{N}3,{/}8 {N}LE SETTE NAZIONI{/}
Qui le nazioni che devono essere spossessate della terra di Canaan sono sei. La stessa lista si trova anche altrove: Es 3,17; 23,23...; Gs 12,8. In Dt 7,1 si aggiungeranno i Gergesei, che ci permettono quindi di parlare di {C}sette nazioni,{/} come in Gs 3,10. Una lista quasi identica si trova in dieci posti diversi, e quella pi\u00f9 corta \u00e8 ancora pi\u00f9 frequente. Sia l'una che l'altra lista sono solo un'enumerazione tradizionale e non servono per un atlante geografico. Quando gli Israeliti entrarono in Canaan, vi incontrarono una popolazione mista di Amorrei (che erano della stessa razza di Abramo) ed Hittiti. Questi ultimi provenivano dal Nord e avevano occupato il paese da tempo; ne formavano la classe alta. Difatti il popolo cananeo si presentava come un mosaico di piccoli regni e la Bibbia li chiama a volte con il nome di queste regioni: Gebusei  a Gerusalemme (2Sm 5,6), Evei e Gergesei altrove (vedi Gn 10,17).
Si noti con che tranquillit\u00e0 si parla di scacciarli dalla loro terra. Guardando indietro, gli autori di questi libri si rendevano conto che la conquista era stata un elemento essenziale per la fondazione di un popolo di Dio differente dagli altri e che in questo c'era una volont\u00e0 di Dio. Questi testi continuano ad ispirare almeno alcuni dei protagonisti degli attuali conflitti in Medio Oriente. In questo vediamo un'interpretazione fondamentalista del testo sacro: quello che era stata considerata volont\u00e0 di Dio in tempi remoti \u00e8 considerata da alcuni come una norma di conquista anche per oggi, come se il popolo di Dio, i suoi diritti e i suoi doveri, la sua base territoriale e le sue istituzioni dovessero ridiventare oggi come trenta secoli fa. 

{N}3,{/}21 {N}GLI EGIZIANI SPOGLIATI{/}
Non dimentichiamo che questo paragrafo \u00e8 stato scritto secoli prima del sermone della Montagna. Spogliare il nemico, per forza o per astuzia, sembrava dimostrare allora che Dio restituiva l'onore al suo popolo umiliato: Dio lo benediceva mettendogli in mano i beni degli oppressori. Quest'idea proviene dalle tradizioni che hanno ispirato il racconto della decima piaga e si deve ad alcuni gruppi che erano stati espulsi in occasione di qualche flagello naturale. Allora si dava la colpa con facilit\u00e0 agli stranieri per qualsiasi calamit\u00e0: sicuramente erano gli stranieri i responsabili di un'alterazione dell'ordine della natura. Per cui si nutriva un desiderio cos\u00ec vivo di vederli andar via che si faceva qualsiasi cosa pur di affrettarne la partenza...

{N}4,{/}27 {N}ARONNE{/}
Aronne era un fratello di Mos\u00e8 in senso ampio (si veda 4,14-17); lo lascia intendere il presente paragrafo che fu opera di un autore pi\u00f9 antico. In 6,20 un redattore pi\u00f9 recente far\u00e0 di Aronne il fratello carnale di Mos\u00e8.
{C}Aronne, il levita, {/}deve essere stato un'autorit\u00e0 riconosciuta da un qualche gruppo del deserto, forse dai leviti. Aronne con i suoi si mise a fianco di Mos\u00e8 per la sua opera riformatrice. Il  {C}Monte di  Dio{/} menzionato qui deve essere stato un luogo sacro diverso dall'Oreb; al pi\u00f9 lo avranno identificato pi\u00f9 tardi, come in 3,1 e 17,6. In questi due passi il testo sembra ritoccato.
Ma a che serve questo entrare nei particolari? L'osservazione ci aiuta a vedere che la rivelazione dell'Esodo non \u00e8 stata inscenata da Dio con un'accumulazione di miracoli, mediante un profeta, Mos\u00e8, che tutto dirige e che infallibilmente realizza da solo l'opera di Dio. Al contrario, pare essere la storia pi\u00f9 comune e meno grandiosa di cui i cristiani di oggi sono attori. Dio interviene in alcuni momenti  per aprire una strada e affidare una missione, per\u00f2 ci guida anche mediante incontri, amici e gli stessi ostacoli. Uno ha dubbi, cerca appoggi, scopre fratelli di cui alcuni sbagliano o tradiscono; si prendono decisioni in apparenza buone ma che non tardano a compromettere gravemente il futuro delle nostre lotte. 
E' difficile dire per quali strade Dio condusse il grande profeta e fondatore di Israele; le immagini maestose lasciateci di lui nei libri sacri ci aiutano a meglio capire l'importanza della rivelazione che ci danno a conoscere la sua vita e le sue esperienze.

