{2}ANTICO TESTAMENTO{/}

\u00abCome chi, messosi in mare su una barchetta, viene afferrato da immensa angoscia nell'affidare un piccolo legno all'immensit\u00e0 delle onde, cos\u00ec anche noi soffriamo mentre osiamo inoltrarci in un cos\u00ec vasto mare di misteri\u00bb. Origene, il celebre maestro della Scuola alessandrina del III secolo, sta per entrare con la fragile imbarcazione della sua esegesi e della sua meditazione nell'oceano vasto e misterioso della Genesi (In Genesim Homiliae, [Gn_9,1]) e, quindi, dell'Antico Testamento. E' un'avventura che si ripete anche per noi ogni volta che tentiamo di percorrere l'intero testo biblico per raccogliere un arco di vicende storiche di due millenni e un arco letterario di un millennio.
{K}Un itinerario testuale complesso{/}
Il viaggio nel testo dell'Antico Testamento \u00e8 un'avventura faticosa simile a un assedio condotto nei confronti di una cittadella fortificata nella quale si possono aprire brecce, ma il cui centro resta spesso inviolato e misterioso. Lo scrittore medievale Ruperto di Deutz parlava di una lotta a corpo a corpo con il Libro, simile a quella che Giacobbe dovette sostenere in una notte oscura lungo le rive spumeggianti del fiume Iabbok ([Gn_32,1]): \u00abDolce lotta, per\u00f2, pi\u00f9 gioiosa di ogni pace\u00bb (In Canticum, prefazione). Alla base di quest'avventura c'\u00e8 una Parola che risuona nella notte del nulla: <<Mentre un quieto silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a met\u00e0 del suo corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dai troni regali... si slanci\u00f2 in mezzo alla terra>> ([Sap_18,14] - [Sap_18,15]). A questa, che \u00e8 cronologicamente una delle ultime pagine dell'Antico Testamento, corrisponde in apertura il canto della Parola efficace e creatrice, la celebre pagina di [Gn_1,1]: \u00abDio disse: "Sia la luce!". E la luce fu\u00bb [Gn_1,3]. E un profeta anonimo, il cosiddetto Secondo Isaia, approfondir\u00e0 questo tema attraverso un simbolismo caro all'orizzonte palestinese sempre assetato, assolato e aspro: \u00abCome la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, fecondata e fatta germogliare, perch\u00e9 dia il seme al seminatore e pane da mangiare, cos\u00ec sar\u00e0 della parola uscita dalla mia bocca: non ritorner\u00e0 a me senza effetto, senza aver compiuto ci\u00f2 per cui l'ho mandata\u00bb ([Is_55,10] - [Is_55,11]).
I 46 \u00ablibri santi\u00bb. Questa Parola si \u00e8 anche cristallizzata in un messaggio scritto che ancor oggi sta davanti al lettore credente o no. E' uno scritto che la tradizione ha definito \u00abAntico Testamento\u00bb o, come vedremo, \u00aballeanza\u00bb, cio\u00e8 atto di amore di Dio verso la sua creatura prediletta ([Eb_9,16] - [Eb_9,17]). E' uno scritto che si articola in una collezione di 46 \u00ablibri santi\u00bb ([1Mac_12,9]) fissati dal cosiddetto canone della chiesa cattolica.
La parola divina dell'Antico Testamento \u00e8 stata tradizionalmente distribuita in ambito cristiano su una struttura tripartita comprendente libri storici, libri didattico-sapienziali e libri profetici. Eccone ora l'elencazione, di per s\u00e9 arida, ma da rendere viva con la fedele lettura e l'amorosa assuefazione al loro contenuto e al loro messaggio.
Libri storici. Si aprono con la T\u00f4rah, cio\u00e8 la \u00abLegge\u00bb. E' il Pentateuco, letteralmente \u00abi cinque astucci\u00bb contenenti i rotoli della Genesi, dell'Esodo, del Levitico, dei Numeri e del Deuteronomio, i libri pi\u00f9 cari alla stessa tradizione biblica e giudaica, posti ancor oggi al centro della liturgia sinagogale. Seguono poi le opere che abbracciano l'intero orizzonte storico di Israele dal XIII al II secolo a.C.: Giosu\u00e8, Giudici, Rut, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta ed Ester (questi ultimi tre potrebbero essere definiti \u00abromanzi storici\u00bb esemplari) e, infine, 1 e 2 Maccabei, il canto dell'epopea maccabaica del II secolo a.C.
Libri didattico-sapienziali. Accanto al Pentateuco storico la tradizione della Bibbia greca e cattolica ha accostato quello che potremmo definire \u00abil Pentateuco sapienziale\u00bb composto da altrettanti libri sacri: Giobbe, Proverbi, Qoh\u00e8let (o Ecclesiaste), Sapienza, Siracide (o Ecclesiastico), espressione spesso irraggiungibile dello svelarsi di Dio anche nei segreti dell'esistenza e nei suoi drammi pi\u00f9 laceranti. I Salmi e il Cantico dei Cantici sono collegati a quest'area e, pur conservando una loro funzione e una loro autonomia, costituiscono coi precedenti volumi il settenario sapienziale perfetto.
Libri profetici. Essi sono l'espressione pi\u00f9 viva della parola di Dio: se la terminologia debar-Jhwh, \u00abparola del Signore\u00bb, ricorre nell'Antico Testamento 241 volte, essa risuona per 221 volte proprio in collegamento a un profeta. S. Mowinckel traduceva infatti la nota frase biblica \u00abLa parola del Signore fu rivolta a...\u00bb con questa espressione: \u00abLa parola del Signore divenne realt\u00e0 attiva presso il profeta...\u00bb. Quattro sono i cosiddetti \u00abgrandi profeti\u00bb: Isaia il cui rotolo raccoglie la voce di tre profeti, il classico Isaia dell'VIII secolo a.C. (il Dante della letteratura ebraica), e due poeti anonimi del VI secolo a.C. convenzionalmente indicati come Secondo e Terzo Isaia; il \u00abromantico\u00bb Geremia con i due allegati delle Lamentazioni e di Baruc, quest'ultimo in realt\u00e0 un'antologia di testi disparati; Ezechiele, profeta barocco, e Daniele che, strettamente parlando, \u00e8 uno scritto apocalittico. Segue ai grandi profeti una collezione di dodici profeti cosiddetti \u00abminori\u00bb, di epoche diverse e di differente qualit\u00e0 letteraria: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia.
{K}Il credo \u00abstorico\u00bb di Israele{/}
Duemila anni prima di Cristo nel lembo orientale di quella che \u00e8 stata chiamata la \u00abMezzaluna fertile\u00bb, in Mesopotamia, un poeta anonimo componeva un inno a Enlil, dio dei Sumeri: \u00abEnlil, le tue molte perfezioni fanno restare attoniti; la loro natura segreta \u00e8 come matassa arruffata che nessuno sa dipanare, \u00e8 arruffio di fili di cui non si vede il bandolo\u00bb. Un Dio ignoto, inaccostabile, incomprensibile e lontano. Una visione, questa, confermata -- sia pure in chiave pi\u00f9 positiva -- dalla vigorosa concezione trascendente di Dio tipica della teologia musulmana classica.
\u00abQuale Dio \u00e8 cos\u00ec vicino?\u00bb. Molto differente \u00e8 la proposta anticotestamentaria. Diversamente dall'islam che celebra innanzi tutto lo splendore di un Dio supremo e trascendente, di un \u00abDistante\u00bb, come proclama uno dei cosiddetti \u00abnovantanove bellissimi nomi di Allah\u00bb, la religione biblica vede nella storia il centro in cui si incrociano le due coordinate di Dio e dell'uomo. Il musulmano esalta perci\u00f2 innanzi tutto la trascendenza di Dio, il suo essere \u00abtotalmente Altro\u00bb. La Bibbia, invece, pur confessando senza incrinature l'alterit\u00e0 somma di Dio, ne celebra anche in un certo senso l'\u00abincarnazione\u00bb: la linea verticale si intreccia con l'orizzonte, la sfera divina entra in collisione con quella umana e non per uno scontro o un'esplosione, ma per un incontro e un abbraccio. E' legittimo allora lo stupore del libro del Deuteronomio: \u00abQuale Dio \u00e8 cos\u00ec vicino a una nazione come il Signore nostro Dio \u00e8 vicino a noi?\u00bb.
E' per questo che, aprendo la Bibbia, non ci si incontra con una collezione di tesi teologiche astratte o di intuizioni solo mistiche o di teoremi filosofici; ci si incontra invece con rumori di guerre, Col_brusio della vita quotidiana, con giochi politici, con la storia di un popolo. Emblematico a questo proposito \u00e8 il credo d'Israele sin dalle primordiali schegge di fede come la \u00abconfessione\u00bb innica di Maria, la sorella di Mos\u00e8, citata in [Es_15,21] e dominata dal tema della grande liberazione storica dell'esodo dalla schiavit\u00f9 egiziana: \u00abCantate al Signore perch\u00e9 ha mirabilmente trionfato: ha gettato in mare cavallo e cavaliere!\u00bb. Ma successivamente il credo si espande in formulari pi\u00f9 ampi. Nasce quello che un noto studioso dell'Antico Testamento, il tedesco G. von Rad, ha chiamato das geschichtliche Credo, \u00abil credo storico\u00bb, vera e propria miniatura dell'intero Pentateuco e cuore teologico della fede di Israele.
Attorno al 1200 a.C. nella valle verdeggiante di Sichem, ai piedi dei monti Garizim ed Ebal, Israele, appena uscito dal \u00abcrogiuolo di ferro\u00bb ([Dt_4,20]) dell'oppressione egiziana, sperimenta l'alba di un'epoca di libert\u00e0 nella terra della promessa divina, la Palestina. Davanti al Dio liberatore nel santuario sacro alle memorie patriarcali professa allora la sua fede. E lo fa attraverso un credo che, lungi dall'essere un elenco di qualifiche astratte e misteriose di Dio, \u00e8 invece \u00abmemoriale\u00bb e celebrazione degli interventi di Dio sperimentabili e sperimentati nella storia del popolo. Abbiamo ricordato questa cornice ideale perch\u00e9 un esemplare di questo credo storico \u00e8 ambientato dal c. 24 di Giosu\u00e8, una pagina piuttosto recente a livello redazionale, proprio a Sichem, il centro in cui le dodici trib\u00f9 ritrovavano la loro unit\u00e0 nazionale.
Gli articoli di fede del credo storico. I primi tredici versetti di questo capitolo enunciano con linearit\u00e0 gli articoli di fede: essi sono altrettanti interventi di Dio nella storia di Israele. Sono scanditi dall'Io personale di Dio, perch\u00e9 la storia per la Bibbia non \u00e8 un movimento cieco di destini imponderabili, non \u00e8 una nomenclatura esteriore di date e di eventi neutri; la storia \u00e8 condotta dalla volont\u00e0 e dalla libert\u00e0 di un Dio-persona. Un Dio che resta, certamente, diverso e superiore all'uomo nella sua pura trascendenza e nella sua intoccabile infinit\u00e0 (<<Non c'\u00e8 alcun Dio simile a te n\u00e9 lass\u00f9 nei cieli n\u00e9 quaggi\u00f9 sulla terra... Ma veramente Dio abita sulla terra? Ecco: i cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere!>>, [1Re_8,23], [1Re_8,27], ma un Dio che diventa soprattutto Emmanuele, cio\u00e8 colui che sceglie di essere con l'uomo percorrendo le sue stesse strade, inserendosi nel tracciato fragile e sofferto del tempo. La rivelazione anticotestamentaria non \u00e8 quindi un florilegio di verit\u00e0 atemporali o di sistemi teologici perfetti e astratti, \u00e8 invece la celebrazione della scoperta del volto immutabile di Dio attraverso il dinamismo della sua presenza accanto all'uomo ([2Sam_7,1]) e nel cosmo ([1Re_8,1]).
Le tappe fondamentali del credo di Israele, presente in [Gs_24,1] - [Gs_24,13] ma rintracciabile anche in un frammento molto arcaico della liturgia delle primizie primaverili in [Dt_26,5] - [Dt_26,9] o nella libera variante cultico-poetica della monumentale litania del [Sal_136,1] (\u00abil grande Hallel\u00bb), sono tre e, per il ricorrere insistente del verbo ebraico natan (\u00abdare\u00bb), sono da interpretare come un triplice dono, una triplice grazia: la vocazione alla fede dei patriarchi, la libert\u00e0 nell'esodo, la salvezza e la felicit\u00e0 nella terra promessa dopo il pellegrinaggio nel deserto. Il [Sal_136,1] pone in apertura anche un altro articolo di fede, quello della creazione, per cui in tutto l'essere pu\u00f2 celarsi una parola di Dio indirizzata all'uomo. Sotto l'involucro contingente delle vicende storiche, delle politiche e dell'agitarsi umano, sotto le pagine bibliche in superficie striate spesso di sangue e di pianto, c'\u00e8 uno spessore pi\u00f9 profondo, \u00e8 la parola incarnata di un Dio che, intervenendo nello scenario del mondo, svela lentamente il suo volto misterioso e ignoto. Contro i misticismi evanescenti e acosmici, contro le alienazioni apocalittiche, la Bibbia \u00e8 un appello continuo alla \u00abstoria della salvezza\u00bb: \u00e8 la storia il luogo privilegiato della rivelazione e, come vedremo, il profeta \u00e8 colui che sa decifrare nella trama, spesso oscura, della storia il disegno di Dio, il suo progetto salvifico. Naturalmente questo non significa che Dio si confonda con la storia o con la natura: l'Antico Testamento, infatti, \u00e8 una protesta continua contro le religioni immanentistiche, molto vive presso gli indigeni della Palestina, i Cananei, e molto affascinanti agli occhi degli stessi Ebrei. Attraverso i riti della fertilit\u00e0 naturistica si immaginava di poter bloccare per la propria trib\u00f9 e per i propri greggi l'energia divina della fecondit\u00e0, della sessualit\u00e0 e della fertilit\u00e0. Il Dio di Israele non sar\u00e0 mai riducibile a una forza pur preziosa e vitale com'\u00e8 quella che si sprigiona dal mondo vivente. Egli \u00e8 al disopra di ogni vita perch\u00e9 \u00e8 la radice della vita e dell'essere.
