{2}APOCALISSE{/}

Di nessun libro del Nuovo Testamento si pu\u00f2 dire che attira e respinge, affascina e irrita come il piccolo libro dell'Apocalisse, e ci\u00f2 non soltanto per la selvaggia bellezza dello stile e la fitta oscurit\u00e0 del contenuto che sembra renderlo indecifrabile, ma anche per certe minacce inquietanti e paurose che contiene, miste a messaggi di speranza e di nuovo inizio.
Il vocabolo \u00abapocalisse\u00bb \u00e8 la trascrizione di un termine greco che significa \u00abrivelazione\u00bb e viene usato per designare un genere letterario contenente rivelazioni di cose occulte fatte da Dio sotto forma di visioni, simboli, immagini mitiche e numeri. Normalmente le apocalissi sono pseudoepigrafiche, cio\u00e8 si basano sulla finzione di appartenere a personaggi famosi del passato, come Daniele, Esdra, Enoch, Isaia, ecc., i quali da Dio sarebbero stati messi a parte di segreti concernenti il senso della storia e degli avvenimenti presenti e futuri. Si tratta naturalmente di storia passata, delineata in forma di predizione antecedente. Mentre i profeti dell'Antico Testamento ricevevano per lo pi\u00f9 messaggi e parole divine e li trasmettevano oralmente, gli autori delle apocalissi le ricevono sotto forma di \u00abvisioni\u00bb futuribili e le fissano in un libro rivolto al presente. E' evidente che tutte le visioni devono essere interpretate, perch\u00e9 si presentano cariche di simbolismo: cifre, forma, colore, atteggiamenti, mostri, personaggi, astri, tutto dev'essere non visualizzato ma ascoltato, compreso, interpretato, tradotto in idee e concetti. E' proprio il caso di dire che per comprendere l'autore dell'apocalisse il lettore deve entrare nel suo gioco linguistico e simbolico.
Le apocalissi fiorirono nel mondo ebraico a cominciare dal II secolo a.C. e continuarono in ambienti ebraici e cristiani per almeno due secoli dopo. Ma il Nuovo Testamento ha raccolto nel canone soltanto un'Apocalisse, il cui autore dichiara di essere Giovanni, in esilio nell'isola di Patmos a motivo della fede cristiana, [Ap_1,9]. Una tradizione attestata gi\u00e0 nel secolo II da Giustino, Ireneo, Clemente Alessandrino, Tertulliano e dal Canone muratoriano lo identifica con l'apostolo Giovanni, l'autore del quarto vangelo; ma per tutto il IV secolo le chiese della Cappadocia, della Siria e della Palestina non inseriscono l'Apocalisse nel canone delle sacre Scritture, segno evidente che non la ritenevano di origine apostolica. D'altra parte l'Apocalisse offre una consonanza indubbia con temi caratteristici del vangelo e delle lettere giovannee, basti accennare alla designazione di Cristo come \u00abVerbo\u00bb (L\u00f3gos) di Dio, [Ap_19,13]; cfr. [Ap_1,1] - [Ap_1,14]; [Ap_1,1], e come \u00abAgnello\u00bb, [Ap_5,6]; cfr. [Gv_1,29], [Gv_1,36]; ma se ne differenzia per la lingua, lo stile e il contenuto generale. Qualsiasi soluzione si possa dare a questo problema, del resto non essenziale per l'interpretazione, rimane il fatto che l'Apocalisse rivela un'\u00abispirazione giovannea\u00bb (Bibbia di Gerusalemme) e quindi si deve dire almeno che fu scritta nell'ambito della scuola di Giovanni, sulla base di ricordi dell'apostolo o in suo omaggio, nell'area culturale di Efeso. Quanto alla data si pensa comunemente all'et\u00e0 di Domiziano, quindi verso il 95 d.C.; ma c'\u00e8 chi, non senza ragioni, colloca almeno una parte dell'opera negli ultimi anni di Nerone, morto nel 68 d.C.
Qualunque possa essere la data precisa in cui fu scritta l'Apocalisse, \u00e8 necessario, per comprenderla, guardare al contesto storico in cui \u00e8 nata. Essa risponde a una situazione di difficolt\u00e0 interna alla Chiesa e di aperta persecuzione dall'esterno; si propone quindi di rinvigorire l'animo dei cristiani quasi commentando la parola di Ges\u00f9 prima della passione: \u00abAbbiate coraggio, io ho vinto il mondo\u00bb, [Gv_16,33]. Per questo l'immagine dell'Agnello \u00abritto, ma come immolato\u00bb, [Ap_5,6], domina tutto lo scenario delle visioni, e la chiave interpretativa \u00e8 da vedersi nella visione inaugurale del Figlio dell'uomo in atteggiamento di re, sacerdote e giudice universale, che tiene in mano \u00able sette stelle\u00bb, cio\u00e8 la totalit\u00e0 delle chiese, e dice: \u00abNon temere, io sono il primo e l'ultimo, il vivente; giacqui morto, ma ecco ora vivo per i secoli dei secoli; nelle mie mani sono le chiavi della morte e dell'ade\u00bb, [Ap_1,16] - [Ap_1,17].
