{2}ISAIA{/}

Il profeta Isaia svolse il suo ministero essenzialmente in Gerusalemme, nel regno di Giuda. Nato verso il 765 a.C., ricevette l'incarico di \u00abannunciatore del giudizio\u00bb nell'anno della morte del re Ozia (740 a.C.). Visse, cos\u00ec, in prima persona i tragici avvenimenti politici che dal 735 al 701 a.C. videro l'imporsi della potenza assira come potenza egemone nel mondo mediorientale. Il suo tempo fu caratterizzato (e vasta eco \u00e8 presente nella sua predicazione di profeta) dalla guerra siro-efraimita (735-734), dalla caduta del regno di Damasco (732), poi del regno d'Israele (721) e da una profonda ribellione antiassira che fu stroncata solo nel 701 dall'esercito di Sennacherib.
A Ozia si susseguirono alla guida del regno di Giuda i re Iotam, Acaz ed Ezechia, che Isaia conosce e con i quali entra in rapporto. Perci\u00f2 l'attivit\u00e0 del profeta \u00e8 da porsi tra l'anno della morte di Ozia e l'anno 701 a.C. Ci\u00f2 ha creato serie difficolt\u00e0 circa l'attribuzione a Isaia di tutti i 66 capitoli del libro che ci \u00e8 stato tramandato sotto il suo nome.
Questo libro, infatti, abbraccia diversi periodi della storia del popolo ebraico: il periodo che precede l'esilio, l'esilio stesso e l'annuncio del ritorno. E cos\u00ec, di conseguenza, si parla di un Primo Isaia, comprendente i primi 39 capitoli, di un Secondo Isaia (o Deuteroisaia), comprendente i cc. 40-55, e di un Terzo Isaia (o Tritoisaia), comprendente i cc. 56-66.
La predicazione del profeta Isaia si rivolge alla totalit\u00e0 della vita del popolo ebraico: il culto, la politica, la vita sociale, la vita economica. Isaia interviene continuamente e tenacemente nella vita della sua citt\u00e0, nell'atteggiamento dei suoi re e nel comportamento dei suoi concittadini e contemporanei. La sua parola esprime il giudizio di Dio sulla storia e sull'umanit\u00e0, rappresentate la prima dall'insieme delle potenze mediorientali (cc. 13-23) e dall'Egitto, la seconda dal popolo ebraico stesso.
La prima parte del libro, 1-39, \u00e8 un richiamo alla conversione come unico atteggiamento per evitare l'intervento punitivo di Dio che si concretizzer\u00e0 nell'esilio. In essa vengono condannate le stesse realt\u00e0 portanti della vita e della storia d'Israele che ormai non \u00abportano frutto\u00bb. E' condannato con veemenza il culto liturgico del tempio staccato dall'impegno vitale. E' condannata la concezione di appartenenza al popolo di Dio che porta ad agire nell'ingiustizia, nell'egoismo e nel disconoscimento della dignit\u00e0 dell'uomo, soprattutto se debole.
Soltanto un piccolo resto che pratica il vero culto e che vive con pienezza e gratitudine l'appartenenza al popolo eletto non incorrer\u00e0 nella distruzione e nel castigo.
La seconda parte, 40-55, comprende un messaggio di consolazione e di liberazione che raggiunge Israele fiaccato e prostrato dalla potenza babilonese. Questa liberazione storicamente \u00e8 vista nella persona di Ciro, il re persiano che nel 538 consentir\u00e0 il ritorno degli Israeliti nella loro terra.
Sul piano della fede biblica, invece, si delinea la figura misteriosa del Servo del Signore che attuer\u00e0 la liberazione definitiva attraverso il dono della vita con la sua offerta in riscatto di tutti ([Is_42,1] - [Is_42,4]; [Is_49,1] - [Is_49,6]; [Is_50,4] - [Is_50,9]; -[Is_52,13] - [Is_53,12]).
La terza parte del libro, 56-66, comprende un grande canto di gioia per il ritorno dall'esilio. Questo ritorno \u00e8 visto come un secondo esodo. In esso si sperimentano di nuovo la gioia, i prodigi e la festa del primo esodo, quello dall'Egitto. Gerusalemme e Sion sono il punto di arrivo, ma anche di partenza per proclamare la salvezza ricevuta. Tutti sono chiamati a sperimentare la realt\u00e0 di questo secondo esodo: sia quelli che di fatto sono ritornati dall'esilio, sia quelli che erano rimasti in Gerusalemme. A tutti \u00e8 chiesto un esodo, cio\u00e8 un'uscita da se stessi, per ricostruire una vera comunit\u00e0 secondo la legge del Signore.