Questa rivelazione storica si trasforma anche in un appello alla risposta, una risposta che ovviamente dev'essere concreta, storica. La religione anticotestamentaria si trasforma sempre in un dialogo: al gesto di Dio che costruisce il progetto della storia della salvezza deve succedere la risposta gioiosa, libera e responsabile dell'uomo. In questo senso sono esemplari i Salmi, parola di Dio che diventa parola dell'uomo indirizzata a Dio dal groviglio quotidiano dell'esistere. Nel testo di [Gs_24,1] la risposta umana \u00e8 espressa col_verbo ebraico 'abad, \u00abservire\u00bb, un verbo che in realt\u00e0 esprime una gamma ben pi\u00f9 vivace di significati. Esso indica il \u00ablavoro\u00bb felice dell'uomo libero, ma anche quello alienante e umiliante dello schiavo; indica il culto sereno e genuino verso il Dio liberatore, ma esprime anche l'amarezza di un culto idolatrico imposto nella schiavit\u00f9. Si tratta, quindi, di un verbo ambiguo e bifronte. Nel c. 24 di Giosu\u00e8 (vv. 14ss) il termine risuona quattordici volte, il numero simbolico della perfezione e della pienezza, e diventa appunto un invito a passare dal \u00abservire\u00bb peccaminoso dell'idolatria al \u00abservire\u00bb libero della fede. \u00abServire\u00bb \u00e8, allora, aderire al vero Dio abbandonando gli idoli morti, \u00e8 seguire solo il suo cammino, \u00e8 accettare energicamente la sua proposta, \u00e8 \u00abamarlo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze\u00bb ([Dt_6,5]), \u00e8 credere in lui, ponendo la nostra sicurezza su lui che \u00e8 la roccia ([Sal_18,3]; [Mt_7,24] - [Mt_7,25]).
{K}La mappa geopolitica dell'Antico Testamento{/}
Proprio per la profonda connessione che esiste tra parola di Dio e storia, tra fede ed esistenza, tra eterno e tempo, tra infinito e spazio, una lettura dell'Antico Testamento non pu\u00f2 prescindere dalla definizione delle coordinate storiche di Israele. Il diagramma che ora offriamo della storia biblica \u00e8, perci\u00f2, fondamentale per cogliere il tracciato della rivelazione biblica e dovr\u00e0 fare quasi da fondale all'intero nostro itinerario nelle pagine anticotestamentarie.
Tre premesse. Prima di affrontare questo essenziale schema storico dobbiamo premettere tre informazioni di ordine generale.
La prima propone una conoscenza globale minima dell'arco geopolitico internazionale entro cui \u00e8 inserita la storia di Israele, un arco che un archeologo americano, J. Breasted (1865-1935), ha suggestivamente chiamato la \u00abMezzaluna fertile\u00bb. Esso ha ai due poli estremi le due superpotenze del mondo di allora. Quella occidentale \u00e8 l'Egitto, la cui storia \u00e8 tradizionalmente classificata secondo tre fasi: l'Antico Impero (dal 2600 con capitale Menfi) cui seguono, dopo un primo \u00abperiodo intermedio\u00bb (2200 a.C.), l'Impero Medio (secoli XXI-XVIII) e, dopo un secondo \u00abperiodo intermedio\u00bb (segnato dall'invasione degli Hyksos: secoli XVIII-XVI), il Nuovo Impero (dal 1570 a.C. in avanti). Sostenuto economicamente dal Nilo, l'Egitto era geograficamente diviso in due settori, il caldo Alto Egitto a sud e il Basso Egitto che abbracciava la zona del Delta. Frequenti i contatti tra Israele ed Egittone_menzioniamo tre: la discesa dei patriarchi forse con le infiltrazioni degli Hyksos e degli Hurriti (Abramo, Giuseppe e Giacobbe); la riforma \u00abmonoteistica\u00bb solare del faraone Akhenaton (XIV secolo a.C.) e gli eventuali contatti con la religione ebraica (vedi il [Sal_104,1] e l'\u00abinno al sole\u00bb del faraone); l'esodo ebraico dall'Egitto (XIII secolo: stele del faraone Mernephtah, prima documentazione extrabiblica dell'esistenza di Israele).
La potenza orientale \u00e8, invece, piuttosto oscillante tra diversi popoli e regni. La zona territoriale \u00e8 la cosiddetta Mesopotamia, cio\u00e8 la pianura formata e alimentata dai due grandi fiumi Tigri ed Eufrate, le cui inondazioni periodiche, attraverso raffinati sistemi di canalizzazione e di ingegneria idraulica, erano decisive per l'agricoltura (si pensi che il dislivello tra la pianura alluvionale e la foce in un raggio di 350 km \u00e8 di soli 34 m!). L\u00e0 coi Sumeri appare la prima civilt\u00e0 dotata di un coerente sistema di scrittura (attorno al 3200). Ai Sumeri, popolazione non semitica ancor oggi per certi aspetti enigmatica, subentrano gli Accadi (2360-2180) col_primo modello di impero mondiale (Sargon il Grande), gli Assiri (con capitale Assur e Ninive) e i Babilonesi con prevalenze alternate, mentre si affacciano citt\u00e0-stato potenti come Mari, popoli bellicosi come gli Hurriti, gruppi etnici piuttosto misteriosi come gli Amurru.
Al centro della Mezzaluna c'\u00e8 un'altra presenza politica rilevante variamente distribuita. Dall'area degli Ittiti, popolo di origine uralo-altaica, abilissimo nei commerci e nella diplomazia, vivace tra il XV e il XII secolo a.C. (attuale Turchia), si passa all'area aramea (attuale Siria), la cui vicenda storica molto complessa \u00e8 stata illustrata dalle decisive scoperte di Ebla effettuate da una missione archeologica italiana guidata da P. Matthiae dal 1964 in avanti con una documentazione ricchissima di tavolette (quasi 20.000) e un raggio storico dal 3500 al 1600 a.C. Questa potente e sofisticata citt\u00e0-stato ha aperto anche un discusso capitolo sui rapporti tra la Bibbia e la religione eblaita (vedi G. Pettinato, Ebla. Un impero inciso nell'argilla, Milano 1979), soprattutto a proposito di un'eventuale testimonianza della presenza del nome divino Jaw (Jhwh?). Al centro della Mezzaluna \u00e8 da porre pure tutta l'area del semitismo nord-occidentale, a cui appartiene anche Israele, e che \u00e8 segnata da civilt\u00e0 significative come quella fenicia o quella cananea, documentata dalle scoperte di Ugarit (scavi francesi di C. Schaeffer tra il 1929 e il 1962: 4000-800 a.C.), che hanno svelato una lingua affine all'ebraico.
Israele \u00e8 inserito nello scacchiere politico piuttosto tormentato che ora abbiamo delineato. Pur essendo ripetutamente contesa dalle varie sfere d'influenza, la nazione ebraica riesce spesso a conservare una sua autonomia limitata. Questo arco geopolitico internazionale subir\u00e0 un forte sconvolgimento, prima con l'avvento dell'astro persiano che occuper\u00e0 tutto l'orizzonte del VI secolo a.C. con Ciro e poi con l'inaugurazione dell'ellenismo da parte di Alessandro Magno e dei suoi successori dal IV secolo in avanti.
Una seconda premessa indispensabile \u00e8 pi\u00f9 di tipo spaziale e concerne la geografia palestinese. Il territorio entro cui si snoda la storia anticotestamentaria \u00e8 chiamato dalla Bibbia con cinque appellativi: \u00abterra di Canaan\u00bb ([Es_15,15]), \u00abterra d'Israele\u00bb ([1Sam_13,19]), \u00abterra santa\u00bb ([Zc_2,16]), Giudea ([Lc_1,5]; [At_10,37]), \u00abterra promessa\u00bb ([Eb_11,9]). Nel periodo ellenistico prevarr\u00e0 per\u00f2 il termine Palestina (lett. \u00abFilistea\u00bb, dal nome del popolo indoeuropeo qui stanziato, fiero avversario di Israele). I confini estremi sono spesso indicati dalla Bibbia con l'espressione \u00abda Dan a Bersabea\u00bb ([Gdc_20,1]; [1Sam_3,20]) e raccoglievano un territorio di circa 25.000 kmq. Verticalmente si distinguevano tre regioni: a est_la Transgiordania, un altopiano popolato dalle trib\u00f9 di Basan, Galaad, Moab ed Edom, spesso in attrito con Israele; seguiva la fossa giordanica, la depressione pi\u00f9 profonda della superficie terrestre, rigata dal percorso tortuoso del Giordano e strapiombante sul Mar Morto a 400 m sotto il livello del mare; al di l\u00e0 della fossa si apriva la Cisgiordania, il settore fondamentale della storia ebraica con le suddivisioni classiche in Galilea, Samaria e Giudea, regione fertile la prima, aride, pietrose e quasi desertiche le altre.
La terza premessa meriterebbe per la sua importanza un'ampia trattazione: la documentazione archeologica \u00e8, infatti, fondamentale nella ricomposizione della cornice storica dell'Antico Testamento. L'archeologia biblica \u00e8 stata avviata nel secolo scorso da W. Flinders Petrie (1853-1942) che per primo adott\u00f2 in Palestina il metodo \u00abstratigrafico\u00bb, metodo che permette una pi\u00f9 corretta rilevazione e una comparazione significativa tra le varie epoche storiche e i successivi stanziamenti. L'archeologia biblica \u00e8 sempre pi\u00f9 cresciuta fino a raggiungere livelli altissimi di specializzazione: pensiamo alla scuola israeliana (ad esempio Y. Yadin e i suoi scavi esemplari di Azor, Meghiddo e Masada, o B. Mazar e le sue prospezioni nell'area del tempio di Gerusalemme); pensiamo alle sensazionali scoperte di Qumran avvenute dal 1947 in avanti, al lavoro della scuola domenicana (L. H. Vincent e R. de Vaux), della scuola francescana (B. Bagatti, E. Testa, V. Corbo); pensiamo ai preziosi contributi della scuola archeologica inglese (K. Kenyon, ad esempio), a quella tedesca (ad esempio G. Dalman), a quella americana rappresentata dal celebre W. F. Albright. Il commento al testo biblico, alla sua toponomastica e agli usi e costumi biblici far\u00e0 balenare al lettore la ricchezza e l'importanza della conferma archeologica, un altro segno vivo dell'\u00abincarnazione\u00bb della parola di Dio nelle coordinate della realt\u00e0 umana.
Cinque grandi fasi storiche. Possiamo finalmente tracciare una sintesi essenziale della storia biblica. In essa sono distinguibili cinque grandi fasi di differente qualit\u00e0 storiografica.
La prima raccoglie l'oscuro e arcaico periodo patriarcale (1900-1700 a.C.: [Gn_12,1] - [Gn_50,1]). Di esso la Bibbia offre narrazioni e saghe familiari con personaggi tribali spesso emblematici (vedi Giacobbe-Israele). L'archeologia ha confermato i dati generali della vita seminomade di quel periodo, i costumi e i nomi descritti nel libro della Genesi, e li ha trovati corrispondenti al modello sociologico dell'Oriente agli inizi del II millennio a.C., cos\u00ec come ci \u00e8 noto a livello generale.
La seconda fase \u00e8 quella dell'esodo dall'Egitto (1500-1200 a.C.). La documentazione del libro dell'Esodo ci fa intuire che in quell'evento, in cui Israele ha percepito la presenza in assoluto pi\u00f9 alta del suo Dio, si racchiude la culla o il germe di Israele come popolo. L'esodo \u00e8 stato un avvenimento politicamente complesso comprendente probabilmente un esodo-fuga e un esodo-espulsione. Durante questa fase, come si \u00e8 detto, Israele appare citato per la prima volta in un documento profano, la stele del faraone Mernephtah, scoperta nel 1896 a Tebe e databile tra il 1230 e il 1219 a.C.: \u00abDevastato \u00e8 Israele, esso \u00e8 senza seme\u00bb.
Con la conquista della Palestina, attraverso una lenta infiltrazione e non attraverso un blitz fulmineo, come sembra emergere a prima vista dalla ricostruzione epica e \u00abpanisraelitica\u00bb del libro di Giosu\u00e8, si apre la terza fase contrassegnata a livello politico forse da una struttura federativa intertribale (secoli XII-XI a.C.), stando almeno all'ipotesi di un'\u00abanfizionia cultica\u00bb delle varie trib\u00f9 con centro cultuale a Sichem, ipotesi avanzata dal famoso biblista M. Noth. Il governo \u00e8 affidato a giudici: alcuni sono semplicemente alti burocrati destinati alla gestione delle singole trib\u00f9 con poteri variabili; altri sono giudici \u00abcarismatici\u00bb e \u00absalvatori della patria\u00bb (equivalenti al \u00abdittatore\u00bb romano), in carica per periodi limitati e di crisi, dotati di poteri eccezionali non solo sulla loro trib\u00f9 ma anche su coalizioni di trib\u00f9 (vedi Debora, Gedeone, Sansone, Iefte, ecc.).
La quarta fase storica \u00e8 rappresentata dall'ingresso in Israele dell'istituto monarchico verso la fine dell'XI secolo a.C. L'esordio di questa importante fase storica della Bibbia \u00e8 presentato secondo due versioni, l'una fieramente antimonarchica ([1Sam_8,1] - [1Sam_8,22]; [1Sam_10,18] - [1Sam_10,25]; [1Sam_10,12]; [1Sam_10,15]), l'altra antitetica e \u00abfilomonarchica\u00bb ([1Sam_9,1] - [1Sam_10,16]; [1Sam_11,1] - [1Sam_11,15]; [1Sam_13,1] - [1Sam_14,1]). E' la nascita dello stato nazionale ebraico in senso stretto. Esso diviene realt\u00e0 soprattut to con Davide e Salomone. Si tratta per\u00f2 di un'unit\u00e0 politica fragile e per certi versi artificiosa, osteggiata probabilmente dal potere sacerdotale rappresentato agli inizi da Samuele: dopo due sole generazioni lo stato unitario si sfascia nella scissione di Sichem (931 a.C.) tra regno d'Israele (dieci trib\u00f9 settentrionali, con capitale successiva a Samaria) e regno di Giuda (due trib\u00f9 meridionali con capitale a Gerusalemme). Il primo regno sar\u00e0 spazzato via dalla superpotenza assira nel 721 a.C.; il secondo si chiuder\u00e0 con la distruzione di Gerusalemme operata dalle armate babilonesi di Nabucod\u00f2nosor nel 586 a.C.