Il messaggio \u00e8 rivolto alle sette chiese della provincia romana di Asia, che vengono elencate nei cc. 2-3, anche se riguarda intenzionalmente tutte le chiese. I pericoli che incombono sono in parte interni e in parte esterni. All'interno sorgono movimenti ereticali, avvengono compromessi con il paganesimo, si insinuano forme di lassismo morale, si raffredda la carit\u00e0 e il vigore della fede. Dall'esterno c'\u00e8 la pressione spirituale e sociale dell'ebraismo, dal quale la chiesa ha preso le distanze pur restandone congiunta nella lettura delle sacre Scritture, e incombe la persecuzione delle autorit\u00e0 romane. Gi\u00e0 Nerone aveva infierito contro i cristiani, ma ora sotto Domiziano si profilava una lotta molto pi\u00f9 radicale motivata dal rifiuto da parte dei cristiani di riconoscere il carisma divino di Roma e degli imperatori. In tale situazione il messaggio di Giovanni vuole tenere accesa tra i discepoli di Cristo la fiaccola della speranza, sostenere il coraggio \u00abfino alla morte\u00bb, ravvivare la fede e la carit\u00e0 con l'assicurazione della presenza vigile e operante del Signore in mezzo ai suoi, lui che con la morte e risurrezione ha vinto per sempre il male e ha fatto scendere sulla terra le primizie della Gerusalemme celeste. Per questo i suoi discepoli non devono temere; anche se momentaneamente devono soffrire per il nome di Cristo, saranno in definitiva vincitori di Satana e di tutte le forze del male. L'Apocalisse appare quindi come la grande epopea della speranza cristiana, il canto di certezza e di trionfo della Chiesa perseguitata. Non fa perci\u00f2 meraviglia che questo piccolo libro riecheggi nell'antica letteratura del martirio. In essa \u00abla presenza dell'Apocalisse si rivela come qualcosa di essenziale, un elemento fondamentale nella formazione e nell'illuminazione del concetto stesso di martirio. Ma non v'\u00e8 traccia, o quasi, di un'attesa impaziente del compimento e della fine dell'ordine esistente\u00bb.
Questa osservazione induce a richiamare brevemente le principali interpretazioni che dell'Apocalisse sono state date nella storia. E' noto che dall'antichit\u00e0 fino a oggi sono state escogitate interpretazioni diverse di questo libretto misterioso che chiude la raccolta della Bibbia cristiana. Nel Medioevo, al seguito di Gioacchino da Fiore e di Nicola da Lira, molti intesero l'Apocalisse come una profezia delle vicende del mondo e della chiesa e cercavano di spiegarne le visioni riferendole a grandi eventi della storia. Fu cos\u00ec che papi, imperatori ed eretici si vilipendevano scambievolmente con le immagini del \u00abgrande drago\u00bb e della \u00abbestia\u00bb. Altri invece, e gi\u00e0 dal IV secolo, proiettavano gli avvenimenti adombrati dall'Apocalisse alla fine dei tempi, cercandovi i segni che precederanno e accompagneranno lo scatenarsi della catastrofe ultima. In seguito a tale interpretazione l'aggettivo \u00abapocalittico\u00bb \u00e8 diventato sinonimo di catastrofe e di soluzione finale, proprio in antitesi al suo significato originario e alla sua intenzione. Altri ancora supposero che le descrizioni simboliche significassero le ostilit\u00e0 mosse dal giudaismo e dall'impero romano contro la chiesa nascente. Altri infine, e oggi sono la maggioranza, rinunciando a codesto tipo di \u00abapplicazioni\u00bb - poich\u00e9 di applicazioni si tratta e non di esegesi e di interpretazione vera e propria -, inclinano a considerare l'Apocalisse come un messaggio sempre attuale indirizzato alla Chiesa, il cui succo sarebbe la consolazione per la vittoria che Dio riporter\u00e0 sul male, se non subito, certamente alla fine dei tempi.
Alcuni anni fa uno studioso italiano, Eugenio Corsini, perfezionando quest'ultima lettura e rifacendosi alla lettura delle prime generazioni cristiane, ha illustrato con solidi argomenti che la vittoria sulle forze del male, di cui si legge nell'Apocalisse, e l'avvento della Gerusalemme celeste che vi si prefigura, hanno il loro epicentro nella morte e risurrezione di Cristo, compimento e fine di tutto l'Antico Testamento e di tutta la storia che sin dalla creazione lo prelude e l'attende. Il filo d'oro che attraversa l'intera Apocalisse, il tema illustrato, sviluppato e commentato in tutte le sue parti sarebbe dunque che nella morte e risurrezione di Cristo si \u00e8 compiuto tutto l'Antico Testamento e si \u00e8 inaugurata la nuova storia.
La divisione del libro \u00e8 chiara nelle grandi linee. Un'introduzione comprende l'intestazione, [Ap_1,1] - [Ap_1,3], i destinatari con una dossologia, [Ap_1,4] - [Ap_1,8], e la grande visione inaugurale. Il corpo del libro, come suggerisce [Ap_1,19], si compone di due parti: una sezione pastorale (cc. 2-3) con le sette lettere alle chiese, cio\u00e8 \u00able cose riguardanti il presente\u00bb, e la sezione propriamente apocalittica ([Ap_4,1] - [Ap_22,5]), cio\u00e8 \u00able cose che accadranno dopo\u00bb, nelle quali, secondo lo stile apocalittico, non si devono necessariamente cercare avvenimenti futuri, perch\u00e9 normalmente \u00abgli autori degli scritti apocalittici presentano la storia passata in forma di una predizione antecedente\u00bb (H. Conzelmann). L'epilogo, [Ap_22,6] - [Ap_22,21], contiene annotazioni varie che riprendono i temi del messaggio, un attestato di autenticit\u00e0, minacce contro eventuali manipolatori e il saluto finale.
