{2}VANGELO SECONDO GIOVANNI{/}

L'ultimo vangelo in ordine di tempo \u00e8 quello che la tradizione attribuisce a Giovanni apostolo, il discepolo che Ges\u00f9 amava.
E' diverso dagli altri tre, sia per il contenuto che per il modo di esposizione: si dilunga in discorsi, sempre elevati, molte volte polemici; narra pochi miracoli, sempre con fine chiaramente apologetico, che chiama segni; contiene parecchie autorivelazioni di Ges\u00f9; fa svolgere il ministero di Ges\u00f9 specialmente in Giudea, invece che in Galilea, come gli altri tre evangelisti. Tutto ci\u00f2 ha contribuito a far dubitare dell'autenticit\u00e0 e del valore storico del quarto vangelo. Per\u00f2 le testimonianze non mancano: di Giovanni autore di un vangelo parla gi\u00e0 il Canone muratoriano (170-200), il prologo antimarcionita (170), Clemente Alessandrino (200-210), specialmente sant'Ireneo (190). L'esistenza assai remota del testo \u00e8 dimostrata incontrovertibilmente da alcuni papiri, trovati nelle sabbie d'Egitto, contenenti versetti del vangelo e risalenti all'inizio del II secolo. Non mancano poi le testimonianze interne allo stesso vangelo, di cui due esplicite, [Gv_19,35] e [Gv_21,24], altre implicite, che suppongono un testimone diretto, della cerchia di Ges\u00f9, buon conoscitore dei costumi, delle feste, della mentalit\u00e0 ebraica e della geografia palestinese, che viene indicato per ben sei volte come \u00abil discepolo che Ges\u00f9 amava\u00bb, [Gv_13,23] - [Gv_13,26]; [Gv_19,25] - [Gv_19,27]; [Gv_20,2]; [Gv_21,7], [Gv_21,20] - [Gv_21,23], [Gv_21,24], con la specificazione, ripetuta due volte, che aveva posto il capo sul petto di Ges\u00f9, [Gv_13,23]; [Gv_21,20]. E' difficile quindi dubitare che all'origine di questo vangelo ci sia Giovanni apostolo, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo, anche se il vero estensore pot\u00e9 essere un suo discepolo, profondamente nutrito del suo pensiero.
Di Giovanni sappiamo che era pescatore, forse uno dei primi due discepoli di Ges\u00f9, [Gv_1,35] - [Gv_1,40], amico di Pietro e uno dei tre discepoli prediletti, testimoni della trasfigurazione, della risurrezione della figlia di Gi\u00e0iro e dell'agonia nel Gets\u00e8mani. Ebbe pure il privilegio di ricevere da Ges\u00f9 la sua stessa madre ai piedi della croce, [Gv_19,26].
Dopo la Pentecoste troviamo Giovanni con Pietro, [At_3,1]; [At_4,3]; [At_8,14], presente nel concilio di Gerusalemme, [At_15,1] - [At_15,29], in cui era una delle \u00abcolonne\u00bb, [Gal_2,9]. Nulla sappiamo del suo apostolato. Forse si ferm\u00f2 a lungo in Palestina, poi pass\u00f2 in Antiochia e dimor\u00f2 ad Efeso, dove mor\u00ec in et\u00e0 avanzata, forse centenario. La sua festa \u00e8 celebrata il 27 dicembre.
In Efeso, come testimonia unanimemente la tradizione, deve aver avuto origine il quarto vangelo. Probabilmente non fu subito scritto come giunse a noi: si dev'essere formata verso il 66 una tradizione giovannea composta dal racconto di sette od otto segni, da vari discorsi, dalla narrazione della passione-morte-risurrezione di Ges\u00f9. Durante la dimora ad Efeso, nei lunghi intrattenimenti di Giovanni gi\u00e0 vecchio con i discepoli, il complesso della vita, dei miracoli e dei discorsi di Ges\u00f9 venne meditato, attualizzato alla luce dell'esperienza contemporanea e rivestito di considerazioni spirituali e teologiche, le quali, pur non togliendo nulla alla realt\u00e0 storica, danno al vangelo quel carattere specialissimo ed unico che lo distingue. Verso la fine del I secolo, certo dopo l'85-90, quella tradizione fu posta per iscritto sino alla fine del c. 20, mentre il c. 21 fu aggiunto dopo la morte dell'apostolo per sfatare un'errata interpretazione d'un'affermazione di Ges\u00f9, [Gv_21,23].
Il vangelo secondo Giovanni fu scritto con un fine specifico, indicato chiaramente in [Gv_20,31], nella prima conclusione: \u00abAffinch\u00e9 crediate che Ges\u00f9 \u00e8 il Cristo, il Figlio di Dio, e, credendo, abbiate la vita nel suo nome\u00bb. Ci\u00f2 spiega il carattere essenzialmente cristocentrico del vangelo, in cui Ges\u00f9 stesso parla sovente di s\u00e9 e rivela le sue relazioni con il Padre, da cui viene inviato e da cui dipende, non solo nell'essere, [Gv_10,30], ma nel parlare, [Gv_3,11]; [Gv_5,30]; [Gv_7,17]; [Gv_12,49]; [Gv_14,10], nell'operare, [Gv_4,34]; [Gv_5,30]; [Gv_6,38], inviato per portare all'uomo la salvezza mediante la fede in lui, [Gv_3,18] - [Gv_3,20], [Gv_3,36]; [Gv_12,46] - [Gv_12,48]; [Gv_15,10], l'adesione a lui, [Gv_15,1] - [Gv_15,8], la docilit\u00e0 a lui, [Gv_10,11] - [Gv_10,16]. A quanti lo accolgono d\u00e0 il potere di \u00abdivenire figli di Dio\u00bb, [Gv_1,12], come lui e con lui, mediante il dono dello Spirito Santo che egli invier\u00e0 dal Padre, [Gv_5,26]; [Gv_16,7], per compiere l'opera sua di salvezza e santificazione, [Gv_16,8]; [Gv_16,13] - [Gv_16,15].
E' certo che Giovanni volle scrivere un vero vangelo, e cio\u00e8 il buon annunzio della salvezza, proclamata e portata da Ges\u00f9; per questo segu\u00ec lo schema della primitiva predicazione, che partiva dal battesimo di Giovanni, narrava le opere e la predicazione del Maestro e arrivava alla sua passione-morte-risurrezione. Fu pure attento a far rilevare come gli avvenimenti della vita di Ges\u00f9 realizzano le profezie dell'Antico Testamento.
Possiamo scorgere, nel quarto vangelo, dopo un prologo-inno, [Gv_1,1] - [Gv_1,18], in cui Ges\u00f9 \u00e8 presentato uguale a Dio, mediatore della creazione e della rivelazione salvifica, lo sviluppo del ministero con la manifestazione al popolo mediante miracoli (\u00absegni\u00bb) e discorsi, [Gv_1,19] - [Gv_12,50], e la conclusione del ministero con l'arrivo dell'ora di Ges\u00f9, [Gv_13,1] - [Gv_20,31], ora di dolore e di glorificazione, in cui il Maestro, dopo essersi rivelato in modo speciale ai suoi discepoli, va incontro alla passione-glorificazione. Termina con un epilogo, aggiunto successivamente, [Gv_21,1] - [Gv_21,25].