Si apre cos\u00ec la quinta fase che con alterne vicende vede Israele, dopo l'esilio babilonese durato sino al 538 a.C., ridotto a una provincia dei vari imperi che frattanto si succedono sulla scena politica orientale (Persia, ellenismo siro, Romani). Siamo ormai nell'epoca cosiddetta giudaica. Il governo interno di tipo teocratico, organizzato da Esdra e Neemia, gestisce senza aperture il suo mandato. Un bagliore di novit\u00e0 sar\u00e0 la famosa rivoluzione partigiana maccabaica contro il potere siro (Antioco IV Epifane: II secolo a.C.), ben presto ingrigita in una scialba e inetta monarchia (gli Asmonei) che sar\u00e0 liquidata da un ebreo-idumeo, Erode, figlio di un loro primo ministro. La superpotenza mondiale \u00e8 ormai Roma e nel 70 d.C. lo stato ebraico viene definitivamente eliminato dalla mappa politica internazionale.
{K}La mappa letteraria e testuale dell'Antico Testamento{/}
Diceva Massimo il Confessore: \u00abSe ti fermi alle parole non raggiungerai la Parola\u00bb. In altri termini, se stai fermo al puro \u00abgrammaticale\u00bb o al puro \u00abfilologico\u00bb della Bibbia, ti diventa molto faticoso cogliere il messaggio e la vita divina e umana che si celano nella parola anticotestamentaria. Ma \u00e8 altrettanto vero che le parole sono il veicolo indispensabile per trasmettere e per accogliere quel messaggio e quella vita. Senza la conoscenza di quelle \u00abparole\u00bb concrete si pecca di monofisismo ignorando la qualit\u00e0 \u00abincarnata\u00bb e umana della rivelazione, qualit\u00e0 che abbiamo visto essere fondamentale nel discorso biblico. La conquista del significato e del valore delle \u00abparole\u00bb \u00e8, perci\u00f2, gi\u00e0 un'attivit\u00e0 teologica, non \u00e8 pura erudizione scientifica. Lutero giustamente scriveva che per la Bibbia anche \u00abil grammaticale \u00e8 veramente teologico\u00bb. Senza questa conoscenza delle caratteristiche concrete del linguaggio biblico si cade nel \u00abfondamentalismo\u00bb che spesso raggiunge risultati deliranti di \u00abletteralismo\u00bb: pensiamo alla prescrizione sull'intangibilit\u00e0 del sangue umano ([Gn_9,4] - [Gn_9,6]), segno simbolico della vita, riletta dai testimoni di Geova in forma letteralista con risultati antitetici rispetto a quelli che il testo biblico realmente vuole inculcare (la difesa costante e l'impegno sistematico per la conservazione della vita).
Ora, per la conquista dell'esatto valore delle \u00abparole\u00bb semitiche dell'Antico Testamento \u00e8 necessario possedere un'attrezzatura storico-critica e letteraria e persino avere un minimo di sensibilit\u00e0 estetico-letteraria, essendo la Bibbia anche \u00abun cantico poetico della Bellezza\u00bb (Claudel). Sappiamo che l'espressione linguistica di questa bellezza \u00e8 legata all'area del semitismo nord-occidentale e a una lingua precisa, quella ebraica. Essa \u00e8 una lingua piuttosto povera a livello lessicale, ma abbastanza sofisticata, come gli altri idiomi semitici, a livello verbale: il verbo, infatti, pi\u00f9 che a connotazioni temporali, rimanda alla qualit\u00e0 dell'azione da esso espressa, azione che viene definita nelle sue dimensioni e nei suoi dinamismi palesi e occulti (qualit\u00e0 attiva, riflessiva, intensiva, passiva, causativa, perfetta, incompleta, ecc.). Accanto all'ebraico, che \u00e8 la lingua dominante dell'Antico Testamento, si accosta l'aramaico, altra lingua semitica presente in alcuni documenti ufficiali citati in [Esd_4,8] - [Esd_6,18]; [Esd_7,12] - [Esd_26,1] (l'aramaico era una lingua diplomatica e ha avuto nella sua storia molte varianti), in una sezione del libro apocalittico di Daniele ([Dn_2,4] - [Dn_7,28]) e in frammenti esilissimi ([Ger_10,11] e due parole in [Gn_31,47]). C'\u00e8 poi il greco, che \u00e8 la lingua originale del libro della Sapienza e dei libri dei Maccabei (forse [1Mac_aveva una matrice ebraica) e di alcune aggiunte o varianti dei libri ebraici di Daniele ed Ester. Tobia, giunto a noi in due redazioni greche, suppone forse un originale ebraico, di cui sono stati identificati alcuni frammenti a Qumran. Di Giuditta uno studioso, A.-M. Dubarle, \u00e8 riuscito a ricomporre il mosaico frammentario di un originale ebraico lacunoso, forse matrice dell'attuale testo greco da collocare attorno agli inizi del II secolo a.C. Il libro del Siracide, presentato dal nipote dell'autore come un'opera originariamente stesa in ebraico e da lui tradotta in greco, ha rivelato con alcune scoperte moderne quasi due terzi dell'originale ebraico: nel 1896 e nel 1931 nella ghenizah (\u00absacristia\u00bb) della sinagoga del Cairo, nel 1955 a Qumran e nel 1964 a Masada sono venuti alla luce documenti da collegare al testo originale ebraico.
Alcuni fenomeni letterari dell'Antico Testamento. Espressione di una psicolinguistica di stampo realistico, amante della concretezza, aliena dall'astrazione concettuale, il linguaggio anticotestamentario richiede al lettore occidentale un processo di vera e propria transculturalizzazione. La distanza tra il sistema culturale e linguistico biblico e quello a noi familiare non pu\u00f2 essere assorbita da una semplice traduzione, spesso faticosa o semplificatrice e in qualche caso persino impossibile. E' necessaria un'operazione di comprensione e di trascrizione dei modelli e delle categorie, \u00e8 necessaria un'assuefazione costante al linguaggio e alle sue modalit\u00e0 spesso rigorose anche se apparentemente fluide e ramificate.
Vogliamo in particolare ricordare tre fenomeni letterari di notevole rilevanza ai fini di una corretta interpretazione dell'Antico Testamento.
Il primo riguarda i cosiddetti generi letterari, esaminati e catalogati per la prima volta in maniera scientifica da uno dei grandi maestri dell'esegesi moderna, il tedesco H. Gunkel (1862-1932). Si tratta di modelli letterari connessi a determinati contenuti e ad ambienti specifici, regolati da leggi costanti che ne_strutturano lo snodarsi. I generi letterari nascono e si sviluppano in ambienti precisi con proprie coordinate (\u00e8 il cosiddetto Sitz-im-Leben, \u00abil contesto vitale\u00bb in cui il genere sboccia e si ripete). Il genere letterario, che pu\u00f2 essere storico, sapienziale, poetico, epico, romanzesco, omiletico, che pu\u00f2 specificarsi in oracoli profetici, in discorsi, in modelli apocalittici, nei generi salmici (inni, lamentazioni, cantici a Sion, salmi di fiducia, inni regali, ecc.), si ramifica in forme letterarie minori, cio\u00e8 in unit\u00e0 microletterarie pi\u00f9 ridotte e pi\u00f9 rigide, come la parabola, il l\u00f3ghion (o breve detto), la genealogia, il proverbio, la narrazione di miracolo, il discorso parenetico, ecc. Come hanno insegnato per i cattolici la Divino afflante Spiritu di Pio XII e la Dei Verbum del Concilio Vaticano II, l'identificazione dei generi letterari permette una prima corretta ermeneutica del testo biblico e della reale portata del suo messaggio.
Ora, questi generi e queste forme letterarie hanno vissuto una loro vicenda di trasmissione, cio\u00e8 una loro formazione, prima di tipo orale e poi di cristallizzazione in una pagina scritta. Si tratta di quella che pu\u00f2 essere chiamata la Traditionsgeschichte, la storia della tradizione. La struttura sociolinguistica semitica, e quindi biblica, privilegia la modalit\u00e0 orale; la parola parlata per il semita \u00e8 pi\u00f9 incisiva e pi\u00f9 valida, anche a livello giuridico, dello scritto. Il \u00abnon dire falsa testimonianza\u00bb non \u00e8 solo un comandamento del Decalogo ([Es_20,16]; [Dt_5,20]), ma \u00e8 anche il primo comma del codice babilonese di Hammurabi. E' naturale, allora, che, soprattutto nella poesia, si escogitino metodi di apprendimento mnemonico dando origine a quello che \u00e8 stato definito \u00ablo stile mnemotecnico\u00bb che ha la sua espressione pi\u00f9 nota nel parallelismo, il secondo fenomeno letterario che ora vogliamo brevemente esaminare.
Fu un vescovo anglicano, R. Lowth, a identificare per primo nelle sue lezioni a Oxford nel 1753 questa tecnica letteraria che verr\u00e0 definita dal critico romantico J. G. Herder (1744-1803) come \u00abun succedersi di flutti a flutti\u00bb (nella sua opera Vom Geist der hebr\u00e4ischen Poesie). Il parallelismo, lungi dall'essere una stucchevole ripetizione di un concetto, \u00e8 il tentativo di far esplodere un'idea o un'immagine in tutte le sue potenzialit\u00e0, circoscrivendone tutte le sfaccettature o l'intero perimetro semantico. Al tempo stesso la reiterazione permette l'acquisizione incisiva del concetto o del simbolo. Il parallelismo \u00e8, quindi, una specie di rima interiore, regolata da norme abbastanza rigorose. ne elenchiamo alcune, che corrispondono ad altrettante forme di parallelismo; per riuscire poi a ritrovarle nel vivo della pagina biblica sar\u00e0 sufficiente una lettura costante della collezione di poesie raccolte nel Salterio. Il parallelismo pu\u00f2 essere sinonimico se si appaiano due immagini simili che si illuminano vicendevolmente:
\u00abIo sar\u00f2 come un leone per Efraim,
come un leoncello per la casa di Giuda.
Io, io sbraner\u00f2 e me ne_andr\u00f2,
porter\u00f2 via la preda e nessuno me la strapper\u00e0\u00bb ([Os_5,14]).
Esemplare per dimostrare la funzione \u00abmnemonica\u00bb di questo tipo di parallelismo \u00e8 il [Sal_114,3] - [Sal_114,6] (vedi anche [Sal_115,5] - [Sal_115,7]).
\u00abIl mare vide e se ne _fugg\u00ec,
il Giordano si volse indietro,
i monti saltellarono come arieti,
le colline come agnelli d'un gregge.
Che hai tu, mare, che fuggi,
e tu, Giordano, che ti volgi indietro?
Perch\u00e9 voi, monti, saltellate come arieti,
e voi, colline, come agnelli d'un gregge?\u00bb.
Il parallelismo \u00e8 antitetico quando procede per contrasto opponendo positivo a negativo, cos\u00ec da impressionare l'attenzione e la memoria dell'ascoltatore o del lettore. Bianco e nero si scontrano e si confrontano:
\u00abCessate di fare il male,
imparate a fare il bene\u00bb ([Is_1,16] - [Is_1,17]).
Eccone un altro esempio:
\u00abNon a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome da' gloria\u00bb ([Sal_115,1]).
Il parallelismo \u00e8 progressivo quando parte da un nucleo iniziale e si espande in un crescendo sempre pi\u00f9 forte:
\u00abGiorno di collera, quel giorno,
giorno di angustia e di tribolazione;
giorno di turbine e tempesta,
giorno di tenebre e caligine;
giorno di nubi e di oscurit\u00e0,
giorno di squilli e grida di battaglia...\u00bb ([Sof_1,15]).
Naturalmente sono individuabili altre forme minori di parallelismo che, per\u00f2, come le citate, hanno lo stesso scopo di rendere sempre pi\u00f9 attiva la fertile memoria del semita. Tutto questo, indirettamente, si trasforma in una garanzia di fedelt\u00e0 nella conservazione di ricordi, di parole e di dati da parte dei \u00abtradenti\u00bb biblici.
Un terzo fenomeno letterario di particolare rilevanza nell'esatta comprensione della letteratura anticotestamentaria \u00e8 l'uso del linguaggio simbolico. Come scriveva il famoso poeta inglese Th. Eliot, le pagine bibliche sono un vero e proprio \u00abgiardino dell'immaginazione\u00bb da cui emerge un esuberante repertorio simbolico a volte patetico, altre volte tumultuoso, oppure melodico e persino brioso. Come spiegava Maritain nella sua opera di filosofia estetica Situation de la po\u00e9sie, la gnoseologia biblica \u00e8 una \u00abconoscenza-esperienza, saporosa, affettiva e operativa\u00bb e quindi simbolico-poetica. In questo \u00abfestival delle immagini\u00bb anticotestamentarie \u00e8 difficile mettere ordine alla maniera \u00abastratta\u00bb occidentale: ci sono problemi di versione, di filologia, di analisi comparata con altre culture dell'area semitica, c'\u00e8 l'imprevedibilit\u00e0 dei collegamenti per assonanza fonetica nell'originale ebraico che ovviamente in traduzione svaporano, c'\u00e8 la libert\u00e0 del ragionamento semitico che procede in forma ramificata, c'\u00e8 la rinnovata importanza attribuita al mito e al simbolo dalla moderna filosofia del linguaggio e dalla recente linguistica (P. Ricoeur, E. Cassirer, M. Eliade, J. Cazeneuve, A. Durand, M. L. Ramlot, ecc.), c'\u00e8 il complesso problema dell'uso di miti orientali da parte dell'Antico Testamento e della relativa \u00absmitizzazione\u00bb a cui essi vengono sottoposti dall'autore biblico cos\u00ec da ricomporli col_quadro teologico generale jahvistico (vedi ad esempio [Gn_2,1] - [Gn_3,1] e [Gn_6,1] - [Gn_9,1]).