{N}6,{/}2 {N}UN NOME PRIVATO{/}
Abbiamo commentato il nome di Yahweh in 3,14. Il testo presente sottolinea l'importanza del dono fatto a Israele quando gli si rivela il nome divino che i Patriarchi ignoravano. Essendo Israele diventato popolo di Dio, egli, da parte sua, ci tiene a rivelargli qualche cosa del suo mistero. "Dio" non \u00e8 realmente un nome proprio, infatti pu\u00f2 riferirsi anche a d\u00e8i che sono solo quel che sono (vedi l'allusione ironica di Paolo in 1Co 8,5). Yahweh, al contrario, sar\u00e0 il nome proprio con il quale gli ebrei lo potranno invocare (3,15). In questo riconosciamo lo spirito profondo dell'alleanza la quale significa confidenza reciproca. Non per caso nel racconto dell'Eden, dove appare tante volte il nome di Yahweh-Signore, il serpente \u00e8 l'unico che non pu\u00f2 pronunciare il nome sacro e dice solamente: "Dio".
Il dono di questo nome ci lascia intuire la difficolt\u00e0 che incontrano i credenti nello stabilire un dialogo autentico con quelli che non condividono la loro fede. La rivelazione divina ci ha messi a parte.
Questo paragrafo enfatizza la continuit\u00e0 tra le promesse fatte ai padri e la presente rivelazione fatta a Mos\u00e8. Il testo vede in questo la prova della fedelt\u00e0 divina lungo i secoli: potremmo parlare di una continuit\u00e0 del piano di Dio. Nella Bibbia non c'\u00e8 esempio di una parola comunicata ad un profeta che sia un puro inizio e basta: ha sempre alla base una tradizione anteriore di cui non raggiungiamo mai gli inizi.   

{N}10,{/}20 {N}YAHWEH INDURISCE IL CUORE{/}
Abbiamo chiarito nel commento a 10,1 quale significato si pu\u00f2 conferire all'espressione biblica "indurire il cuore".  In tante occasioni la Bibbia sembra attribuire a Dio la responsabilit\u00e0 delle decisioni umane, come in Is 6,10 e Gv 12,40. Non diciamo che l'autore qui abbia un concetto errato della libert\u00e0 umana, ma solo che si esprime in un linguaggio differente dal nostro. In quanto poi si crede nell'esistenza di Dio, la libert\u00e0 umana diventa mistero. E' impossibile per la ragione conciliare in modo soddisfacente questa libert\u00e0 e l'onnipotenza di Dio. Prendiamo liberamente le nostre decisioni, per\u00f2 il risultato sar\u00e0 alla fine quello che meglio si conforma al piano di Dio (Prv 16,1). E non solo questo: siamo tanto immersi in Dio (At 17,28) che non possiamo decidere n\u00e9 agire senza che questo avvenga in qualche modo con lui. Anche se danneggiamo il prossimo, vi \u00e8 la nostra malvagit\u00e0, per\u00f2 vi si deve vedere insieme la mano di Dio (2Mc 5,17; 7,18). Ricordiamo che tutto concorre al bene di quelli che lo amano (Rm 8,28).

