{2}CANTICO DEI CANTICI{/}

Il titolo di questo libretto significa canto sublime, o canto per eccellenza, secondo un modo tipicamente ebraico di esprimere il superlativo. Si tratta di un poema, o una raccolta di poemetti, in cui un giovane e una fanciulla, tra i quali si inserisce di tanto in tanto il coro (le figlie di Gerusalemme), cantano il loro amore reciproco, in un alternarsi di situazioni (lontananza, ricerca, incontro), che si ripetono varie volte. Nel libretto si avverte una certa unit\u00e0 data dal tema, dai personaggi, dal linguaggio; ma d'altro canto si avverte anche un'innegabile frammentariet\u00e0, perch\u00e9 i poemetti sembrano accostati l'uno all'altro, apparentemente senza un omogeneo svolgersi del tema o dell'azione. I personaggi parlano sempre in prima persona, cosicch\u00e9 il libro crea anche l'impressione di un dramma; in realt\u00e0 non vi sono dialoghi veri e propri, ma solo monologhi che si alternano, mentre l'azione e i movimenti sembrano solo impliciti, descritti o meglio poeticamente evocati dai personaggi stessi. Sul numero e la divisione dei poemetti gli studiosi non sono d'accordo; Ne_proponiamo una, a titolo indicativo: [Ct_1,1] - [Ct_1,4] prologo; [Ct_1,5] - [Ct_2,7]; [Ct_2,8] - [Ct_3,5]; [Ct_3,6] - [Ct_5,1]; [Ct_5,2] - [Ct_6,3]; [Ct_6,4] - [Ct_8,4]; [Ct_8,5] - [Ct_8,7] epilogo; [Ct_8,8] - [Ct_8,14] appendice. Il criterio di distinzione, non in tutti i casi evidente, \u00e8 dato dal ripetersi della situazione di lontananza dei due giovani dopo un precedente incontro.
La frammentariet\u00e0 del poema ha suggerito l'ipotesi di una raccolta di carmi amorosi di origine popolare (feste nuziali) o di origine cortese (data la ricercatezza di tante immagini e la rifinitura poetica del testo), fatta da un poeta-redattore che avrebbe dato al materiale la sua impronta unitaria.
La lingua, con le sue infiltrazioni aramaiche e la presenza di una parola di origine persiana ([Ct_4,13], paradiso) e una anche di origine greca ([Ct_3,9], baldacchino), ci porta al tempo dopo l'esilio per la redazione finale dell'opera. L'attribuzione a Salomone \u00e8 quindi fittizia (come per Qoh\u00e8let e Sapienza) ed \u00e8 indice che il redattore ha inteso collocare il suo libro nell'alveo della corrente sapienziale, di cui Salomone era l'alto patrono. Questo fatto introduce al problema dell'interpretazione del Cantico.
Al di l\u00e0 di tutte le discussioni che tale problema ha suscitato e suscita, non si pu\u00f2 trascurare il fatto che il Cantico \u00e8 stato accolto nel canone biblico come testo ispirato e che pertanto solo all'interno della Bibbia trova una sua corretta interpretazione. Una prima lettura, secondo il senso ovvio e immediato del testo, vi coglier\u00e0 il canto dell'amore umano autentico che unisce l'uomo e la donna secondo il disegno del Creatore, posto in rilievo con tanta accuratezza da [Gn_2,18] - [Gn_2,25]. Il Cantico ne fa il pi\u00f9 alto valore della vita, [Ct_8,6] - [Ct_8,7], quello che la coinvolge totalmente.
Ma questa realt\u00e0 profondamente umana era gi\u00e0 stata ripetutamente assunta da grandi profeti a significare i rapporti tra Dio e Israele: l'alleanza \u00e8 come un contratto nuziale in cui Dio e Israele si sono giurati amore e fedelt\u00e0, come due giovani sposi. L'immagine sponsale viene usata soprattutto per contestare a Israele le sue infedelt\u00e0 e tradimenti all'alleanza, ma pi\u00f9 ancora per esprimere la fedelt\u00e0 di Dio che nonostante tutto intende ricuperare la sua sposa, richiamandola alla conversione e prospettandole un futuro di felicit\u00e0, cfr. [Os_2,4] - [Os_2,25], nel contesto dei cc. 1-3; [Ger_2,2] - [Ger_2,3]; [Ger_3,1] - [Ger_3,5]; [Ger_31,3]; [Ez_16,1] e [Ez_23,1]; [Is_54,4] - [Is_54,8]; [Is_62,3] - [Is_62,6].
Nel Cantico non vi \u00e8 indizio di un significato teologico, oltre il senso letterale. C'\u00e8 invece tutta una tradizione ebraica e poi cristiana che ha accolto questo libro nel canone biblico, ve lo ha gelosamente conservato come sulla scia di quelle pagine profetiche e vi ha letto in trasparenza una parabola dell'amore reciproco di Dio e d'Israele che, ammaestrato dalla dura prova dell'esilio, cerca senza pi\u00f9 tentennamenti Jhwh, suo unico Dio. Questa seconda lettura del Cantico lascia intatta la prima, anzi la rende pi\u00f9 sacra, conferendole il valore di simbolo di una realt\u00e0 pi\u00f9 alta, ma che resta della stessa natura: un amore che dona pienezza di vita e di felicit\u00e0. Questa fu probabilmente anche l'intenzione del redattore finale che, attribuendo il libro a Salomone, cio\u00e8 ponendolo nell'alveo della corrente sapienziale, invita il lettore ad andare oltre il senso della realt\u00e0 esperienziale rappresentata dal testo. E' proprio del saggio, infatti, penetrare il senso recondito delle parabole, cfr. [Pro_1,6]; [Sir_39,2] - [Sir_39,3].
La lettura cristiana del Cantico, sulla scia di quella gi\u00e0 avviata dal giudaismo, vi ha scorto il rapporto sponsale tra Cristo e la chiesa, gi\u00e0 intuito da san Paolo, cfr. [2Cor_11,2]; [Ef_5,32]; tra il Figlio di Dio e l'umanit\u00e0 cui si \u00e8 unito nell'incarnazione; tra Cristo e le singole anime.
Una lettura non solo letterale n\u00e9 solo simbolica sembra quindi rendere meglio giustizia alla comprensione di questo gioiello poetico, di cui un grande rabbino del II secolo d.C. diceva: \u00abL'universo intero non vale il giorno in cui Israele ebbe il Cantico dei Cantici\u00bb.