Senza entrare nei dettagli vorremmo menzionare almeno un particolare modello simbolico teologico, quello dell'antropomorfismo, che \u00e8 sostanzialmente una via analogica e mitica per far teologia. Attraverso la \u00abstoricizzazione\u00bb del divino e dell'eterno si tenta di penetrarne i misteri tenendo come unit\u00e0 di misura simbolica l'esperienza umana. Appare, cos\u00ec, la tradizionale descrizione dell'\u00aborganismo\u00bb di Dio (faccia, naso, labbra, braccio, piede, mano, occhio, dito, orecchio, viscere) e della sua psicologia (gioia, ira, vendetta, indignazione, pentimento, amore, tristezza...). Con l'antropomorfismo si cerca di definire meglio la relazione Dio-uomo senza per questo cancellare la trascendenza divina che \u00e8 il dato intoccabile della cornice teologica biblica. In questo senso sono esemplari gli inni arcaici della poesia ebraica come il cantico di Mos\u00e8 ([Es_15,1]), quello di Debora ([Gdc_5,1]), quello di Abacuc (c. 3), il [Sal_18,1] che mettono in scena un Dio-generale, rivestito di un'armatura cosmica (fulmini, tuoni, terremoto, mare, ecc.), mentre sta per irrompere sulla terra contro il male (\u00abi nemici\u00bb di molti salmi imprecatori) per fracassarlo e demolirlo. Per arditezza nell'uso dell'antropomorfismo sono celebri le immagini parallele di Jhwh che tiene in pugno un calice di vino drogato che gli empi dovranno ingurgitare sino alla feccia ([Sal_75,9]) e di Jhwh ebbro e assopito a causa del vino ([Sal_78,65]). Ma l'antropomorfismo conosce anche la delicatezza e l'\u00abumanit\u00e0\u00bb: pensiamo agli archetipi psicanalitici paterno, materno e sponsale frequentemente applicati a Dio nella profezia e nella poesia salmica ([Os_1,3]; [Os_11,1]; [Ez_16,1]; [Is_54,1]; [Is_62,1]; [Sal_27,10]; [Sal_103,13]; [Sal_131,2]).
Proprio per la sua complessit\u00e0 e ricchezza di fenomeno letterario biblico pu\u00f2 essere sottoposto anche a numerose tecniche di analisi letteraria, in particolare gli si pu\u00f2 applicare la moderna scienza letteraria: pensiamo ai tentativi ormai abbastanza collaudati di lettura della Bibbia secondo la metodologia strutturalista. Si tratta di un approccio inedito che cerca di considerare il testo in forma pi\u00f9 \u00absincronica\u00bb e \u00aboggettiva\u00bb, cio\u00e8 nelle sue strutture interne e nei segnali che emergono dal testo in s\u00e9 preso, prescindendo dalla sua storia \u00abdiacronica\u00bb. Questo approccio, come quelli, pi\u00f9 incerti, fluidi e talora discutibili, delle letture \u00abmaterialistiche\u00bb o \u00abpsicanalitiche\u00bb, pu\u00f2 segnare nuove vie per una esplorazione sempre pi\u00f9 vasta della parola biblica.
La critica testuale dell'Antico Testamento. Un campo interessante di ricerca letteraria \u00e8 anche quello che concerne la trasmissione \u00abmateriale\u00bb del testo dell'Antico Testamento, cio\u00e8 la cosiddetta critica testuale. Si tratta di un'investigazione piuttosto raffinata e complessa che segue leggi ormai collaudate e che permette di isolare, attraverso i cosiddetti \u00abtestimoni\u00bb (cio\u00e8 i papiri, i codici di pergamena, gli \u00f3straka di coccio, le versioni, le citazioni dell'Antico Testamento), un testo biblico che sia il pi\u00f9 possibile un riflesso fedele dell'originale uscito dalla stesura o dalla redazione dei vari autori o collettori anticotestamentari.
Le scoperte del \u00abmonastero\u00bb giudaico di Qumran presso il Mar Morto hanno scritto un capitolo fondamentale nella storia del testo ebraico della Bibbia. Nella primavera del 1947 un giovane pastore beduino, Mohammed ed-Dib, inseguendo una capra per i picchi rocciosi che si ergono sul lato nord-occidentale del Mar Morto, aveva scoperto in una grotta delle giare contenenti manoscritti antichi. Da quel momento iniziava un'avventura complicatissima per il recupero integrale, l'acquisto, il trafugamento e la decifrazione di quei preziosi testi delle undici grotte in cui erano restati occultati per secoli. Essi costituivano il patrimonio spirituale di una comunit\u00e0 giudaica vissuta attorno al I secolo a.C. e I secolo d.C., che si era appunto stanziata in un sottostante \u00abmonastero\u00bb messo alla luce poi dagli scavi di R. de Vaux. Probabilmente questa comunit\u00e0 era da collegare al movimento degli esseni (dal greco essa\u00eeoi, \u00abpuri\u00bb), noti anche a Plinio il Vecchio e diffusi in altre aree (a Damasco fu trovato un altro loro scritto conosciuto come il Documento sadokita). L'amore per la Bibbia di questi \u00abmonaci\u00bb, disgustati del clero e del culto corrotti di Gerusalemme, \u00e8 testimoniato dal fatto che, sopraggiungendo nel 70 d.C. le forze di occupazione romane, essi non ebbero nessun altro pensiero se non quello di salvare, nelle grotte sovrastanti il loro monastero, il tesoro pi\u00f9 prezioso, cio\u00e8 i testi biblici e gli scritti interni della comunit\u00e0 (come la Regola della comunit\u00e0 o il volume della Guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre o il Rotolo del tempio). L'archeologia, infatti, ha portato alla luce nei loro alloggi, accanto alle molte vasche per le purificazioni rituali, aule destinate alla scrittura: due calamai, uno dei quali con il fondo ancora coperto da inchiostro secco, confermano questo fervore per lo studio della Bibbia e per la ricerca spirituale autonoma rispetto alla teologia ufficiale della classe sacerdotale di Gerusalemme.
Si sono trovati a Qumran testi completi o frammenti di tutti i libri biblici anticotestamentari, tranne il libro di Ester, forse perch\u00e9 \u00e8 l'unico volume biblico che non contiene il nome sacro di Jhwh. Tra questi reperti dobbiamo citare il celebre rotolo di Isaia, indicato convenzionalmente con la sigla 1QIsa: formato con diciassette pelli cucite insieme cos\u00ec da dare origine a una pergamena lunga 7 m e alta 20 cm, il rotolo raccoglie su 54 colonne di 29 linee ciascuna l'intero libro del profeta Isaia. Siamo in presenza di un testo biblico del I secolo a.C. (in altri casi del I secolo d.C.) che contiene integralmente un'opera dell'Antico Testamento (completo \u00e8 anche Abacuc e completi sono i testi di molti salmi). Ora, fino alle scoperte di Qumran, ci si doveva basare, per la ricomposizione del testo biblico, esclusivamente su manoscritti medievali, come il Codice Leningradense B 19a (1008 d.C.), distante pi\u00f9 di un millennio e mezzo dalla redazione di molti originali biblici. Questi manoscritti medievali sono chiamati scientificamente il testo masoretico (dall'ebraico masar, \u00abtramandare\u00bb) e raccolgono il paziente lavoro di conservazione e di vocalizzazione (l'ebraico, come le altre lingue semitiche, \u00e8 a struttura fondamentalmente consonantica) di alcuni rabbini vissuti tra il 500 e il 900 d.C. Il confronto condotto tra il testo masoretico e il testo offerto dai manoscritti di Qumran ha permesso di confermare l'alto grado di fedelt\u00e0 con cui, nonostante il fluire dei secoli, la parola di Dio era conservata.
Oltre al \u00abtestimonio\u00bb microscopico, ma antichissimo (II secolo a.C.), del papiro Nash, che \u00e8 il resto di una filatteria con il Decalogo (cio\u00e8 uno di quei rotolini che gli ebrei osservanti durante la preghiera pongono in un astuccio di cuoio sulla fronte e sul braccio), oltre alla citata documentazione sull'originale ebraico del Siracide ritrovata al Cairo e a Masada, oltre a Qumran e al testo masoretico, un'altra fonte per la ricostruzione del testo anticotestamentario \u00e8 il Pentateuco samaritano, un documento tardivo (X secolo d.C.) che costituisce il rotolo ufficiale della piccola comunit\u00e0 \u00aberetica\u00bb dei samaritani presente ancor oggi nei pressi di Samaria (a Nablus) e che riflette un'interessante trasmissione testuale indipendente, arcaica e ancor pi\u00f9 \u00abconservatrice\u00bb e fedele di quella del testo masoretico. Preziose testimonianze indirette si possono estrarre dalle versioni, da quella greca, celeberrima, dei Settanta iniziata nel III secolo a.C. nella comunit\u00e0 della diaspora di Alessandria d'Egitto, sino a quelle greche tarde come le versioni di Aquila, Simmaco e Teodozione, da quelle aramaiche, quando l'ebraico non era pi\u00f9 intelligibile a livello popolare nelle assemblee liturgiche (il famoso Targum, lett. \u00abtraduzione\u00bb), alla versione siriaca (Peshitta) e a quelle latine, tra le quali brilla la Vulgata eseguita da san Girolamo durante il suo lungo soggiorno a Betlemme e divenuta testo biblico fondamentale nella tradizione e nella liturgia cattolica. Ad altre versioni latine precedenti, come la Vetus Latina, si possono accompagnare le molteplici traduzioni in lingue antiche del cristianesimo dei primi secoli, come l'armeno, l'etiopico, il georgiano, il gotico, ecc. Attraverso le varie traduzioni della Bibbia lo studioso riesce, infatti, a ricostruire con un buon grado di approssimazione l'originale ebraico che il traduttore aveva sotto gli occhi.
{K}La mappa teologica dell'Antico Testamento: due categorie fondamentali{/}
Gregorio Magno in una lettera giustamente famosa indirizzata a un laico, il medico dell'imperatore, scriveva: \u00abCerca di meditare ogni giorno le parole del tuo Creatore. Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio, perch\u00e9 tu possa desiderare ardentemente i beni eterni e con maggior desiderio la tua anima si accenda per i beni di Dio\u00bb. Raccogliere questo messaggio del \u00abcuore di Dio\u00bb non \u00e8 per\u00f2 un'impresa facile: sappiamo, infatti, che l'orizzonte teologico dell'Antico Testamento \u00e8 molto variegato sia a livello letterario sia a livello storico. Isolare un messaggio sintetico e fondamentale diventa un'impresa ardua e - osserva J. L. McKenzie nella sua Teologia dell'Antico Testamento (Brescia 1978, p. 11) - la cosiddetta teologia biblica \u00e8 \u00abl'unica disciplina nell'ambito della teologia a mancare di princ\u00ecpi, metodi e struttura universalmente accettati. Non esiste nemmeno una definizione, universalmente accettata, delle sue finalit\u00e0 e dei suoi obiettivi\u00bb. Gi\u00e0 nel 1787 un teologo, J. P. Gabler, aveva tentato un abbozzo di questa disciplina cercando di staccarla dalla teologia dogmatica. Il titolo della sua opera era significativo: De iusto discrimine theologiae biblicae et dogmaticae. Ma successivamente o si erano ancora confuse le due materie o, proprio a causa della molteplicit\u00e0 dello spettro letterario e storico dell'Antico Testamento, si era giunti a gettare la spugna: R. de Vaux, uno dei massimi storici dell'Antico Testamento, dichiarava l'assoluta impossibilit\u00e0 di costruire una teologia dell'Antico Testamento, a meno di accettare di far violenza alla storia (Peut-on \u00e9crire une \u00abth\u00e9ologie de l'Ancien Testament\u00bb?, in M\u00e9langes Chenu, Parigi 1967, pp. 439-449). Eppure, nonostante queste riserve di fondo, sono fiorite molte (e importanti) Teologie dell'Antico Testamento, da quella di G. von Rad (Paideia 1972-1974) a quella di W. Eichrodt (Paideia 1979) a quella dello stesso McKenzie (Queriniana 1978) sino ad una precisa puntualizzazione della questione operata dal volume Teologia biblica di H.-J. Kraus (Paideia 1979).
Consapevoli, perci\u00f2, delle difficolt\u00e0 oggettive di questo tipo di ricerca, noi preferiamo suggerire solo due piste di lettura teologica dell'Antico Testamento.
La prima \u00e8 quella che affrontiamo subito e comporta la definizione essenziale di due categorie teologiche che rivestono una considerevole rilevanza nell'intero snodarsi del messaggio di Dio all'uomo, un messaggio che \u00e8 distribuito nell'arco vario e differenziato di una sequenza storica di parole e di eventi.
La seconda pista, delineata nel capitolo successivo, tenter\u00e0 di perlustrare tre grandi territori della rivelazione anticotestamentaria, quello profetico, quello sapienziale e l'ambito liturgico. Questi tre saranno ulteriormente approfonditi nelle introduzioni specifiche e nei commenti ai libri biblici stessi.
{K}L'alleanza{/}
\u00abPorr\u00f2 la mia alleanza tra me e te\u00bb. Il dialogo che si stabilisce tra Dio e l'uomo \u00e8 spesso definito dalla Bibbia col_termine ebraico ber\u00eet, \u00aballeanza\u00bb o, meglio, \u00abimpegno\u00bb di Dio, \u00abgiuramento\u00bb, essendo primaria l'iniziativa amorosa e gratuita di Dio. Per costruire in modo comprensibile alla mentalit\u00e0 semitica questa misteriosa relazione di grazia e di fede, la Bibbia ha in qualche caso usato probabilmente alcuni modelli della diplomazia orientale, i cosiddetti \u00abtrattati vassallatici\u00bb, stipulati da un gran re e da un principe di rango inferiore. Dio, in questa prospettiva, considererebbe l'uomo una potenza con cui intrecciare un rapporto di collaborazione per attuare un progetto comune. Il progetto \u00e8 quello che noi chiamiamo la \u00abstoria della salvezza\u00bb e che il Nuovo Testamento definir\u00e0 come il \u00abregno di Dio\u00bb.
In questa luce si interpretano tutti i momenti essenziali della storia biblica. Al Sinai, Dio offre il suo gesto di liberazione: \u00abIo sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto,  da una casa di schiavit\u00f9\u00bb ([Es_20,2]). L'uomo risponde con il Decalogo, che \u00e8 la carta dei doveri del principe vassallo: si tratta naturalmente di un impegno esistenziale nella dimensione verticale ([Es_20,3] - [Es_20,11]: i diritti di Dio) e in quella orizzontale ([Es_20,12] - [Es_20,17]: il prossimo). Anche l'esperienza di Abramo \u00e8 letta secondo la stessa categoria dalle varie tradizioni che hanno costruito le saghe e le narrazioni patriarcali della Genesi. Al Signore che nella promessa si era vincolato al dono della terra e della discendenza ([Gn_15,4]; [Gn_15,8] - [Gn_15,21]; [Gn_17,4] - [Gn_17,8]), Abramo risponde con l'offerta della sua fede pura ([Gn_15,6]; [Gn_15,22]: tradizione Elohista) e della circoncisione ([Gn_17,9] - [Gn_17,14]), sigillo impresso nella carne di ogni ebreo come segno vivo dell'alleanza.