{N}12,{/}12 {N}LA MORTE DEI PRIMOGENITI{/}
{C}Colpir\u00f2 ogni primogenito in terra d'Egitto.{/} Abbiamo commentato questa espressione in 11,1. Si veda pure il commento a Gn 22. Qui occorre notare come gli autori dell'Esodo enfatizzino il gesto sovrano di Dio. Questa strage voleva giustificare l'offerta dei primogeniti degli animali a Dio, nonch\u00e9 il riscatto dei primogeniti d'Israele secondo le leggi del capitolo 13.
Da questo risulta anche la dignit\u00e0 propria del figlio maggiore in Israele. La Bibbia invita la famiglia a credere nella vita ed essere feconda, non per soddisfazione personale ma come missione da compiere. Il primogenito e le primizie sono il meglio, e sono per Dio. Offrirgliele \u00e8 pagare il debito che uno ha contratto con Dio solo per essere stato scelto a preferenza di altre nazioni.
Israele appartiene a Dio ed \u00e8 consacrato al culto divino. La Bibbia gli insegna in questa forma la frase che Gandhi pose tra i sette comandamenti della morale sociale: "non pu\u00f2 esserci culto senza sacrificio". Non c'\u00e8 culto che non includa e non accetti una qualche forma di morte; la lettera agli Ebrei lo ricorder\u00e0 (Eb 9,22) quando nel culto cruento del Tempio vede l'espressione di una legge profonda iscritta nel piano di salvezza, che si sarebbe compiuta in Ges\u00f9.
La nuova alleanza concessa ai battezzati non \u00e8 pi\u00f9 l'integrazione in un popolo diverso dagli altri, e tantomeno potremo pagare un dono a Dio che si \u00e8 comunicato a noi da persona a persona nella fede e nell'amore. Questa alleanza include tuttavia una prospettiva di morte: Giovanni ricorder\u00e0 che la salvezza di Ges\u00f9 non \u00e8 solamente una purificazione, il cui segno \u00e8 l'acqua, ma \u00e8 anche un sacrificio, il cui segno \u00e8 il sangue (1Gv 5,6).

{N}14,{/}30 {N}IL DIO SALVATORE{/}
Sicuramente sono poche le persone che onorano una divinit\u00e0 senza sperarne poco o molto aiuto nelle difficolt\u00e0: "Liberami da questo problema; salvami dal nemico che mi perseguita...; curami da tale infermit\u00e0..." Queste petizioni abbondano anche nei salmi. Questa \u00e8 la salvezza, almeno immediatamente. Per\u00f2, la salvezza che offrono le grandi religioni ha un significato molto pi\u00f9 ampio, sia che si parli della salvezza buddista, che di quella musulmana o cristiana;  qui si intende che un male profondo colpisce la condizione umana, e quindi l'aspirazione ad una vita pi\u00f9 felice dopo la morte, una vita che pensiamo di raggiungere obbedendo a determinati precetti o riuscendo a fare alcuni cambi nella nostra vita. 
In questo senso, \u00e8 certo che la Bibbia ci offre la salvezza. Ma non c'\u00e8 salvezza che possa essere offerta a tutti finch\u00e9 non si \u00e8 percorso un certo cammino. Tanto il bambino come il giovane o l'adulto hanno bisogno di molto tempo ed esperienza per distinguere tra ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male, tra l'apparenza e la vera ricchezza e felicit\u00e0. Tutte le esperienze che ci racconta la Bibbia vanno nella stessa direzione: l'uomo non pu\u00f2 salvarsi da s\u00e9. Inizia con grandi progetti e belle intenzioni ma prima o poi cade. Molti popoli credevano che gli d\u00e8i provavano invidia di noi; la Bibbia elimina questi sospetti fin dal capitolo 3 della Genesi, ed \u00e8 allora che d\u00e0 un primo messaggio di speranza, senza ancora precisarlo: alla fine ci sar\u00e0 una vittoria dell'umanit\u00e0 sul male. 
Ma questo non avverr\u00e0 senza Dio. Il libro dell'Esodo ci insegna il carattere particolare della salvezza cristiana, quando ricorda gli interventi del Dio Salvatore. Quello che la Bibbia fa risaltare, quando il popolo di Mos\u00e8 fu liberato dagli inseguitori  su qualche spiaggia del Mare dei Giunchi, non \u00e8 in primo luogo il fatto che fu salvato ma che  c'era Dio Salvatore: Yahweh \u00e8 stato la mia salvezza, \u00e8 il mio Dio, il Dio di mio padre (15,2). Il testo mostra che Israele era incapace di salvarsi da s\u00e9 e che nemmeno aveva il coraggio di affrontare il pericolo. Yahweh intervenne gratuitamente. Intervenne tanto per fedelt\u00e0 alle promesse fatte ai padri (15,2) quanto perch\u00e9 voleva che Israele fosse suo socio (15,13).
Il passaggio del mare non fu, storicamente, che un incidente, e la salvezza che si offriva a quei fuggiaschi ci pu\u00f2 sembrare ben aliena dai grandi problemi che tormentavano e tormentano l'umanit\u00e0; tuttavia l\u00ec c'\u00e8 gi\u00e0 l'essenziale. Ci vogliono secoli per scoprire tutta la portata della salvezza, per\u00f2 gi\u00e0 in questa pagina leggiamo che l'uomo non pu\u00f2 salvarsi con le proprie forze. E' opera di Dio e del suo amore (15,13), o meglio, della sua libera generosit\u00e0. E uno, in un certo senso, \u00e8 gi\u00e0 salvato quando sa che Dio \u00e8 Dio che interviene e che ama; egli \u00e8 tanto compagno di viaggio che meta. 
L'uomo sar\u00e0 per Dio un compagno poco affidabile e insicuro. La riconciliazione con Dio e il perdono dei peccati saranno il tema centrale della salvezza annunciata dai profeti quando proclamano un'era di pace e di riconciliazione con la natura. Nello stesso modo, nel Nuovo Testamento, la nostra riconciliazione con Dio Padre grazie alla morte di Ges\u00f9 sar\u00e0 l'anima della salvezza cristiana.

