{2}GENESI{/}

Con la parola ebraica Bere'sh\u00eet (In principio), gli Ebrei intitolano il primo libro della Bibbia, libro che noi sulla scia della versione greca detta dei Settanta chiamiamo Genesi. Principio della Bibbia, principio del Pentateuco o T\u00f4rah, cio\u00e8 della prima grande rivelazione di Dio, principio di quella catena ininterrotta di eventi e di parole che \u00e8 la storia della salvezza, principio dell'essere nella creazione, principio del dialogo tra Dio e uomo, principio che avr\u00e0 la sua riedizione definitiva nell'In principio era il Verbo del vangelo di Giovanni [Gv_1,1]; tutto questo fa intuire l'importanza di questo volume che stiamo per aprire.
Esso \u00e8 costituito sostanzialmente da due tavole di uno stesso dittico. La prima occupa i primi undici capitoli e ha per protagonista l'Adamo: in ebraico il vocabolo ha sempre l'articolo e sarebbe perci\u00f2 da tradurre col_termine umanit\u00e0, ignoto alle lingue concrete dell'Oriente, o con l'Uomo per eccellenza, quello che appare in tutti i tempi e in tutte le regioni del nostro pianeta. La seconda tavola, che domina i cc. 12-50, ha per soggetto Abramo e la sua discendenza: l'orizzonte si restringe, dall'umanit\u00e0 l'obiettivo punta sul popolo d'Israele e sul suo primo articolo di fede, cio\u00e8 la vocazione e il dono della fede ai patriarchi, la radice da cui si \u00e8 sviluppato l'albero che \u00e8 Israele stesso.
La prima tavola \u00e8 costruita attraverso due metodi letterari diversi, la genealogia e la narrazione teologica. Nella tradizione Jahvista prevalgono le narrazioni: creazione (cc. 2-3), il delitto e il castigo di Caino (c. 4), il delitto e il castigo del diluvio (cc. 6-8 in frammenti), il delitto e il castigo dei figli di No\u00e8 [Gn_9,20] - [Gn_9,27], il delitto e il castigo di Babele (c. 11). Nella tradizione Sacerdotale predominano invece le genealogie (genealogie del cielo e della terra nel c. 1; genealogia da Adamo a No\u00e8 nel c. 5; genealogia universale nel c. 10; genealogia da Sem ad Abramo in [Gn_11,10] - [Gn_11,26]). Esse sono un modo di far storia caratteristico delle trib\u00f9 nomadiche sulla base della discendenza da un capostipite ideale. Naturalmente, trattandosi della genealogia dell'umanit\u00e0 intera, il capostipite non pu\u00f2 che chiamarsi l'Adamo, l'Uomo per eccellenza. Questo procedimento \u00e8 anche un tentativo per descrivere e spiegare le origini e quindi il senso d'una realt\u00e0: \u00e8 quello che si chiama tecnicamente eziologia, cio\u00e8 ricerca delle cause, ritorno alla radice delle cose e al loro significato profondo e misterioso. Come si \u00e8 visto, le narrazioni sono invece costantemente centrate su un unico tema, il delitto-castigo, cio\u00e8 sono un'analisi piuttosto pessimistica sulla realt\u00e0 interiore dell'uomo e della societ\u00e0, sulle tensioni interne all'uomo e su quelle sociali, sul rapporto uomo-natura e sulle grandi catastrofi naturali (il diluvio). Ora, \u00e8 da notare che per costruire queste riflessioni la Bibbia ricorre anche ai miti dell'antico Oriente, purificandoli e leggendoli alla luce della rivelazione divina. L'interpretazione religiosa nuova \u00e8 affidata soprattutto al motivo della maledizione-benedizione. L'uomo da solo \u00e8 sotto il segno del peccato e della maledizione (vedi [Gn_3,14], [Gn_3,17]; [Gn_4,11]; [Gn_5,29]; [Gn_8,21]; [Gn_9,25] - [Gn_9,26]). Ma questa trama di male \u00e8 cancellata dalla grazia divina che elide le maledizioni con la benedizione di Abramo, il giusto chiamato da Dio. Infatti nella narrazione della vocazione di questo patriarca ([Gn_12,1] - [Gn_12,4]) si ripete per ben cinque volte il verbo benedire: \u00e8 la grazia che si effonde e d\u00e0 origine all'uomo nuovo, l'Adamo secondo giustizia, Abramo, \u00abnostro padre nella fede\u00bb ([Rm_4,1]).
Passiamo cos\u00ec alla seconda tavola del nostro dittico. In questa nuova storia, quella dei patriarchi, sono facilmente identificabili alcune componenti che interpretano il racconto stesso e lo organizzano su una trama armonica. C'\u00e8 innanzi tutto una linea biografica. Essa lega tre cicli narrativi dedicati ad altrettante generazioni di uno stesso clan familiare: Abramo-Isacco, Giacobbe ed Esa\u00f9, Giuseppe. All'origine c'\u00e8 la storia di una migrazione in un'epoca di instabilit\u00e0 politica forse attorno al 1850 a.C. Sul fondale s'intravede lo scacchiere politico internazionale dominato dalle due superpotenze, l'assiro babilonese a oriente e l'egiziana a occidente. C'\u00e8 poi una linea narrativa che \u00e8 quella delle pagine che ora si leggeranno, dovute ai vari interventi delle famose, tradizioni sopra enumerate e descritte. Il testo fu coordinato in un'unit\u00e0 da una redazione finale che ha fatto confluire tutto il racconto verso la solenne scena finale di raccordo col_secondo libro della Bibbia, l'Esodo: un grandioso corteo funebre di figli, nipoti e servi riporta in patria, nel focolare nazionale d'Israele, la salma di Giacobbe morto all'estero, in Egitto ([Gn_50,1]). C'\u00e8, infine, una linea religiosa, affidata a parole quasi tecniche come promessa, alleanza, benedizione, discendenza, terra. Essa costituisce il punto terminale a cui il libro vuole condurre e la chiave d'interpretazione del senso profondo dei vari capitoli. Terra e discendenza sono quasi due modi diversi che Dio ha adottato per rivelarsi: egli si fa presente a noi attraverso la vicinanza nello spazio, nelle realt\u00e0 terrestri (la terra), che racchiudono un messaggio nascosto di Dio; ma si rivela anche e soprattutto attraverso la sua vicinanza nel tempo, nella storia (la discendenza). E' l\u00e0 che Israele e ogni credente devono cercare la voce e la presenza di Dio e del suo amore.