Successivamente, per\u00f2, il profetismo tenter\u00e0 di esprimere questo legame che unisce Dio e uomo in una nuova e pi\u00f9 profonda dimensione. Al rapporto tra due forze che si coalizzano nel reciproco rispetto della loro grandezza si sostituir\u00e0 la tenera relazione d'amore tra due fidanzati o due sposi che si cercano nella gioia e nell'intimit\u00e0. L'amore umano diventa, cos\u00ec, il paradigma dell'amore di Dio per l'uomo e della risposta umana a Dio. Lo splendido carme di [Os_2,1], l'affascinante panorama di colori, di profumi, di canti, di emozioni estatiche del Cantico dei Cantici, il capolavoro simbolico della vigna amata di [Is_5,1] - [Is_5,7], le pagine tarde di [Is_54,1] (Secondo Isaia) e 62 (Terzo Isaia), l'accesa sceneggiatura di [Ez_16 potrebbero costituire un'ideale antologia per la definizione di questa nuova impostazione teologica. Ma nella gioiosa atmosfera dell'amore un'ombra spesso si introduce e sembra infrangere l'incanto: \u00e8 il tradimento che la sposa, colma di fiori, compie dimenticando suo marito per seguire l'illusione di altri amori. E' la scelta idolatrica di Israele, caratterizzata nella Bibbia appunto come adulterio e prostituzione: spesso infatti essa si manifestava nei culti della fertilit\u00e0 cananei che sacralizzavano la sessualit\u00e0 umana introducendo un apparato cultuale di simboli sessuali sacri e di prostitute-sacerdotesse ([Os_2,4] - [Os_2,15]; [Ez_16,1]). Dio, per\u00f2, rimane sempre in attesa accanto al focolare ormai vuoto; sa che un giorno i passi della donna amata nuovamente risuoneranno e Israele potr\u00e0 essere ricollocato nella sua dignit\u00e0 di sposa amata.
Si sviluppa, allora, un terzo modo per esprimere il rapporto Dio-uomo attraverso la categoria \u00aballeanza-impegno\u00bb. Si tratta della cosiddetta nuova alleanza cantata da [Ger_31,31]: \u00abEcco, verranno giorni in cui stipuler\u00f2 con la casa di Israele e con la casa di Giuda una nuova alleanza\u00bb (vedi anche i vv. 32-34 dello stesso capitolo geremiano). La novit\u00e0 sorprendente di questa nuova relazione tra Jhwh e Israele \u00e8 esplicitata da Geremia secondo due componenti che nel lessico biblico sono decisive, \u00abcuore\u00bb e \u00abSpirito\u00bb. Il primo termine non \u00e8 sinonimo di sentimento, ma piuttosto di coscienza; \u00e8 la radicalit\u00e0 dell'uomo c\u00f2lto nella sua realt\u00e0 intellettuale, volitiva, passionale, affettiva ed effettiva. Il secondo vocabolo denota invece la realt\u00e0 di Dio in quanto pu\u00f2 comunicarsi all'uomo e trasformarlo, senza per questo perdere la sua trascendenza. La grazia trasformatrice di Dio (lo Spirito) penetra nell'uomo peccatore (\u00abil cuore di pietra\u00bb) e lo rende creatura nuova, spontaneamente consacrata all'alleanza con Dio. Il processo d'interiorizzazione del rapporto Dio-uomo raggiunge ora il suo vertice. Alle tavole di pietra, che regolavano le relazioni tra Jhwh e Israele al Sinai, subentrano le tavole vive del cuore degli uomini che ora \u00abnon dovranno pi\u00f9 istruirsi gli uni gli altri dicendo: "Riconoscete il Signore!", perch\u00e9 tutti mi conosceranno dal pi\u00f9 piccolo fino al pi\u00f9 grande\u00bb ([Ger_31,34]). Lo stesso messaggio risuoner\u00e0 anche in Ezechiele: \u00abVi asperger\u00f2 con acqua pura e sarete purificati... Vi dar\u00f2 un cuore nuovo e metter\u00f2 dentro di voi uno spirito nuovo. Toglier\u00f2 il cuore di pietra dal vostro corpo e vi metter\u00f2 un cuore di carne. Metter\u00f2 il mio spirito dentro di voi, far\u00f2 s\u00ec che osserviate i miei decreti e seguiate le mie norme\u00bb ([Ez_36,25] - [Ez_36,27]). Lo stesso messaggio sar\u00e0 ricuperato anche dal Cristo che, alludendo al testo di Geremia, dir\u00e0 sul calice del suo sangue sacrificale le famose parole: \u00abQuesto calice \u00e8 la nuova alleanza nel mio sangue che \u00e8 sparso per voi\u00bb ([Lc_22,20]; [1Cor_11,25]). Il passo di Geremia, poi, sar\u00e0 totalmente citato da quella solenne omelia della chiesa primitiva che \u00e8 la lettera agli Ebrei ([Eb_8,8] - [Eb_8,12]: la citazione pi\u00f9 lunga dell'Antico Testamento nel Nuovo Testamento). L'uomo \u00e8 integralmente conquistato dalla grazia perch\u00e9 non abbandoni pi\u00f9 nell'apostasia il rapporto d'amore e di fedelt\u00e0 che lo lega al Dio che lo cerca e lo attende con tenerezza paterna. La comunit\u00e0 di Qumran, definendosi comunit\u00e0 della \u00abnuova alleanza\u00bb, intendeva appunto presentarsi come la piena attuazione di questa speranza profetica. E il messaggero di Cristo e degli apostoli sar\u00e0 definito dalla tradizione cristiana proprio con l'espressione \u00abNuovo Testamento\u00bb o \u00abnuova alleanza\u00bb.
{K}Il messianismo{/}
La \u00abcasa\u00bb di Dio. Abbiamo identificato nel legame tra Dio e l'uomo una delle categorie fondamentali della teologia anticotestamentaria, quella di \u00aballeanza-impegno-ber\u00eet\u00bb. Questo incontro \u00e8 celebrato in pienezza nelle figure bibliche dei \u00abservi\u00bb del Signore (Abramo, Mos\u00e8, Giosu\u00e8, Davide, il \u00abServo di Jhwh\u00bb, ecc.). Tra questi \u00abservi\u00bb una posizione privilegiata \u00e8 occupata da Davide e dalla rilettura teologica della sua figura. Questa posizione \u00e8 precisata in una pagina significativa, in [2Sam_7,1], che raccoglie il celebre oracolo del profeta Natan indirizzato appunto a Davide.
Al desiderio del re di possedere un tempio nella capitale appena costituita, Gerusalemme, cos\u00ec da avere come cittadino del proprio regno anche Dio, il profeta contrappone la scelta inattesa di Dio. Il Signore, pi\u00f9 che essere inquadrato nello spazio sacro di un tempio, edificato in concorrenza con i monumentali santuari delle nazioni della Mezzaluna fertile (pensiamo solo alle z\u00ecggurat mesopotamiche o agli \u00abalti luoghi\u00bb cananei), ama essere presente nella realt\u00e0 che pi\u00f9 aderisce all'uomo, cio\u00e8 nella storia espressa dalla linea dinastica davidica. Alla \u00abcasa\u00bb materiale che Davide vuole progettare per il suo Dio si sostituisce la \u00abcasa\u00bb fatta di pietre vive, cio\u00e8 di persone: \u00abUna casa far\u00e0 a te il Signore\u00bb (v. 11). L'oracolo gioca, infatti, sulla duplice accezione del vocabolo ebraico bajit che significa sia la \u00abcasa\u00bb materiale sia il \u00abcasato\u00bb composto da persone. Al tempio, che pure sar\u00e0 un segno della presenza di Dio nello spazio (vedi la splendida preghiera per la consacrazione del tempio di Salomone presente in [1Re_8,1]), il Signore preferisce il tempo in cui anche l'uomo abita con lui.
Si apre cos\u00ec un nuovo orizzonte di luce e di speranza nella lettura della storia umana. Le figure, spesso incolori e peccatrici, dei sovrani della linea dinastica davidica lasciano progressivamente intravedere una figura limpida e perfetta, segno trasparente della presenza del Dio-Emmanuele nella nostra storia. Al messia (\u00abconsacrato\u00bb) concreto si sostituisce l'attesa di un Messia in cui la presenza di Dio sia piena, in cui la giustizia sia norma di vita totale, in cui lo Spirito di Dio sia effuso in ricchezza infinita. \u00abUn rampollo uscir\u00e0 dal tronco di Iesse e un virgulto spunter\u00e0 dalle sue radici. Riposer\u00e0 sopra di lui lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di discernimento, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore\u00bb ([Is_11,1] - [Is_11,2]; vedi anche [Sal_2,1] e [Sal_110,1]). Nella prospettiva cristiana questo Messia - considerato nell'Antico Testamento solo figlio adottivo di Dio per salvaguardare trascendenza e unicit\u00e0 di Dio, rigorosamente custodite nello schema teologico anticotestamentario (\u00abIo gli sar\u00f2 padre ed egli mi sar\u00e0 figlio\u00bb, [2Sam_7,14]) - ha un nome, \u00e8 Ges\u00f9 Cristo (\u00abCristo\u00bb \u00e8 la traduzione greca dell'ebraico \u00abMessia\u00bb), \u00abfiglio di Davide\u00bb ([Mt_1,1]) e figlio di Dio in senso pieno e reale. In lui cielo e terra, storia ed eternit\u00e0, divinit\u00e0 e umanit\u00e0 si congiungono in un'armonia perfetta e definitiva.
{K}Tre itinerari teologici nell'Antico Testamento{/}
Chi sfoglia anche superficialmente l'Antico Testamento si accorge che, accanto alla T\u00f4rah, si aggregano come delle zone di colore compatte: da un lato c'\u00e8 la grande voce della profezia con tutta l'accesa gamma dei suoi toni, dei suoi appelli e delle sue proteste; dall'altro canto si snoda la linea nobilissima della letteratura sapienziale, una voce densa, ora serena, ora tragica, ora ottimistica, ora provocatoria. Ma uno dei centri spaziali e sentimentali della Bibbia \u00e8 senz'altro Sion e il suo cuore che \u00e8 il tempio e la sua liturgia. Seguendo queste tre direttrici potremo meglio completare il grande quadro del messaggio teologico anticotestamentario.
La profezia tra fede e storia. Anche la profezia vuole affrontare il problema dei rapporti tra Dio e l'umanit\u00e0. Anzi il profeta si presenta quasi come un punto d'incontro tra parola di Dio e storia umana. Egli dev'essere, perci\u00f2, rivolto verso Dio nell'ascolto quotidiano e nella fedelt\u00e0 sistematica a quella parola. Una felice definizione del profeta \u00e8 quella coniata da [Is_50,4] - [Is_50,5] ed espressa attraverso il simbolismo dell'orecchio: \u00abOgni mattina il Signore Dio risveglia il mio orecchio perch\u00e9 io ascolti come fanno i discepoli. Il Signore Dio mi apr\u00ec l'orecchio e io non sono stato ribelle, non mi sono tirato indietro\u00bb. Ma contemporaneamente il profeta dev'essere bocca, cio\u00e8 testimone davanti agli uomini della parola che egli ha ricevuto, dev'essere il portavoce di Dio. La sua parola dev'essere come quella di Elia, \u00absimile al fuoco, ardente come fiamma\u00bb ([Sir_48,1]). Il termine greco profeta riassume acutamente questa bivalenza del profetismo, \u00aborecchio\u00bb e \u00abbocca\u00bb di Dio. La radice linguistica che indica il \u00abparlare\u00bb (phe^m\u00ed) \u00e8, infatti, preceduta dalla preposizione greca pro- che suggerisce la dichiarazione \u00abin luogo di\u00bb un altro, cio\u00e8 Dio, e che indica pure la proclamazione \u00abdavanti alla\u00bb comunit\u00e0. Proprio perch\u00e9 trasmette un messaggio vivo di Dio, il profeta \u00e8 per eccellenza uomo del presente, coinvolto nelle vicende della sua storia, della sua politica, della sua societ\u00e0 e non proiettato in un mitico futuro che egli predirebbe quasi da indovino. Il vero profeta \u00e8 la coscienza critica del suo tempo (si pensi, ad esempio, al genere letterario tipicamente profetico degli \u00aboracoli alle nazioni\u00bb: [Is_13,1] - [Is_23,1]; [Ger_46,1] - [Ger_51,1]; [Ez_25,1] - [Ez_32,1]). Il profeta \u00e8 incomprensibile se viene sradicato dalla sua storia nella quale svela il segno della presenza di Dio. Per questa sua estrema attenzione alla lezione del presente e al disegno di Dio nella storia il profeta sa intuire la logica di fondo con cui il Signore sta conducendo alla pienezza il suo piano salvifico e quindi sa intravederne gli sviluppi futuri.
Per queste ragioni si pu\u00f2 dire che l'intero Antico Testamento \u00e8 profetico e che il profeta \u00e8 il simbolo pi\u00f9 autentico della religione ebraica, che ha alla sua base una fede storica e un Dio che si rivela nella storia. Per queste ragioni con una felice intuizione il canone ebraico ha chiamato i vari libri storici della Bibbia (Giosu\u00e8, Giudici, Samuele, Re, ecc.) i Profeti anteriori, la cui qualit\u00e0 \u00e8 identica a quella dei Profeti posteriori, cio\u00e8 quelli che intendiamo tradizionalmente come profeti (Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea, Amos, ecc.). Per queste ragioni la tradizione patriarcale Elohista presenta Abramo come un profeta in [Gn_20,7] (\u00abegli \u00e8 un profeta\u00bb) e nel racconto della sua vocazione in [Gn_15,1] - [Gn_15,6]. Per queste ragioni Mos\u00e8 \u00e8 ripetutamente presentato dal Deuteronomio come un profeta: \u00abNon sorse pi\u00f9 un profeta in Israele come Mos\u00e8, che il Signore conosceva faccia a faccia\u00bb ([Dt_34,10]; cfr. [Dt_18,15]). Per queste ragioni anche il Servo di Jhwh, misteriosa figura messianica, \u00e8 rappresentato dal Secondo Isaia con una fisionomia profetica ([Is_49,1] - [Is_49,2]; [Is_50,4] - [Is_50,5]; le stesse sofferenze del Servo fanno pensare a una tipologia geremiana). Per queste ragioni l'attesa popolare giudaica proponeva un Messia profeta: \u00abLa gente, visto il segno compiuto da Ges\u00f9, cominci\u00f2 a dire: "Questi \u00e8 davvero il profeta che deve venire nel mondo"\u00ab ([Gv_6,14]). Per queste ragioni il Cristo di Luca sar\u00e0 tratteggiato secondo i lineamenti di una figura profetica (soprattutto secondo il ritratto di Elia) e per queste ragioni la comunit\u00e0 cristiana \u00e8 profetica e ha bisogno di profeti che le indichino i \u00absegni dei tempi\u00bb, cio\u00e8 la parola di Dio continuamente indirizzata all'umanit\u00e0 nello snodarsi della storia.
