0 ad antiche tradizioni sulla penetrazione in Palestina di trib\u00f9 provenienti dal sud; cf. i commenti su Es 17,8 e la nota su Gn 49,3.

{N}17,{/}1 {N}DIO CHE CASTIGA{/}
In questo racconto, ancora una volta, "Dio castiga". Chi legge in fretta non scopre che un insegnamento, sempre lo stesso: chi si comporta male viene castigato. Nel caso in questione si parla di coloro che si ribellano contro i rappresentanti di Dio. Altri rimarranno con l'idea di un Dio rabbioso che serba rancore, e faranno proprio il lamento degli israeliti di 17,27: continuando cos\u00ec periremo tutti.
Non ci deve sorprendere il fatto che Dio agisca con autorit\u00e0, che abbia a noia e che castighi anche quando i colpevoli avessero agito in ignoranza. Cosa gli importerebbe del resto, oggi, vedere come ci scandalizziamo noi davanti a questi operati (cf. libro di Giobbe)? \u00c8 indubbio che Dio si adatti all'immagine che ce ne facciamo noi. A differenza del professore che indottrina senza proccuparsi minimamente di come gli ascoltatori interpretino le sue parole, Dio parla a ciascuno con linguaggio familiare. Assegna a ciascuno le sue condanne e d\u00e0 a chi rimprovera segnali che costoro sono in grado di interpretare. Dato che Dio voleva rivelarsi a un popolo ancora primitivo, uso a una giustizia sommaria che ignorava le intenzioni dei colpevoli, non poteva fare altro che adottarne i modali.
Anche se si trattasse di storia vera, cosa perderebbero i colpevoli? A che felicit\u00e0 e a quanti anni di vita avevano diritto davanti a Dio? Possiamo parlare di autorit\u00e0 nel riferirci a Chi dalle origini ha visto tutta la nostra vita? Per lui non contano affatto n\u00e9 il numero dei nostri giorni sulla terra, n\u00e9 gli anni di pensione di cui godere, n\u00e9 le sofferenze, a volte orribili, che ci conducono alla maturit\u00e0 eterna.

{N}18,{/}1 Questo capitolo riafferma pi\u00f9 che nessun altro la superiorit\u00e0 dei sacerdoti sui semplici leviti. Si sa che fino alla riforma del re Giosia non si faceva distinzione tra i due termini. Quando i sacerdoti che si curavano dei santuari di provincia, ora soppressi, arrivarono a Gerusalemme, fu l'occasione per declassarli rispetto ai sacerdoti del tempio di Gerusalemme. Fu allora che vollero giustificare la nuova situazione inserendo nei libri di Mos\u00e8 la distinzione tra {C}leviti{/} e {C}figli di Aronne.{/} Ne sorgono preoccupazioni e norme che difendono le caste privilegiate e che avrebbero fomentato il clericalismo perfino nella chiesa.

{N}21,{/}33 Qua e l\u00e0 si incontrano nella bibbia referenze a Sicon re di Chesbon e Og re di Basan. Di fatto Og \u00e8 personaggio leggendario e il suo nome fu aggiunto per giustificare le rivendicazioni d'Israele sul territorio di Basan, in Transgiordania, territorio che di fatto non occuparono mai.

{N}22,{/}9 {N}BALAAM{/}
Cf. la nota su Gn 32,27. I popoli di Transgiordania conservavano il ricordo di un certo Balaam, passato alla storia come vero e poderoso profeta del Dio di Penuel. L'autore sacro \u00e8 evidentemente diviso tra due rappresentazioni di Balaam: una era la tradizione che ne faceva un uomo di Dio; l'altra, che se Balaam, gi\u00e0 conosciuto dal vigore dei suoi rimproveri, veniva a maledire Israele, era agente del male. E cos\u00ec per un momento ci mostra Balaam che parla familiarmente con Yahweh, e immediatamente dopo Yahweh si secca perch\u00e9 Balaam risponde alla sfida di Balac. La narrazione mostra simpatia verso Balaam; il temuto profeta proclamer\u00e0 questa volta Israele come popolo di giusti (23,10 e 21) a cui appartiene il futuro. In cambio, una tradizione posteriore considerer\u00e0 Balaam come profeta perverso che si lascia comprare (Nm 31,16; 2Pt 2,15; Gdc 1,11; Ap 2,14).
Una volta ancora vediamo nella bibbia tradizioni opposte. Questa incoerenza sarebbe il risultato della convergenza di fonti diverse; si pu\u00f2 anche leggere come Parola di Dio che ci incita a superare schemi di partito. In generale il punto di vista di Dio non coincide con classificazioni settarie o appassionate della religione vera.

