{2}PRIMO LIBRO DEI MACCABEI{/}

I libri dei Maccabei sono due opere del tutto diverse per autore, finalit\u00e0 e mezzi espressivi.
La parola Maccabeo \u00e8 un soprannome dato al pi\u00f9 illustre figlio di Mattatia, Giuda, che \u00e8 stato il principale lottatore contro il paganesimo ellenista. In seguito il soprannome, il cui significato \u00e8 discusso - \u00abmartello\u00bb o \u00abdesignato da Jhwh\u00bb -, fu applicato anche ai fratelli di Giuda e agli altri membri della sua famiglia.
Il primo libro contiene la storia di un duro e glorioso periodo di storia giudaica, comprendente una quarantina d'anni, che va dall'avvento al trono di Siria di Antioco Epifane, 175 a.C., fino alla morte di Simone, ultimo fratello di Giuda Maccabeo, 135 a.C.
La storia, presentata secondo un ordine cronologico, comprende tre parti precedute da un'introduzione. Nei cc. 1-2 \u00e8 descritta la situazione al punto di partenza: il progresso dell'empiet\u00e0 diffusa dall'ellenismo \u00e8 contrastato dalla resistenza giudaica guidata dal capo della dinastia asmonea, Mattatia.
La prima parte, [1Mac_3,1] - [1Mac_9,22], \u00e8 dedicata a Giuda, l'eroe per eccellenza, che, dopo aver riportato brillanti vittorie sui generali di Siria, intraprende la purificazione del tempio, ristabilendo l'altare degli olocausti.
Nella seconda parte, [1Mac_9,23] - [1Mac_12,54], il fratello e successore di Giuda, Gionata, grazie a un'abile azione diplomatica, ottiene vari vantaggi religiosi, politici ed economici, per\u00f2 muore vittima dell'astuzia di Trifone.
La terza parte, [1Mac_13,1] - [1Mac_16,1], tratta di Simone che, quale stratega, etnarca e sommo sacerdote, porta a termine l'opera dei fratelli.
L'autore del libro, un giudeo palestinese, forse oriundo di Gerusalemme, che scrisse in ebraico verso il 100 a.C., era un profondo conoscitore della topografia e geografia del suo paese, della letteratura biblica, dalla quale prende a prestito le forme letterarie, ed era uno scrupoloso osservante della legge mosaica, concepita come suprema manifestazione dell'alleanza. Per rispetto non nomina mai il nome di Dio, ma lo evoca usando il vocabolo \u00abCielo\u00bb. Favorevole agli Asmonei, sembra estraneo al conflitto che opponeva farisei e sadducei al potere. Dalla sua prospettiva \u00e8 assente l'attesa messianica ed escatologica. Per comporre il libro si \u00e8 servito di ricordi personali, specialmente per ci\u00f2 che concerne le vicende di Giuda. Negli archivi ufficiali del tempio ha consultato documenti scritti, e non gli sono mancate fonti di origine pagana, che narravano la storia e fissavano la cronologia del regno seleucide.
Bench\u00e9 l'autore abbia dato un'impronta unitaria al suo lavoro dominato dalla concezione della lotta tra Israele e le nazioni, tuttavia egli presenta gli avvenimenti senza nesso cronologico e causale; all'interno di ogni narrazione si nota l'imitazione dell'arte ellenistica, che sotto il manto di una certa sobriet\u00e0 nasconde una punta di poesia, di entusiasmo e di drammaticit\u00e0. Non mancano inni di ringraziamento, canti di lamentazione, discorsi dei capi, elogi delle loro imprese, brani poetici. Le lettere e i documenti d'archivio sono riportati con una certa libert\u00e0, le cifre sono spesso maggiorate. I Romani e le loro imprese sono oggetto di un'ingenua ammirazione; i campioni dell'indipendenza giudaica sono approvati senza riserva, mentre i re della Siria sono trattati con una severit\u00e0 che spesso \u00e8 eccessiva. I Giudei tiepidi o indifferenti sono duramente biasimati. E' difficile precisare le date del libro, in tutto una trentina, non essendo chiaro se l'inizio dell'era seleucide sia calcolato secondo la stagione autunnale, settembre-ottobre del 312, ovvero quella primaverile, marzo-aprile 311.
I metodi e le tendenze particolari dello scrittore sacro non annullano la sua fondamentale onest\u00e0 nel narrare e la seriet\u00e0 dell'informazione.
Secondo la concezione teologica del libro, la lotta tra Israele e i pagani non coinvolge solamente gli Asmonei e i Seleucidi, i Giudei e i Greci, ma anche gli osservanti della legge e i suoi avversari. Morire con le armi in mano per la difesa della legge \u00e8 un onore. E' permesso combattere per la legge anche in giorno di sabato. La fede in Dio produce l'eroismo; il servizio della patria si confonde con il culto dell'unico Dio. Il forte sentimento religioso-nazionale, l'intransigenza della fede che sfocia nella passione eroica della libert\u00e0, se rappresentano un positivo dato umano, lasciano per\u00f2 apparire i limiti di una ristretta concezione politico-religiosa del popolo di Dio sulla terra.

