{2}ATTI DEGLI APOSTOLI{/}

Il libro degli Atti degli Apostoli \u00e8 dello stesso autore che ha scritto il vangelo di Luca. Si presenta infatti come la seconda parte di un'unica opera dedicata alla stessa persona, l'\u00abegregio Teofilo\u00bb, la cui identit\u00e0 rimane a noi sconosciuta. La prima parte, il vangelo di Luca, narra la storia di Ges\u00f9 e la sua attivit\u00e0 cominciando dalla Galilea fino all'ascesa al cielo in Gerusalemme; la seconda, gli Atti degli Apostoli, presenta l'origine e la traiettoria della chiesa da Gerusalemme fino all'arrivo dell'apostolo Paolo a Roma, svelando cos\u00ec un disegno non soltanto geografico ma storico e teologico, che presenta il cammino della fede dal popolo d'Israele a tutte le genti. Il compito di estendere cos\u00ec la fede \u00e8 affidato, nei primi 12 capitoli del libro degli Atti, principalmente a Pietro, che appare come il capo e il portavoce degli altri apostoli; dal capitolo 13 fino alla fine domina invece la figura di Paolo, il quale continua l'opera avviata da Pietro e dai Dodici, in comunione con loro e per loro mandato. Il racconto copre un trentennio delle origini cristiane, dal 30 d.C., anno in cui si colloca verosimilmente l'ascensione, fin verso il 60 d.C., probabile data dell'arrivo di Paolo a Roma.
L'unanime tradizione cristiana a partire dalla met\u00e0 del II secolo attribuisce l'opera a Luca, compagno di viaggi di Paolo, menzionato nell'epistolario paolino come \u00abmedico carissimo\u00bb, [Col_4,14]; cfr. [Fm_1,24]; [2Tm_4,11]. Per questo la maggioranza degli studiosi \u00e8 sempre stata incline a ravvisare Luca in quel misterioso personaggio che in alcune pagine appare come testimone oculare e narra in prima persona (sono le cosiddette \u00absezioni noi\u00bb: [At_16,10] - [At_16,17]; [At_20,5] - [At_20,21]; [At_27,1] - [At_28,16]). Oggi tuttavia non pochi critici muovono obiezioni contro questa persuasione, sostenendo che la mentalit\u00e0 teologica dell'autore degli Atti non coincide pienamente con quella di Paolo e quindi potrebbe non essere suo discepolo; inoltre la figura di Paolo quale emerge dagli Atti non corrisponderebbe con l'immagine che traspare dalle lettere dell'Apostolo, n\u00e9 le \u00absezioni noi\u00bb rimanderebbero necessariamente a Luca. Queste difficolt\u00e0 hanno un certo peso, ma nessuna \u00e8 decisiva contro la fondata tradizione che vede in Luca l'autore di questo libretto, che si presenta, per esplicita dichiarazione dell'autore, [At_1,1], come la continuazione del terzo vangelo, con il quale ha chiare coincidenze di lingua, di stile e di idee teologiche. Per quanto riguarda il tempo e il luogo di composizione non \u00e8 possibile dire nulla di preciso; \u00e8 certo soltanto che fu scritto non molto dopo il vangelo e che sembra esserci un certo distacco tra i fatti accaduti, narrati \u00abin diretta\u00bb dalle lettere, e la narrazione qui codificata. L'opinione pi\u00f9 seguita colloca la data di composizione degli Atti intorno all'anno 80.
Contenuto e divisione. - Uno sguardo d'insieme al libro degli Atti mette subito il lettore davanti a una grande variet\u00e0 di elementi: discorsi, sommari, episodi, descrizioni, racconti autobiografici (\u00absezioni noi\u00bb), narrazioni di miracoli, contesti ebraici, ambienti giudeo-cristiani, situazioni tipicamente elleniche e romane, il tutto per\u00f2 tenuto insieme da un disegno unitario che sembra trovare ispirazione gi\u00e0 nelle ultime parole che Ges\u00f9 rivolge ai discepoli prima dell'ascensione: \u00abRiceverete da lui (lo Spirito Santo) la forza per essermi testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria e fino all'estremit\u00e0 della terra\u00bb, [At_1,8]. Sulla scorta di questo annuncio la storia degli Atti viene disposta in uno snodarsi progressivo dei fatti, dove al punto di vista geografico viene a sovrapporsi lo sviluppo dell'esperienza cristiana: da una prima fase, cc. 1-7, tutta localizzata a Gerusalemme, dove i cristiani sono di estrazione ebraica, continuano a frequentare il tempio e ad osservare le prescrizioni mosaiche, si passa a una fase intermedia, cc. 8-12, localizzata prevalentemente in Samaria e nella Giudea, nella quale si descrive l'estendersi del vangelo degli Ebrei ai pagani secondo un chiaro disegno divino gi\u00e0 manifestato a Israele, per arrivare a una terza fase, cc. 13-28, dove si descrive l'operato missionario di Paolo e la vita delle chiese fuori della Palestina, formate da cristiani che non si sentono pi\u00f9 legati alle pratiche giudaiche.