{N}20,{/}24 {N}ALTARI DI PROVINCIA{/}
L'altare \u00e8 di terra o di pietre non lavorate (v5). N\u00e9 l'altare n\u00e9 gli accessori del culto conterranno immagini. Questa norma testimonia il lungo periodo durante il quale gli Israeliti avevano vari luoghi di culto.
Secondo alcuni testi del Deuteronomio, Mos\u00e8 stesso parl\u00f2 di un santuario unico che doveva essere quello di Gerusalemme. In realt\u00e0, altri testi mostrano che fino alla fine del regno di Giuda i re cercarono di eliminare gli altari della provincia: 2Re 18,4; 23,8; 23,15... Qui il testo dice soltanto che il santuario \u00e8 legittimato da una manifestazione di Yahweh in quel luogo. Certamente ognuno di questi santuari, edificati di solito sullo stesso luogo in cui prima era stato eretto un santuario cananeo, senza difficolt\u00e0 stabilisce la propria legittimit\u00e0 mediante tradizioni molto antiche e degne di fede... I libri della Genesi e dell'Esodo ne menzionano alcune: Gn 8,20; 12,7-8; 13,8; 26,25; 35,7; Gs 4,20.

{N}23,{/}32 {N}"NON FARAI ALLEANZA CON LORO"{/}
Questo testo \u00e8 uno di quelli che giustificano la parola di Ges\u00f9 in Mt 5,43. In 23,9 sono ricordati con efficacia i diritti dello straniero in Israele, perch\u00e9 Yahweh \u00e9 Dio giusto che difende la giustizia. Questo non impedisce di riaffermare che Israele deve conquistare la terra di Canaan e che nessuna considerazione di opportunit\u00e0 reciproca o di diritto dell'altro pu\u00f2 opporsi alla volont\u00e0 di Dio: ogni altro popolo e ogni altra cultura devono essere eliminati dalla faccia della terra promessa. 

{N}24,{/}9 Tra le promesse che i profeti trasmetteranno al popolo di Dio e che dovranno compiersi nei tempi del Messia, troviamo questa: Tutti mi conosceranno: Is 54,13;  Gr 31,33.
In molti testi della Bibbia troviamo l'espressione: "andare a vedere Dio" o qualcosa di equivalente. In questo caso il verbo "vedere" significa presentarsi o visitare, e si tratta del pellegrinaggio a un santuario: Es 34,23; Sl 84,8. Solo per Giacobbe e Mos\u00e8 appare l'espressione "ho visto Dio faccia a faccia" (Gn 32,31) o "E' apparso il Signore, Dio dei vostri padri" (Es 3,16).