{2}SECONDO LIBRO DEI MACCABEI{/}

Il libro, scritto in greco precedentemente rispetto all'attuale primo libro dei Maccabei, contiene i fatti succedutisi in Giudea dal 175 al 160 a.C., cio\u00e8 nel periodo di una quindicina d'anni. Il secondo libro non \u00e8 perci\u00f2 la continuazione del primo, ma una presentazione particolare di fatti menzionati in quest'ultimo libro.
L'opera inizia con due lettere, [2Mac_1,1] - [2Mac_2,18], tradotte dall'ebraico o dall'aramaico, la prima delle quali \u00e8 cronologicamente posteriore alla seconda. Le due lettere mirano a convincere gli Ebrei d'Egitto a celebrare insieme ai fratelli della Giudea la festa della purificazione del tempio. Dopo una prefazione, [2Mac_2,18] - [2Mac_2,32], nella quale l'autore espone le sue intenzioni e il metodo usato, vengono esposti cinque quadri, tutti centrati sull'importanza del tempio di Gerusalemme. Nel primo quadro, c. 3, Eliodoro apprende a proprie spese l'inviolabile santit\u00e0 della casa di Dio. Nel secondo quadro, cc. 4-7, viene descritta la punizione di Dio consistente nella rapina del santuario, causata dalla politica filoellenistica dei sommi sacerdoti. Nel terzo quadro, [2Mac_8,1] - [2Mac_10,9], \u00e8 presentata la purificazione del tempio che fa seguito alla vittoria di Giuda Maccabeo sui pagani. La lotta vittoriosa condotta da Giuda su tutte le frontiere ottiene il riconoscimento della libert\u00e0 di culto per la comunit\u00e0 giudaica, [2Mac_10,10] - [2Mac_13,26], quarto quadro. Nell'ultimo quadro, [2Mac_14,1] - [2Mac_15,36], Nic\u00e0nore, bestemmiatore del tempio, viene umiliato e la sua testa \u00e8 esposta all'ingresso del santuario. Nella conclusione, [2Mac_15,37] - [2Mac_15,39], l'autore prende congedo dai lettori vantando la propria opera.
Sulla genesi del libro siamo informati dallo stesso autore. Egli compendi\u00f2 un'opera sconosciuta composta di cinque volumi e scritta poco dopo il 160 a.C. da un certo Giasone di Cirene, cio\u00e8 da uno scrittore giudaico della diaspora africana. Questi si mostra molto ben documentato su Gerusalemme, sull'amministrazione seleucide, sui funzionari del governo e sui loro titoli. Convinto monoteista, Giasone menziona il nome di Dio a ogni occasione, ricorre spesso alla preghiera e lancia violente invettive contro i nemici della sua religione. L'anonimo abbreviatore di Giasone realizz\u00f2 il suo compendio scegliendo gli episodi pi\u00f9 significativi, raccordandoli con brevi aggiunte; ritocc\u00f2 la lingua greca di Giasone facendo spesso ricorso a costruzioni pi\u00f9 complesse. L'abbreviatore tradusse probabilmente dall'aramaico o dall'ebraico le prime due lettere, fra le sette che sono incorporate nell'opera. Fu conservato per\u00f2 lo stile \u00abpatetico\u00bb della narrazione, cos\u00ec che nel testo attuale \u00e8 difficile distinguere ci\u00f2 che appartiene a Giasone e ci\u00f2 che \u00e8 proprio dell'ultimo redattore.
Scopo del libro \u00e8 persuadere e commuovere il lettore. Nel primo quadro \u00e8 illustrato il tema della pace e della gioia al quale si oppone quello dell'angoscia. Nel secondo quadro al progresso dell'empiet\u00e0 e della collera di Dio viene contrapposta la morte dei martiri, che apre la via alla speranza. Nei tre ultimi quadri Giuda si eleva in gloria, mentre i suoi nemici retrocedono, proclamando ognuno di essi la gloria di Dio che si manifesta nel tempio.
L'autore preferisce gli episodi patetici, difende la sua causa con passione, usa epiteti roventi, osservazioni mordenti e uno stile spesso ampolloso. Per mettere in rilievo il senso e la portata religiosa degli eventi, trascura la precisione richiesta a uno storico scrupoloso; l'ordine cronologico cede spesso alle esigenze della composizione oratoria. L'aiuto divino assume la forma di una \u00abmanifestazione celeste\u00bb, [2Mac_3,24] - [2Mac_3,26]; [2Mac_10,29] - [2Mac_10,30]; [2Mac_11,8]. Nel genere ellenistico della \u00abstoria patetica\u00bb imitata da Giasone erano correnti le apparizioni degli d\u00e8i che vanno in aiuto ai combattenti. L'autore giudaico ha adattato questo procedimento alla sua fede nella Provvidenza divina che governa il mondo facendo intervenire gli angeli.
Malgrado le incoerenze, le lacune, le esagerazioni, il pronunciato intento edificante, il gusto del meraviglioso, il secondo libro dei Maccabei \u00e8 un libro di storia, che concorda sostanzialmente con le informazioni fornite dal primo. Anzi questo secondo mette in maggior rilievo la parte avuta dai sommi sacerdoti nell'opera di ellenizzazione, inquadra la purificazione del tempio in un contesto storico pi\u00f9 verosimile del primo.
Il libro contiene un ricco insegnamento dottrinale, anzi fa progredire la rivelazione anticotestamentaria in alcuni punti importanti, che saranno poi ripresi dal Nuovo Testamento. Si trova un approfondimento del concetto di Dio creatore del mondo e degli uomini. La madre dei sette fratelli Maccabei professa che Dio ha creato tutto dal nulla, [2Mac_7,28], apportando una preziosa precisazione alla fondamentale questione dell'origine dell'universo. Dio sanziona la condotta degli uomini secondo le opere; empi e persecutori sono sempre puniti per i loro crimini, mentre i giusti sono protetti dagli angeli e i santi intercedono per loro. Se soffrono fino al martirio, sono sicuri di risuscitare dal regno dei morti e ottenere una ricompensa nell'altra vita. Fino allora la fede giudaica non era mai penetrata cos\u00ec profondamente nel mistero della retribuzione dell'aldil\u00e0. Il martirio \u00e8 considerato come un'espiazione che arresta la collera divina. E' menzionata anche l'efficacia della preghiera dei vivi per i morti.