Come si vede, storia e teologia si intrecciano e i fatti contengono tutti un significato teologico che li collega a un disegno divino. In questa prospettiva sono da leggersi tutti gli episodi maggiori degli Atti. Ostacoli, prigionie e persecuzioni non impediscono alla piccola comunit\u00e0 dei discepoli di espandersi sotto la guida dello Spirito, anzi si rivelano come un fattore scatenante. Il piano di Dio, adombrato gi\u00e0 nelle Scritture antiche, si compie nonostante gli impedimenti degli uomini, anzi, paradossalmente, grazie ad essi la \u00abparola\u00bb si diffonde, cresce il numero dei credenti, la chiesa si edifica in Israele e tra i pagani, e la predicazione del vangelo raggiunge finalmente Roma, dove il vangelo di Ges\u00f9 Cristo Signore viene annunciato \u00abcon piena libert\u00e0 e senza ostacoli\u00bb: \u00e8 l'ultima parola e il traguardo finale sul quale termina il libro degli Atti, [At_28,31].
Composizione e stile. - L'autore degli Atti non ha inteso tracciare un quadro completo delle origini cristiane. Servendosi di un genere letterario in uso nella tradizione ellenistica, che conosceva gli Atti di Annibale, gli Atti di Alessandro, ecc., e gi\u00e0 adottato nella letteratura biblica, come i libri dei Maccabei dedicati ai grandi liberatori d'Israele sotto la persecuzione religiosa dei Seleucidi, Luca ha dato un racconto ordinato della nascita della chiesa e del passaggio del vangelo alle genti servendosi di testimonianze e documenti di diversa provenienza, che oggi gli studiosi cercano di analizzare, cercando di distinguervi ci\u00f2 che \u00e8 primitivo da ci\u00f2 che appartiene alla redazione di Luca. Ci\u00f2 vale soprattutto per la prima parte, dove l'autore ha dovuto attingere a fonti palestinesi, mentre nella seconda parte i viaggi di Paolo e i suoi processi fino al trasferimento a Roma possono essere il racconto di un testimone oculare che ha integrato le notizie con ricordi personali e con informazioni raccolte nelle comunit\u00e0 evangelizzate da Paolo. Tra le caratteristiche narrative proprie dell'autore colpiscono soprattutto il bilanciamento degli episodi, le ripetizioni e la presenza dei discorsi. Un esempio caratteristico di disposizione binaria dei fatti si trova nella presentazione delle figure di Pietro e di Paolo: di tutti e due viene riferito un discorso inaugurale, [At_2,14] - [At_2,36] e [At_13,16] - [At_13,41], lo scontro con il mondo della magia, [At_8,9] - [At_8,24] e [At_13,6] - 13,11], una sequenza di guarigioni prodigiose, [At_5,15] - [At_5,16] e [At_19,11] - [At_19,12], il risanamento di uno storpio, [At_3,1] - [At_3,10] e [At_14,8] - [At_14,10], e la risurrezione di un morto, [At_9,36] - [At_9,42] e [At_20,7] - [At_20,12]. Tra le ripetizioni sono rilevanti la triplice narrazione della conversione di Paolo, [At_9,1] - [At_9,18]; [At_22,5] - [At_22,16]; [At_26,10] - [At_26,18], e le iterazioni che si leggono nella conversione di Cornelio, [At_10,1] - [At_11,18], esperienza capitale nella chiesa della prima ora.