{N}24,{/}1 Una trentina di anni fa sono stati scoperti presso Penuel i resti di un santuario sulle cui pareti erano state dipinte le strofe di un poema attribuito a un profeta che doveva aver pronunciato l\u00ec i suoi oracoli. Si tratta di Balaam. Questi ritrovati infatti datano dal secolo ottavo a.C., tempo di Geroboamo II, re d'Israele. I poemi che leggiamo in 23,7; 23,18; 24,3... riprendono le medesime formule e devono essersi ispirati agli affreschi di questo santuario. Solo fanno menzione di Israele e di Giacobbe, due nomi che erano di fatto quelli del regno di Geroboamo II. A che vittoria si riferivano in 24,17? \u00e8 molto probabile che il testo sia stato ritoccato un poco pi\u00f9 tardi, dopo la caduta del regno del nord, per applicarlo meglio ai re di Giuda, discendenti di David, che ancora mantenevano il trono.
Questi dati gettano una luce sulle origini e le astuzie dei "figli dei profeti " menzionati nella bibbia, ma non vuol dire che succede lo stesso ovunque: in questo campo Israele era in una situazione migliore, per esempio di un popolo come quello assiro. Il libro sacro da giudizi diversi, positivi all'inizio e generalmente negativi dopo il tempo di Eliseo, che sui "figli dei profeti" si era appoggiato. Si comprende allora il proverbio: anche Saul sta profetizzando? e suo padre, non \u00e8 un cavaliere?

{N}35,{/}22 {N}IL SOMMO SACERDOTE{/}
Si veda la prescrizione dei versetti 25 e 28 fino alla morte del Sommo Sacerdote.
Il Sommo Sacerdote non \u00e8 solo un incaricato di riti religiosi. Dal momento della sua consacrazione per unzione solenne (Es 29; Lv 8) diventer\u00e0 fino alla morte un parapetto contro le fustigazioni divine. \u00c8 Aronne che protegge il popolo dall'ira di Dio (Nm 17,12). Lui ha il privilegio di poter entrare ogni anno, nelle Festa del Perdono, nel santuario pi\u00f9 recondito del tempio, il Santo dei Santi (Eb 9,7). Col\u00e0 sparge sulla coperta dell'Arca lo strumento di espiazione, il sangue della vacca sacrificata (Nm 19). Le vesti sacre che indossa fanno parte essenziale del rito, ecco perch\u00e9 vengono confezionate con regole divine (Es 26 e 39). Ai tempi di Ges\u00f9, sotto l'occupazione romana, il governatore conservava queste vesti, dandole al Sommo Sacerdote solo nel momento della festa, per ricuperarle immediatamente dopo: cos\u00ec manteneva il Sommo Sacerdote in sottomissione.
Alla morte del Sommo Sacerdote si praticava un'amnistia generale, simile a quella dell'anno giubilare. Ai tempi di Ges\u00f9, le donne della famiglia sacerdotale si occupavano specialmente dei prigionieri. Davano loro elemosine con l'idea di convincerli a non chiedere a Dio la morte prematura del Sommo Sacerdote cos\u00ec da godere della susseguente amnistia. Il precetto di Es 22,27 si riferisce specialmente al Sommo Sacerdote. Si comprender\u00e0 quindi che questo Unto o Messia del Signore dovesse essere una persona sacra (in linguaggio biblico, santa) nonostante possibili aspetti negativi. Si veda a proposito la presentazione di Cristo come Sommo Sacerdote dei tempi a venire di Eb 5-10.