{N}25,{/}40 {N}LA LITURGIA CELESTE{/}
Questo lungo capitolo, dedicato in primo luogo alla descrizione di tutti gli oggetti di culto che Mos\u00e8 doveva fabbricare nel deserto, e poi all'elaborazione di questi stessi oggetti, non sar\u00e0 certamente quello che di pi\u00f9 ci attrae nel libro dell'Esodo. Tuttavia essi erano di primaria importanza per chi fece l'ultima stesura del testo. E facile costatare che il racconto interrotto in 24,8 \u00e8 ripreso in 31,18 e che il blocco dei capitoli 25-31 termina con un ricordo del sabato la cui conclusione occupa i primi versetti del capitolo 35. E' chiaro allora che i capitoli 25-31 e 35-40 formavano all'inizio una sola unit\u00e0 e che sono stati inseriti nel libro pi\u00f9 tardi.
Nella versione anteriore, il finale del libro era la celebrazione dell'alleanza perpetua tra Dio e Israele, seguita immediatamente dal peccato originale di Israele, la festa del vitello d'oro. Per\u00f2, al momento di includerlo nella Bibbia, gli hanno cambiato l'orientamento primitivo. Ora sottolineano che l'alleanza di Dio con Israele raggiunge la sua espressione pi\u00f9 perfetta nel culto che Israele, l'unico tra tutte le nazioni, rende a Yahweh nel Tempio.
Abbiamo detto brevemente nel commento a 25,1, che tutta questa visione della Tenda-Santuario nel deserto aveva come due fondamenti. Da una parte, si conservava il ricordo di una tenda che custodiva gli oggetti sacri della trib\u00f9 nomade (per Israele era essenziale l'{C}arca{/}) e che accompagnava il popolo nei suoi spostamenti. Dall'altra, si intendeva sostenere che il popolo di Mos\u00e8 aveva gi\u00e0 nel deserto un'anticipazione del Tempio di Gerusalemme sotto forma di un immenso santuario mobile. La Tenda, concepita e realizzata per una moltitudine di 600.000 persone, non esisteva che nell'immaginazione dei suoi autori, per\u00f2 con ci\u00f2 essi intendevano affermare l'importanza del culto nella vocazione di Israele. Questi capitoli dedicati a tutto il materiale del culto e che esprimevano la signoria di Dio, si collocano dunque logicamente dove sono stati messi, prima di tutte le leggi di Levitico e Numeri.
La Tenda - o pi\u00f9 tardi il Tempio - \u00e8 il luogo dove si celebra la liturgia secondo le leggi date da Dio stesso. Questo \u00e8 quanto \u00e8 inteso dal versetto 25,40: {C}Guarda e fa' secondo il loro progetto che hai osservato sul monte.{/} La stessa cosa si dice in 26,30 e 27,8. Si trover\u00e0 una conferma di un culto terrestre simile alla liturgia celeste in altri testi della Bibbia: Sp 9,8; Sir 24,9-11. Nel Nuovo Testamento a questo allude il discorso di Stefano. E' bene ricordare tutto questo per comprendere meglio quel che dice il vangelo di Giovanni circa il Tempio che \u00e8 il corpo - e noi diremmo: la persona - di Ges\u00f9 (Gv 2,21). La lettera agli Ebrei evoca il Tempio celeste dove entr\u00f2 Cristo portandovi il proprio sangue (9,11-12) e in seguito passa ad altra immagine (10,19): il Tempio \u00e8 il corpo di Cristo.
Anche l'Apocalisse di Giovanni parler\u00e0 di questo Tempio celeste nel quale si pronunciano sentenze di Dio sulla storia, a partire da 11,19 fino al capitolo 16. Alla fine della storia, questa visione del Tempio scomparir\u00e0, perch\u00e9 nello stato finale, Dio \u00e8 tutto in tutto: 21.22.
Questo ricordo non esiste forse pi\u00f9, dato che il nostro cristianesimo occidentale ha dimenticato la sua lunga tradizione, che invece segna profondamente la liturgia eucaristica della Chiesa greca.  