Pur nella molteplicit\u00e0 delle caratteristiche dei singoli profeti e nella gamma delle sfumature del loro messaggio, \u00e8 possibile rintracciare una tesi fondamentale che costituisce un dato rilevante dell'intera concezione religiosa anticotestamentaria. Si tratta della tesi concernente il nesso tra culto e vita, tra fede ed esistenza. E' questo quasi il cherigma profetico, cio\u00e8 l'annunzio costante ed essenziale della proposta religiosa della profezia. Il Signore \u00abvuole l'amore e non i sacrifici, la conoscenza di Dio e non gli olocausti\u00bb ([Os_6,6]). Il culto non dev'essere un alibi per sottrarsi agli impegni di fedelt\u00e0 interiore e sociale; esso non basta ([Is_1,11] - [Is_1,15]) quando manca la giustizia col_prossimo ([Is_1,16] - [Is_1,17]). Dio rifiuta la compensazione di esercizi cultuali (vittime, incenso, offerte, feste, ecc.) quando manca un'attitudine religiosa vitale. Samuele aveva gi\u00e0 ricordato a Saul: \u00abForse il Signore si compiace degli olocausti e dei sacrifici come l'obbedienza alla voce del Signore? Ecco, l'obbedienza \u00e8 migliore del sacrificio, la docilit\u00e0 \u00e8 migliore del grasso dei montoni!\u00bb ([1Sam_15,22]; cfr. [Mic_6,6] - [Mic_6,8]; [Ger_6,20]; [Ger_7,21] - [Ger_7,23]; [Sal_50,1]). E Amos ribadir\u00e0: \u00abOdio, respingo le vostre festivit\u00e0, non odorer\u00f2 il profumo delle vostre assemblee solenni. Anche se mi offrirete olocausti e oblazioni non li gradir\u00f2; a sacrifici pacifici di grasse vittime non volger\u00f2 il mio sguardo... Ma zampilli come acqua il giudizio e la giustizia come fonte perenne\u00bb ([Am_5,21] - [Am_5,24]). Non si tratta certo di una negazione assoluta del culto liturgico, \u00e8 invece lo sforzo di restituire alla liturgia la sua funzione di nervatura dell'intera esistenza. Come \u00e8 dimostrato in maniera luminosa dal Decalogo, dimensione verticale e dimensione orizzontale devono inestricabilmente congiungersi nel cuore della religione ebraica. San Paolo scriver\u00e0: \u00abOffrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, come vostro culto spirituale\u00bb ([Rm_12,1]).
Liturgia e vita. Nello spirito della proposta profetica si muove sostanzialmente anche l'intero sistema cultuale d'Israele. Infatti, se nella visione biblica \u00abla beneficenza e il mettere in comune i beni sono i sacrifici di cui Dio si compiace\u00bb ([Eb_13,16]), \u00e8 naturale che anche il complesso del calendario anticotestamentario settimanale e annuale si muova in questa direzione. Legate in Oriente al ritmo stagionale della natura, le solennit\u00e0 vengono invece in Israele strappate al meccanismo ciclico ed esteriore dei ritmi agricoli e pastorali ed inserite nella linea della storia della salvezza come \u00abmemoriali\u00bb degli interventi di Dio per liberare l'uomo. Cos\u00ec la Pasqua, festa primaverile della transumanza pastorale alla ricerca di nuovi pascoli, ha in [Es_12,1] - [Es_13,1] come cornice l'evento dell'esodo e si trasforma in una celebrazione del dono storico della libert\u00e0. Tutto l'antico rituale nomadico (abbigliamento da viaggio, cibi di fortuna, rito esorcistico del sangue, sacrificio di auspicio per la fertilit\u00e0 delle femmine del gregge) si muta nel memoriale vivo e riattualizzato della liberazione e della salvezza nell'attesa della piena redenzione. Anche la seconda solennit\u00e0 primaverile, quella della mietitura, la Pentecoste, nell'epoca giudaica postesilica si trasforma in festa dell'alleanza tra Dio e Israele ([2Cr_15,10]; a Qumran \u00e8 la festa dell'ingresso nella \u00abnuova alleanza\u00bb). La solennit\u00e0 autunnale delle Capanne o Tende, gioiosa festa agricola della vendemmia ([Gdc_9,27]; [Gdc_21,19] - [Gdc_21,23]), acquista una fisionomia storica in [Dt_16,13] - [Dt_16,17] e [Lv_23,33] - [Lv_23,43]. Infatti le tende piantate nelle vigne si trasformano in un'evocazione ideale delle tende del soggiorno di Israele nel deserto durante il suo pellegrinaggio verso la terra della libert\u00e0. La festa diventa, allora, una rinnovata partecipazione all'esperienza storica dei padri pellegrini, a ricuperare i valori del deserto, tempo del fidanzamento e dell'intimit\u00e0 con Dio ([Os_2,15]), a rinnovare gli impegni di giustizia e di diritto ([Is_5,1] - [Is_5,7]), a riconquistare l'unione con Dio nella tenda perfetta del tempio, segno della comunione eterna e messianica con Dio ([Zc_14,1]). E quando Israele escogiter\u00e0 in modo autonomo una festa propria, quella del Kippur o Espiazione, la vincoler\u00e0 subito alla teologia del peccato e del perdono e dell'impegno di conversione ([Lv_16,1]), cio\u00e8 ad elementi vitali e umani.
La trasformazione da rito ciclico in segno dell'esistenza \u00e8 un dato visibile anche nella celebrazione del sabato, la solennit\u00e0 settimanale. L'equivalente accadico evocava magicamente la data controindicata per ogni impresa o affare perch\u00e9 segnata dal malaugurio. Il rischio di una sacralizzazione esteriore e quindi magica del giorno santo si \u00e8 presentato anche ad Israele, rischio aiutato dalla osservanza materiale del riposo dai lavori \u00absecolari\u00bb (vedi ad esempio [1Mac_2,31] - [1Mac_2,41]; [2Mac_15,2] - [2Mac_15,4] e le trentanove proibizioni del trattato giudaico sul sabato). Ma l'anima del sabato \u00e8 ben diversa nell'intenzione del Decalogo che ce lo propone. Nella versione esodica del Decalogo ([Es_20,8] - [Es_20,11]) il settimo giorno \u00e8 la celebrazione dell'armonia della creazione e della possibilit\u00e0 offerta all'uomo, attraverso la liturgia sabbatica, di entrare nel sabato eterno di Dio, cio\u00e8 nella piena e definitiva comunione con lui (cfr. [Sal_95,1] e la meditazione che su di esso intesse [Eb_3,7] - [Eb_4,11]). Nella variante deuteronomica del Decalogo ([Dt_5,12] - [Dt_5,15]), invece, l'evocazione della schiavit\u00f9 egiziana da cui Israele \u00e8 stato estratto diventa un appello a far s\u00ec che il sabato sia la festa della libert\u00e0 e della giustizia.
Nella stessa linea di fusione tra preghiera e vita (fusione che non \u00e8 per\u00f2 \u00abcon-fusione\u00bb sacrale, anche se qualche traccia al riguardo \u00e8 restata nell'Antico Testamento) si colloca anche il Salterio, espressione massima della preghiera biblica, \u00abcompendio e somma di tutto l'Antico Testamento\u00bb, come lo definiva san Roberto Bellarmino. Questa monumentale collezione di carmi oranti non \u00e8 un'isola sacra e silenziosa di mistica, anzi si spalanca sull'esistenza umana, sui lutti e sulle feste, sulla politica e sugli affetti intimi. Il brusio delle strade e delle citt\u00e0 si attenua, ma non si spegne, quasi fossimo entrati in un eremo in cui tutto tace e tutto \u00e8 sacro. Almeno un terzo dei salmi \u00e8, infatti, sotto il segno del dolore e del lamento: sono le famose \u00absuppliche\u00bb che costellano il Salterio e che spesso hanno il tono di un processo a porte aperte celebrato davanti a Dio e persino contro Dio (\u00abPerch\u00e9, Signore?\u00bb, \u00abFino a quando, Signore, te ne_starai a guardare?\u00bb. Ma alla fine una lama di luce appare all'orizzonte e ritorna la gioia. La preghiera si trasforma, allora, in \u00abinno\u00bb, in \u00absalmo di fiducia\u00bb, in \u00abringraziamento\u00bb. Se volessimo rintracciare una sigla che compendi in s\u00e9 l'atteggiamento ideale dell'orante del Salterio che canta lo splendore della creazione e della presenza di Dio in mezzo a noi, che loda Dio per il solo fatto che egli esiste, dovremmo ricorrere al delizioso quadretto del \u00abbambino svezzato in braccio a sua madre\u00bb del [Sal_131,2]; una sigla pittorica commentata dalla professione di fede del poeta del [Sal_16,1]: \u00abSignore, la mia felicit\u00e0 sei tu!\u00bb (v. 2). Questa speranza e questa gioia pervadono anche la lettura della storia che ci \u00e8 offerta dai \u00absalmi regal-messianici\u00bb ([Sal_2,1]; [Sal_72,1]; [Sal_89,1]; [Sal_110,1]). Secondo la prassi orientale, il sovrano nel giorno della sua incoronazione veniva dichiarato \u00abfiglio di Dio\u00bb in senso fisico e naturale. Come si \u00e8 visto, questo motivo \u00e8 ripreso anche dal \u00absalterio regale\u00bb ma in una luce ben diversa, compatibile con la rigorosa teologia della trascendenza di Dio: la filiazione del re sar\u00e0 solo adottiva. Tuttavia sar\u00e0 sempre un segno della presenza di Dio nell'arco delle vicende storiche di Giuda in attesa che appaia una figura giusta e perfetta, quella del Messia, colui che attuer\u00e0 in s\u00e9 una presenza altissima di Dio, colui che dar\u00e0 senso a questa storia amara e contorta, colui che compir\u00e0 in pienezza il progetto di giustizia e di pace voluto da Dio per l'uomo e per il mondo.
I mille volti dell'esistenza: la sapienza biblica. Il noto pensatore ebreo di taglio mistico A. J. Heschel, per esprimere il profondo nesso che intercorre tra la parola di Dio e la vita quotidiana, aveva usato in un suo scritto una simbologia suggestiva. La foglia, esaminata in trasparenza alla luce solare, rivela una nervatura che alimenta e sostiene il tessuto connettivo di cui \u00e8 composta: cos\u00ec \u00e8 la fede che si innerva nella terra e nella storia senza esaurirla o annullarla, ma sostenendola e alimentandola. La parola di Dio si fa terra, gusto, corpo, sangue, quotidianit\u00e0. Ora, come si \u00e8 visto, esiste nell'Antico Testamento un settore letterario che va sotto il nome di letteratura sapienziale. Con questo modello, che \u00e8 filosofico e teologico, si penetra in una prospettiva nuova, vicina \u00abecumenicamente\u00bb alle culture dei popoli circostanti a Israele. Queste culture, infatti, diversamente dalla visione ebraica pi\u00f9 \u00abstorica\u00bb, avevano un'impostazione teologica pi\u00f9 di tipo cosmico. Anche la concezione greca prevalente sar\u00e0 pi\u00f9 ancorata allo schema statico dell'essere che non a quello dinamico del divenire storico. Venendo a contatto con queste civilizzazioni, Israele si era trovato impigliato in questo contrasto tra cosmo e storia, tra tempo e spazio. L'apertura economico-culturale dell'\u00e8ra salomonica, l'esperienza traumatica dell'esilio babilonese e l'allargamento dell'orizzonte operato dalla diaspora (il libro della Sapienza) sono stati i fenomeni principali che hanno spostato l'interesse della cultura ebraica verso nuove proposte. Nasce cos\u00ec la sapienza biblica, che \u00e8 un tentativo di cogliere la storicit\u00e0 dell'uomo e del credente sotto una diversa angolatura, quella dell'esistenza, quella delle opere e dei giorni.
La sapienza si pone, perci\u00f2, come un approccio filosofico e teologico all'esperienza quotidiana e al mondo in cui non \u00e8 pi\u00f9 in gioco il solo ebreo, ma l'Adamo di tutti i tempi e di tutte le terre. La storia del passato salvifico non \u00e8 estinta, ma \u00e8 ripresa secondo un'ottica nuova: Dio non si rende presente solo nei grandi interventi salvifici, \u00e8 operante anche nella quotidianit\u00e0 di Israele, nella realt\u00e0 di ogni popolo e nell'intero cosmo. Potremmo dire che la proposta sapienziale classica, espressa soprattutto dal libro dei Proverbi e ripresa dal Siracide, si riassume nella preghiera del noto teologo ortodosso P. Evdokimov: \u00abNon permettere, o Signore, che la tua parola sia nella mia vita come un santuario che una grata separa dalla casa e dalla strada\u00bb. Questa nuova angolatura teologica d\u00e0 origine a una problematica e a una visione del mondo molto meno \u00abisraelitiche\u00bb (nella letteratura sapienziale \u00e8 quasi assente la categoria \u00aballeanza\u00bb) ma molto pi\u00f9 \u00abadamica\u00bb e umana. L'universalit\u00e0 della situazione umana \u00e8 infatti al centro della ricerca sapienziale con particolare attenzione al problema delle relazioni. La prima e duplice pagina sapienziale con cui si apre la Bibbia ([Gn_1,1] e [Gn_2,1] -[Gn_3,1]) si muove appunto lungo questo schema ideologico: la trama dei rapporti Dio-uomo (creazione e dialogo con Dio), uomo-uomo (la coppia, il prossimo), uomo-mondo (animali, materia, lavoro) costituisce l'oggetto della ricerca sapienziale stessa. Il progetto divino sul mondo \u00e8 costituito su una sequenza di armonie ([Gn_2,1]); il progetto alternativo realizzato dall'uomo si basa, invece, su una sequenza di squilibri e di disarmonie ([Gn_3,1]).