Un posto particolare nell'economia degli Atti spetta ai discorsi. Essi vengono collocati nei punti pi\u00f9 importanti della narrazione per indicare il significato degli eventi. L' autore segue in ci\u00f2 i moduli della storiografia antica (per esempio Tucidide, Tito Livio...) che usava intrecciarli con il racconto e se ne_serviva per esprimere in maniera oratoria le tesi dell'opera. E' difficile quindi ritenere che l'autore riproduca alla lettera o riassuma discorsi veramente pronunciati. Sembra piuttosto che voglia riprendere i temi fondamentali dell'annuncio della fede agli Ebrei e ai pagani, nel quadro dei ricordi storici e di circostanze documentate. Cos\u00ec i discorsi di Pietro a Gerusalemme contengono i termini tipici dell'annuncio evangelico fatto agli Ebrei; il discorso di Stefano, [At_7,2] - [At_7,53], riflette certe discussioni che sorsero ben presto nelle prime comunit\u00e0 e da cui nacque il movimento missionario degli ellenisti; il discorso di Pietro a Cesarea, [At_10,34] - [At_10,43], offre un saggio della catechesi tenuta fuori di Gerusalemme a persone ancora legate al mondo giudaico; lo stesso ci mostra il discorso di Paolo agli Ebrei di Antiochia di Pisidia, [At_13,16] - [At_13,41]. Il discorso di Listra, [At_14,15] - [At_14,17], documenta invece un tipo di predicazione alla gente semplice dei piccoli centri, mentre quello pronunziato all'Are\u00f2pago di Atene, [At_17,22] - [At_17,31], rappresenta un tipico appello missionario alla cultura greco-romana. Il discorso tenuto a Mileto agli anziani di Efeso, [At_20,18] - [At_20,35], ha i tratti tipici del discorso di addio, in cui si danno agli uditori le ultime direttive perch\u00e9 continuino il lavoro iniziato dagli apostoli. Infine i discorsi di difesa, [At_22,1] - [At_22,21]; [At_24,10] - [At_24,21]; [At_26,2] - [At_26,23], rispondono alle accuse che venivano rivolte ai cristiani di abbandono della legge mosaica e di insubordinazione allo stato romano.
Valore storico e didattico. - Da quanto si \u00e8 detto si deduce che negli Atti non \u00e8 da cercarsi una presentazione completa e organica delle origini cristiane, bens\u00ec una delineazione storico-teologica del compimento del disegno salvifico di Dio annunciato nell'Antico Testamento, realizzato nella vita-morte-risurrezione di Ges\u00f9 Cristo e portato per mezzo della chiesa tra tutte le genti. L'opera possiede un sicuro carattere storico, attestato oltre che dalla persuasione della chiesa antica, che lo ha distinto accuratamente da altri \u00abAtti\u00bb o racconti di vicende di vari apostoli nati nel II secolo, anche dal confronto con i dati offerti dalla storia profana e dall'archeologia. I personaggi politici che compaiono negli Atti sono quelli del tempo e hanno un riscontro preciso nella storiografia antica. Le citt\u00e0 e le province romane, gli itinerari per terra e per mare e persino le direzioni e i periodi dei venti per la navigazione sono rigorosamente aderenti alla realt\u00e0. In particolare la titolatura dei governatori delle diverse localit\u00e0 viene riferita con sorprendente esattezza; si trovano cos\u00ec i \u00abproconsoli\u00bb a Corinto e a Pafo, i \u00abpolitarchi\u00bb a Tessalonica, il \u00abprimo\u00bb a Malta.
Ma se la narrazione degli Atti, analogamente a quella dei vangeli, corre sul terreno della storia, il suo scopo, come gi\u00e0 si \u00e8 detto, \u00e8 di comunicare attraverso la storia un messaggio spirituale per tutta la chiesa. Con frase lapidaria Lutero ha scritto che \u00abLuca con questo scritto istruisce la cristianit\u00e0 fino alla fine del mondo\u00bb. Si ricava infatti dalla lettura del libro un quadro esemplare dei primi cristiani, che viene presentato come modello e guida alle chiese di tutti i tempi. Con la risurrezione di Ges\u00f9 e particolarmente con l'effusione dello Spirito Santo a Pentecoste \u00e8 iniziato il tempo messianico definitivo, nel quale la chiesa \u00e8 chiamata a essere ministra della \u00abparola\u00bb e dello Spirito tra tutte le genti, \u00abfinch\u00e9 Egli venga\u00bb. Nella presenza, tra i testimoni della Pentecoste, di gente proveniente dai principali popoli allora conosciuti, si prefigura gi\u00e0 la vocazione universale della chiesa e la sua missione di essere \u00absegno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unit\u00e0 del genere umano\u00bb, secondo la solenne affermazione del Concilio Vaticano II (Lumen gentium, 1). Le linee fondamentali del suo cammino si trovano nella docilit\u00e0 allo Spirito, nella fedelt\u00e0 al messaggio di Ges\u00f9 Cristo, nella sottomissione agli apostoli, nella comunione, nella carit\u00e0 fraterna, nella preghiera assidua, nella libert\u00e0 interiore, nel servizio ai fratelli, con la gioia nelle persecuzioni e la speranza nel cuore, in un'apertura universale senza preclusioni di razza n\u00e9 di cultura. Quale fu la chiesa delle origini, tale ha da essere la chiesa per sempre, se vuole essere fedele alla \u00abtestimonianza\u00bb affidatale dal Signore prima del suo commiato visibile, [At_1,8].