{N}31,{/}18 Il racconto di Mos\u00e8 riprende precisamente dove si era interrotto in 24,18.
{C}Le due tavole della Testimonianza. {/}Sia nel testo ebraico dell'Antico Testamento sia nel greco del Nuovo Testamento la stessa parola significa "testimonianza" e "dichiarazione". Quel che contiene l'Arca dell'Alleanza \u00e8 una dichiarazione sulle condizioni dell'Alleanza concessa da Dio ad Israele. Le nostre Costituzioni moderne contengono comunemente un preambolo dopo il quale vengono gli articoli. Lo stesso \u00e8 per la Bibbia, dove per\u00f2 il preambolo non \u00e8 un insieme di principi; sono piuttosto dei fatti quelli che precedono e che giustificano il dono della Legge. Questi fatti sono in gran parte nella Genesi, per cui anche questo libro fa parte della "Legge", nonostante che contenga pochissime leggi fuori del capitolo 17. L\u00ec si leggeva una preistoria di Israele che preparava l'elezione del popolo da parte di Dio mediante le leggi di Mos\u00e8. La parola ebraica {C}Torah {/}che traduciamo con {C}Legge{/} significava in origine {C}l'insegnamento: {/}Dio illumina il cammino che propone o che d\u00e0 o che impone a quelli che egli ha eletto.

{N}33,{/}20 E' facile vedere che questo episodio somiglia molto a quello che leggeremo in 1Re 19,10-13. Ricordiamo che i presenti paragrafi provengono con tutta probabilit\u00e0 dai gruppi di profeti che ruotavano attorno ad Eliseo nel secolo ottavo prima di Cristo. Il tempo di Mos\u00e8 era gi\u00e0 lontano e di lui si conservavano pi\u00f9 tradizioni orali che scritti. E' molto probabile che l'esperienza di Elia sia stata scritta prima. Poi, pensarono che anche Mos\u00e8 doveva aver avuto un'esperienza di Dio abbastanza simile. Il versetto 1Re 19,9 ci parla della {C}caverna.{/} Si tratta pi\u00f9 probabilmente di un luogo sacro piuttosto antico che anche Mos\u00e8 forse ha visitato. In Es 33,6-7 l'insistenza sulla misericordia di Dio che sempre castiga ma mantiene le sue promesse sembra pi\u00f9 un elemento distintivo del linguaggio dei profeti che della situazione di Mos\u00e8 con i suoi ebrei. 

{N}40,{/}36 {N}I MIRACOLI DEL DESERTO{/}
Non possiamo dubitare che per la durata dell'avventura del Sinai ci siano stati segni importanti dell'intervento di Dio. Non si vede come avrebbero potuto nascere queste tradizioni sulle meraviglie del deserto se non fosse accaduto realmente qualcosa. Si abbellirono, si aggiunsero molte cose. Non sapremo mai come andarono davvero i fatti. Eventi che, visti a distanza, potrebbero non essere altro che il prodotto della causalit\u00e0, furono riconosciuti come opere di Dio da coloro che li vivevano e li sentivano nella propria carne e che rimasero colpiti da mille particolari concreti che non lasciavano luogo a dubbi. Quelli che dopo trasmisero questi ricordi furono incapaci di salvaguardare il contesto, per cui i fatti tramandati perdevano il loro significato divino e tornavano ad essere ordinari. Sapendo che era successo qualcosa di meraviglioso, quelli che trasmettevano la storia la esprimevano a modo proprio, moltiplicando i prodigi, come si fa ancora nelle leggende edificanti. Si pu\u00f2 dire, in generale, che si inventarono miracoli per sostituire quelli che non si sapevano pi\u00f9 raccontare come erano realmente accaduti. 
Abbiamo gi\u00e0 parlato della manna e delle quaglie nel commento a 17,8. Per la nube, occorre dire che quando comincia un piccolo ciclone nel Sinai (non \u00e8 cosa rara), lo si nota di solito da un turbine che alza grani di sabbia cos\u00ec fini da formare uno polverone cristallino impalpabile: una vera colonna luminosa che lentamente si sposta, risplendendo nella luce del sole. Per\u00f2 quello che qui interessa \u00e8 l'interpretazione che viene data a questo fenomeno naturale. La nube era una bella immagine, fornita da Dio, che poteva esprimere molte cose per le quali non ci sono parole: la presenza misteriosa di Dio con noi, luminosa e oscura insieme. 