Tuttavia la visione sapienziale comporta innanzi tutto un innegabile ottimismo, che \u00e8 ben esemplificato in una teoria che in verit\u00e0 sostiene molte pagine anticotestamentarie anche non sapienziali. Si tratta della cosiddetta teoria della retribuzione, secondo la quale i binomi \u00abpeccato-castigo\u00bb e \u00abgiustizia-premio\u00bb sono automaticamente verificabili nell'ambito della vita e del mondo: il bene \u00e8 spontaneamente premiato, diventa necessariamente fonte di prosperit\u00e0, benedizione, felicit\u00e0 e lunga vita; il male \u00e8 spontaneamente radice di dolore, di miseria e di maledizione ed \u00e8 perci\u00f2 necessariamente punito nell'arco della vita. Questa specie di tecnologia morale non riesce per\u00f2 a resistere alle obiezioni e alle accuse che sorgono contro di essa dalla realt\u00e0 stessa della vita, dalle sue contraddizioni, dal grido lacerante del povero oppresso e dell'innocente sofferente. Nasce allora nella Bibbia (e, prima, nello stesso mondo della Mezzaluna fertile) una sapienza che tenta di sondare con pi\u00f9 coraggio e autonomia il mistero delle relazioni Dio-uomo, mettendo in crisi l'ottimismo retribuzionistico. E' il caso di quel capolavoro in assoluto della letteratura anticotestamentaria che \u00e8 il libro di Giobbe: esso documenta la reazione contro ogni tentativo di soluzione semplicistica e testimonia lo scopo pi\u00f9 alto e autentico della sapienza, quello della scoperta del vero volto di Dio e del mistero del suo agire contro tutte le contraffazioni e le idolatrie delle ideologie assolutizzate ([Gb_42,1] - [Gb_42,6]). In questa linea, ma con esito ben diverso, si colloca un'altra voce dissidente della sapienza biblica: Qoh\u00e8let. L'asserto fondamentale del pensiero di quest'autore originalissimo (per ottantacinque volte nel suo libretto risuona il pronome io come radice della ricerca) \u00e8 paradossale: attivit\u00e0 umana, sapienza, esperienza, piacere, ricchezza, ecc., non sono che hebel, \u00abvanit\u00e0\u00bb, vuoto, assurdit\u00e0, vapore che si dilegua. L'incarnazione della parola di Dio raggiunge qui uno degli \u00ababissi\u00bb maggiori: Dio lancia il suo messaggio anche attraverso il suo silenzio, la sua assenza, anche attraverso le crisi e le oscurit\u00e0 dell'uomo. La sapienza biblica, oltre a confermare la profonda storicit\u00e0 della fede dell'Antico Testamento, documenta anche la libert\u00e0 della ricerca, il gusto del sapere come via per conoscere Dio. E' una celebrazione integrale della conoscenza umana e religiosa. E' un appello a ricuperare e a vivere in pienezza i valori fondamentali della nostra umanit\u00e0. Infatti \u00abchi ama la sapienza ama la vita e quanti la cercano solleciti saranno colmi di gioia\u00bb ([Sir_4,12]).
{K}Ermeneutica cristiana ed esistenziale dell'Antico Testamento{/}
Abbiamo cercato di individuare le strutture fondamentali che fanno da ideale ossatura a questa lettera che Dio ci indirizza. In essa scopriamo la meravigliosa vicinanza del Dio-Emmanuele e la sua stupenda pedagogia che per tappe progressive conduce il suo popolo verso la salvezza e verso una pi\u00f9 profonda conoscenza del suo mistero: una salvezza che \u00e8 anche una Persona, un mistero che \u00e8 anche rivelazione incarnata, il Cristo, la grande \u00abnovit\u00e0\u00bb del messaggio biblico. Le parole di Ireneo sono illuminanti: \u00abQuanto di nuovo esiste, Egli ce lo don\u00f2 donandoci se stesso\u00bb (Adversus haereses, IV, 34, 1).
Il cristiano \u00e8 invitato all'esplorazione dell'Antico Testamento proprio dal Cristo che si presenta come il perfetto \u00abesegeta\u00bb (cio\u00e8 interprete) della Parola del Padre, come dice il prologo di Giovanni ([Gv_1,18]). Infatti ai discepoli che, tristi, camminano nel groviglio spesso indecifrabile delle strade della storia egli, \u00abcominciando da Mos\u00e8 e da tutti i profeti, spiega in tutte le Scritture ci\u00f2 che si riferisce a lui\u00bb ([Lc_24,27]). Certo, per il cristiano Cristo \u00e8 colui che \u00abricapitola\u00bb la Bibbia e la sua economia di salvezza, secondo la nota immagine di [Ef_1,10]. Il punto di partenza della metafora paolina \u00e8 probabilmente il \u00abcapitolo\u00bb, cio\u00e8 l'asta attorno a cui veniva avvolto il rotolo di pergamena che costituiva appunto il \u00abvolume\u00bb. Come attorno a quell'asse converge e ruota l'intero messaggio del volume, cos\u00ec il Cristo \u00e8 il centro di unit\u00e0, di sintesi e di lettura di questo volume dai molti capitoli che \u00e8 la Bibbia. Nasce cos\u00ec la \u00ablettura cristiana\u00bb dell'intera sacra Scrittura, esaltata dalla liturgia e dalla teologia classica spesso in forme un po' ingenue e allegoriche, ma secondo una linea generale importante e significativa. Scriveva, ad esempio, nel Medioevo Ugo di San Vittore: \u00abTutta la divina Scrittura costituisce un unico libro, e quest'unico libro \u00e8 il Cristo, perch\u00e9 tutta la Scrittura parla del Cristo\u00bb. Tuttavia, proprio perch\u00e9 la Bibbia \u00e8 un dialogo tra Dio e l'uomo, proprio perch\u00e9 \u00e8, secondo la famosa immagine di Gregorio Magno, \u00abla lettera indirizzata a te dal Re del cielo, il Signore degli uomini e degli angeli\u00bb, \u00e8 indispensabile cogliere non solo la battuta finale, la frase decisiva (il Cristo), ma anche tutto lo svolgersi del discorso e dello scritto. Perci\u00f2 la lettura autonoma, fedele e appassionata dell'Antico Testamento deve avere la stessa dignit\u00e0 e qualit\u00e0 di quella evangelica: non per nulla nella liturgia l'Antico Testamento \u00e8 proclamato come \u00abParola di Dio\u00bb dallo stesso ambone usato per annunciare il Nuovo Testamento.
L'appello vivo della Parola di Dio, divenuta persona in Cristo, deve anche trasformarsi in risposta personale ed esistenziale nel credente. E' appunto quella che potremmo chiamare l'ermeneutica o interpretazione esistenziale dell'Antico Testamento. La lettura della Bibbia non si ferma solo a \u00abci\u00f2 che la pagina significa\u00bb, ma va anche a \u00abci\u00f2 che la pagina significa per me, oggi\u00bb. Era questo lo scopo del continuo appello morale dei profeti, dei sapienti e dei \u00abservi del Signore\u00bb dell'antica alleanza. Altrimenti, senza questa forza di provocazione della Bibbia in noi, potrebbe valere la paradossale obiezione di Nietzsche, il celebre e terribile filosofo tedesco: \u00abSe la buona novella della vostra Bibbia fosse anche scritta sul vostro volto, voi non avreste bisogno di insistere cos\u00ec ostinatamente perch\u00e9 si creda all'autorit\u00e0 di questo libro: le vostre opere, le vostre azioni dovrebbero rendere quasi superflua la Bibbia, perch\u00e9 voi stessi dovreste continuamente costituire la Bibbia nuova\u00bb. Solo con questa fedelt\u00e0 di \u00abascolto\u00bb e di \u00abcustodia\u00bb quotidiana, assidua e concreta ([Lc_8,21]), si attua la piena comprensione della parola di Dio. Nasce allora una simbiosi tra Dio e il suo fedele, tra la parola e il credente. Si dimenticano le pazienti e necessarie fatiche per comprendere il messaggio celato sotto linguaggio, culture e storie lontane. Nasce l'amore puro per la parola come in questa parabola biografica medievale. Un biografo di Gosvino, celebre docente della scuola di Parigi, racconta che il maestro un giorno fu spinto da una crisi interiore a rinunciare alla carriera e all'insegnamento universitario e a rinchiudersi nell'abbazia di Anchin. L'ingresso nel chiostro lo port\u00f2 subito a un contatto prolungato con la Bibbia. Ma Gosvino era pur sempre un intellettuale e il suo accostamento alla parola di Dio si fermava solo al primo e pur necessario stadio filologico, un po' arido e scolastico. Invece di stimolare la fame, a prima vista esso sembrava generare noia e un po' di disgusto. Era necessaria per il maestro una seconda tappa. Gosvino pass\u00f2 alla lettura globale della Bibbia nella scienza, ma anche nella fede e nell'amore, trasformandola in quotidiana \u00ablampada per i propri passi\u00bb ([Sal_119,105]). Ed ecco allora il nuovo sapere acquistato dalla Bibbia. Il suo biografo scrive: \u00abLeggeva quelle parole, le leggeva e le ammirava, e nella sua ammirazione le rileggeva a pi\u00f9 riprese. E mentre applicava gli occhi alla lettura del testo, applicava l'anima al senso in esso contenuto. Attraverso la Scrittura il fervore dello Spirito Santo infiammava l'anima sua, la gioia soppiantava in lui la noia e il coraggio risplendeva nelle sue azioni\u00bb.

{2}PENTATEUCO{/}

{K}La \u00abT\u00f4rah\u00bb d'Israele{/}
Per presentare questa prima grande collezione di libri biblici, chiamata dagli Ebrei la T\u00f4rah, cio\u00e8 la legge o l'insegnamento di Dio per eccellenza, e dalla tradizione greca e cristiana chiamata Pentateuco, cio\u00e8 i cinque rotoli (letteralmente: i cinque astucci, contenenti i rotoli), cuore di ogni sinagoga, dobbiamo disegnare un duplice fondale.
Israele ha ormai varcato i confini della terra tanto sospirata: a Sichem, futura capitale religiosa della confederazione delle trib\u00f9 giunte in Palestina, sotto l'ombra verdeggiante del monte Garizim, simbolo della benedizione, e sotto quella del monte roccioso Ebal, simbolo della maledizione, si leva la voce di Giosu\u00e8, la guida della conquista della Palestina, il profeta di Dio. Egli pronuncia una specie di \u00abcredo\u00bb, una professione di fede centrata non su un'astratta adorazione, ma quasi su una narrazione storico-religiosa. Davanti agli occhi degli uditori balenano le immagini descritte dai loro padri:
\u00abIo trassi il vostro padre Abramo da di l\u00e0 del fiume e lo feci andare per tutta la terra di Canaan, moltiplicai la sua discendenza... I suoi figli discesero in Egitto. Mandai quindi Mos\u00e8 e Aronne e colpii l'Egitto con quello che feci in esso; poi ve ne feci uscire... Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al Mar Rosso, e feci scorrere su di loro il mare, che li sommerse. Voi avete dimorato molto tempo nel deserto... poi, attraversato il Giordano, siete pervenuti a Gerico... Vi ho dato una terra che voi non avete coltivato e citt\u00e0 che non avete costruito, eppure vi abitate e mangiate i frutti delle vigne e degli oliveti che non avete piantati\u00bb [Gs_24,3] - [Gs_24,13].
Questa professione di fede messa in bocca a Giosu\u00e8 pu\u00f2 essere quasi la miniatura essenziale dell'intero Pentateuco articolato attorno a tre eventi centrali: la vocazione alla fede dei patriarchi, il grande dono della libert\u00e0 nell'epopea esodica, il meraviglioso segno della terra promessa in cui Israele vivr\u00e0 la sua storia. Questi eventi, commentati, narrati e meditati dai libri della T\u00f4rah, costituiscono la trama fondamentale della storia della salvezza, sono la grande rivelazione vivente di Dio.
Dalla scena solenne e corale di Sichem trasferiamoci nell'interno d'una sala \u00abal piano superiore\u00bb d'un'abitazione gerosolimitana. L\u00e0 un uomo misterioso, Ges\u00f9 di Nazaret, sta celebrando con un gruppo di discepoli la cena pasquale: nelle sue parole riecheggiano in modo nuovo le antiche voci dell'Esodo, dell'alleanza al Sinai, le immagini della notte pasquale. \u00abPoi, recitato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi\u00bb [Mt_26,30]. L'inno che questo gruppetto sta cantando \u00e8 il celebre [Sal_136,1]  il cosiddetto grande Hallel, la grande lode che proclama:
\u00abHa fatto i cieli con sapienza,
ha fissato la terra sulle acque,
ha fatto i grandi luminari...
Colp\u00ec l'Egitto nei suoi primogeniti,
fece uscire Israele di mezzo a loro,
divise il Mar Rosso in due parti
e fece passare Israele nel mezzo...
Fece camminare il suo popolo nel deserto
e diede la loro terra (di Canaan) in eredit\u00e0,
poich\u00e9 per sempre \u00e8 la sua misericordia\u00bb.
Ancora una volta la preghiera e la professione di fede di Ges\u00f9 e di ogni pio ebreo sono legate a una sintesi essenziale dell'intero Pentateuco, la grande storia della salvezza.
{K}Le grandi tradizioni storico-religiose confluite nel Pentateuco{/}
Questa grandiosa collezione di volumi, redatti definitivamente, nella versione che ancor oggi leggiamo, attorno al V-IV secolo a.C., \u00e8 simile a un tell archeologico, cio\u00e8 a una di quelle colline costituite artificialmente dagli strati dei vari stanziamenti umani: una citt\u00e0 costruiva sopra la precedente la sua storia, e l'archeologo, tagliando la successione degli strati, riesce a leggere nella terra e nei reperti la mirabile o tragica avventura d'una porzione della storia umana. Il Pentateuco si presenta appunto come un tell dagli strati molteplici; esso \u00e8 simile anche alla superficie di una regione attraversata da fiumi, ma scandita anche da rilievi montuosi, segnata da zone verdeggianti e dalle strane configurazioni di un terreno accidentato. Cos\u00ec, nel Pentateuco, ci incontriamo con due narrazioni parallele eppur differenti della creazione [Gn_1,1] e [Gn_2,1] - [Gn_3,1]: in un punto appare solo il nome Jhwh [Gn_4,1], altrove solo il termine pi\u00f9 generico Dio [Gn_5,1] e l'alternanza s'intravede per pagine e pagine in modo troppo sistematico per essere casuale; il celebre racconto del diluvio si rivela come un intarsio non privo d'incongruenze, di complicazioni e di contraddizioni; Dio sigla per due volte la sua alleanza con Abramo [Gn_15,1] e [Gn_17,1]; la fuga della schiava Agar dal clan di Abramo \u00e8 descritta ugualmente due volte [Gn_16,1] e [Gn_21,1], ci sono ben tre racconti della vocazione di Mos\u00e8 [Es_3,1]; [Es_4,1]; [Es_6,1]; la vicenda clamorosa della manna e delle quaglie \u00e8 raccontata in Es 16 e ripresa in [Nm_11,1], come quella dell'acqua scaturita dalla roccia [Es_17,1] e [Nm_20,1]; due sono le edizioni del Decalogo [Es_20,1] e [Dt_5,1], i calendari liturgici sono rieditati ripetutamente in pagine diverse... La lista di questi fenomeni strani potrebbe raccogliere lunghi elenchi di dati. Per capire questa stranezza \u00e8 necessario appunto ricorrere all'immagine d'un colle a pi\u00f9 strati alla cui base c'\u00e8 l'opera di Mos\u00e8, la grande guida della liberazione esodica e radice della costituzione di Israele in popolo. Ma su questa base si sono elevati altri strati, si sono aggiunte altre voci, si sono allineati altri elementi.
Nel 1753 un medico francese, da anni appassionato lettore della Bibbia, decideva di pubblicare a sue spese i risultati del suo lungo \u00abscavo\u00bb letterario. Apparve cos\u00ec l'opera intitolata Congetture sulle memorie di cui sembra si sia servito Mos\u00e8 per comporre il libro della Genesi di Jean Astruc. Questo medico s'era accorto che nel primo libro del Pentateuco, accanto a pagine in cui Dio veniva chiamato solo col nome specifico biblico di Jhwh (impronunciabile ancor oggi per l'ebreo), ve n'erano altre in cui Dio era costantemente chiamato solo col termine generico orientale Elohim, Dio. Da quell'anno fino ai nostri giorni gli studiosi con una strumentazione sempre pi\u00f9 sofisticata hanno sottoposto i rotoli del Pentateuco a una radiografia letteraria quasi microscopica, alla ricerca dei vari strati e delle varie fonti. Infatti, quelle narrazioni si erano cristallizzate nella pagina ebraica scritta solo dopo un complesso processo di trasmissione orale. Nel folklore dei villaggi, nelle catechesi, nelle assemblee liturgiche, nell'insegnamento dei padri ai figli [Sal_78,3] - [Sal_78,4], gl'istanti iniziali d'Israele erano stati riproposti alla conoscenza e alla meditazione delle nuove generazioni attraverso i tipici procedimenti semitici destinati a stimolare e a favorire la memoria.
Queste correnti vive di parole, di immagini e di eventi diventavano come fiumi dal percorso sempre pi\u00f9 nitido. Erano le cosiddette tradizioni che gli studiosi catalogheranno convenzionalmente coi termini con cui in esse Dio \u00e8 chiamato (Jahvista, Elohista) o con aggettivi che definiscono la qualit\u00e0 delle opere stesse (Deuteronomica e Sacerdotale). Questi fiumi finirono col convergere a raggiera in un delta grandioso, il Pentateuco, che su quei materiali fu redatto e strutturato. Di queste tradizioni \u00e8 necessario ora offrire una piccola mappa proprio perch\u00e9 il lettore attento della Bibbia riesca a districarsi in questa ragnatela di testi che un grande studioso biblico, Roland de Vaux, ha chiamato \u00abi fili d'oro\u00bb del Pentateuco.
Dalla sorgente che \u00e8 Mos\u00e8 e dall'insegnamento fedelmente conservato nella memoria corale del popolo guidato e illuminato da Dio, nasce attorno all'epoca di Salomone (X secolo a.C.) una prima sistemazione dei ricordi e una prima meditazione teologica su di essi. E' la tradizione Jahvista il cui racconto \u00e8 vivacissimo, pittoresco, folkloristico, psicologicamente raffinato, segnato da audaci raffigurazioni di Dio come vasaio [Gn_2,7], come visir che passeggia nel parco del suo palazzo [Gn_3,8], come padre di famiglia che veste i suoi figli [Gn_3,21], come persona pentita per un'opera sbagliata [Gn_6,6], come misterioso lottatore notturno [Gn_32,1], ecc. Si tratta di quegli elementi che vengono chiamati tecnicamente antropomorfismi. Tutta l'umanit\u00e0 \u00e8 vista piuttosto pessimisticamente come intrisa di miserie e posta sotto il segno della maledizione divina. Ma la grazia del Signore, apparsa con l'elezione di Abramo e con la liberazione esodica, introduce nel mondo la benedizione e la speranza. E secondo alcune ricerche recentissime la tradizione Jahvista giungerebbe con alcuni suoi frammenti sino alla storia di Davide e alla sua funzione di segno della presenza nuova di Dio in mezzo al suo popolo.
Ben pi\u00f9 sobria, e recentemente messa in dubbio da alcuni studiosi, \u00e8 invece la tradizione Elohista, sorta attorno al IX-VIII secolo a.C. nel regno separatista settentrionale, all'epoca del fiorire della grande profezia di Elia, Eliseo e pi\u00f9 tardi di Amos e Osea: non per nulla la fisionomia di Abramo \u00e8 disegnata coi lineamenti di un profeta. Anche Mos\u00e8 \u00abparlava con Dio a faccia a faccia come un uomo parla con il suo vicino\u00bb [Es_33,11]. La narrazione Elohista, attenta anche all'aspetto morale delle vicende, inizia la sua storia solo con la figura di Abramo e quindi con l'elezione d'Israele [Gn_15,1]. Essa \u00e8 pi\u00f9 rigorosa nell'evitare gli antropomorfismi e nel separare Dio dalle vicende umane, ricorrendo alla mediazione degli angeli o dei sogni, cos\u00ec da conservare intatte la trascendenza e la purezza di Dio. Se l'avventura esaltante ma anche e soprattutto difficile e lacerante della fede (cfr. [Gn_22,1]) \u00e8 uno dei motivi portanti della storia patriarcale Elohista, la vicenda del deserto \u00e8 tratteggiata invece come un tempo ideale, l'ambito in cui Dio svela al popolo dell'elezione il suo misterioso nome Jhwh [Es_3,1] che la tradizione aveva considerato come prerogativa della conoscenza di ogni uomo [Gn_4,26]. Crollato il regno separatista settentrionale di Samaria sotto le armate assire nel 721 a.C. e ritrovata una certa unit\u00e0 nazionale attorno al trono davidico di Gerusalemme, le due tradizioni Jahvista ed Elohista ricevettero forse una prima fusione con combinazioni e aggiustamenti cos\u00ec da avere una prima relazione della storia della salvezza in cui Dio s'era rivelato.
Intanto alcuni leviti di quel regno crollato avevano portato a Gerusalemme una loro personale tradizione che ben presto sarebbe divenuta anche un testo scritto. La canonizzazione ufficiale di questa tradizione e del suo prodotto avvenne forse nel 622 durante la riforma religiosa di Giosia [2Re_22,1] allorch\u00e9 un cosiddetto Libro della legge divenne la base della riforma stessa. E' quello che si chiamer\u00e0 poi il Deuteronomio, un'opera che era anche espressione della teologia laica e non solo professionale, un volume carico di passione e di amore per Dio e per il suo grande dono che \u00e8 la terra della libert\u00e0. Il libro si trasforma, allora, in un entusiastico appello posto idealmente sulle labbra della grande guida dell'esodo, Mos\u00e8, un appello rivolto a Israele perch\u00e9 si abbandoni totalmente al suo Dio, amandolo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze [Dt_6,5]. La scuola Deuteronomistica tenter\u00e0 poi anche un grande abbozzo della storia religiosa d'Israele sino al crollo di Gerusalemme (586 a.C.), attraverso la raccolta dei libri storici della Bibbia (Giosu\u00e8, Giudici, 1-2 Samuele, 1-2 Re).
Per Israele intanto si preparava la tragedia. Nel 586 a.C., come si \u00e8 detto, le armate dell'imperatore babilonese Nabucodonosor radevano al suolo Gerusalemme e gli Ebrei venivano avviati nei campi di concentramento \u00ablungo i fiumi di Babilonia\u00bb [Sal_137,1]. E' in quest'epoca e in quella immediatamente successiva, cio\u00e8 in quella pi\u00f9 fiduciosa del ritorno dall'esilio babilonese al focolare nazionale di Palestina in seguito all'editto di Ciro (539 a.C.), che nasce una nuova riflessione e una nuova raccolta di dati sul grande passato salvifico di Israele. Sorge cos\u00ec la tradizione Sacerdotale (siglata anche con la lettera P dal tedesco Priestercodex, Codice Sacerdotale). Una tradizione piuttosto rigorosa, astratta, tipica appunto di una scuola, arida ma accuratissima, schematica ma desiderosa di definire in mezzo alla confusione dell'esilio babilonese l'identit\u00e0 del vero ebreo attraverso tre segnali distintivi fondamentali: il sabato [Gn_2,1] - [Gn_2,4], la circoncisione [Gn_17,1] e la legge. Infatti molta parte del complesso legislativo del Pentateuco \u00e8 stata raccolta e ordinata da questa scuola che ha cercato di retroproiettare al Sinai quasi tutta la legislazione del successivo stato d'Israele. Organizzata la storia della salvezza su una trama fatta di genealogie che tracciano la continuit\u00e0 dell'azione di Dio nella storia attraverso le varie generazioni d'Israele, la tradizione Sacerdotale allinea codici religiosi, liturgici, civili, penali e processuali [Es_20,1] - [Es_23,1]; [Es_25,1] - [Es_31,1]; [Es_35,1] - [Es_40,1]; Levitico), cos\u00ec da porre l'intera esistenza d'Israele sotto il segno della risposta fedele al Dio dell'alleanza.
{K}Il Pentateuco frutto e alimento della fede{/}
Il Pentateuco \u00e8, quindi, l'opera corale di un popolo illuminato da Dio e guidato dalla figura di Mos\u00e8 che, oltre ad aver tracciato la via della libert\u00e0 ad Israele schiavo, \u00e8 stato anche il primo a meditare sulla presenza di Dio nella storia. La Bibbia infatti, pi\u00f9 che all'analisi di Dio colto nella sua essenza e nella sua sconfinata entit\u00e0, \u00e8 protesa alla ricerca della sua manifestazione concreta, della sua rivelazione nella storia umana. Per il Pentateuco, perci\u00f2, l'arco delle vicende storiche \u00e8 appunto il luogo privilegiato in cui Dio svela il suo volto. Per questo il credo d'Israele, anzich\u00e9 essere un'elencazione intellettualistica delle qualifiche astratte di Jhwh - come avviene nella recitazione litanica dei novantanove attributi di Allah nell'islam -, \u00e8 memoriale delle sue gesta salvifiche che punteggiano il passato d'Israele e si riattualizzano nel presente [Dt_26,5] - [Dt_26,11].
I cinque libri del Pentateuco per gli Ebrei non avevano alcun titolo e vengono indicati a tutt'oggi solo con le prime parole del loro testo (In principio, Questi sono i nomi, Chiam\u00f2, Nel deserto, Le parole). La versione greca detta dei Settanta (III-II secolo a.C.) li ha chiamati Genesi (origine), Esodo (uscita), Levitico (libro della trib\u00f9 sacerdotale di Levi), Numeri (censimenti) e Deuteronomio (seconda legge). I cinque libri sono appunto la testimonianza della parola-evento di Dio. La Genesi, dopo il grande affresco universale della creazione, degli splendori e delle miserie dell'umanit\u00e0, traccia in tre grandi cicli (Abramo-Isacco, Giacobbe e Giuseppe) gli inizi stessi della rivelazione divina ad Israele. L'Esodo \u00e8 centrato sulle due grandi manifestazioni della liberazione dalla schiavit\u00f9 faraonica e dell'incontro mistico con Dio nella solitudine del Sinai. Il Levitico \u00e8 una collezione legislativa rigorosamente strutturata su una serie di codici concernenti soprattutto il rituale ebraico. Il tema della marcia nel deserto fa da sfondo all'intero libro dei Numeri che, in un'abile miscela di racconti e di leggi, descrive l'itinerario d'Israele dal Sinai alle soglie della terra promessa. Il Deuteronomio, infine, \u00e8 una collezione di omelie messe in bocca a Mos\u00e8 e dominate da un grande codice centrale (cc. 12-26) che si rivela anche un'intensa proposta di vita per Israele ormai stanziato in Palestina.
Il Pentateuco, dopo aver alimentato la fede d'Israele, \u00e8 ora anche nel cuore del messaggio cristiano. Cristo, infatti, col suo nuovo \u00abpentateuco\u00bb costituito dai cinque discorsi che reggono il vangelo di Matteo, non ha voluto abolire l'antica T\u00f4rah ma portarla a compimento e a pienezza: \u00abNon crediate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; non sono venuto ad abrogare, ma a dare compimento. In verit\u00e0 vi dico: finch\u00e9 non passino il cielo e la terra, non uno jota, non un apice cadr\u00e0 dalla legge, prima che tutto accada\u00bb [Mt_5,17] - [Mt_5,18]. E sar\u00e0 su due testi del Pentateuco che Ges\u00f9 traccer\u00e0 la sintesi dell'intero impegno religioso: \u00abUno di loro, dottore della legge, lo interrog\u00f2 per metterlo alla prova: "Maestro, qual \u00e8 il precetto pi\u00f9 grande della legge?". Egli rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente [Dt_6,5]. Questo \u00e8 il pi\u00f9 grande e il primo dei precetti. Ma il secondo \u00e8 simile ad esso: Amerai il prossimo tuo come te stesso [Lv_19,18]. Da questi due precetti dipende tutta la legge e i profeti"\u00ab [Mt_22,35] - [Mt_22,40].  Cos\u00ec \u00abla legge \u00e8 divenuta per noi come un pedagogo che ci ha condotti a Cristo perch\u00e9 fossimo giustificati dalla fede\u00bb [Gal_3,24].
